Vinitaly 2026: volume o valore?

Vinitaly 2026 e la consapevolezza di una metamorfosi necessaria: volume vs valore, il dilemma dalla soluzione unica.


Si è chiusa la cinquantottesima edizione di Vinitaly e, a bocce ferme, la sensazione rimasta tra i padiglioni di Veronafiere non è stata quella di un settore particolarmente in affanno, quanto quella di un comparto in profonda e consapevole trasformazione. Del tipo: un po’ preoccupati sì, ma senza angoscie inopportune.


[si legge, più o meno, in: 5 minuti]

Lo avrete visto in queste settimane che, relativamente alla fiera, ci siamo dedicati particolarmente alla branca spirits, con videointerviste che stanno uscendo nei giorni e che ci auguriamo possano servire a dare maggior voce ai protagonisti e maggior consapevolezza agli appassionati.

Nonostante qualche comprensibile preoccupazione, abbiamo riscontrato la solita passione e una vitalità straordinaria, la conferma di un comparto pronto a fondere artigianalità e innovazione, nel tentativo di intercettare i gusti di consumatori sempre più inclini al “lower-alcohol” e alla mixology di qualità. Noi siamo con loro e crediamo in questo percorso.

Vinitaly - foto: Paolo Bini ©
foto: PB ©

Vinitaly è però, in primo luogo, vino e questo articolo analizzerà principalmente – e doverosamente – la bevanda che più rappresenta la nostra Italia, come faceva intuire anche l’installazione a forma di bottiglia gigante allestita all’ingresso (ci torneremo più sotto).

Lo avrete già capito dai vari articoli usciti un po’ ovunque ad aprile, che la 2026 è stata un’edizione caratterizzata da un meteo piovoso fuori e da un’aria più tersa dentro, che ha cercato ulteriormente di distaccarsi dai brusii tipici della fiera di un tempo, restituendoci un evento che pare abbia finalmente trovato la sua contestualizzazione, una sua dimensione marcatamente professionale.

Non è più il tempo dell’autoreferenzialità attraverso i grandi numeri dell’affluenza, oggi serve garantire la giusta dimensione e favorire la precisione strategica negli incontri, quantomeno quelli pianificati da casa via mail.

Vinitaly - foto: Ennevi foto © – courtesy: Press office Veronafiere
foto: Ennevi foto © – courtesy: Press office Veronafiere
Il real peso dei numeri

I dati ufficiali hanno sancito la partecipazione di 90.000 presenze complessive (-8% circa sul 2025) provenienti da 135 nazioni. Sono numeri che, se letti con la lente distorta, fanno pensare a un calo significativo. Situazioni contingenti (geopolitiche) a parte, si è trattato di una flessione che non ha creato particolari scompensi, anzi… sono stati parecchi gli espositori rimasti soddisfatti di una partecipazione inferiore ma di una qualità superiore nei contatti. Se il tutto sarà poi consolidato si vedrà, ma è innegabile la minor confusione riscontrata nei padiglioni e il minor “turismo del calice” a favorire una maggior sostanza nelle trattative.

Volume vs valore è quindi la dicotomia che ha accompagnato Vinitaly sulla scia della narrazione quantomeno dell’ultimo semestre e quella che ci accompagnerà nei prossimi anni. Quelli allegri sono pochi, ma a seconda del proprio obiettivo, c’è chi si preoccupa davvero e chi, tutto sommato, sta vivendo una quotidianità serena con i suoi numeri contenuti e la sua qualità certificata spendibile anche su mercati alternativi a quelli storici ed esplorando rotte che fino a pochi anni fa erano considerate marginali e che oggi possono rappresentare il necessario paracadute di fronte alla saturazione delle piazze tradizionali. Quelle piazze tipo gli USA che, intendiamoci, rimangono comunque le più ambite e gradite.

Vinitaly - foto: Paolo Bini ©
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Un peccato per quei media pronti a fare audience con l’allarmismo e le notizie a tinte fosche. Certo, va detto che il meteo è parso ogni giorno propedeutico al tono funereo dell’inviato stampa menagramo, ma “alla fine della fiera” l’atmosfera non era così lugubre, tutt’altro.

Il presidente di Veronafiere Federico Bricolo è rimasto soddisfatto, non sappiamo quanto e ci limitiamo a riportare le sue dichiarazioni:

«In un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. La conferma della presenza di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia unitamente a quella degli altri operatori profilati, testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda qualificata e di garantire un’elevata rappresentatività dei mercati.

