Le potenzialità di Paestum Wine Fest

Potenzialità (anche inespresse) di un evento dalle carte giuste per diventare riferimento. Una giornata al Paestum Wine Fest.


Il vino esercita sempre su curiosi e appassionati una forte seduzione, legata principalmente alla sfera emozionale per virare poi sugli aspetti più eminentemente tecnici. D’altro canto, è un dato ormai accertato il coinvolgimento crescente di un pubblico eterogeneo.


[si legge, più o meno, in: 4 minuti]

Con questo incrollabile convincimento approcciamo alla prima delle tre giornate dedicate alla tredicesima edizione del Paestum Wine Fest di fine marzo (rimandiamo al sito paestumwinefest.it per dettagli), sperando di essere stupiti o rapiti da qualche prodotto o affascinati da qualche evento!

courtesy Uff. stampa Paestum Wine Fest

La struttura in cui è collocata la manifestazione è imponente, trattandosi di un ex tabacchificio con grande parcheggio, un bel cortile destinato all’area food. Gli ampi spazi coperti ariosi e luminosi vengono occupati (con sufficiente libertà di movimento) dagli stand degli espositori, mentre le sempre capienti aule sono dedicate alle diverse masterclass in programma.


Giungiamo in loco verso le 11,30 ed il parterre (sono indicate 500 cantine presenti da tutta l’Italia) con il complesso delle iniziative depone bene!

courtesy Uff. stampa Paestum Wine Fest

Dicevamo, dunque, tredicesima edizione; qualcosa che farebbe pensare ad un’organizzazione ormai ben sperimentata e consolidata, ma che ci è sembrato mostrare ancora qualche criticità: una sorta di “aula” collocata nel cortile in tendostruttura trasparente a ridosso di arrosti, fritti e fumi; il ghiaccio che tarda ad arrivare sui banchi d’assaggio (peraltro collocati secondo un principio che non abbiamo ben compreso); bicchieri disponibili solo per acquisto a 5 euro ognuno… 

Dopo un iniziale e rapido giro tra gli stand con diversi assaggi, avremmo seguito volentieri il convegno “Vino e mercati, la percezione del Sud”, ma l’inizio ritardato di 30’ non ce lo ha consentito!

courtesy Uff. stampa Paestum Wine Fest

Attirati dall’area food, molto ricca ed articolata, ci siamo soffermati per un veloce break che ci ha permesso così di proseguire la nostra “ricerca” tra i vari produttori.


Ci siamo poi diretti verso la masterclass “L’anima sfaccettata del Friuli” (per la verità, iniziata anch’essa con mezz’ora di ritardo in attesa di un computer mai pervenuto che ci ha privato presumibilmente di belle e significative immagini) condotta con l’appassionata descrizione di un ottimo Eros Teboni che ci ha guidato all’assaggio di 6 interessanti prodotti DOC provenienti da altrettante diverse aree geografiche friulane:

  • Ribolla gialla Spumante brut (Charmat) Gigante:
    • fiori bianchi delicati, moderata acidità, frutta bianca
  • Ribolla gialla Spumante metodo classico brut “Ronco Vieri” Vigneti Pittaro:
    • pietra focaia, crosta di pane, profumi terziari, mineralità, sapidità
  • Friulano 2022 Pribus:
    • un Friulano classico, dalla boccata facile, fiori e frutti gialli non molto maturi, piuttosto tipico
  • Friulano 2021 Mister bio wine:
    • frutta gialla, pietra focaia, rotondo e sapido, minerale con finale ammandorlato amarognolo
  • Sauvignon 2022 “Terre Magre” Piera 1899:
    • intenso e ampio, litchi e sambuco, foglia di pomodoro, vegetale e con buona acidità, sapido
  • Refosco dal peduncolo rosso 2019 “Inaco” Le Monde:
    • prugna e ciliegia fresca, vari sentori di legno non invasivi, morbido e rotondo

Il tempo, però, passa e la nostra incrollabile fede nel vino ci spinge alla ricerca delle emozioni di cui all’apertura di questo breve reportage e… le troviamo!

Ci siamo concentrati prevalentemente sulla Campania, degnamente rappresentata, la cui qualità dei vini si dimostra in continua crescita. Quattro cantine su tutte ci hanno offerto interessanti spunti di riflessione: 

  • Laura De Vito
    (nel vocato territorio irpino di Lapio)
    con la sua Riserva di Fiano 2019, austero, seppur gentile, un vino che va “pensato”;
  • Cantine degli Astroni
    (siamo nei napoletani Campi Flegrei)
    col rosato spumante Astro Rosè Brut, blend di Piedirosso e Aglianico, intrigante e affabile.
foto EM

Le altre due le abbiamo incontrate all’interno dello stand del Consorzio Vita Salernum Vites

  • Guerritore
    (Baronissi, proprio a ridosso di Salerno)
    azienda giovane guidata da un “vecchio saggio” che si avvale della collaborazione di Riccardo Cotarella, col Fiano Acquamela 2023 declinato su insoliti profumi fruttati e floreali 
  • Mila Vuolo
    (Giovi, tra i Colli di Salerno che guardano dall’alto la Città)
    col suo potente Aglianico Classico
foto EM

Quella del Consorzio Vita Salernum Vites è secondo noi, davvero una bella realtà. Costituitosi nel 2012, Il Consorzio Vita Salernum Vites fa parte degli organismi nazionali di tutela e valorizzazione vitivinicola e che ha portato a Paestum diversi produttori con etichette qualificate, ma che attualmente ha raggiunto la ragguardevole cifra di 380 soci di tutta la provincia di Salerno, di cui 68 sono imbottigliatori. 


C’è spazio ancora per un bicchierino di Rabitt Roby Marton al radicchio rosso ed è già ora di tornare a casa. 

foto EM ©

Un evento che, quantomeno nella prima giornata, ha mostrato grandi potenzialità e davvero buona affluenza (qui il comunicato stampa a chiusura). Restano, a nostro avviso e per ciò che abbiamo potuto constatare, alcuni importanti accorgimenti da ottimizzare per renderlo veramente un appuntamento di assoluto riferimento per il meridione. La strada è quella giusta.  


Enrico Mele – Spirito Italiano writing staff



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foto: Enrico Mele
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