I non-eroici eroi del vino: la viticoltura in Ucraina in tempo di guerra, verso un futuro tutto da scrivere.
VITICOLTURA DI FRONTIERA
Con il termine “viticoltura eroica” si intende solitamente la coltivazione della vite su terreni con una pendenza superiore al 30%, ad altitudini oltre i 500 metri sul livello del mare, come anche in vigneti terrazzati situati su piccole isole.
[si legge, più o meno, in: 4 minuti]
Praticamente nessuno di questi elementi si applica alla viticoltura ucraina, che si sviluppa prevalentemente in pianura. Eppure: chi oserebbe negare l’appellativo “eroica” alla viticoltura di questo Paese, martoriato da oltre quattro anni da una brutale guerra di aggressione?

Secondo Serhii Klimov, autore del libro “Wines of Ukraine – The Untold Story” (Kyiv 2026), a causa dell’occupazione russa la viticoltura ucraina ha attualmente perso oltre 10.000 ettari di superficie vitata. Grandi estensioni di vigneti e innumerevoli edifici sono stati distrutti, strade e sentieri sono minati.
Inoltre, praticamente tutte le aziende vinicole si trovano in una zona di guerra, dove l’andamento del fronte dice ben poco della reale minaccia che grava sui viticoltori nei vigneti e nelle cantine.
Per saperne di più ho desiderato confrontarmi con alcuni di questi viticoltori durante l’ultimo Prowein. Alla fiera di Düsseldorf hanno partecipato in presenza 10 aziende vinicole ucraine.

46 Parallel Wine Group
La mia prima visita è stata dedicata al 46 Parallel Wine Group. L’azienda, che dal 2025 fa parte di Vinos De La Luz, è stata fondata solo nel 2020 e si concentra principalmente sulla produzione di vini di alta gamma. Il nome è ben scelto: il 46° parallelo collega infatti i vigneti di questa azienda alle leggendarie tenute di Bordeaux e della Borgogna. È infatti con queste che si vuole misurare.
La qualità dei vini è senza dubbio alta. I tempi in cui in Ucraina si producevano vini di massa per il mercato sovietico sono definitivamente finiti. Intorno all’inizio del millennio una vera e propria rivoluzione qualitativa ha investito la viticoltura ucraina. Aziende come Chateau Chizay, Shabo, Beykush, Kolonist e, appunto, 46 Parallel Wine rappresentano oggi una crescente produzione che viene esportata in 49 paesi.

La maggior parte dei vini prodotta dalla 46 Parallel Wine Group, è ottenuta da vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon o il Merlot, ma anche il Saperavi, originario della Georgia, è tra le uve su cui punta l’azienda.
Già dai primi assaggi mi è chiaro di assistere ad una sorta di rinascimento vitivinicolo, alla ripartenza di una antica cultura del vino che affonda le sue radici nel VII secolo a.C. Qui si viene davvero da lontano. Tuttavia tutti i produttori qui presenti sono d’accordo che questa grande tradizione non è un asso nella manica con cui si voglia speculare. Qui tutto è energia giovanile, ottimismo e la volontà di dimostrare che in Ucraina si possono produrre vini pregiati a livello internazionale.
Anche se molte parti del Paese sono caratterizzate da un clima rigido e continentale, che spesso non permetterebbe ai grappoli di maturare a sufficienza, la situazione è ben diversa nel sud e nell’ovest del Paese.

Mentre la regione vinicola meridionale del “Mar Nero” sembra particolarmente adatta alla coltivazione di vitigni rossi quali Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, Cabernet Franc e Saperavi, la regione di “Zakarpattia“, confinante con l’Ungheria e la Slovacchia, è un vero e proprio centro nevralgico per i vini bianchi, caratterizzato da Traminer, Muscat Ottonel, Furmint, Riesling e Chardonnay.
La penisola di Crimea, invece, presenta condizioni climatiche estremamente diverse tra loro: zone con un clima continentale temperato, caratterizzato da inverni miti ed estati molto calde, si affiancano ad aree da classificare come subtropicali.
Beykush
Sulla costa del Mar Nero, tra Kherson e Odessa, si trova l’azienda vinicola a conduzione familiare Beykush Winery, rappresentata a Prowein da Svitlana Tsybak. Come tutti i viticoltori ucraini, anche lei non vuole parlare della guerra: «Siamo qui perché produciamo vini di alta qualità e non perché siamo in guerra». Anche se i vini degustati confermano pienamente questa affermazione, un simile atteggiamento è semplicemente ammirevole.
Molte delle donne del vino presenti a Prowein non sanno se la sera squillerà il loro cellulare, se potranno ancora parlare con il marito o il fratello.

Su appena 11 ettari, alla Beykush si lavora con cloni francesi e italiani di Chardonnay e Pinot Grigio, Riesling e Sauvignon, nonché con i vitigni autoctoni tipici della zona: Telti-Kuruk e Saperavi. Particolarmente interessanti sono le cuvée come la Kara Karmen (Tempranillo e Saperavi) o l’Artania White (Chardonnay, Chenin Blanc, Rkatsiteli e Riesling). Qui si vede chiaramente: il vino ucraino ha ancora molte carte da giocare.
Shabo
Il mio ultimo interlocutore è Giorgi Lukuridze, co-proprietario della Shabo Winery.
La famiglia di Giorgi è originaria della Georgia, mentre lui stesso è nato a Odessa. Dal punto di vista di una famiglia georgiana che si dedica alla viticoltura da molte generazioni, era incomprensibile che in Ucraina non si praticasse una viticoltura di qualità. L’occasione per cambiare questa situazione si è presentata nel 2003, quando la tenuta Shabo era in vendita.
Le origini della Shabo risalgono al 1822 quando viticoltori del Cantone di Vaud accettarono un’allettante offerta dello zar Alessandro I: libertà di culto, esenzione fiscale ed esonero dal servizio militare per chi avesse lavorato le terre agricole di quella zona. Come mi racconta Giorgi, il loro giudizio sulle condizioni per la produzione di vino fu immediato: «questo territorio è il paradiso in terra per la viticoltura».