La fiera si afferma così come un’infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano. La presenza di mercati consolidati – come Stati Uniti, Canada ed Europa – insieme ad aree ad alto potenziale di sviluppo, tra cui Mercosur con il Brasile e India, Australia e Africa, contribuisce a creare un ecosistema orientato a generare nuove relazioni commerciali e opportunità di sviluppo».

Vinitaly - foto: Ennevi foto © – courtesy: Press office Veronafiere
foto: Ennevi foto © – courtesy: Press office Veronafiere
I mercati della nuova era

Il Vinitaly 2026 ha cristallizzato quindi la vexata quaestio, la pietra miliare del prossimo quinquennio: il mercato si sta spaccando in due. Da un lato è emerso chiaramente il rischio per quei produttori che hanno continuato a puntare esclusivamente sui volumi di vendita, rincorrendo una GDO globale (e sempre più aggressiva sui prezzi). Dall’altro, si è vista la speranza concreta di chi ha scelto da tempo la via del valore.

Secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base IWSR presentate durante i giorni di fiera, i vini “premium” (quelli con un’uscita di cantina a minimo 8 euro e un prezzo allo scaffale tra i 25 e i 50 euro) saranno gli unici a crescere nei prossimi anni. Nonostante la contrazione generale delle importazioni globali, il segmento Premium e quello Luxury compenseranno la discesa dei prodotti di fascia medio-bassa. Per il made in Italy, la proiezione parla di una crescita del valore del +3,5% da qui al 2029.

In questo scenario, il margine d’errore per le aziende è diventato nullo. La partita si gioca sulla capacità di interpretare dodici paesi considerati oggi strategici: oltre ai pilastri Stati Uniti e Regno Unito, l’attenzione si sta spostando verso l’Indocina, l’Estremo oriente e il Sudamerica.

Oltre a India e Mercosur – per cui è giusto ringraziare l’Unione Europea – proprio la Cina sta mostrando segnali di una “seconda ripartenza”: sebbene i volumi complessivi siano in calo, il percorso evolutivo del Dragone guarda alla parte alta dello scaffale. Entro il 2029, il valore dei Premium in Cina dovrebbe segnare un +10%, con l’Italia che potrebbe ritagliarsi uno spazio importante (+2,5%) trainata soprattutto dagli spumanti (+9%) e dai vitigni aromatici.

A propositi di vitigni e dei loro aromi…

Vinitaly - foto: Paolo Bini ©
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Un (tentativo) di racconto “sensoriale”

Lo abbiamo introdotto sopra: l’attenzione di molti è stata catturata dalla grande installazione rossa a forma di bottiglia con la scritta “Dentro c’è l’Italia“. Un’iniziativa ambiziosa, anche intelligente, che ha proposto un percorso multimediale e multisensoriale per raccontare il legame tra vino e territorio. L’idea di fondo è stata senza dubbio buona, mossa dalla necessità di trovare nuovi linguaggi comunicativi.

Tuttavia, l’esecuzione pratica ci ha lasciato qualche perplessità. Una volta sollevate le campane di vetro protettive per percepire i profumi dei vari vitigni più rappresentativi dalle varie regioni, la sensazione ricevuta è stata “strana”. È parsa più una passerella “eau-de-toilette” di una “eau-de-raisin“, un’esperienza forse troppo confezionata, ma che (tutto sommato) non ci sentiamo di biasimare – diciamo che va fatta meglio, sensoriale e sensata, ecco – .

Ancora e sempre, parola d’ordine: enoturismo

Se il bottiglione rosso ha cercato di evocare il territorio, i dati reali sull’enoturismo ne hanno confermato la centralità economica. Se ne è parlato in ogni convegno – e noi ci crediamo fortemente da tempo – come della vera chiave per aprire la porta del futuro. I numeri presentati a Verona sono stati imponenti: in Italia l’enoturismo vale oggi 15 milioni di visitatori in cantina e 3 miliardi di euro di spesa.

Nelle aziende più strutturate si è registrata una crescita del +16,8% dei visitatori annui e, dato ancora più significativo, un +21% delle vendite dirette post-visita. Questi segnali hanno confermato che l’ospitalità non è più un’attività collaterale, ma un motore di redditività fondamentale. L’esperienza in cantina è diventata il punto di contatto decisivo: il consumatore che vive il territorio si trasforma da semplice acquirente a fedele ambasciatore del brand.

