Storie di acqua, di vino e di Montalbano

Il fiume, le colline e l’archeologia: “Storie di acqua e di vino”, il racconto della nuova identità enologica del Montalbano.


Prima di addentrarsi nei calici, è sufficiente una passeggiata tra le vie del borgo medievale di Capraia fiorentina per comprendere che qui il vino non è un elemento accessorio del paesaggio, ma una delle maggiori interpretazioni di un territorio plasmato nei secoli dall’Arno e dalle colline del Montalbano.


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Un rapporto viscerale, nel quale il fiume ha rappresentato una via di comunicazione e sviluppo economico, mentre le colline hanno custodito una vocazione agricola dove la vite continua ancora oggi a essere una delle espressioni più significative.

Storie di acqua e di vino - Arno a capraia
foto: MM ©

Da questa consapevolezza è nato il press tour esperienziale “Storie di acqua e di vino”, organizzato dal Comune di Capraia e Limite il 13 e 14 giugno nell’ambito della manifestazione Castello diVino, con l’obiettivo di mostrare come cultura, archeologia, tradizioni remiere e viticoltura possano comporre un racconto territoriale univoco.

Un percorso che ha unito la memoria fluviale dell’Arno, la tradizione dei cantieri navali di Limite, la vocazione agricola delle colline del Montalbano e le testimonianze più antiche dell’area archeologica di Montereggi, dove gli scavi hanno restituito tracce della presenza etrusca.

A differenza di molte iniziative promozionali, il vino non è stato utilizzato come semplice richiamo turistico, ma come strumento per scoprire un territorio ancora poco conosciuto dal grande pubblico, situato tra l’empolese e le pendici orientali del Montalbano.

Spirito Italiano montalbano,vino,capraia
foto: MM ©

Una zona che, pur non disponendo della forza comunicativa delle denominazioni toscane più celebrate, presenta una viticoltura dinamica, fatta di piccole e medie aziende accomunate dalla volontà di valorizzare i propri suoli, il patrimonio varietale tradizionale e un microclima storicamente favorito dalla vicinanza dell’Arno.

Il programma del press tour ha intrecciato diversi momenti di approfondimento, costruendo un racconto capace di andare oltre la sola dimensione enologica: dalla scoperta della Società Canottieri Limite 1861, testimonianza del rapporto storico tra la comunità e il fiume, alla conoscenza di alcune eccellenze gastronomiche e artigianali locali, come il Bronché, dolce tradizionale di Capraia Fiorentina, e la storia della Torrefazione Caffè Negro.

Società Canottieri Limite 1861
foto: MM ©
Capraia Fiorentina, i banchi di assaggio nell’antico borgo

Il primo momento di approfondimento enoico si è svolto sabato pomeriggio nella suggestiva Piazza Pucci, cuore del borgo medievale, trasformata per l’occasione in un ampio banco d’assaggio all’aperto. Dieci produttori hanno proposto le proprie etichette offrendo uno spaccato rappresentativo della realtà vitivinicola locale: Colle Paradiso, Tenuta Cantagallo, Podere La Botta, Villa Bibbiani, Fattoria Castellina, Borgo Pancoli, Lupi Poderi del Barano, Piccaratico, Pieve Vecchia Seconda e Il Piastrino.

Capraia fiorentina
foto: MM ©

Il “walk around” ha consentito di cogliere alcune linee comuni, tra cui il progressivo recupero dei vitigni tradizionali toscani, interpretati con vinificazioni sempre più attente all’espressione del frutto e alla leggibilità territoriale, e una crescente ricerca di precisione stilistica, evidente soprattutto nella gestione del legno e nella volontà di preservare freschezza e tensione gustativa.

Tra le realtà che hanno maggiormente colpito emerge Lupi Poderi del Barano, piccola azienda animata da una forte componente artigianale e da una ricerca molto personale attraverso microvinificazioni capaci di donare vini originali, lontani dalle standardizzazioni.

Spirito Italiano montalbano,vino,capraia
foto: MM ©

Il contesto ha certamente contribuito alla piacevolezza dell’esperienza: degustare nel cuore del borgo medievale, tra vicoli in pietra e scorci sulle colline circostanti, ha permesso di percepire con maggiore immediatezza il legame tra il vino e il paesaggio che lo genera. Tuttavia, l’aspetto più interessante è stato il confronto diretto con i produttori, disponibili a raccontare non soltanto le proprie etichette, ma anche le difficoltà e le prospettive di una viticoltura che cerca oggi una maggiore riconoscibilità.

Un ruolo centrale nella costruzione del percorso è stato svolto da Francesca Pinochi, che con professionalità e attenzione ai dettagli ha saputo coordinare ogni momento dell’itinerario, accompagnando la stampa alla scoperta delle molte anime di Capraia e Limite.