Per ricostruire la tenuta, che con la fine dell’Unione Sovietica si trovava in pessime condizioni, la famiglia di Giorgi ha investito circa 115 milioni di dollari. Non solo si è investito nelle più moderne tecnologie enologiche, ma già nel 2009 è stato creato anche un centro di cultura del vino per promuovere la conoscenza, fino ad allora carente, della storia e della cultura del vino tra il popolo ucraino.
Negli anni precedenti l’invasione russa il centro ha registrato 50.000 – 60.000 visitatori all’anno.
Sono state inoltre avviate le prime iniziative per lo sviluppo del turismo del vino ucraino, in collaborazione con altre aziende vinicole e con il sostegno della Commissione Europea. Solo con la fine della guerra, naturalmente, questi progetti potranno essere ulteriormente sviluppati. Solo allora potrà essere sfruttato anche l’enorme potenziale del mercato interno ucraino. «I nostri spumanti” mi spiega Giorgi “vengono consumati per il 70% da donne. Finché loro non torneranno dall’estero, questo potenziale rimarrà praticamente inutilizzato.»
Nel frattempo c’è molto da fare. Già nel 2015 l’azienda ha affrontato la questione dell’autosufficienza energetica: dai residui della potatura vengono pressati dei pellet con cui viene riscaldata la cantina. Moderni impianti solari e gli accumulatori fanno il resto. L’acqua è disponibile nei propri pozzi. In questo modo è stato anche possibile fornire rapidamente aiuto quando, a causa della guerra, in una città è venuta a mancare l’acqua. Per tre mesi, il team della Shabo ha trasportato acqua potabile anziché vino in autocisterne!
Tuttavia, Giorgi ritiene che il suo compito principale per il futuro sia soprattutto quello di far conoscere davvero il vino ucraino all’estero. «Abbiamo ricevuto centinaia di riconoscimenti, ad esempio ai Wine Decanter Awards e ai Mundus Vini, e i nostri vini sono presenti nelle carte dei vini di ristoranti stellati, ma c’è ancora molto lavoro da fare per garantire al vino ucraino un posto fisso sulla mappa mondiale dei vini premium».

Note di degustazioni
Shabo, Grand Cuvée Classic, zero dosage 2025
Ottenuto da solo chardonnay delle migliori micro-parcelle di Shabo. Il mosto fermenta in botti di rovere francese con un successivo affinamento sui lieviti fini per tre mesi. Dopo la seconda fermentazione in bottiglia segue un affinamento sui lieviti per 101 mesi.
Giallo dorato, brillante con sentori intensi di biscotti, miele di acacia e burro accompagnati da buccia di limone. Ingresso in bocca molto fresco, secco con una schiuma cremosa e densa che ci accompagna al finale caratterizzato da una nota sapida.
Shabo, Telti-Kuruk, Reserve 2024.
Il Telti-Kuruk è un vitigno a bacca bianca di origine armeno. Nei terreni sabbiosi di Shabo le viti di Telti-Kuruk sono sopravvissute alla filossera. Oggi il vitigno è presente solo nella regione di Odessa. È stato inserito nell’Arca del Gusto della Slow Food.
Giallo paglierino con riflessi verdi. Profuma di uva spina e rabarbaro con un leggero tocco di mela cotogna. Al palato fresco, secco, di medio corpo, sapido.
Shabo, Telti-Kuruk, Grande Reserve 2023.
Le uve provengono da parcelle di circa 20 anni più vecchie rispetto a quelle per la Reserve.
Giallo paglierino, vivace. Al naso molto elegante con profumi di mele cotogne, fiori di tiglio e camomilla. Secco, corpo medio, decisa sapidità che emerge piacevolmente nel finale.

Quali scenari?
In autobus, diretto all’aeroporto… Una conversazione casuale con un esportatore mi fa ripensare alle numerose degustazioni e alle interessanti discussioni avute.
Quali strade si aprono per il vino ucraino? L’elevata qualità dei vini ucraini prodotti con vitigni internazionali costituisce senz’altro la base indispensabile per competere anche su mercati maturi. In futuro, tuttavia, varietà locali dovrebbero assumere un ruolo ancora più determinante.
Vitigni bianchi come “Telti-Kuruk” o “Sukholimansky” ma anche la varietà rossa “Odessa Black”, un incrocio tra Alicante, Hernir Bouschet e Cabernet Sauvignon, creato nel 1948 presso il centro per la ricerca in viticoltura ed enologia “Tairov” di Odessa, svolgeranno probabilmente un ruolo di primo piano.
Con queste varietà, non presenti in altri paesi, i viticoltori ucraini potrebbero creare un “oceano blu” (W. Chan Kim, Renée Mauborgne, Strategia Oceano Blu, Milano, Rizzoli 2019), ovvero cercare di non competere su mercati già saturi, ma di creare nuove nicchie di mercato incontrastate.
foto: Messe Düsseldorf/Tillmann © e Ulrich Kohlmann
Riproduzione riservata © spiritoitaliano.net ® 2020-2026



