di Laura Maccarrone
ViniMilo si conferma evento di rilievo. Sorprende la masterclass sull’evoluzione del vino etneo.
Ormai è un appuntamento atteso dagli appassionati di vino e di “Mamma Etna”.
[si legge, più o meno, in: 4 minuti]
La ViniMilo, giunta quest’anno alla 46ª edizione, ha confermato la propria vocazione di luogo d’incontro e racconto: non solo degustazioni guidate dai sommelier AIS, FIS e FISAR, dagli assaggiatori ONAV, dagli esperti di Slow Food e dai giornalisti enogastronomici di Cronache di Gusto e G.R.A.S.P.O, ma anche talk, presentazioni di libri e momenti multidisciplinari capaci di restituire la complessità culturale del vino etneo.

La sfida del tempo, in masterclass
Di spicco la masterclass a cui abbiamo partecipato: “Etna: Eruzione enologica ed evoluzione del cambiamento”, un confronto tra etichette iconiche e annate diverse pensato per raccontare, calice dopo calice, il potenziale evolutivo dei vini del vulcano.
Questo viaggio enologico nel tempo è stato scandito dalla voce identitaria di Salvo Foti, enologo e produttore de I Vigneri, da quella di Federico Latteri, giornalista e critico enologico di Cronache di Gusto, e da quella di Fabrizio Carrera, direttore di Cronache di Gusto. A completare il confronto, gli interventi dei produttori presenti: Margherita Platania per Feudo Cavaliere, Ciro Biondi per l’omonima cantina e Chiara Graziani per la cantina Federico Graziani.
Salvo Foti è una delle figure chiave dello sviluppo che l’Etna sta vivendo; autorevolezza, professionalità e amore per “a muntagna” – e per la Sicilia in generale – ne fanno una delle voci più autorevoli dell’enologia siciliana.

Il “fenomeno Etna”, non da oggi
Il “fenomeno Etna” lo stiamo vivendo da circa un ventennio ma, come è stato sottolineato, la vite sul vulcano cresce già dal XIX secolo e ha resistito anche alla fillossera, l’evento che devastò l’Europa.
Salvo ha ricordato Giuseppe Benanti, che già negli anni Ottanta intravedeva le potenzialità dell’Etna, tanto che tra il 1988 e il 1993, insieme, iniziarono a raccogliere dati per definire il profilo polifenolico dei vitigni in collaborazione con l’Università di Asti, così da capire il comportamento degli autoctoni nel proprio habitat naturale.
Non è mancato il riferimento ad altre personalità, come il Barone di Villagrande e il Barone Scammacca del Murgo, in questo excursus storico degli ultimi cinquant’anni.
Alla fine degli anni ’90 sull’Etna iniziarono le degustazioni e i primi passi di comunicazione del vino etneo nel mondo, seguiti dall’arrivo, negli anni Duemila, di personalità di spicco come Franchetti e De Grazia, che hanno investito sul vulcano dando origine a etichette diventate oggi iconiche e contribuendo notevolmente allo sviluppo del territorio.
«Il punto di forza di questa evoluzione è conoscere il territorio nel modo più intimo possibile e sentirsene parte: solo così – ha affermato Foti – si può interpretare il vulcano nella sua forma più autentica, in funzione della sua esposizione, delle diverse altitudini e delle differenti caratteristiche del suolo».

Una dozzina per comprendere l’evoluzione e non solo…
La formula della masterclass ha previsto dodici bottiglie, sei produttori e due annate per ciascuna etichetta, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione dei vini etnei tra millesimi, vitigni, stili produttivi e terroir. Le sei coppie di “mini verticali” che hanno attirato l’attenzione di professionisti e wine lovers presenti riguardano le seguenti etichette:
- Tenuta di Fessina
Etna Bianco A’ Puddara, annate 2024 e 2014 - Ciro Biondi
Etna Bianco Pianta 2023 e Chianta 2015
(identica etichetta, con cambio nome dal dialetto “chianta” all’attuale Pianta) - Feudo Cavaliere
Etna Bianco Millemetri, annate 2017 e 2010 - I Vigneri
Vinudilice Rosato, annate 2025 e 2014 - Federico Graziani
Etna Rosso, annate 2024 e 2014 - Graci
Etna Rosso Arcurìa, annate 2022 e 2012
In queste coppie sono emersi molti spunti di riflessione per un territorio che sa raccontarsi e che lascia incantati: anche i bianchi, dopo un decennio, parlano di territorio, riportando l’immaginazione lì dove sono stati coltivati.
Come previsto dal disciplinare, hanno fatto da protagonisti il Carricante, principale vitigno a bacca bianca, e il Nerello Mascalese, vitigno a bacca nera, affiancati da varietà minori consentite.

Assaggi in dettaglio
Lo spettro luminoso delle prime sei etichette – da un paglierino fino a un dorato – ha stregato un po’ tutti noi degustatori presenti.
A’ Puddara – etichetta di Tenuta di Fessina – nelle annate 2024 e 2014 ha raccontato dieci anni di territorio in modo puntuale. Sentori di frutta fresca, erbe aromatiche e bosso hanno guidato l’annata più giovane e hanno lasciato all’annata storica l’evoluzione del frutto maturo e uno sbuffo sapido. Il fil rouge di queste due annate a confronto è stato certamente la verticalità: la tensione del sorso e la profondità sono state due facce della stessa medaglia.

