Acido tartarico naturale: una risorsa economica e sostenibile made in Italy. Assodistil registra il marchio collettivo europeo
Come definireste il vino? È una miscela liquida omogenea e complessa, composta principalmente da acqua e alcol etilico, in percentuale decisamente a favore della prima. E poi?
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Le sostanze volatili, quelle che si perdono anche subito alla mescita, fanno parte del vino? E soprattutto, avete sentito mai parlare di estratto secco? Facendola semplice: rappresenta il residuo fisso, tutte quelle sostanze non volatili che rimangono dopo l’evaporazione di acqua e alcol.
Nell’estratto secco si ritrovano, ad esempio: i polifenoli, i sali minerali, i polialcoli e anche gli acidi. Dovessero chiedervi al volo: qual è l’acido più presente nel vino? Chissà a cosa pensereste, ma non sono né il malico, né il lattico (noti per una fermentazione che spesso viene fatta partire nel processo enologico dei rossi), bensì il tartarico.

Acido tartarico
L’acido tartarico si ritrova nel vino (arriva direttamente dall’uva), ma è presente un po’ ovunque: anche nelle merendine, nelle caramelle, nelle marmellate, nei succhi di frutta, nei prodotti da forno e nei farmaci effervescenti.
Sapete che l’Italia è il principale produttore mondiale di questo ingrediente naturale, che, a differenza di quello di origine sintetica, è l’unico utilizzato in enologia e previsto dalla Farmacopea Europea EDQM per gli impieghi farmaceutici?
L’acido tartarico è uno degli additivi più utilizzati dall’industria alimentare e farmaceutica, ma accanto al prodotto ottenuto mediante processi di sintesi, impiegato in diversi comparti industriali e alimentari, l’acido tartarico naturale ricavato dai sottoprodotti della vinificazione – vinacce in primis – rappresenta una delle eccellenze meno note della filiera vitivinicola e, per quanto sopra, uno dei tanti patrimoni economici del Made in Italy.
Siamo partiti dal vino per arrivare alle distillerie, perché il tartarico è un esempio concreto di economia circolare oltre che un prodotto di rilievo per il nostro Paese.

C’è il sintetico e il naturale
Nel 2025 l’Italia ha registrato una produzione di acido tartarico naturale di 16.000 tonnellate, la maggior parte destinata all’export, mentre nello stesso periodo, la Cina ha esportato circa 51.000 tonnellate di acido tartarico di sintesi, oltre il 27% delle quali destinate al mercato europeo. Un contesto che evidenzia la crescente necessità di rafforzare la competitività e la valorizzazione della filiera italiana.
Tutelare la specificità e rendere sempre più riconoscibile il valore del prodotto sul mercato sono gli obiettivi perseguiti dalla Sezione Acido Tartarico Naturale di AssoDistil che ha recentemente registrato il marchio collettivo europeo “Natural Tartaric Acid” (logo Natural Tartaric Acid), con lo scopo di identificare esclusivamente l’acido tartarico ottenuto dai sottoprodotti della vinificazione.
Natural Tartaric Acid TM
La registrazione del marchio (presentata a febbraio ma ufficialmente riportata nel registro europeo dal 30 giugno) rappresenta il primo tassello di un percorso più ampio. La Sezione Acido Tartarico Naturale è infatti al lavoro per promuovere una sempre maggiore riconoscibilità della naturalità di questo ingrediente lungo tutta la filiera, con l’obiettivo di arrivare, nel tempo, a renderne distinguibile l’impiego anche nelle etichette dei prodotti.
Un’evoluzione che contribuirebbe a valorizzare una produzione strettamente legata alla vitivinicoltura italiana e a offrire ai consumatori un’informazione ancora più chiara e trasparente sull’origine degli ingredienti. Sono di fatto le parole di Andrea Grilli, presidente della Sezione Acido Tartarico Naturale di AssoDistil.
«La registrazione del marchio rappresenta un punto di partenza. Ora la sfida è costruire una cultura della riconoscibilità dell’acido tartarico naturale, coinvolgendo tutta la filiera e lavorando affinché il valore di una produzione ottenuta dai sottoprodotti della vinificazione possa essere sempre più evidente anche sul mercato»

Il marchio sarà concesso in licenza alle aziende associate che ne faranno richiesta e potrà essere utilizzato esclusivamente sul prodotto certificato, sottoposto a un sistema di controlli che comprende la certificazione da parte di SGS e specifiche analisi, tra cui il test del Carbonio-14, a garanzia dell’origine naturale della materia prima e della qualità del prodotto.
fonte: Assodistil
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