Una regia discreta ma fondamentale, culminata anche nella scelta delle sei etichette protagoniste della degustazione tecnica a Villa Bibbiani, una selezione capace di mettere in dialogo realtà diverse per storia, dimensione e approccio produttivo.

Storie di acqua e di vino - Degustazione Montalbano
foto: MM ©

Sei calici per raccontare il Montalbano a Villa Bibbiani

Il momento di maggiore approfondimento tecnico è arrivato il giorno successivo a Villa Bibbiani, storica dimora immersa tra vigne e oliveti ai piedi del Montalbano. Il complesso, le cui prime testimonianze storiche risalgono al Medioevo, ha conosciuto nei secoli importanti trasformazioni fino a diventare una delle residenze agricole più significative dell’area.

Legata nel corso dei secoli a importanti famiglie toscane, tra cui i Medici e i Frescobaldi, la tenuta raggiunse una particolare centralità nell’Ottocento con Cosimo Ridolfi, agronomo e figura di riferimento dell’agricoltura italiana del XIX secolo.

Villa Bibiani - foto Marco Mancini
foto: MM ©

Dal 2018 Villa Bibbiani è al centro di un importante progetto di recupero e valorizzazione promosso da un magnate americano, che ha investito nella rinascita della villa storica e del patrimonio agricolo circostante, restituendo nuova centralità alla vocazione produttiva, compresa quella vitivinicola.

Accanto alla produzione di vini fermi, la tenuta ha sviluppato un percorso dedicato alle bollicine da Sangiovese. La visita alla cantina, guidata dall’enologo Leopoldo Morara, ha permesso di entrare nel cuore della produzione e della filosofia aziendale, prima di lasciare spazio alla degustazione tecnica delle sei aziende presenti.

La selezione dei vini non aveva l’obiettivo di individuare un unico modello stilistico, ma di restituire la varietà delle interpretazioni che oggi convivono nel territorio. I sei calici proposti hanno dipinto un Montalbano complesso e in evoluzione: un’area nella quale il Sangiovese rimane protagonista, ma dove trovano spazio anche il recupero dei vitigni storici, vinificazioni meno convenzionali e una crescente attenzione verso freschezza, precisione e bevibilità.

Villa Bibiani - foto Marco Mancini
foto: MM ©
In degustazione
Borgo Pancoli – Filari Bassi 2024

Ad aprire il percorso è stato Filari Bassi 2024, espressione di una micro-realtà nata recentemente ma fondata su un patrimonio viticolo antico. Borgo Pancoli dispone di appena un ettaro vitato, con vigne storiche impiantate nel 1964 secondo la tradizionale complantazione toscana, dove convivono sangiovese, canaiolo, vermentino nero, colorino, ciliegiolo, trebbiano, malvasia, verdea bianco e grechetto, raccolti e vinificati insieme. Più che una semplice tecnica agronomica, la complantazione rappresenta qui una vera filosofia produttiva, capace di restituire il carattere di un vigneto storico nel quale varietà diverse contribuiscono alla complessità finale del vino. La lavorazione rimane profondamente artigianale, con raccolta manuale, pigiatura tradizionale con i piedi, fermentazione spontanea e utilizzo di un vecchio torchio. Il risultato è un vino dal colore rubino con riflessi porpora, fragrante e immediato, dominato da note di marasca, giaggiolo e rosmarino. Il tannino, ancora giovane ma non irruente, accompagna un sorso succoso e vitale, nel quale emerge una piacevole vena sapida capace di aggiungere profondità.

Fattoria Castellina – Staffetta 2025

A raccontare Staffetta 2025 è stata Eleonora, protagonista insieme al fratello del nuovo capitolo generazionale della cantina. Un vino che già nel nome racchiude il significato del passaggio di testimone dal padre alla nuova generazione e che interpreta la volontà aziendale di sperimentare nuove tecniche produttive senza perdere il legame con il territorio. Ottenuto da Vermentino in purezza, viene sottoposto a crio-macerazione sulle bucce, consentendo di preservare il patrimonio aromatico del vitigno e favorendo al tempo stesso una maggiore complessità gustativa. La fermentazione avviene a temperatura controllata, senza passaggi in legno e senza aggiunta di solforosa, una scelta produttiva orientata a valorizzare l’integrità del frutto. Nel calice si presenta paglierino brillante dai riflessi dorati. Il profilo aromatico richiama la ginestra, il miele di zagara e il pompelmo maturo. Ingresso pieno e avvolgente, sostenuto da una componente glicerica ben equilibrata dalla freschezza. La lieve componente tannica derivante dalla macerazione accompagna una chiusura sapida, con stuzzicanti ritorni di scorza di cedro.

