Il nuovo testo BeCa (Beating Cancer) plan non fa sconti, ma poteva andare peggio. Serve educare, non spaventare.
Ormai da tempo nessuno ci girà più intorno: il dibattito sulla prevenzione sanitaria in Europa è il terreno più minato per il viaggio verso il futuro del mondo alcolico. Ogni novità mette in apprensione tutte le varie filiere e anche i divulgatori che, come noi, credono in una terza via della moderazione (sotto tutti gli aspetti)
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Con la votazione presso la Commissione per la Sanità Pubblica (SANT) del Parlamento Europeo sulla risoluzione di valutazione del piano d’azione dell’UE contro il cancro (EU Beating Cancer plan – BeCa), le istituzioni comunitarie hanno ieri ribadito la centralità della lotta alle patologie oncologiche.

Si tratta – ci mancherebbe! – di una priorità etica, sociale e politica che non può lasciare indifferenti, specialmente di fronte ai numeri ricordati – questo il testo integrale della bozza Risoluzione BECA, in inglese – dal relatore Vlad Voiculescu:
Cancer kills 1.3 million Europeans every year. 40% of these deaths are preventable. With this report, we are demanding stronger prevention, solid funding, accountability for everyone, and patient centered monitoring.
Che l’abuso alcolico e gli stili di vita scorretti rappresentino fattori di rischio per la salute è una realtà scientifica e medica fuori discussione. Il contrasto alle dipendenze, la protezione dei minori e il sostegno alla ricerca sono obiettivi condivisibili che meritano massimo rispetto e risorse adeguate. Ne siamo convinti anche noi e, più di noi, ne sono convinte le “Euro-istituzioni”, come dimostra la richiesta del Parlamento UE di destinarvi almeno 2,5 miliardi di euro all’interno del bilancio pluriennale dell’Unione.
L’alcol fa male, però parliamone…
Tuttavia, quando si affronta il tema della prevenzione, il confine tra l’educazione al consumo e la penalizzazione punitiva rischia di farsi sottile. Nel testo che (dopo il voto in plenaria) sarà probabilmente adottato dalla commissione SANT si sollecita un’ulteriore stretta sulle bevande alcoliche, ipotizzando l’introduzione di avvertenze sanitarie obbligatorie sulle confezioni. E lo dice palesemente anche il Comunicato Stampa di presentazione BECA:
MEPs also call for measures against harmful alcohol consumption, including mandatory clearly visible health information on all alcoholic beverages. A revised EU alcohol strategy is needed, they say, with a zero-alcohol consumption strategy for minors, awareness-raising initiatives and EU-level measures to reduce the exposure to alcohol marketing.
Ok, rimaniamo sul nostro campo (bevande alcoliche) e non entriamo in discorsi che coinvolgono magari bevande non alcoliche, magari gasate e ricche di sostanze non proprio benefiche di cui abusano popolazioni intere e soprattutto giovanissimi. Ci pruderebbero le mani, ma non vogliamo oggi cedere alla tentazione di guardare oltre e rimaniamo nel nostro terreno senza spulciare negli interessi delle più grandi holding del beverage no-alcohol.
Così, anche solo guardando “in casa nostra” e guardando alla bozza del testo, se l’intento dichiarato del SANT UE è contrastare il consumo dannoso (“harmful alcohol consumption”), la scelta di affidarsi a bollini o avvisi sanitari generali rischia di trasformarsi in una scorciatoia burocratica dal significato sociale estremamente riduttivo.

Poteva andare anche peggio, ma…
È proprio su questo aspetto che si concentrano le perplessità del mondo produttivo, anche di casa nostra.
Unione Italiana Vini (UIV), commentando l’orientamento delle istituzioni comunitarie, ha ribadito come: «la prevenzione non si costruisce attraverso la colpevolizzazione o la penalizzazione indiscriminata del prodotto, ma valorizzando la differenza sostanziale tra abuso e consumo moderato».
Secondo l’associazione di categoria, assimilare il vino o le bevande alcoliche tradizionali a fattori di rischio assoluti senza distinguere i contesti d’uso significa cedere a una banalizzazione che non aiuta il consumatore a maturare scelte davvero consapevoli. «Il rischio vero – ha sottolineato UIV – è quello di indebolire settori chiave dell’agrifood europeo e territori a forte vocazione vitivinicola senza ottenere un reale beneficio in termini di salute pubblica, che si conquista invece con l’educazione e la promozione di stili di vita equilibrati».
Il presidente UIV, Lamberto Frescobaldi, ha giudicato comunque il testo «certamente più equilibrato rispetto a quanto paventato», a partire dalla distinzione tra consumo “tout court” e quello “dannoso”. Il testo, rileva UIV, esclude concetti come il “no safe level” e riconosce i progressi del settore del vino nell’informazione al consumatore su ingredienti e valori nutrizionali, oltre all’etichettatura digitale.
La medesima esigenza di equilibrio riguarda il capitolo dell’alimentazione, dove la risoluzione torna a chiedere un modello unico di etichettatura nutrizionale:
«With nutrition also a key aspect of cancer prevention, MEPs say there is a need for a mandatory and harmonised EU front-of-pack nutritional label based on scientific evidence».
L’auspicio per un’informazione chiara e basata su evidenze scientifiche è del tutto condivisibile. L’importante è che questi strumenti sappiano contestualizzare il valore degli alimenti all’interno della dieta globale della persona, evitando algoritmi troppo rigidi o semafori cromatici che finirebbero per bollare negativamente eccellenze gastronomiche naturali e prodotti della dieta mediterranea.

Educare, non spaventare
Accanto ai temi più discussi, il documento europeo contiene anche passaggi di straordinaria importanza sociale: la lotta alle disparità territoriali nell’accesso a diagnosi e terapie innovative, il rafforzamento degli screening oncologici e la piena attuazione del “Diritto all’oblio” per tutelare chi ha superato la malattia dal punto di vista lavorativo e sociale.
Nel rispetto delle decisioni e delle prerogative dell’Unione Europea, la tutela della salute pubblica resta un valore prioritario. La vera sfida per le istituzioni, per noi, rimane ancora la stessa: guidare i cittadini verso una cultura della responsabilità senza imporre misure prescrittive o messaggi allarmistici.
Il consumo consapevole, la misura e la conoscenza delle tradizioni agroalimentari rimangono gli strumenti più efficaci per coniugare benessere, prevenzione e qualità della vita.
fonti: Unione Europea
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