Bestemming België: Westmalle

Alla scoperta della birra belga e della sua cultura-patrimonio UNESCO. Tappa3: I trappisti di Westmalle.

BESTEMMING BELGIË


Il Belgio è un paese crocevia, dove si alternano 3 lingue e che può essere correttamente chiamato con i termini Belgien, Belgique e België, sebbene sia proprio quest’ultimo il nome più diffuso, visto che circa il 60% della popolazione parla fiammingo.


[si legge, più o meno, in: 5 minuti]

In fiammingo, bestemming significa meta, destinazione ed è il sostantivo con cui abbiamo voluto rappresentare il nostro trittico di articoli al termine di un viaggio-esperienza tutto incentrato sulla sua bevanda più rappresentativa, pregiata e identitaria: la birra, che dal 2016 è Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità UNESCO.

Il racconto di Luigi Zurolo, fra tradizioni, assaggi e curiosità, è iniziato esplorando prima i dintorni di Bruxelles, arrivando fino al lambic (Bestemming Bëlgie, pezzo 1) e proseguendo poi verso le Fiandre occidentali (Bestemming Bëlgie, pezzo 2).

Chiudiamo oggi, con il terzo e ultimo contributo, salendo verso nord, nei dintorni di Anversa, per visitare i luoghi monastici di Westmalle respirando l’atmosfera di una antica tradizione e di uno stile birrario inequivocabile. Buona lettura

[la redazione]

Anversa, Belgio - ph. Brian Dorff
ph. Brian Dorff

Destinazione Belgio: viaggio di birra in 3 tappe

Intro

La cultura della birra può percorrere molte strade, ma nulla eguaglia l’emozione di berla lì dove nasce. Per questo vi portereremo con noi in un viaggio verso una terra che è stata ed è ancora storia pura: Bestemming (destinazione) België.

Chi è appassionato di birra non può non andare almeno una volta in Belgio in un viaggio che abbia come tema appunto la birra. Ogni zona, ogni strada, ogni angolo trasuda di storia e aneddoti, anche perché ricordiamo che la tradizione brassicola belga è ben più antica della nostra Italiana, addirittura millenaria perché la produzione di birra belga risale al Medioevo con origini monastiche, quando i monaci producevano birre per puro sostentamento. E quale migliore viaggio sarebbe se non quello guidato da Lorenzo Kuaska Dabove, il massimo esperto di birra (belga e non solo): Het Prins van het Pajottenland, il principe del Pajottenland [1].

Nostra Signora Gentile del Sacro Cuore di Westmalle - foto L. Zurolo
foto: LZ ©

Tappa 3: La madre di tutte le Tripel

Si volge all’ultimo giorno del viaggio, last but not least, perché abbiamo il privilegio di visitare la famosa abbazia di Nostra Signora Gentile del Sacro Cuore di Westmalle.

Come in tutte le abbazie, la birra era inizialmente prodotta per il solo consumo dei monaci; qui a Westmalle viene commercializzata a partire dal 1856. Una volta varcati i cancelli si nota subito di quanto l’abbazia sia enorme: il birrificio è solo una piccola parte di essa, circondata da circa 50 ettari di terreno.

Tutto ebbe inizio nel 1794, quando una decina di monaci arrivò qui da Notre-Dame de La Trappe, in Normandia. I religiosi trovarono rifugio in Belgio, in questi luoghi, fuggendo dalla loro abbazia madre a causa della Rivoluzione francese e del concreto rischio di persecuzione ed esproprio.

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foto: LZ ©
La regola

Il cardinale concesse loro una piccola fattoria e da lì nacque poi tutto. Inizialmente, i monaci cominciarono a produrre vino ma, dovendo seguire la regola di San Benedetto, dovettero limitarsi ai prodotti locali e qui non vi furono dubbi: era la birra il “prodotto locale”.

Successivamente, arrivarono altri monaci a popolare la fattoria che si ingrandì sempre di più, fino a diventare (da priorato) una vera e propria abbazia nel 1836.

I monaci dell’Abbazia di Westmalle fanno parte dell’Ordine della Stretta Osservanza, meglio conosciuti come trappisti, termine che deriva appunto da Notre-Dame de la Trappe. I trappisti hanno sempre dovuto impegnarsi duramente per autosostenersi. Una vita estremamente semplice, dedita interamente alla regola: al lavoro e alla preghiera.

