molto più di una foresteria


Eccellenza ed emozione: la nuova foresteria di Beccaris dà forma alla solidità del suo pensiero di vita. Intervista ai protagonisti


Festa grande in casa Beccaris, distillatori in Costigliole d’Asti da quattro generazioni, per l’inaugurazione della Foresteria: tre giorni intensi, carichi di emozioni.


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…la partenza è con il “botto”: dopo un breve saluto di benvenuto, con un delicato racconto un’attrice (bravissima) ci riconduce al 1951 quando Elio Beccaris decise di lanciarsi nell’attività imprenditoriale ma ancora incerto se fondare un acetificio, un’azienda agricola o una distilleria.

Una scelta difficile che fu affidata alla sorte o, meglio, al figlio Carlo di pochi mesi al quale fu chiesto di estrarre un biglietto fra i tre messi in un cappello.

Quel biglietto rimasto fra la piccole mani del bimbo oggi si è trasformato in ciò che in questa giornata appare davanti a noi a metà fra magia e frutto di estrema concretezza professionale e Carluccio – così lo chiaman tutti – ha spesso a dire che, in quella “pésca”, si scelse il lavoro e la passione della vita.


Una giornata di festa e grande partecipazione che va oltre l’inaugurazione di nuovi locali perché, si capisce, è al tempo stesso celebrativa del lavoro di un impresa che ha saputo davvero valorizzare anche il suo territorio.

Le parole del sindaco Enrico Alessandro Cavallero sono state esplicite: «Un orgoglio per il paese», un orgoglio reale vista la targa che da oggi intitola la via davanti allo stabilimento al “Fondatore Cav. Uff. Elio Aldo Beccaris” con la quale il comune di Costigliole ha voluto omaggiare il valore dell’uomo e dell’imprenditore. Un gesto significativo che ha fatto luccicare gli occhi alla famiglia e a molti ospiti.

Erano presenti anche altre autorità: il vicepresidente della Regione Piemonte Fabio Carosso, l’Assessore all’agricoltura Protopapa e i sindaci dei paesi vicini che, con il sindaco Cavallero e “Carluccio”, si sono come da protocollo allineati per il taglio del nastro davanti a quel bel palazzo bianco dalle linee pulite e moderne.



Sono tutti riuniti dall’altra parte della strada… mi sembrano quasi pronti e immagino: «Ora inauguriamo? Ci faranno velocemente attraversare perché altrimenti rischiamo di perderci l’attimo…»

Invece mi sbaglio, pare sia “pericoloso”… e ci guidano verso un altro percorso in direzione opposta! Penso: «Che stranezza», mentre scendiamo una serie di scale che ci portano giù otto metri sotto terra. Pochi passi e, poi, la prima meraviglia che cattura i nostri sensi: un grande tunnel in ferro anticato con le pareti avvolte da una nebbia luccicante – come nelle sere d’inverno – fra le note di “The crimsonwing, mistery of the flamingos” e l’arrivo in una sala (la prima) col sottofondo discreto dell’acqua che scorre in un pozzo al centro.



Non basta, c’è il profumo di legno buono che emanano le barriques e le altissime colonne fatte di tronchi che salgono a vista per cinque piani.

L’esterno della foresteria è quadrato con – altra meraviglia – un interno tondo che non ti aspetti, quasi una botte a ricordare la forma della prima e più famosa delle loro bottiglie: la Botticella.

È un immenso spazio aperto come in un tempio greco ma in verticale, è tutto visibile da qualunque punto tra le colonne. Monumentale ma talmente rigoroso, essenziale con pareti in pietra di langa, le scale in legno chiaro, niente fronzoli solo l’eleganza degli arredi in vetro e legno, da risultare semplice e allo stesso tempo, creare un’atmosfera calda e accogliente.


foto Paolo Properzi – courtesy Beccaris

Da vedere e gustare come hanno avuto il privilegio di fare gli ospiti delle tre serate, tutte diverse per eventi, tipo di pubblico, e sorprese per Carluccio: dalla performance dell’attrice alla toccante lettera dei dipendenti, fino all’intervento dell’amico di sempre: Franco, anche lui enologo, per ricordare l’infanzia insieme.