L’Etna Bianco di Ciro Biondi 2023 si è aperto con sentori di pera e mela croccante, seguiti da nuance vegetali e sbuffi fumé che hanno intrecciato note di nocciole croccanti. Il sorso è stato deciso, sapido, con echi di erbette mediterranee. La lavorazione in tonneaux ha donato al vino una morbidezza che si è bilanciata con la rampante giovinezza. Con l’evoluzione, i sentori fruttati sono virati verso la confettura, con presenza di miele e una chiusura amaricante di frutta secca.

Ha impressionato quell’elegante sentore di idrocarburo presente nell’etichetta Feudo Cavaliere 2010, ma è stata altrettanto intrigante l’etichetta 2017, annata corrente in commercio, che ha lasciato intravedere quanto ancora abbia da raccontare. Sono emersi sentori identitari di Carricante coltivato ad alta quota e l’approccio stilistico sartoriale di un vino che ha saputo farsi ricordare.

Unici rosati presenti in batteria, Vinudilice Rosato 2025 e 2014 nascono da un blend di Minnella nera, Minnella bianca, Grecanico, Grenache e vitigni minori: un’accattivante doppia espressione di un rosato etneo che in entrambe le versioni ha richiamato lamponi, fragoline, melograno, scorze di agrumi e sentori di petali di rosa. Ha sorpreso l’evoluzione del rosato I Vigneri, che ha mantenuto ancora la nota sapida, con note di grafite, erbette aromatiche essiccate e nuance di tabacco biondo. Sapidità, tannini fini ed eleganti e freschezza sono state le parole chiave di questa coppia.

Il percorso è proseguito con l’Etna Rosso di Federico Graziani, che ha portato in campo la sua prima annata, la 2014, ancora in grande forma, e la 2024, che ha iniziato a prendere quota per poter evolvere e dare forma al suo potenziale. Dieci anni hanno confermato un’etichetta che ha goduto di grande freschezza, con tannini presenti ma non impattanti. L’annata 2024 ha mostrato un profilo giovane, di ottima freschezza, invitante alla beva, che già ha lasciato intendere l’identità del suo habitat. La 2014 ha raccontato invece l’evoluzione di quel frutto quasi sotto spirito, con nota ferrosa e vulcanica, spezie dolci e richiami di vernice; il tannino è risultato più austero, ma ha conservato ancora un buon equilibrio fresco-sapido. Entrambe hanno chiuso con una nota balsamica.

Ha chiuso la degustazione Graci – Etna Rosso Arcurìa 2022 e 2012. L’annata giovane è stata caratterizzata da un luminoso rubino che ha brillato nel calice e da un impatto olfattivo che ha delineato anche qui la territorialità. Ampio e caratteristico, il ventaglio fruttato – lampone, ribes, melograno e arancia sanguinella – ha abbracciato note floreali di rosa e richiami di erbe aromatiche. La 2012 ha conservato, nonostante gli anni vissuti, struttura e tannini, confermando quanto potere evolutivo ci sia nei vini dell’Etna.

Il confronto ha permesso di approfondire temi centrali per la viticoltura etnea:
- la capacità di invecchiamento dei vini;
- l’incidenza delle annate;
- la lettura dei versanti e delle contrade;
- il ruolo dei vitigni autoctoni;
- la necessità di interpretare il cambiamento senza perdere il legame con la matrice originaria del territorio.
Un modo per osservare come il tempo non sia soltanto un fattore di conservazione, ma uno strumento di interpretazione dell’identità etnea.
Più che una semplice degustazione, “Etna: Eruzione enologica ed evoluzione del cambiamento” ha proposto una riflessione sul futuro del vino etneo partendo dalla sua memoria. Perché ogni bottiglia, quando supera la prova del tempo, racconta non solo l’annata da cui proviene, ma anche la capacità di un territorio di restare riconoscibile mentre cambia.

ViniMilo si è confermata, anzi, di più…
Un approfondimento che si è inserito perfettamente nell’edizione numero 46 di ViniMilo, passata in archivio con un bilancio sicuramente positivo. Una manifestazione che non si è limitata a celebrare il proprio patrimonio enologico, ma si è confermata anche come un’importante “agorà” per affrontare i temi di stringente attualità della viticoltura contemporanea.
ViniMilo ha voluto sottolineare anche alcuni aspetti cruciali per il domani del territorio: dai talk sul climate change e l’allarme desertificazione in Sicilia, alle ricerche sperimentali sui vitigni resistenti condotte dall’Università di Catania e dall’Irvo, fino al nuovo obiettivo del Consorzio Etna DOC che, dopo la candidatura a DOCG, punta alla “Certificazione di Sostenibilità” per le proprie cantine.

Un riscontro altamente positivo ricevuto anche dalla risposta di un pubblico che ha affollato la festa di piazza nei weekend di settembre tra presidi Slow Food, l’offerta dell’Enoteca all’aperto con oltre 150 etichette etnee e le produzioni di nicchia dell’Etna Bianco Superiore DOC.
La prima edizione sotto la guida della sindaca Maria Aurora Catalano ha inoltre voluto ampliare il raggio d’azione dell’evento aprendo importanti spazi alla solidarietà e alla comunità. Ne sono stati un esempio i due importanti appuntamenti sociali di quest’anno: lo stand dell’ASP di Catania dedicato alla prevenzione e agli screening oncologici e la cena di beneficenza in collaborazione con l’Osteria Quattro Archi, che ha permesso di raccogliere oltre 10.000 euro devoluti a Save The Children Italia.

Riferimento culturale e umano del territorio: appuntamento a settembre 2027
da Milo, per spiritoitaliano.net
fonte: Uff stampa ViniMilo
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