Sicilia in Bolle 2026 conferma la piena maturità e il salto di qualità degli spumanti isolani. I 24 premiati.
di Laura Maccarrone
A Realmonte (AG), si è tenuta la XII edizione di Sicilia in Bolle che ha confermato di essere molto più di una rassegna dedicata agli spumanti: è un osservatorio privilegiato sul presente e sul futuro delle bollicine siciliane, capaci ormai di parlare con voce autorevole al mondo del vino italiano.
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Una tre giorni di metà luglio che ha vissuto i suoi momenti più salienti nella giornata di lunedì 13, in cui si sono intrecciati appuntamenti non solo di degustazione, ma anche di confronto e racconto, restituendo così l’immagine di un comparto in piena maturazione, dove identità territoriale e ricerca stilistica sanno fondersi con sempre maggiore consapevolezza.
La mattina si è aperta con un intenso panel di degustazione che ha coinvolto i degustatori AIS Sicilia, insieme ad addetti stampa e ristoratori, impegnati nell’assaggio di oltre 140 etichette di bollicine siciliane per il “Premio Alberto Gino Grillo”.
Un numero importante di campioni, che da solo racconta la vitalità del settore e la varietà di interpretazioni oggi presenti sull’isola: dai vini più immediati e conviviali alle espressioni più tecniche e ambiziose, passando per letture territoriali sempre più precise.

“Premio Alberto Gino Grillo”: valorizzazione diversificata
Il confronto tra chi il vino lo racconta, chi lo sceglie per la tavola e chi lo propone ai clienti, ha reso il momento particolarmente significativo, trasformando la nostra degustazione in un vero laboratorio di idee e percezioni.
I riconoscimenti sono stati assegnati sulla base di 6 driver (Top, Innovativo, Piacevolezza, Gastronomico, Top stampa, Top ristoratori) per 4 differenti tipologie di prodotto (frizzante, met. Charmat, met. classico, metodo classico oltre 36 m). In totale 24 etichette di oggettiva eccellenza che diventano una proposta spumantistica di alto livello sia per gli scaffali delle enoteche che per la carta vini di ristoranti dalle proposte più eterogenee.

Frizzante
Nel segmento dei frizzanti, il premio Top è andato a Tenute Cuffaro con Annette, mentre il riconoscimento Innovativo ha premiato Colomba Bianca con Rosaline. Il titolo Piacevolezza è stato assegnato a Mandrarossa con Calamossa, e quello Gastronomico a Principi di Butera con Scialarì. A confermare il valore comunicativo di questa categoria, il premio Top stampa è stato attribuito a Casa Grazia con Lagodamare, mentre il Top ristoratori ha visto protagonista Rapitalà con Bouquet, segno di una bollicina capace di dialogare bene con la sala e con la cucina.
Charmat
Per la categoria Charmat, il Top è andato a Bagliesi con Perla, mentre il riconoscimento Innovativo ha premiato Cellaro con Luna di Notte. Sul fronte della Piacevolezza si è distinta Tenute Lombardo con Sua Altezza 650, mentre il titolo Gastronomico è stato assegnato a Gorghi Tondi con Palmares Brut. Anche qui non sono mancati i riconoscimenti trasversali: Feudo Stagnone con Feudo Stagnone Rosé ha ottenuto il Top stampa, mentre Patria con Siculì ha conquistato il Top ristoratori, confermando la capacità di alcune etichette di farsi apprezzare tanto dagli addetti ai lavori quanto dal mondo della ristorazione.
Metodo classico
Il capitolo del Metodo Classico ha offerto alcune delle interpretazioni più attese e significative della giornata. Il premio Top è stato assegnato a Spadafora con Enrica Spadafora, mentre il riconoscimento Innovativo ha premiato Colomba Bianca con 595 Cuvée Tradizionale. Sul versante Piacevolezza si è imposta Funaro con Metodo Classico Extra Brut, mentre il titolo Gastronomico è andato a Tasca con Almerita Brut. Il Top stampa è stato attribuito a Feudo Disisa con Brut Rosé, e il Top ristoratori a Planeta con Brut, due etichette che confermano quanto il Metodo Classico siciliano sia ormai pienamente inserito nei linguaggi più contemporanei del vino di qualità.
Metodo classico oltre 36m
Particolarmente interessante anche la sezione dedicata al Metodo Classico oltre i 36 mesi, dove il Top è andato a Gambino con Etna Spumante Metodo Classico, a testimonianza del valore crescente dell’Etna come territorio vocato anche alle bollicine di lunga maturazione. Il premio Innovativo ha premiato Antichi Vinai con Bollenere, mentre il riconoscimento Piacevolezza è stato attribuito a La Contea con Etna Est. Il titolo Gastronomico è andato ad Alessandro di Camporeale con Sboccatura Tardiva, mentre il Top stampa ha incoronato Cristo di Campobello con CDC Extra Brut. A chiudere la categoria, il Top ristoratori è stato assegnato a Murgo con Saemper, nome che da tempo rappresenta una delle interpretazioni più identitarie e riconoscibili della spumantistica etnea.

Le influenze e il confronto
Momenti di particolare interesse si sono vissuti anche grazie alla sinergia con i colleghi emiliani e l’opportunità di arricchire la manifestazione con degli abbinamenti cibo-vino capaci di mettere in dialogo territori diversi attraverso la stessa grammatica del gusto.
In questo contesto, il premio abbinamento ha visto protagonista Planeta Brut con Parmigiano Reggiano, mentre Feudo Disisa Brut Rosé si è distinto in abbinamento con la Mortadella Bologna. Due accostamenti semplici solo in apparenza, perché proprio nella loro immediatezza hanno mostrato quanto le bollicine siciliane sappiano anche accompagnare la tavola con versatilità, precisione e intelligenza gastronomica.

