In Francia sempre meno Champagne e sempre più Prosecco. Specchio di una società che cambia – in meglio o in peggio? –


L’avreste mai detto? Per decenni abbiamo guardato alla Francia come un esclusivo fortino inespugnabile ed esclusivo del vino, poco incline a concedere spazio ai concorrenti stranieri mentre, contemporaneamente, da noi il trio “ChaBoBo“ (Champagne – Bourgogne – Bordeaux) continuava a essere considerato l’emblema indiscusso di eccellenza e status


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Eppure – lo sappiamo – i tempi cambiano e il mercato arriva a regalare colpi di scena degni di una commedia romantico-tragica: se gli italiani guardano sempre più convinti alle maison spumantistiche d’Oltralpe con un’attrazione sempre più crescente per “le Roi” e le sue bolle finissime, i francesi sembrano scendere dal loro piedistallo autarchico ed exclusif cedendo all’attrazione immediata da charmat italiano più esportato al mondo.

Champagne - ph. P. Danilyuk
ph. Pavel Danilyuk

È lo scenario che emerge dagli ultimi dati sulla ristorazione fuori casa in Francia per il 2025: lo studio FranceAgriMer e CNIV ha messo in luce un settore HoReCa che si muove con i piedi di piombo per colpa dell’inflazione, ma che (per un vino italiano) regala un’eccezione clamorosa. La corsa del Prosecco, infatti, continua a macinare risultati da record proprio mentre il resto del mercato del vino francese stenta a ritrovare i volumi a cui era abituato.

Guardando i dati reali dell’analisi condotta tra grossisti e Cash&Carry, il mercato complessivo dei vini nel canale della ristorazione francese ha perso il 3,6% in volume nell’ultimo anno, restando ancora distante di oltre venti punti rispetto ai livelli dell’era pre-Covid.

In questo contesto di generale flessione, le bollicine rappresentano l’unica vera isola felice con un segno positivo del +6,3% su base annua e un bel +16,5% se confrontate con il 2019. Ma la vera spinta di questa categoria arriva proprio dall’Italia.

Dati FranceAgrimer
fonte: FranceAgriMer
Ma tu guarda…

Nel 2025 gli acquisti di Prosecco da parte dei locali francesi sono schizzati in alto del +22,6% rispetto all’anno precedente. Se poi allarghiamo lo sguardo al quinquennio, il confronto con il 2019 mostra un balzo clamoroso del +175%. Si tratta di numeri impressionanti, specie se paragonati alla stasi di altre bollicine storiche.

Lo Champagne, ad esempio, pur mantenendo saldamente il primato in termini di valore, ha visto scendere le proprie vendite del -5,5% nell’ultimo anno e resta ancora sotto di un quarto rispetto ai volumi del 2019. Stessa sorte o quasi per il Crémant de Bourgogne o per il Cava spagnolo, che faticano a ritrovare il passo.

Sabrage Champagne - ph. R. Terp
ph. Rene Terp

Sentiremo per mesi rilanciare (anche a casaccio) questa notizia. Ma – volendo un minimo discuterne – come si spiega questo successo del Prosecco in una patria del vino storicamente sciovinista come la Francia?

Non servirebbe neppure motivarlo più di tanto, vista la realtà socio-economica – leggasi portafoglio e salute – e guardando anche ai padiglioni di Wine Paris che ogni anno ampliano gli spazi per l’Italia.

Sappiamo già che: mentre da noi l’appeal a doppio colore del Prosecco divide i consumatori – fra quelli che lo ordinano ancor prima di sedersi e quelli che non lo prenderebbero neppure regalato – e divide – Valdobbiadene vs tutti – i produttori stessi. All’estero non si tratta di una moda passeggera, ma dell’incontro perfetto tra ciò che il Prosecco offre e ciò che i consumatori e i ristoratori, di conseguenza, cercano oggi.