Adesso ho qualche momento per raggiungere a scambiare qualche parola con Carlo Beccaris, mi capita spesso ma queste sono occasioni speciali e Carluccio può concedersi anche alla chiacchiera, cosa che solitamente non lo esalta.

Gli chiedo: «In queste serate ho sentito dimostrazioni di stima per il lavoro, la competenza, l’eccellenza dei vostri prodotti, i meritatissimi premi, ma ho anche percepito l’emozione, lo stupore, che avete saputo creare in tutti noi, era il risultato che volevate ottenere?»

«Sì – mi risponde deciso – volevamo creare un ambiente che potesse sorprendere ma anche emozionare, era un mio vecchio sogno che ho perseguito per quindici anni»


foto Paolo Properzi – courtesy Beccaris

Faccio rapidamente i calcoli… tre lustri… 2008, una società già diversa da quella di oggi, le idee non nascevano automaticamente scorrendo una pagina social, lo riporto così a quei tempi: «Un progetto così, per me, ha del visionario. Ora che si è realizzato, Carlo mi racconti com’è nato e perché?».

«Tutto è nato in un viaggio in auto con mia moglie, mentre si tornava da una premiazione per una nostra grappa, i km erano tanti… – e sorride, credo, al ricordo – “e cominciai a ipotizzare l’acquisto del vecchio mulino, al di là della strada, dove andavo a giocare da bambino, e che avrebbe potuto diventare uno spazio per accogliere importatori, clienti, ma anche un locale tecnicamente più moderno per l’invecchiamento».


«Ma il tunnel l’avevi previsto subito?» «Sì perché era l’unico modo per collegare la distilleria alla nuova struttura o trasferire tutto, ma io sono legato a questo territorio, siamo nati qui e qui vogliamo rimanere anche per creare valore. Certo non è stato facile, costruire un tunnel di tre metri di diametro, quattordici di lunghezza, a otto metri i profondità senza interrompere il traffico in superfice».

Carluccio si entusiasma nel descrivere i mezzi e la tecnologia avanzata che hanno impiegato e poi il progetto della foresteria, lo studio dei dettagli, il lavoro eccellente dell’architetto, ma è chiaro che c’è lui ”dentro” anima e testa.


«Bravo e adesso?» «Eh, adesso faccio il nonno e mi piace tanto – ma subito dopo aggiunge – un piccolo sogno ce l’ho ancora… Vedremo, io ho potuto realizzare tante cose perché chi mi ha preceduto mi ha lasciato buone basi imprenditoriali, ora tocca ai miei figli».


foto Paolo Properzi – courtesy Beccaris

A proposito figli, sono due Marco e Paolo e, come dice Carlo, toccherà a loro. Toccherà quindi anche a loro raccontarmi oggi qualcosa di Beccaris.

«Marco, tu sei il mastro distillatore, giovane ma artefice di prodotti di successo che hanno conquistato premi importanti, dici di “essere nato per fare grappa” e, data la famiglia, era sicuramente nel destino, ma qual è la tua filosofia nel fare grappa, cosa cerchi nel prodotto che imbottigli?»

Marco sorride: «Parti facile! Comunque, sono sincero, cerco ovviamente la qualità ma per me è essenziale saper emozionare. Ti spiego: è un lavoro che mi appassiona, ho la fortuna di avere una materia prima eccellente, di vitigni diversi, tutti importanti e che hanno molto da esprimere, e io cerco di trarre la loro essenza più profonda per creare un prodotto emozionale».


Conosco le loro etichette e scendo un po’ nel dettaglio con una domanda semplice ma, credetemi, non banale come può sembrare: «In questo gioca un ruolo fondamentale anche l’invecchiamento

«Io amo la grappa appena nata, pura, ed è in quel momento che deve essere perfetta. Poi però è importante sperimentare tempi e legni diversi sui vari vitigni nella costante ricerca del giusto accoppiamento, per avere un prodotto equilibrato – poi con un mezzo sorriso pensieroso, Marco aggiunge – Mi hai chiesto prima della mia filosofia, in fondo è semplice: cerco di fare una grappa di qualità eccellente ma che stupisca me per primo, devo seguire il mercato che vuole prodotti invecchiati ma, cerco di mantenere quella carica di suggestioni e di profumi che escono dall’alambicco, la sua essenza».