Storie di acqua e di vino - Degustazione Montalbano - foto Marco Mancini
foto: MM ©
Colle Paradiso – Ireos 2025

Con Ireos 2025, Colle Paradiso propone una lettura originale del Sangiovese vinificato in bianco, ottenuto attraverso pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata per preservarne il corredo aromatico. Una scelta che sposta l’attenzione sulla componente più fresca e verticale del vitigno, valorizzandone il lato floreale e agrumato e dimostrando come il Sangiovese possa offrire interpretazioni sorprendenti anche al di fuori dei canoni tradizionali del rosso toscano. Dal calice paglierino con riflessi verdolini emergono profumi di camomilla in fiore, lime e mandarino, accompagnati da una precisa impronta minerale che richiama il gesso. Al palato si dimostra agile, sostenuto da una spina dorsale acida e da una piacevole progressione sapida.

Podere La Botta – L’Ottavo Nano 2025

Il percorso è proseguito con L’Ottavo Nano 2025, interpretazione di Mammolo in purezza in versione rosata. Una scelta che testimonia l’attenzione dell’azienda verso un vitigno autoctono storicamente utilizzato soprattutto nei tagli del Sangiovese. Le uve sostano circa sei ore sulle bucce, quindi fermentano e affinano esclusivamente in acciaio per sei mesi prima dell’imbottigliamento. Nel calice si presenta con una tonalità salmone acceso e un profilo aromatico delicato, nel quale emergono rosa tea, pesca bianca e kumquat. Al palato combina freschezza e sapidità con una delicata componente tannica che dona struttura, mantenendo comunque una notevole facilità di beva.

Storie di acqua e di vino - Degustazione Montalbano - foto Marco Mancini
foto: MM ©
Tenuta Cantagallo – Chianti Montalbano Il Fondatore Riserva 2020

Con Chianti Montalbano Il Fondatore Riserva 2020, Tenuta Cantagallo ha riportato la degustazione verso una dimensione più classica del territorio. Il vino nasce da Sangiovese in purezza proveniente da un singolo vigneto, fermenta in acciaio e matura in botte grande, privilegiando un’evoluzione lenta e rispettosa del frutto. Nel calice si presenta rosso carminio con orlo granato. Il bouquet richiama viola appassita, ciliegia in confettura, chiodi di garofano, tabacco biondo e cacao, in un perfetto equilibrio tra note floreali, speziate ed empireumatiche. Il sorso procede verticale, con una struttura definita e un tannino ancora evidente ma ben integrato nel volume liquido.

Villa Bibbiani – Metodo Classico Brut Nature 2023

La degustazione si è conclusa con il Metodo Classico Brut Nature 2023 di Villa Bibbiani, una proposta che amplia ulteriormente il racconto del territorio attraverso una lettura meno convenzionale del Sangiovese. Ottenuto dalle uve dei vigneti aziendali e vinificato secondo il metodo classico, con una sosta minima di 24 mesi sui lieviti, rappresenta una delle interpretazioni più contemporanee del progetto vitivinicolo della tenuta. Brillante alla vista, con un colore paglierino dai riflessi dorati, presenta un perlage fine e persistente. Al naso si esprime attraverso refoli di ribes rosso, pompelmo rosa, timo limonato e pan brioche. L’ingresso in bocca è avvolgente, quasi cremoso, ma viene rapidamente sostenuto da una freschezza vibrante e da una marcata impronta sapida. La bollicina accompagna il sorso con eleganza, chiudendo il percorso su un equilibrio convincente tra morbidezza e tensione.

Storie di acqua e di vino - Degustazione Montalbano - foto Marco Mancini
foto: MM ©
Un territorio ancora da raccontare

Più che una semplice successione di etichette, la degustazione di Villa Bibbiani ha restituito la complessità di un territorio ancora in evoluzione. I sei calici hanno raccontato un Montalbano capace di esprimersi attraverso linguaggi diversi: dal recupero della memoria contadina di Borgo Pancoli alla ricerca stilistica delle nuove generazioni di Fattoria Castellina, dalle interpretazioni meno convenzionali del Sangiovese proposte da Colle Paradiso fino alla profondità della Riserva di Tenuta Cantagallo, passando per la riscoperta dei vitigni autoctoni con Podere La Botta e per la lettura contemporanea del territorio affidata al Metodo Classico di Villa Bibbiani.

Esperienze diverse nel quale tradizione e ricerca convivono senza la necessità di inseguire un modello unico. Una delle sensazioni più evidenti emerse durante il percorso riguarda una crescente attenzione verso una viticoltura meno orientata alla potenza e più concentrata sulla precisione espressiva: vini nei quali la componente acida, la leggibilità aromatica e la capacità di raccontare il luogo di origine assumono un ruolo centrale.

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foto: MM ©

Il press tour “Storie di acqua e di vino” ha così messo in luce una realtà ancora poco conosciuta dalla critica nazionale, ma ricca di elementi capaci di costruire una narrazione propria. La sfida per il Montalbano sarà ora trasformare questa pluralità di voci in un’identità riconoscibile, valorizzando le singole aziende senza perdere il legame con il territorio e la sua storia.

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foto: Marco Mancini ©
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