Le giacenze crescono, il prezzo cala e la transizione è in atto. Le proposte sensate di UIV, mentre altrove si fa vetrina
Nessuna novità se diciamo che Il mercato del vino sta attraversando una fase di profondo cambiamento fra un export che rallenta e con le dinamiche dei consumi globali che impongono una riflessione seria.
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Sappiamo che non si tratta di una semplice fluttuazione passeggera, ma della necessità di rimodulare la gestione dell’offerta e il commercio per garantire la stabilità economica di tutta la filiera. In questo scenario – complicato, ma non drammatico – riteniamo che regolare i flussi immessi sul mercato e adeguarli al reale assorbimento non significhi penalizzare il comparto, bensì proteggere il reddito dei viticoltori e la qualità delle nostre denominazioni. Se ci seguite, sapete come la pensiamo.

Vetrina
Abbiamo da pochi giorni messo alle spalle il 79° Congresso Nazionale di Assoenologi di Conegliano. Massimo rispetto – ci mancherebbe – per la professionalità e sul come l’associazione abbia richiamato l’attenzione su temi cruciali quali l’identità territoriale, la scienza e il dialogo con le nuove generazioni.
Dopodiché, potremmo un po’ disquisire sulla passerella politica e sulla vetrina istituzionale della tre giorni veneta, utile a (auto)celebrare il convegno nello stesso modo con cui ha rischiato di abbassarne l’alto profilo agli occhi un po’ di tutti noi.
Detto ciò, andiamo avanti non prima di congratularci con il Ministro MASAF Francesco Lollobrigida “Personaggio dell’anno 2026” e quello della Giustizia Carlo Nordio – da oggi: “il giusto bevitore” – nominato socio onorario e che ha portato messaggi fra i più innovativi e lontani da ogni forma di circostanza: «Il vino fa parte della nostra cultura e tutta la nostra tradizione è ricca di riferimenti al vino […] Serve intervenire sulla comunicazione, distinguendo tra abuso e consumo moderato e consapevole, perché il vino è un autentico simbolo del branding italiano nel mondo». Alla fine, viene quasi da chiedersi (mestamente) cosa altro doveva e poteva dire…
Alziamo quindi con lui il calice – non il gomito – constatando di quanto a Conegliano siano poi finiti naturalmente in secondo piano – spiaze… – Dario Nardella, Luca Zaia, il senatore Dario Stefano e persino il “contestualissimo” Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha voluto porgere i suoi saluti con un videomessaggio (Giorgia Meloni si è limitata al semplice scritto).
Ora, capite bene che il vino è una cosa seria, conviviale ma antitetico alla retorica, soprattutto – lo dicevamo all’inizio – di questi tempi. Chissà cosa ne pensa realmente il presidente Assoenologi Riccardo Cotarella che ha auspicato “un nuovo Rinascimento del vino italiano” della riduzione delle rese, uno dei temi centrali di quest’ultimo biennio?

È un tema probabilmente che lo tocca, sebbene non sia probabilmente il primo dei suoi pensieri. Come redazione, da mesi condividiamo la scelta di chi, altrove (anche nei vari consorzi), ha pensato meno all’immagine e più alla “sostanza”, alla gestione più pragmatica e – diremmo – responsabile.
Ridurre temporaneamente le rese e frenare la crescita dei volumi è un atto di tutela del patrimonio vitivinicolo nazionale (viti- e -vinicolo), decisamente preferibile a interventi drastici o a una deregolamentazione che rischierebbe di svalutare il prodotto.
Strategie
Ne ha discusso poche ore fa Unione Italiana Vini (UIV), sempre in Veneto, ma con un approccio che ci è sembrato un “pochino” più pragmatico. Il Consiglio nazionale UIV ha approvato un pacchetto di proposte per il contenimento produttivo in vista della prossima vendemmia. Il piano prevede interventi di breve e lungo periodo per riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta. Così il presidente UIV, Lamberto Frescobaldi:
«Il programma discusso rappresenta un primo passo importante per una riforma sempre più indifferibile del nostro comparto, un impegno che crediamo si possa allargare all’intero tavolo di filiera […]. In questa direzione, apprezziamo il senso di responsabilità già dimostrato da diversi Consorzi […]. Tra questi è esemplare il caso del Franciacorta, che ha chiesto e ottenuto da Masaf di limitare le autorizzazioni all’impianto in tutto l’areale».
Tra le azioni più urgenti figurano lo stop temporaneo al rilascio di nuove autorizzazioni d’impianto e la riduzione delle rese produttive, una misura che andrà a interessare anche i vini DOP e IGP.
Si prevede inoltre l’aggiornamento dei disciplinari, l’introduzione di limiti più stringenti per i vini generici supportati da sanzioni più efficaci, e una regolamentazione più severa sulle riclassificazioni tra denominazioni.
La necessità di un intervento immediato è confermata dai dati dell’Osservatorio UIV: ad aprile le giacenze in cantina sono salite del 7,6% rispetto allo scorso anno, con un calo del 7% nei prezzi dello sfuso delle principali DOP e IGP. Anche il fronte internazionale ha mostrato segni di stanchezza, con l’export del 2025 in contrazione del 3,7% in valore e un primo trimestre 2026 che vede i mercati extra-UE fermi a un significativo -11%.
Il documento approvato esclude comunque l’ipotesi di piani di estirpo generalizzato dei vigneti, giudicati inefficienti e fortemente penalizzanti per l’economia delle aree collinari e montane. L’obiettivo di medio-lungo termine resta la definizione di un piano strategico nazionale a 5-10 anni, indispensabile per adeguare i volumi alla domanda reale e consolidare la competitività del vino italiano nel mondo.

Se qualcuno nutrisse ancora dubbi se li tolga: il futuro del nostro vino si giocherà sempre meno sui palcoscenici, ma sempre più sulla terra e sulla capacità della filiera di autoregolarsi con lungimiranza.
Dovranno così essere i tavoli tecnici (veri) e i piani d’azione delle varie micro-realtà regionali a tracciare la rotta per i prossimi anni. Governare l’offerta e tutelare il valore economico delle denominazioni, appare sempre più come una necessaria strategia concreta per garantire che la qualità e l’identità del nostro patrimonio vitivinicolo continuino a essere sostenibili anche di fronte alle sfide dei mercati globali.
Questo è il principio cardine su cui poi si assesta il resto, comunicazione ed enoturismo compresi. Fateci sapere cosa ne pensate.
fonte: Unione Italiana Vini
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