Stati Generali chiamano “Sistema Grappa”

Dagli Stati Generali della Grappa, l’esigenza di una visione condivisa. Marzadro: “Meno autoreferenzialità, più sistema”


Alla vigilia dell’appuntamento a Roma, lo avevamo anticipato su queste pagine parlando del simposio chiamato a riunire le diverse anime della produzione tricolore attorno a priorità e prospettive condivise.


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Oggi che gli Stati Generali della Grappa andati in scena al Roma Bar Show sono alle spalle, la direzione emersa dal confronto appare nettissima: per conquistare il consumatore di oggi, la Grappa IG deve imparare a raccontarsi in modo nuovo, superando i vecchi steccati dell’autoreferenzialità.

Fra le varie dichiarazioni, ci sono sembrate particolarmente pregnanti – come spesso accade – quelle dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino attraverso la voce della sua figura più rappresentativa: il presidente Alessandro Marzadro

Stati generali Grappa 2026
courtesy CNG
Meno autoreferenzialità, verso il consumatore

Il punto di partenza è un cambio di paradigma culturale: per troppo tempo il comparto si è limitato a parlare a chi il prodotto lo conosceva già, affidandosi esclusivamente al racconto della tradizione, della norma o della distilleria. Oggi serve invece la maturità di partire dalle aspettative di chi cerca nei grandi spirits internazionali un’esperienza appagante, autentica e complessa.

Per spiegare meglio il concetto, facciamo un estratto rappresentativo delle sue parole alla stampa:

«Per troppo tempo abbiamo comunicato la Grappa partendo dalla Grappa stessa: dalla tradizione, dalla normativa, dalle vinacce, dalle distillerie. Sono elementi fondamentali, ma oggi dobbiamo avere il coraggio di partire dal consumatore e dai valori che cerca nei grandi distillati: complessità, autenticità, unicità ed esperienza».

Non si tratta di stravolgere la propria natura per inseguire mode passeggere, ma di rendere evidente ciò che il distillato di bandiera possiede già nel proprio DNA. Come evidenzia ancora Marzadro: «La Grappa non deve diventare altro da sé per essere contemporanea; deve raccontare con più forza ciò che è già: un distillato autentico, legato alla materia prima, al territorio e alla cultura produttiva italiana, e il nostro compito è renderla più comprensibile e più desiderabile».

Un’evoluzione narrativa che trova perfetta continuità con quanto analizzavamo di recente (“Lo Stato degli spirits” da Vinitaly) parlando del pensiero di Alessandro Marzadro. Il consumo funzionale del passato – la grappa intesa soltanto per digerire o per riscaldarsi – è ormai tramontato.

Grappa Trentino - foto Paolo Bini
foto: PB ©

Il consumatore moderno cerca consapevolezza ed emozione. Non si vende più “liquido alcolico”, ma un’esperienza radicata nel territorio capace di trasformare la grappa in un catalizzatore di convivialità. In questo contesto, se un tempo la mixology era vista da qualcuno quasi come un sacrilegio, oggi diventa il volano fondamentale per avvicinare le nuove generazioni. Un percorso in cui il bartender si trasforma nel primo comunicatore capace di raccontare una storia, abbattendo i pregiudizi e ricordando che persino il “caffè corretto” è stato, in fondo, una miscelazione ante litteram.

Parallelamente al racconto, la sfida riguarda la qualità e la piacevolezza del sorso. Senza snaturare l’identità aromatica o cancellare il carattere dei vitigni, l’Istituto spinge verso un maggiore equilibrio e versatilità di consumo.

Affinamenti mirati, sperimentazioni sui legni e attenta selezione delle materie prime diventano così leve strategiche per elevare la ricchezza espressiva. Marzadro ha voluto puntualizzare:

«L’innovazione deve essere uno strumento di valorizzazione, non di trasformazione. Dobbiamo aumentare la piacevolezza senza perdere carattere, guardando anche a ciò che accade nel mondo dei grandi distillati e adattando le migliori esperienze alla nostra identità produttiva».

Spirito Italiano stati generali,grappa
foto: PB ©
Fare sistema

Infine, c’è il tema degli investimenti e del fare sistema. Le azioni isolate non bastano più: per incidere sui mercati servono continuità, risorse e una visione comune capace di coinvolgere anche le realtà artigianali più piccole. Come ribadito dal Presidente dell’ITGT:

«Se vogliamo che la Grappa conquisti un ruolo più forte nel mercato di domani, dobbiamo fare sistema. Serve un progetto comune, graduale ma ambizioso: la Grappa ha tutte le carte per crescere e dobbiamo investire insieme nel suo racconto, nella sua qualità e nella sua reputazione».

Il futuro degli spirits italiani risiede proprio nella capacità di gestire la complessità con visione. Sarà un percorso a tappe di cui siamo forse a metà e dove, come in una strada di montagna, non si può puntare dritti alla vetta senza pazienza. La strada può essere tortuosa, ma l’obiettivo è chiaro e raggiungibile, sostenuto dai numeri importanti del Trentino — 24 soci, 130 mila quintali di vinaccia distillata all’anno per circa 2,5 milioni di bottiglie equivalenti (il 10% del totale nazionale).

Alessandro Marzadro - foto: Nicola Boi © courtesy: Ist Tutela Grappa Trentino
foto: Nicola Boi © courtesy: Ist Tutela Grappa Trentino

E forte della sua anima artigiana, la Grappa sembra essere pronta al cambiamento, a questo “obiettivo 3.0” ricordando le parole dello stesso Marzadro ai nostri microfoni in Verona: «Le cose semplici le possono fare tutti. Quelle complesse sono le uniche destinate a durare».


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fonte: Istituto Tutela Grappa Trentino – foto: ITGT, Paolo Bini
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