Morellino: del cuore e di consapevolezza

Da Enoteca Pinchiorri l’epilogo di Morellino del Cuore 2026: quella consapevolezza che fa crescere una denominazione


Il Morellino del Cuore ha compiuto quattro anni. Non l’ho mai considerato uno di quegli appuntamenti solo da segnare in calendario e che ogni volta ripetono se stessi; l’edizione del 2026 ha avvalorato questa mia percezione.


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L’evento è cresciuto, ha fatto crescere la denominazione e, insieme a lei, la cultura che le sta intorno: i fruitori e i tecnici di settore. Quest’anno, arrivato a un punto di svolta, ha scelto di approdare da Enoteca Pinchiorri.

Morellino del cuore 2026 da Enoteca Pinchiorri
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L’iniziativa è stata promossa dal Consorzio Tutela Morellino di Scansano DOCG insieme ai giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli, che ne hanno firmato la linea narrativa. È a loro due, e alla schiena dritta con cui Consorzio e produttori hanno perseguito un obiettivo preciso — promuovere il Morellino di Scansano nell’accezione geografica più profonda possibile — che si deve il tratto che più mi ha colpita di questa edizione: una comunicazione del vino adulta, accessibile e mai ripetitiva.

Il Morellino del Cuore non ha promosso un racconto agiografico, ma un dialogo continuo, capace di trasmettere l’amore per questa terra senza rinunciare allo spirito critico.

Morellino del cuore 2026
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Raccontarsi meglio perché più consapevoli di se stessi

«Morellino del Cuore è diventato uno dei progetti più importanti promossi dal Consorzio», ha sottolineato il presidente Bernardo Guicciardini Calamai.

Cresce anche la conoscenza del territorio in senso stretto. Il direttore del Consorzio Alessio Durazzi ha raccontato il lavoro avviato da tempo con l’Università di Pisa: uno studio volto a individuare cinque macro-aree omogenee e diverse tra di loro, uno strumento per raccontare meglio il territorio e le sue caratteristiche.

C’è poi un lavoro meno visibile, dato dall’introduzione della categoria Superiore che vale la pena raccontare, perché l’informazione consapevole passa anche da qui. “Superiore” non è stata una semplice parola scelta a tavolino, ma una valutazione maturata con calma: serviva qualcosa che spannasse il vetro fra l’Annata e la Riserva, un gradino che ancora non esisteva.

Si è partiti da “intermedio”, onesto ma piatto, una parola che descrive senza raccontare. Poi, lasciato decantare il pensiero, si è approdati a “superiore”. Su-pe-rio-re: la lingua che sale, sillaba dopo sillaba, come cercando essa stessa il punto esatto in cui posarsi — fino a trovarlo… un po’ come accade in un assaggio di vino.

Ecco il punto: consapevolezza non è una parola d’atmosfera. È metodo. È il Consorzio che studia i propri suoli prima di raccontarli, sono i produttori che accettano un confronto critico invece di un applauso di circostanza, è la comunicazione di Perna e Stelli che sceglie la profondità invece della ripetizione.

E lo stesso principio, credo, vale per chi il Morellino lo beve: la denominazione cresce anche perché cresce – assaggio dopo assaggio, edizione dopo edizione – la consapevolezza di chi lo sceglie. Un consumo informato, capace di distinguere un’Annata da un Riserva, un paesaggio dall’altro, non è un dettaglio da appassionati: è la base su cui una denominazione costruisce il proprio valore nel tempo.

Morellino del cuore 2026 da Enoteca Pinchiorri
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Pinchiorri: una scelta, non un’estetica

Approdare a Enoteca Pinchiorri non è stato un vezzo scenografico ma una dichiarazione d’intenti. È un luogo che nell’immaginario di chi ama il vino e la cucina funziona come una bussola, un archetipo. E l’archetipo “Maremma”, il vino lo ha sempre portato con sé.

Nelle ricerche di Roberto Ferretti, l’antropologo che per un decennio ha raccolto tradizioni popolari grossetane, blasoni e narrazioni orali di questa terra, il vino torna spesso come innesco: era il calice a sciogliere la voce dei cantastorie, ad aprire la parola nelle piazze e nelle case, a mettere in moto quel racconto condiviso che teneva insieme una comunità. Un bicchiere versato, e la storia cominciava.

