La Vernaccia di S. Gimignano celebra 750 anni. Regina ribelle e sensuale fra identità e moderni compromessi. Le top 12
«Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta,
Bonagiunta da Lucca; e quella faccia
di là da lui più che l’altre trapunta
ebbe la santa chiesa in le se braccia:
dal Torso fu, e purga per digiuno
l’anguille di Bolsena e la vernaccia»
[si legge, più o meno, in: 5 minuti]
Se amate il vino, l’incipit non vi sovverrà sconosciuto. Da tempo a San Gimignano si cita Dante Alighieri per stabilire una antica connessione temporale per questa Regina bionda di Toscana che, da qualche anno – lo dicono loro – pare diventata pure “ribelle” e di un “ribelle” che comunque ci piace e ci convince.
Eravamo agli inizi del XIV° secolo (e nel XXIV canto del Purgatorio), ma il Sommo aveva già avuto modo di passare da queste parti (come ambasciatore guelfo fiorentino) ed evidentemente conoscerne anche il vino.
Un vino che, per quanto ne sappiamo oggi, aveva già un nome, veniva già commercializzato e pure tassato. Lo dimostrano gli archivi e i registri delle gabelle dell’epoca ove fu riportata anche la voce “salma vini de vernaccia ad mulum, soldi 3”.
Correva l’A.D. 1276, un anno speciale e non tanto perché coincise con il primo conclave della storia e l’elezione di Papa Giovanni XXI, quanto perché (banalmente) a oggi sono passati esattamente 750 anni da allora.

Narratori di ogni tempo
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San Gimignano non poteva non giocare su quest’anniversario a cifra tonda e, pur non tralasciando mai il vanto di essere stata riconosciuta come prima DOC d’Italia – è cifra tonda pure questa: 60 anni, dal 1966 -, ha voluto dedicare le sue giornate di fine maggio a raccontarsi principalmente attraverso i narratori più importanti della sua storia.
Dai versi di Cecco Angiolieri ai complimenti dell’epico bottigliere di Papa Paolo III Farnese Sante Lancerio che la comprò declamandola: «…è una perfetta bevanda da Signori, et è gran peccato che questo luogo non ne faccia assai…», e ancora Giorgio Vasari, artista e storico impareggiabile del rinascimento «Questi sono San Gimignano e Colle: terre grosse e principali ed il fiume, che vi ho finto, lo fo pel’Elsa; e quel satiro giovane, che ha accanto, beve la vernaccia di quel luogo».
L’elenco di chi nei secoli l’ha conosciuta, apprezzata e narrata è davvero vasto, e qui non riteniamo serva citarne altri ancora se non far giusto un riferimento al grande Mario Soldati che nel suo “Vino al vino” ebbe a definire questi luoghi come una vera e propria “isola interna”, un “unicum” dei territori che danno vita a un “unicum” dei vini: la Vernaccia di San Gimignano, il cui gusto stupisce perché in Italia non esiste niente di simile: profumato, sapido, liscio e seducente.

Seducente, già… Oltre la narrazione – fra l’altro protagonista di un interessante approfondimento culturale organizzato dal consorzio, ben condotto da Filippo Bartolotta e riservato alla stampa – la domanda che ci poniamo un po’ tutti quando oggi degustiamo Vernaccia riguarda proprio la seduzione di questo vino.
Nelle giornate del Regina Ribelle VdSG Wine Fest, oltre all’accoglienza del grande pubblico fra queste mura e torri inimitabili, si dedica tradizionalmente una giornata intera alla presentazione e assaggio delle nuove annate in prossima immissione o appena immesse sul mercato.
Ci veniamo ogni anno e fra le prime domande che sempre ci poniamo appena ce la versano nel calice, c’è proprio quella sull’attrattiva, sulla seduzione, sulla spinta eno-erotica che la Vernaccia può provocarti sulle papille dopo averti ammaliato brillante alla vista. La scintilla alchemica può “scoccare” istintiva: se accade ti pervade i sensi e ti inebria visceralmente, altrimenti è anonimato puro e senza voglia di tornarci sopra.