Sicilia e Italia in parallelo: la masterclass
Il pomeriggio ha poi spostato l’attenzione sul piano della formazione e dell’approfondimento, con la masterclass “La sfida delle bollicine: Sicilia e Italia” guidata da Orazio Di Maria, Luca Giordana e Rita Gurreri.
Un momento di assaggio su cui confidavamo molto e che non ci ha tradito, offrendo una lettura più tecnica e narrata del mondo delle bollicine isolane e di alcune nazionali. Il percorso ha permesso di entrare nel merito delle differenze stilistiche, delle scelte produttive e delle espressioni territoriali, offrendo ai partecipanti chiavi di lettura utili per comprendere meglio l’evoluzione del comparto.
Non solo degustazione, dunque, ma anche cultura del vino, confronto tra professionisti e valorizzazione di un patrimonio enologico che continua a crescere in competenza e riconoscibilità. Con grande curiosità abbiamo quindi partecipato a questa masterclass nata non certamente per spirito agonistico, ma per mettere a confronto alcune delle etichette regionali con altre del panorama nazionale.
Posso scriverlo con assoluta franchezza e senza la minima influenza di “campanile”: il risultato è stato superiore alle mie aspettative. Le bollicine siciliane sembrano ormai aver raggiunto una tale maturità espressiva da potersi confrontare, con autorevolezza e senza complessi, con alcune tra le più interessanti interpretazioni italiane del Metodo classico.

i vini sono stati serviti bendati e a coppie – uno regionale e uno nazionale – invitando i partecipanti a riconoscerli servendosi di una carta riepilogativa (vedi sopra): un momento non solo di crescita, ma anche molto divertente.
Un viaggio parallelo, un percorso degustativo che ha messo in dialogo etichette non convenzionali del panorama nazionale:
- Reví Trento Brut Paladino Riserva 2020: Chardonnay in purezza con 56 mesi sui lieviti;
- Scuropasso Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Extra Brut Cruasé Roccapietra 2020: Pinot Nero in purezza con 58 mesi sui lieviti;
- Gianni Tessari Monti Lessini Durello Extra Brut: Durella in purezza con 60 mesi sui lieviti;
- Tenute Sella Insubrico Metodo Classico Pas Dosé: Nebbiolo in purezza con 36 mesi sui lieviti.

A queste espressioni, la Sicilia ha risposto con interpretazioni altrettanto identitarie per territorio e stile enologico:
- Baglio del Cristo di Campobello Extra Brut Rosé DOC Sicilia 2020: Nero d’Avola con 36 mesi sui lieviti;
- Tenute Nicosia Sosta Tre Santi Sessantamesi Brut DOC Etna 2018: Nerello Mascalese con 60 mesi sui lieviti;
- Alessandro di Camporeale Metodo Classico Extra Brut VSQ 2021: Catarratto con 36 mesi sui lieviti;
- Ansaldi Metodo Classico Brut Cuvée di Famiglia DOC Sicilia 2019: Grillo con 60 mesi sui lieviti e aggiunta di vino perpetuo nella liqueur.
Nel confronto, le bolle isolane hanno saputo tenere testa alle referenze italiane più blasonate, mostrando freschezza, sapidità, territorialità e una riconoscibile impronta mediterranea. Se il Trentino ha portato nel calice l’eleganza verticale della montagna, l’Oltrepò Pavese la profondità del Pinot Nero, i Monti Lessini la vibrante acidità della Durella e il Piemonte la nobiltà austera del Nebbiolo, la Sicilia ha saputo rispondere con una voce propria: solare, sapida, vulcanica e marina. In ogni bollicina siciliana è sembrato non ci fosse “solo” vino, ma un trait d’union fatto di respiro del mare, forza della terra e luce antica che rende l’isola impossibile da dimenticare.

In definitiva, la masterclass ha restituito il ritratto di una Sicilia spumantistica dinamica, consapevole e in costante crescita, capace di trasformare vitigni autoctoni e territori diversi in un’avvincente narrazione enologica e, soprattutto, di misurarsi con i grandi territori italiani delle bollicine senza perdere la propria anima. Un confronto che non ha stabilito vincitori, ma ha confermato una certezza: anche nel Metodo classico, l’isola ha ormai una voce autorevole, riconoscibile e profondamente emozionante.
Per la serata sono stati allestiti i banchi d’assaggio, dove il pubblico ha potuto divertirsi con l’ampia gamma regionale presentata all’evento, etichette premiate comprese. L’evento si è chiuso, da tradizione, con il taglio della torta raffigurante l’isola e la “sciabolata” finale.
Sicilia in Bolle ha così restituito ancora una volta l’immagine di un’isola che nelle sue bollicine ritrova una parte sempre più convincente della propria identità produttiva, ormai ampiamente matura per la sfida del mercato. L’affascinante Scala dei Turchi ha fatto da sfondo a una giornata in cui il vino non è stato soltanto assaggiato, ma interpretato, discusso e raccontato.

È stato l’ennesimo segnale forte per un movimento che, anno dopo anno, dimostra di aver trovato slancio, visione e una qualità ormai impossibile da ignorare.
da Realmonte, per spiritoitaliano.net
fonte: Sicilia in Bolle – foto: laura Maccarrone ©
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