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credits: Westmalle.be ©

Si svegliavano alle 3 del mattino, ripartendo la giornata in 8 ore di preghiera, meditazione e studio, 8 ore di lavoro e 8 ore di sonno. Sono praticamente vegetariani – non mangiano carne per mantenere uno stile di vita molto sobrio – eccetto in occasioni speciali o festività, dove si concedono il lusso di consumarla. All’apice del suo splendore, l’abbazia arrivò a ospitare ben 150 monaci dimoranti stabilmente.

Attualmente vi vivono 17 monaci (veniamo a sapere che uno di loro, purtroppo, ci ha lasciato la settimana precedente). Tra di loro ne viene eletto uno come abate, in carica fino alla morte o al raggiungimento dei 75 anni per il pensionamento: l’abate attuale è in carica da 2 anni.

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foto: LZ ©
Modernità produttiva

Abbiamo fatto un giro nella fattoria visitando le stalle, il caseificio, la panetteria e i campi dove vivono gli animali. Abbiamo attraversato i giardini, dove siamo riusciti a scorgere in lontananza l’abate, per poi dirigerci verso il birrificio.

Spazi di lavoro moderni, con la struttura portante rinnovata nel 1934 inglobando la parte storica. Entrando si nota subito il pavimento: un misto tra vecchie piastrelle perfettamente accostate alle nuove.

Non potevamo non affacciarci nella vecchia sala cottura, con i tini in rame perfettamente manutenuti. Sono stati usati fino al 2016, quando è stata creata la nuova e più moderna sala. Tutto è rigorosamente pulito e minimale, pare quasi di trovarsi all’interno di una sala operatoria.

Westmalle - foto L. Zurolo
foto: LZ ©

Accanto alla sala cottura si trova il laboratorio di ricerca che studia costantemente il lievito, un elemento fondamentale per Westmalle: abbiamo assistito ai test di inoculazione, di igiene e di analisi sulle birre, compresi alcuni lotti di Westvleteren che, come abbiamo accennato, utilizza questi stessi lieviti.

Ogni singola fase del processo produttivo è testata per far sì che ogni produzione sia perfetta. Alla presenza di un minimo difetto, il lotto viene bloccato. Il processo è davvero meticoloso: si effettua anche un panel di blind tasting ogni settimana per assicurare la totale conformità del prodotto ai rigorosi standard applicati.

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foto: LZ ©

La sala cottura si estende su due piani anche se non si nota direttamente a colpo d’occhio. Abbiamo ammirato da vicino i tini da 200 ettolitri, utilizzati per una doppia cotta giornaliera. L’acqua utilizzata arriva direttamente da tre pozzi: è purissima, eccetto per un piccolo carico di ferro. Il malto è prevalentemente francese, ma varia in base alla tipologia di birra da produrre. Per quanto riguarda i luppoli, invece, vengono utilizzati esclusivamente quelli in fiore. In più, viene aggiunto zucchero per la fermentazione alcolica: bianco per le Tripel e scuro per le Dubbel.

Siamo quindi scesi al piano sottostante, camminando tra il proseguimento dei tini che arrivano dall’alto e accedendo poi nell’enorme stanza con i 12 fermentatori: 8 utilizzati per la fermentazione principale e 4 per la lagherizzazione.

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foto: LZ ©

È stato un privilegio quello di assaggiare la famosa Westmalle Tripel fresca direttamente dal fermentatore: giovane, un’esplosione di aroma di banana che sa inebriare tutti i sensi. In bocca la freschezza si è espressa con una carbonazione molto spinta; ciò nonostante, possiamo tranquillamente dire che sia una Tripel già eccezionale ancor prima della dovuta maturazione.

Il viaggio si è concluso con i saluti di rito e i rientri, che sono quasi sempre la nota dolente di ogni esperienza. Non basta un piccolo viaggio per scoprire quanto la birra abbia fatto parte della storia e quante storie esistano attorno ad essa. Territori come il Belgio, che custodiscono tracce millenarie di questi racconti, sono senz’altro una meta imperdibile per qualsiasi appassionato.

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foto: LZ ©

Ce ne sarebbero ancora molte da ascoltare e, chissà, non si finirebbe mai… Magari qualcuna è stata anche dimenticata, senza che sia riuscita a essere tramandata da chi, quelle storie, le ha vissute e conosciute bene.



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Note e riferimenti

[1] Il Pajottenland è una regione del Belgio situata nel Brabante Fiammingo, a sud-ovest di Bruxelles. È l’area più famosa al mondo per la produzione di birre a fermentazione spontanea, in particolare il Lambic.

foto: Luigi Zurolo ©
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Bestemming België:
tappa 1: Bruxelles e il lambic
tappa2: Fiandre occidentali