La Ribelle del compromesso
La “Regina ribelle” di Toscana è così e, forse, un miglior aggettivo di questo il Consorzio di tutela non poteva trovare. Femmina, fino in fondo, che sa giocarsi le sue prerogative con qualità e astuzia e che in questi ultimi anni pare, più o meno, aver trovato la strada giusta del compromesso fra l’appeal sensoriale d’impatto e quella del contenuto, se voler essere considerata una “principessa” giovane e fresca o una “regina” che sa amministrare con saggezza nel tempo, oppure… tutt’e due.
Nel momento in cui alcuni mercati iniziano ad arricciare il naso sulla parola “longevità” e a recepire meglio i termini come “prontezza” e “immediatezza”, la Vernaccia-che-tutto-sa-fare (qualcosa magistralmente, qualcosa in prossimo divenire) ha dovuto rimodularsi con intelligenza, immediatezza e caparbietà. Lo abbiamo percepito benissimo alla prova del calice.
Chi ama questo vino, non può non decantarne le peculiarità tattili, quel corpo sinuoso in bocca che, se gestito con la giusta acidità, non regalerà mai un bouquet ruffiano e immediato, ma saprà conquistarti con nitide e composte sfumature aromatiche signorili e una persistenza sapida e carnosa fra le più eleganti in assoluto (anno dopo anno in bottiglia).

La gente però ha sete e sete subito, quella sete che non sa attendere il perfetto equilibrio da affinamento, quella sete che sa anche di ricordo appena vissuto di un’esperienza in vigna, nel borgo o in giro per una regione. Quella sete da placare al volo, sul posto, o magari immediatamente al ritorno a casa, con delle bottiglie spedite e da aprire con golosità.
È proprio qui che la Regina di “storica memoria” può andare in crisi, perché è fra quei vini che dovremmo attendere, non tantissimo, ma un pochino sì. Ecco che molte delle cantine si sono negli anni allineate su una soddisfacente qualità di insieme, ma anche su prodotti che di frequente sorprendono per divario sensoriale in assaggio: una versione Riserva molto più rispettosa della tipicità e una Vernaccia annata ben più pronta alla beva e talvolta non proprio avvicinabile a quell'”unicum” tanto caro a Mario Soldati.
Un “compromesso per il mercato” – quasi obbligato visti i tempi – che non convince tutti, ma che con questi chiardiluna va comunque compreso e accettato per come è. Questo non toglie il fatto che siano svariate le aziende che imbottigliano un vino “compromesso del territorio“, la giusta via fra identitario e ammiccante, non di tipologia Riserva, ma giocato su una maggior permanenza in bottiglia o su una selezione accurata in vigna. Ecco, in questo caso i risultati ci sono parsi ottimi.

La festa
Il Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest 2026 ha colorato il borgo per quattro giorni, con l’epilogo nel weekend che ha accolto oltre 850 winelover fra i banchi delle aziende del territorio che hanno preso parte all’evento per le vie del centro storico. Ad arricchire il cartellone, anche focus e masterclass di approfondimento negli spazi urbani, tra Piazza del Duomo, Piazza della Cisterna e la Rocca di Montestaffoli valorizzati dalle opere dello scultore Stefano Bombardieri, proposte in sinergia con la Galleria d’Arte isculpture.
Nei due giorni antecedenti, il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio si è messo alla prova, per la prima volta, con l’organizzazione dell’evento riservato alla stampa internazionale. L’ospitalità di San Gimignano è stata – diciamolo pure – esemplare: degustazioni tecniche nel primo giorno e tour organizzati presso le aziende nel secondo giorno concluso con una cena di gala, emozionante e d’impatto, allestita in Piazza Duomo e curata dallo chef Nicola Gronchi del Ristorante Romano di Viareggio (LU), una stella Michelin.
Su questa edizione 2026 ha voluto naturalmente esprimersi anche il Presidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano Manrico Biagini: «Porta con sé un’emozione speciale, quella di chi si trova a festeggiare due traguardi che appartengono alla storia del vino italiano e non solo della nostra denominazione. 750 anni di Vernaccia di San Gimignano e 60 anni come prima DOC italiana non sono numeri: sono la radice da cui tutto è partito, e che ogni anno ci ricorda perché vale la pena fare bene questo lavoro. Vedere giornalisti e appassionati riempire le piazze di San Gimignano, condividere un calice di Vernaccia di San Gimignano con la stessa curiosità e la stessa passione di chi la produce, è il modo più bello di celebrare questo anniversario. Regina Ribelle è diventata la casa di questo vino: un appuntamento dove il passato non è nostalgia, ma energia per andare avanti».

