Scopriamoli: Morello, i cru di Roccapesta

Il Sangiovese espressivo della Maremma con 5 cru identitari. Seguiremo per voi l’ambizioso progetto “Morello” di Roccapesta.


Dopo troppi anni relegato a comprimario di denominazioni ben più famose come il Chianti Classico o Montalcino, il Morellino di Scansano si sgancia dalle regole del mercato e va alla ricerca di una propria identità.


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Il principale vitigno delle denominazioni è quel sangiovese che in Toscana ha trovato il suo areale di adozione perfetto. Adozione perché recenti studi collocano la sua origine nel meridione, dove sembra essere padre di alcuni dei più importanti vitigni e che, solo successivamente, migra verso quel centro Italia in cui dà le sue migliori espressioni.

Il Morellino per anni ha vissuto i panni del vino di largo consumo, nei momenti di massimo splendore gli scaffali della GDO erano ben riforniti di questo vino venduto a prezzi nazional popolari, caratterizzato da grande bevibilità e che strizzava l’occhio ai ben più noti “supertuscan”.

foto: AB ©

A precisazione, ricordiamo che il disciplinare prevede l’uso di almeno l’85% di Sangiovese e il restante 15% può essere composto da vitigni a bacca rossa tipicamente coltivati nella zona, compresi gli “internazionali” Cabernet e Merlot. Il Morellino di Scansano DOCG può essere messo in commercio nella primavera successiva alla vendemmia, mentre per la versione “riserva” è obbligatorio attendere un periodo di invecchiamento di 2 anni di cui almeno 1 in botti di legno.

Se da un lato questo ha fatto la fortuna di qualche viticoltore, dall’altro ha fatto sì che la percezione del mercato si indirizzasse verso un’idea di qualità inferiore rispetto ai suoi più blasonati “vicini”.

Fortunatamente da qualche anno ci sono produttori che hanno creduto nelle potenzialità di questo territorio, hanno deciso di scommettere sulla possibilità di vinificare un sangiovese con caratteristiche peculiari senza per forza imitare qualche “cugino” più famoso.

courtesy Roccapesta

La Maremma grossetana – detto da chi può permetterselo – è un luogo ideale per la coltivazione della vite. Giacomo Tachis – ad esempio – si era già accorto del potenziale e si rammaricava di come non fosse debitamente valorizzato. In questo luogo si trova una condizione ambientale e climatica caratterizzata dal più alto valore nazionale (condiviso con la Sicilia) di irraggiamento solare dovuto al bassissimo livello di inquinamento dell’aria (Grosseto è nelle migliori 5 città d’Italia) e alla riflessione dei raggi solari grazie alla superficie del mare.

Quel mare che ha anche la capacità di mitigare gli eventi climatici estremi: le massime estive e le minime invernali sono in media di 4-5 gradi più contenute rispetto all’interno della Toscana e in settembre, mese fondamentale per la maturazione dell’uva, lo sbalzo termico giornaliero può arrivare comunque anche ai 20°.

La scarsità di pioggia su base annua, concentrata principalmente nei mesi autunnale e primaverili, consente una naturale cura del vigneto e, di conseguenza, un bassissimo uso di trattamenti fitosanitari. Ultimo aspetto degno di nota è la varietà dei terreni e la loro composizione.

courtesy Roccapesta

Le condizioni ottimali sembrano apparentemente essere tutte presenti ma, quindi, cosa è mancato a questo territorio per poter produrre un sangiovese degno di essere annoverato tra i “grandi”? Per tentare di spiegarlo, prendiamo in prestito un concetto tanto caro ai nostri cugini d’oltralpe: il terroir, quella combinazione di clima, ambiente e uomo… e il mistero è presto svelato!

E così che interviene l’uomo, un imprenditore bresciano di nome Alberto Tanzini che dopo essersi innamorato di questa terra e dopo qualche anno di vita immersa in Maremma grossetana, fu tentato dalla (secondo tanti) folle idea di liberare l’uva sangiovese verso la sua massima espressione.


Puntare altissimo: il progetto “Morello” di Roccapesta

Una visione che prende forma con l’acquisto di un’azienda agricola che rinominerà Roccapesta per produrre un “nuovo” Morellino di Scansano, puntando a discostarsi da quella visione generalmente diffusa e diventare poi un vero punto di riferimento per il territorio.

courtesy Roccapesta

Dopo anni di perfezionamenti, collaborazioni, confronti e premi ricevuti per i propri vini aziendali, in Alberto Tanzini cresce l’idea di fare un qualcosa di diverso: un sangiovese vinificato in purezza che, coltivato in diversi areali della denominazione, potesse rappresentare il vero potenziale dell’uva rossa di Maremma.

È nato così il progetto “Morello”: un viaggio all’interno di un territorio, delle sue caratteristiche e della sua storia suddiviso in 5 tappe, 5 vigneti e 5 vini. L’obiettivo non è produrre vini perfetti ma vini identitari che possano davvero raccontare le zone da cui provengono. Per arrivare a questo ambizioso obiettivo, Alberto si è avvalso di varie consulenze tra cui quella dell’enologo Giuseppe Gorelli.

Lo studio dei terreni e delle condizioni ambientali con l’installazione di varie stazioni metereologiche è stato il primo passo per la realizzazione del progetto, sono stati scelti 30 cloni di Sangiovese e il loro innesto avviene direttamente in campo per evitare alle piante possibili stress.

foto: AB ©
I cru

Ogni cru uscirà a distanza dal suo precedente in una finestra temporale stimata di 3 anni e ogni bottiglia avrà una etichetta personalizzata che guiderà il consumatore alla conoscenza delle caratteristiche di ogni singolo vigneto e del vino da esso prodotto.

I vini prenderanno carattere e nome dalle rispettive vigne, tutte situate nel territorio di Scansano con, ovviamente, caratteristiche peculiari e differenti:

  • Vigna Liuzza
  • Vigna di Brunetto
  • Vigna Gaggioli
  • Vigna dell’Aione
  • Vigna Calestaia
courtesy Roccapesta

Crediamo nel “Progetto Morello” e la nostra sfida editoriale è quella di presentare ogni vino nel momento della sua uscita cercando di raccontare le particolarità di ognuno e provare a dare il nostro contributo di crescita per dei vini di un territorio ancora poco valorizzato ma che come diceva il precedentemente citato Giacomo Tachis: «Abbiamo una cosa speciale, spesso trascurata, che rappresenta un fattore importantissimo nell’economia della vite. Una cosa che solo in certe zone della Sicilia l’avevo vista così evidente e formidabile: la nostra luce. La luce del cielo di Maremma».

Restate, assolutamente, con noi…


Andrea Bartolini – Spirito Italiano writing staff




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