Vinitaly - foto: Ennevi foto © – courtesy: Press office Veronafiere
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Logistica, tecnologia e nuove idee: si può – deve? – far meglio

Non possiamo esimerci dal riportare ciò che in fiera fatica ancora a funzionare perfettamente. La logistica veronese ha ancora in parte scricchiolato. Il lunedì mattina abbiamo assistito al consueto, estenuante ingorgo cittadino: una paralisi del traffico che ha reso il raggiungimento del quartiere fieristico un’odissea per chi aveva appuntamenti nella prima mattinata fissati da mesi.

Aggiungiamoci poi – qui le responsabilità sono altrove – i problemi creati sulle linee ferroviarie provenienti da sud (domenica e, particolarmente, martedì), ecco che: di imprecazioni in loco o a distanza se ne sono sentite e lette parecchie.

Anche sul fronte tecnologico, l’app ufficiale di Vinitaly ha continuato a mostrare il fianco a critiche. Nonostante i tentativi di aggiornamento, è risultata ancora davvero poco “friendly“. Nel 2026, per una fiera di questo livello, sono criticità che devono essere superate (altrimenti meglio senza).

Infine, la nuova area Xcellent Spirits – su cui confidavamo tanto – ha alternato momenti movimentati ad attimi più blandi. Pubblico molto giovane, progetti ed espositori di tendenza che puntavano principalmente alla proposta verso i cocktail bar. Non siamo convinti che abbia funzionato così bene (soprattutto se pensiamo al rapporto costo-risultato).

Vinitaly - foto: Paolo Bini ©
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Prospettive

Vinitaly resta pur sempre Vinitaly, un’evento che ancora regge il colpo e (almeno da parte dei visitatori) merita qualche critica solo se fatta con spirito propositivo. I costi per soggiornare in città restano una spesa spesso esosa, ma il “rischio implosione” paventato qualche anno fa e attuale spauracchio di altri contesti (esempio Dusseldorf), sembrano lontani.

Gli oneri restano senza dubbio notevoli per le aziende e per le quali servirebbe una logistica impeccabile in ogni servizio. Per il visitatore (operatore o stampa) ci sono invece le solite numerose certezze che lo rendono irrinunciabile: c’è sempre qualche appuntamento da non perdere, c’è sempre un produttore interessante da scoprire o che rivedi dopo tempo, c’è sempre un amico da salutare al volo, c’è sempre una sorpresa o novità che ti entusiasma.

Il 58° è così andato in archivio lasciandoci la consapevolezza che il settore vitivinicolo italiano è pronto a sfidare le turbolenze globali puntando tutto sulla qualità e sul territorio. Le istituzioni saranno più che mai basilari per traghettarlo fuori da “acque insicure”. Il bando OCM vino Paesi terzi è uno di quegli strumenti essenziali per supportare le aziende nella promozione internazionale, ma dovrà essere utilizzato con visione strategica e non come semplice paracadute per la gestione ordinaria. Non è semplice, per nessuno, in questa altalena causata dalla situazione geopolitica e dai mutamenti nei consumi.

Vinitaly - foto: Paolo Bini ©
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Le associazioni di categoria conoscono benissimo i rischi e da qualche anno il claim “riduciamo i volumi” risuona dalle stanze dei bottoni alle cantine. Il processo di trasformazione non sarà banale e qualcosa cadrà pure per strada, ma Verona 2026 ha tutto sommato dato fiducia al movimento, ha dato speranza a buona parte del vino italiano che non deve temere riduzione se questa si traduce in un aumento reale del valore percepito.

Volume o valore? È bene orientarsi sul percorso giusto il prima possibile perché la strada appare tracciata, i mercati sono pronti a essere reinterpretati e gli strumenti non sono tanti, ma sembrano esserci. L’importante è ricordarsi che “dentro la bottiglia” dovrà esserci l’Italia bella: quella che sa di terra, di fatica e soprattutto di eccellenza, spendibile e saldabile. Se dentro al cristallo non la sentiranno… anche il guadagno di pochi spiccioli potrebbe tendere allo zero.

Vinitaly - foto: Paolo Bini ©
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L’appuntamento per l’edizione numero 59 è fissato dall’11 al 14 aprile 2027. Noi saremo di nuovo lì, non sappiamo ancora cosa ci inventeremo, ma saremo sicuramente pronti a raccontare nuove sfide. Ad maiora.


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foto: Paolo Bini © – fonte: Uff stampa Veronafiere
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