Lo studio evidenzia infatti come quasi un francese su due abbia cambiato il proprio modo di stare al ristorante per spendere meno, cercando locali più economici o tagliando su quello che ordina al tavolo.

Dati FranceAgrimer
fonte: FranceAgriMer

Qui entra in gioco il rapporto qualità-prezzo. Con uno Champagne che nel canale dei grossisti viaggia a una media di oltre 21 euro a bottiglia, il Prosecco si posiziona attorno ai 5,30 euro, avendo subito un aumento risibile dal 2019 a oggi.

Per il gestore di un bistro o di un bar di Parigi o Lione, questo significa poter proporre ai clienti un calice di bollicine piacevole a un costo del tutto accessibile, mantenendo comunque un margine economico interessante (forse pure migliore a fine anno).

A questo elemento economico si aggiunge un profondo cambio culturale nella fruizione della bevanda. Il Prosecco è il re indiscusso dell’aperitivo e della socialità informale, un momento di consumo che sta tenendo molto meglio rispetto alla cena formale seduti al tavolo.

La sua forza sta anche nell’estrema flessibilità: funziona benissimo bevuto liscio, ma è anche la base insostituibile per la miscelazione, cavalcando la popolarità inarrestabile dello Spritz nei dehor francesi. Aggiungiamoci un profilo aromatico immediato, fruttato e fresco, unito a una gradazione alcolica contenuta, e si capisce perché sia diventato la scelta ideale per una pausa leggera.

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ph. Cristian Mihaila

Questa spinta verso la freschezza e la facilità di beva spiega benissimo anche l’altro grande movimento che sta stravolgendo le carte nella ristorazione transalpina, ovvero il travaso di preferenze dai vini rossi ai vini bianchi fermi.

Nel 2025 i rossi sono rimasti la tipologia più venduta in termini assoluti (39,2%), ma sono anche quelli che hanno lasciato sul campo il maggior numero di ettolitri, perdendo terreno rispetto agli anni precedenti. Stessa sorte è toccata ai rosati. A sorridere sono stati invece i bianchi secchi, che pur in un’annata difficile hanno mostrato una tenuta nettamente superiore, arrivando a conquistare oltre il 33,5% del mercato totale e guadagnando sei punti di quota rispetto al 2019.

Diciamocela tutta: anche in Italia, ultimamente, il ritorno al bianco fermo è una tendenza tangibile che nasce un po’ dalle stesse motivazioni francesi. Vuoi per spesa, vuoi per occasione, vuoi per moderazione o vuoi per stanchezza, è una tipologia di vino che sta guadagnando mercato mese dopo mese.

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fonte: FranceAgriMer
Piaccia o non piaccia, è un cambiamento epocale

I dati francesi riconfermano – nel caso ci fosse stato bisogno – che siamo di fronte a un cambiamento profondo nelle abitudini alimentari di tutti i giorni. Nei locali si mangia in modo più rapido e con piatti più leggeri; i pranzi di lavoro si sono accorciati e le preparazioni elaborate e strutturate di un tempo lasciano sempre più spazio a opzioni veloci e fresche. In questo scenario, i vini rossi importanti, complessi e alcolici si incastrano con maggiore difficoltà nelle pause pranzo quotidiane.

La crescita del Prosecco nel mercato francese non è quindi un caso isolato o un momento di gloria estemporaneo, ma la spia di un nuovo modello di consumo nel fuoricasa. Un modello dove vincono la trasparenza nei prezzi, la versatilità e la piacevolezza immediata, tutti elementi che la bolla italiana più esportata nel mondo sta dimostrando di saper interpretare meglio di chiunque altro.

Prosecco - ph. Eroyka
ph. Eroyka

Una crescita che continua comunque a sorprendere e che ha già smentito centinaia di menagramo nazionali in questi anni. Solo due rischi potrebbero ormai fermarne la corsa: l’implosione da sovraproduzione estrema oppure… l’AI.


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fonti: FranceAgrimer
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