Portare il Morellino in un luogo-archetipo come Pinchiorri ha significato restare fedeli a questa funzione antica: il vino non come semplice accompagnamento, ma come soglia che apre un racconto. La denominazione si è così riappropriata del proprio ruolo nell’immaginario collettivo del paesaggio agrario toscano, scegliendo di misurarsi direttamente con esso anziché prenderne soltanto in prestito l’eco.

Enoteca Pinchiorri
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I 10 “Morellino del cuore” sulla tavola di Enoteca Pinchiorri

Più sotto, l’elenco dei 10 vini selezionati a cui la cucina di Pinchiorri ha risposto con piatti elaborati magistralmente per mettere in rilievo le differenze fra le categorie in degustazione: l’estratto di funghi con il sottobosco della Doga delle Clavule 2024; il contrasto fra pesche e fegato del risotto esaltato dal tannino rotondo e dall’agrume dolce del Roccapesta Superiore 2023 (o con la Riserva di Terenzi – Madrechiesa 2022)

E ancora il piccione arrosto sposato al sorso teso, erbaceo espeziato dell’Heba 2009 – un vino che non ha mai conosciuto il legno, solo acciaio, cemento e bottiglia, e che per questo rappresenta forse più di ogni altro il potenziale espressivo di questo territorio – o alla Riserva della Cantina Vignaioli di Scansano – Roggiano Riserva 2023 per un abbinamento più contemporaneo.

Morellino del cuore 2026 , vini
courtesy: Uff. stampa Morellino del Cuore
Annata
  • Tenuta Pietramora – Colle Fagiano Germile 2024 (Sangiovese) — Rosso rubino, naso di violetta, ciliegia e ribes; palato fresco e piacevolmente tannico.
  • Cantina 8380 – Morellino di Scansano 2024 (Sangiovese) — Ciliegia, amarena, viola, erbe aromatiche; corposo e morbido, chiude su agrume rosso.
  • Doga delle Clavule – Doga delle Clavule 2024 (Sangiovese, Alicante, Merlot) — Marasca, lampone, viola e spezie dolci; fresco, succoso, tannino vellutato.
Superiore
  • Roccapesta – Roccapesta 2023 (Sangiovese) — Frutta scura matura, rosa appassita, liquirizia e cannella; sorso caldo, tannino rugoso ma levigato.
  • Conte Guicciardini – I Massi 2023 (Sangiovese, Alicante, Merlot) — Piccoli frutti rossi, note mediterranee e balsamiche; corpo rotondo, chiude su arancia sanguinella.
  • Morisfarms – MDS 2023 (Sangiovese, Merlot, Syrah) — Mora, ribes, marasca; fresco, succoso, tannini morbidi.
Riserva
  • Cantina Vignaioli di Scansano – Roggiano Riserva 2023 (Sangiovese, Merlot) — Frutti neri e rossi maturi, violetta, sottobosco; sorso snello, agrumi dolci nel finale.
  • Terenzi – Madrechiesa 2022 (Sangiovese) — Apertura balsamica e mentolata, poi piccoli frutti rossi e neri, violetta.
  • Val delle Rose – Poggio al Leone 2022 (Sangiovese) — Frutta rossa e nera tipica del Sangiovese di Maremma, rosmarino, maggiorana, legno dolce.
Vecchia Annata
  • Fattoria di Magliano – Heba 2009 (Sangiovese, Syrah) — Cuoio fresco, fungo e sottobosco, poi ciliegia sotto spirito e agrumi; acidità viva, tannini levigati dal tempo, finale su liquirizia e nota sapida.
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Le portate
  • Budino di brodo di anatra speziato, estratto di funghi e bietole.
  • Terrina fredda di bollito misto con canasta al pistacchio, pomodori speziati e bernese allo zafferano.
  • Risotto, fegato grasso, pesche e salsa di frattaglie di pollo.
  • Piccione arrosto, melanzane, sesamo e lardo di Colonnata.
  • Fior di fragola: sfoglie con crema di limone, fragole marinate al pepe selvatico, velo di panna cotta, sorbetto di fragole e gelato alla panna.

Una chiusura di pasto davvero particolare, con un dolce cosmatesco abbinato al “nume tutelare” – e in quanto nume fuori concorso – della macchia maremmana per eccellenza: Gin.ghiale di Spirit of Tirli [nda: da bere, magari, ascoltando proprio “Il cinghiale” dall’album “Bestiario musicale” di Lucio Corsi].


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fonte: Morellino del Cuore, Consorzio Tutela del vino Morellino di Scansano
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