Se posso sintetizzare: innovazione senza snaturare un prodotto tradizionale della nostra terra, il tutto condito da amore e passione per il proprio lavoro. «Bravo, grazie Marco e al prossimo capolavoro!».


foto Paolo Properzi – courtesy Beccaris

Oggi però non mi basta, l’occasione si presta e risalgo un paio di piani alla ricerca dell’altro figlio di Carluccio, Paolo, colui che si occupa della gestione, della promozione, della vendita… un manager a tutto tondo.

«Senti Paolo, so che queste serate sono state molto impegnative e ora siamo all’ultima, quella con i cocktails, musica contemporanea e tanti giovani. Avete curato tutto nei dettagli, dal cibo, alla musica alle aziende ospiti dimostrando di lavorare in sinergia col territorio che, mi pare, abbia risposto con grande entusiasmo».

«Il nostro lavoro deve essere per forza in simbiosi con il territorio, in fondo siamo l’anello finale della filiera, dipendiamo dalla fiducia e dai buoni rapporti con il settore vinicolo, che vogliamo conservare nel futuro».


Assist…: «Allora cominciamo dal futuro: questo posto bellissimo a cosa servirà?»

«Sicuramente a perfezionare ancora di più il processo di invecchiamento perché la foresteria è dotata di locali tecnici all’avanguardia proprio per questo: con il controllo della temperatura dell’umidità per semplificare il lavoro di mio fratello e migliorare ancora la nostra produzione»


Lo stuzzico: «Un capannone climatizzato… no?»

Paolo ride: «Certo, sarebbe stato più facile ma noi volevamo un “posto” per dare valore anche a chi conferisce la vinaccia, ai nostri importatori, ai clienti finali cercando di creare un’accoglienza degna di loro, una specie di dimostrazione di stima della Beccaris nei loro confronti.

Perciò questo sarà un luogo di degustazioni, di feste, di incontri di lavoro e tutto in compagnia delle barriques di grappa sonnecchianti, perché io credo che sia più facile creare la giusta atmosfera se intorno c’è bellezza – poi mi porge un calice di grappa – non credi che assaggiata qui sia migliore il ricordo che ne porterai con te? Prova!».


Adesso sono io che sorrido: «Sei bravo e giustamente orgoglioso di quanto avete realizzato, ma parlando di ricordi uno tuo con nonno Elio

«E’ un profumo: quando ero piccolo, il nonno, mi portava ad annusare la vinaccia appena scaricata dai carri dei contadini e mi insegnava a riconoscerne la qualità e i vari vitigni ed è ancora vivissimo in me, come il suo ricordo.

Sai, da lui è nato tutto questo e lui è ancora qui in tanti modi, come in quella vecchia Giardinetta Fiat al fondo della sala, è lo stesso modello che ha usato lui negli anni cinquanta, del secolo scorso, per fare le prime consegne di grappa Beccaris!».


foto Paolo Properzi – courtesy Beccaris

Può bastare… sono state tre splendide serate ricche di emozioni e suggestioni, un’inaugurazione che ha messo in luce le qualità anche organizzative dell’azienda e dello staff ma che essenzialmente ha saputo esaltare un progetto diventato finalmente realtà di grande valore: perché la loro Foresteria è fatta di spazi che proiettano verso il futuro senza dimenticare la storia, un ambiente dove poter emozionarsi con un calice di grappa e portare via un buon ricordo, ma soprattutto un luogo che non solo li racconta ma li rappresenta intimamente: la famiglia Beccaris ha saputo dare forma alla solidità del suo pensiero di vita.



Mary Gioda – Spirito Italiano writing staff




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foto: distilleria Beccaris ©
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