Ad maiora Caffo, semper…

“Semper ad maiora”: con Caffo 1915, il volume celebra la memoria e la storia dell’impresa liquoristica nella società.


Il settore degli spirits in Italia non è fatto solo di ricette segrete, ma è lo specchio dei mutamenti sociali e industriali del Paese.


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Durante l’ultima edizione di Vinitaly 2026, abbiamo partecipato con grande interesse alla presentazione di un progetto editoriale che ha saputo meritarsi l’approfondimento odierno sulle nostre pagine: “Semper Ad Maiora”, il volume curato da Valerio Bigano per Rubbettino Editore.

Sempre ad maiora - Caffo 1915 - foto Paolo Bini
photo: PB ©

Un racconto che percorre epoche, territori e categorie produttive, costruendo una vera e propria “storia liquida dell’Italia” attraverso cui leggere la storia stessa del nostro Paese. Un percorso ampio e articolato, arricchito da elementi inediti e curiosità dal profondo significato culturale. Un testo presentato lunedì 13 in fiera con la presenza di Giuseppe e Sebastiano Caffo, Valerio Bigano, Florindo Rubbettino e Gioacchino Bonsignore a moderare l’incontro.

Sfogliandola, possiamo considerare l’opera più di una semplice monografia aziendale: è un saggio che, utilizzando l’archivio storico del Gruppo Caffo 1915, traccia un profilo della cultura del bere dell’ultimo secolo in Italia.

Gli spirits italiani: dai monasteri ai mercati globali

La storia della liquoristica italiana affonda le radici nei conventi e nelle antiche farmacie, dove gli elisir nati per scopi curativi si sono trasformati in icone del gusto. Attraverso la lente del Gruppo Caffo, l’autore ne ha ricostruito questo passaggio cruciale:

  • I liquori monastici e gli amari: Prodotti nati dalla sapienza botanica locale, come il celebre Vecchio Amaro del Capo, che rappresentano il legame indissolubile tra territorio e distillazione.
  • L’internazionalizzazione del Vermouth: L’ingresso di un marchio storico come Cinzano nel portfolio del Gruppo permette di analizzare come l’Italia sia riuscita, già ai primi del Novecento, a imporre il proprio stile sui mercati mondiali.
  • Le acquisizioni strategiche: Il libro esplora casi come quello di Petrus Boonekamp (di origine olandese) o di Bisleri, evidenziando una tendenza fondamentale del mercato moderno: il “restauro” di brand storici che rischiavano di scomparire, riportati a nuova vita attraverso processi produttivi d’avanguardia.
Sempre ad maiora - Caffo 1915 - foto Paolo Bini
photo: PB ©

Il Presidente di Gruppo Caffo 1915 Giuseppe (Pippo) Caffo ha così descritto il valore dei contenuti:

«Non vogliamo celebrare ciò che è stato fatto, ma trasmettere un metodo e una cultura del lavoro. ‘Semper ad Maiora’ non è solo la storia della nostra famiglia, ma anche il racconto di un modo di fare impresa che si è tramandato nel tempo. Quattro generazioni hanno contribuito a costruire quello che siamo oggi, partendo da una realtà locale e portandola a confrontarsi con i mercati internazionali, senza mai perdere il legame con le nostre radici. Fare impresa al sud, lo sappiamo, è sempre stato più difficile, ma è proprio da questa difficoltà che nasce la nostra determinazione».

Quella del Gruppo Caffo 1915 è stata una crescita oggettivamente impressionante, una rincorsa partita da lontano con marchi quali Distilleria Durbino, Borsci S. Marzano, Amaro S.Maria al Monte, Grappa Mangilli, Ferrochina Bisleri, Petrus Boonekamp, per arrivare infine al recente “colpo” Cinzano. La ha sottolineato con entusiasmo anche Sebastiano (Nuccio) Caffo, A.D. Gruppo Caffo 1915:

«Per noi crescere significa dare valore a ciò che esiste già, rafforzandolo e rendendolo attuale. Siamo una realtà in continua evoluzione: partiti come azienda locale, oggi siamo diventati un player di riferimento. Con l’acquisizione di Cinzano abbiamo accelerato il nostro processo di internazionalizzazione, portando nel Gruppo un marchio presente da oltre 150 anni sui mercati esteri. Oggi siamo presenti in 108 Paesi nel mondo.

Anche Amaro del Capo racconta bene questo percorso: nato come prodotto legato al territorio calabrese, ispirato a Capo Vaticano e inizialmente pensato per il turismo locale, è diventato leader nella sua categoria, anche all’estero. Accanto a questo, stiamo investendo molto nella mixology, soprattutto sui mercati internazionali, dove non esiste la tradizione del fine pasto. È un’evoluzione naturale del nostro modo di interpretare il prodotto».

Sempre ad maiora - Caffo 1915 - foto Paolo Bini
photo: PB ©
Il valore della memoria industriale

Un aspetto centrale dell’opera, sottolineato dall’editore Florindo Rubbettino, è il concetto di “pedagogia civile” applicata all’impresa. Raccontare la storia di marchi come Mangilli o dei primi distillati all’anice Caffo, significa documentare un’eredità industriale che è, a tutti gli effetti, un patrimonio culturale: «Il libro narra una storia che dimostra come non sia sempre necessario andarsene dal Sud per costruire qualcosa di importante: si può restare e fare, valorizzando il territorio. Raccontare esperienze come questa significa dare voce a un’Italia che funziona, che crea valore e che rende orgoglioso il Paese nel mondo»

In un’epoca dominata da trend passeggeri, l’approccio di Bigano ci suggerisce ancora una volta di quanto il futuro degli spirits risieda nella consapevolezza del passato. Il volume diventa quindi uno strumento utile per gli appassionati e i professionisti per riscoprire “il passato”come eravamo” e per comprendere come la tradizione possa diventare un “motore di sviluppo” se proiettata nel futuro con coerenza.

Sempre ad maiora - Caffo 1915 - foto Paolo Bini
photo: PB ©

Per chi, come noi di Spirito Italiano, osserva quotidianamente l’evoluzione del comparto, “Semper ad maiora” rappresenta un punto fermo: la conferma che la nostra storia liquida ha ancora tante pagine da scrivere.


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fonte: Uff stampa Gruppo Caffo 1915 – foto: Paolo Bini
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