Lo Strega 2026 a Michele Mari

A “I convitati di pietra” di Michele Mari l’ 80° Premio Strega. Dal 1947 il liquore di Benevento è sinonimo di cultura letteraria.


Ormai ci conoscete, la nostra linea editoriale spazia dagli assaggi, alle storie, a quella cultura che amiamo da sempre definire sia interalcolica che spirituale, che sia moderna o classica che sia tradizionale o di tendenza.


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Quello del Premio Strega è così un appuntamento che divulghiamo ogni anno, in modo semplice, ma certi che possa interessarvi. L’estate è appena iniziata e si fa presto a immaginarci in vacanza, in relax con un drink rinfrescante e un buon libro.

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Lo Strega è uno dei pochi liquori che ha resistito al tempo e alle società, altri marchi evocativi del passato sono stati recuperati recentemente dopo decenni di oblio mentre il giallo beneventano è riuscito a rimanere più o meno saldamente a galla e oggi può vantare un ottimo posizionamento sul mercato grazie al rilancio dell’ultimo decennio e, probabilmente, anche a questo importante legame con la letteratura.

Nato nel 1860 da una ricetta della famiglia Alberti, deve il suo nome alla nota leggenda secondo cui in Benevento si sarebbero riunite le streghe del mondo per i loro sabba sotto un noce presso il fiume Sabato. Nel 1947 Guido Alberti, grande appassionato di recitazione, decise di finanziare un nuovo premio letterario ideato da Maria Bellonci che, assieme al marito Goffredo, era solita riunire personaggi della cultura e dell’imprenditoria nel noto salotto letterario romano “Amici della domenica“.

Erano 6 quest’anno i finalisti in gara del Premio Strega e non perché la 2026 coincideva con l’LXXX edizione – manifesto realizzato da Marco Oggian – , ma perché si è rispettato l’art. 7 del regolamento per cui: “Se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo (così definito secondo la classificazione delle associazioni di categoria e le conseguenti valutazioni del Comitato direttivo), accede alla seconda votazione quello con il punteggio maggiore, dando luogo a una finale a sei candidati“.

  • Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori)
  • Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi)
  • Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli)
  • Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)
  • Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani)
  • Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma)
Premio Strega 2026 - Manifesto
«L’idea generale ruota attorno al concetto di dualismo e connessione tra le due figure principali: la Letteratura e la Strega. In realtà, queste due entità si fondono e si completano a vicenda, diventando entrambe protagoniste di un dialogo continuo, in cui nessuna prevale sull’altra»
Strega d’Artista 2026 by Marco Oggian – courtesy: Premio Strega
Premio Strega: l’esito

Il premio è stato assegnato dal voto di 800 aventi diritto, così distribuiti: 460 Amici della domenica, 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, che contribuiscono alla formazione della giuria esprimendo ciascuno 7 giurati tra studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria

Il totale dei voti espressi, 643 (pari all’80,4 % degli aventi diritto), ha sancito la vittoria del romanzo di Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi), con 190 voti.

Per lui, oltre alla foto di rito lo Strega Tour che partirà l’11 luglio da Lonato del Garda e poi toccherà queste tappe: il 15 luglio Idroscalo di Ostia (Puntasacra Film Fest), 17 luglio Villasimius (Festival della Marina), 19 luglio Cervo (Cervo ti Strega), 24 luglio Frascati, 25 luglio Vieste (Il Libro Possibile), 26 luglio Ugento, proseguirà proseguirà poi ad agosto per poi riprendere e concludersi in autunno. 

Al secondo posto Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), con 152 voti. Terzo posto per Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), con 84 voti.
 

Premio Strega 2026 - Il vincitore
credits: MUSA – courtesy: Premio Strega
Proposte, come inviti alla lettura

Queste le motivazioni con cui sono stati presentati al concorso i primi tre romanzi classificati. Partiamo, ovviamente da I convitati di pietra di Michele Mari, presentato da Emanuele Trevi

«La scuola è un tempo fuori dal tempo, possiede il futuro delle nostre vite. Un’epoca che tutti vorremmo osservare, alcuni conservare, nella sua forma sospesa, apparentemente compiuta. La figura che sostiene il romanzo di Michele Mari è quella dei compagni di scuola, convitati di pietra al tavolo infinito degli amori e delle malattie, del denaro e dell’azzardo. Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro, fin dai cognomi dell’appello che, come quelli delle squadre di calcio, popolano in ritmo di lista o di cantilena le anamnesi delle nostre esistenze.

Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, “I convitati di pietra” è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa. Un libro comico e corale che sarebbe piaciuto a Carlo Emilio Gadda.»


Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci aveva la referenza di Giancarlo De Cataldo:

«Propongo la candidatura di Platone. Una storia d’amore perché sono rimasto emozionato e turbato dal respiro narrativo, dalla profondità argomentativa e dalla qualità letteraria del romanzo di Matteo Nucci. Ho amato la dimensione corporea di questo romanzo: qui si respirano odori, si lascia che la mano scivoli lungo corpi sudati, si cede all’ebbrezza, ci si immerge nello Ionio, si avvertono sulla pelle i brividi inquietanti dello scirocco. Merito della scrittura visionaria, a un tempo affilata e barocca, dell’autore: la sua lingua non descrive paesaggi, ma edifica universi. Nucci ci trasporta nella Grecia creatrice del Mito, ci fa toccare con mano lo splendore del teatro e la miseria della guerra, ci consente di assistere in diretta alla nascita della democrazia, senza nasconderne l’originaria fragilità. La sua ideale macchina del tempo ci consegna un Platone che oscilla fra ardori giovanili e matura consapevolezza. Ma nel suo divenire, il giovane Aristocle, che diverrà Platone, non sacrificherà mai amore e bellezza sull’altare della saggezza: perché una saggezza che si esaurisce nella ribalda prepotenza del corpo o nei raggelanti labirinti dell’intelligenza, è destinata a disseccarsi in uno sterile avvicendarsi di declamazioni tanto reboanti, quanto superficiali.

Nucci segue dunque, e noi con lui, la ricerca di Platone, sino a una rivelazione che percuote tanto l’uomo che il filosofo: il senso della vita è nella ricerca del senso. Non un colpo di scena: piuttosto, il logico sviluppo del progredire di un’anima ossessionata dai massimi interrogativi esistenziali. Aristocle è l’adolescente di buona famiglia, ed è Platone dalle larghe spalle. È il ragazzo che scopre gli amori proibiti del Pireo, ed è l’eccelso padre della cultura occidentale, il maestro di Aristotele. Aristocle è Platone, l’uomo è il filosofo, e viceversa. E dunque l’essenza di questa eterna ricerca sta nella tensione verso l’unità degli opposti, laddove la vetta più algida e pura reca la traccia indelebile degli odori pesanti del più acre angiporto, e purezza e lussuria si fondono nella tensione verso un ideale che è forse irraggiungibile. Si direbbe una fatica vana: Platone e Matteo Nucci non la vedono così. E ci esortano a non rassegnarci.»


La sonnambula di Bianca Pitzorno era stato presentato da Roberta Mazzanti:

«Non chiedetevi a quale genere appartiene questo romanzo, ma abbandonatevi al piacere di una narrazione che Bianca Pitzorno mantiene in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico, riattraversa tradizioni popolari e colte, ne ribalta le convenzioni e ci trascina in una sarabanda sorprendente, dove ogni frammento si fonda su un dato storico e si fonde con l’invenzione romanzesca.

La vicenda della Sonnambula nella Sardegna di fine Ottocento sfugge al pittoresco perché radicata in ricerche d’archivio e memorie familiari; evita gli stereotipi del femminile perché le protagoniste sono donne normali ed eccentriche, che nei consulti con la Sonnambula trovano il coraggio di sottrarsi alla sottomissione ai costumi tradizionali. Geniale è la rappresentazione della relazione fra la Sonnambula e le sue clienti come una “terapia di parola”: forse nessun potere sovrumano, ma la capacità di ascoltare e trarre consigli preziosi. Così il lettore sospende l’incredulità di fronte a personaggi reali più fantastici degli inventati, fino al lieto fine che rovescia i ruoli di genere nella libertà nomade del circo.»

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Il romanzo di Michele Mari ha colpito la giuria per essere al contempo commosso e giocoso, capace di trasformare la nostalgia scolastica in una spietata sfida di sopravvivenza.

Al centro della trama ci sono gli ex alunni che, all’indomani della maturità, siglano un «patto sciagurato» a lungo termine. Sebbene il tempo della scuola sia l’unico a rimanere immobile – rendendo i compagni riconoscibili anche dopo trent’anni, al di là di rughe e chili di troppo – l’accordo degenera a causa del demone della competizione e del miraggio di un premio favoloso. Quello che era nato come uno scherzo si tramuta così in una gara senza esclusione di colpi per restare in vita il più possibile.

Con quasi perfido divertimento, il libro va a scavare nelle pulsioni oscure che si nascondono dietro i legami più cari e ribalta cinicamente il proverbio: in questa storia, prima di un finale del tutto imprevedibile, “chi perde un amico trova un tesoro“.

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ph. M. Boccato

Siamo certi che questi testi di autori italiani possano regalare emozioni e favoriscano, con estrema leggibilità, lo studio introspettivo e la riappacificazione con noi stessi e il mondo inquieto che abbiamo intorno.

Non fatevi mancare almeno una di queste letture per l’estate, non fatevi mancare un ottimo drink per accompagnarla (magari anche un cocktail a base Strega). Rinfrancate e rinfrescate lo spirito… buona lettura e buona bevuta.

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fonte e foto: Premio Strega
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