I numeri
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Ci è sembrato funzionare tutto, anche il meteo che, dopo qualche capriccio, ha deciso di lasciare l’ultima serata serena per celebrare questa Regina ribelle come si doveva. Chissà se sono stati capricci o motivi estremamente sensati quelli dei non pochi produttori che hanno deciso di non aderire alla manifestazione. Dai 35 dello scorso anno siamo passati a 25, quasi il 30% in meno e poco più del 30% dei totale soci consortili: sono numeri che fanno fortemente riflettere, ma non ci interessa addentrarci adesso sui reali motivi.
Non siamo certamente noi quelli che “puntano l’indice” contro chi non ha aderito o viceversa, noi facciamo altro e già non è semplice fare bene il nostro, figuriamoci se abbiamo la tracotanza di uscire dal nostro seminato e dare consigli/suggerimenti pubblicamente via web.
Possiamo avere un’idea, possiamo cercare la notizia o la curiosità, ma il rispetto viene prima di tutto. Anche nelle recensioni e nella selezione dei migliori vini, il nostro lavoro rimane rispettoso e deontologico. Poi potremo anche sbagliare, ma la scelta delle migliori etichette viene fatta dopo un’attenta valutazione, non a priori, e sempre per valorizzare qualcuno, non certamente per screditarne altri. Le nostre recensioni non sono certamente le garette che si fanno sui social per guadagnare like facendo votare i lettori per le aziende preferite.

La “ribelle” (fuori e dentro) si vestiva in anteprima prevalentemente con le “collezioni” 2025 e 2024 (vedi grafico), con la più recente un po’ meno feconda della precedente (3.851.717 litri) ma (almeno potenzialmente) più completa visto il complessivo andamento stagionale che la prometteva un po’ meno “verticale” e maggiormente bilanciata. Questo, chi beve bene vino lo sa, spesso significa tutto e niente: al netto ci sono l’esatta localizzazione delle vigne, le scelte agronomiche, le pratiche enologiche e l’approccio stilistico del produttore.
Capite bene (anche per quanto premesso più sopra) che 54 campioni da valutare non sono esaustivi per inquadrare una denominazione al 100%. Detto ciò, le spigolosità trasmesse dalla stagione 2024 si sono trasformate in succo altamente promettente nei Riserva e più aggraziato dopo un anno di affinamento nella versione base, per chi ha voluto e potuto attendere.
Sono stati davvero pochi i campioni ‘24 che non ci hanno mostrato eleganza, sebbene tirando le somme, nel nostro gotha non ne siano arrivati poi così in tanti. Per le Vernaccia dSG 2025, invece, abbiamo riscontrato alti e bassi, qualcuna ci ha fatto letteralmente innamorare, altre ci hanno lasciato quasi indifferenti. Perché? Le motivazioni sono plurime e le abbiamo espresse ampiamente, più sopra.

Le valutazioni
Sapete che, per aggiungere quel “pizzico” di interesse in più alle nostre valutazioni, dopo aver assaggiato tutto selezioniamo solo il meglio (quest’anno abbiamo fatto “12”) e riportando nei “top” soltanto un’etichetta per azienda.
Fra questi, ci sono poi i “clamorosi”, i “totally over the top“: i 3 vini davvero emozionanti. Ci sembra giusto poi, ogni anno, riconoscere una “menzione speciale” a un’etichetta (una sorta di “premio della critica” pur se non entrata nei primissimi) e premiare la cantina con la “miglior combo”, quella che ha messo sul tavolo la miglior selezione complessiva.
Non è la solita frase di circostanza dire che non è stato affatto semplice assegnare quest’anno il premio complessivo – spoileriamo: se la sono giocata in 3 – Visto però la soprendente performance (quasi inattesa di questo livello) e il fatto che le altre 2 aziende compaiono già nella nostra “hall of fame” dell’ultimo lustro, abbiamo voluto assegnare il nostro “riconoscimento alla qualità (miglior combo)” a Cappellasantandrea.
La cantina di Località Casale ha saputo entusiasmarci con la profumata e lunga sapidità del suo Clara Stella 2025 (inserito in elenco), ma ci ha impressionato anche con la ricchezza persistente e pepata, di espressività balsamica, del Prima luce ’24 (giusto un po’ caldo sul finale) e con il Ris. Rialto 2024, ampio, dall’avvio terziario con piacevoli ritorni di macchia mediterranea e finale lievemente prosciugante ma di sostanza con tipici ritorni floreali, di frutta secca e lievi note ossidative.

Anche per decidere i 3 “clamorosi” non è stato semplice. Alla fine, ci è sembrato giusto premiare come miglior 2025 l’appagante piacevolezza identitaria, tangibile e indiscutibile di Vagnoni e la maestria emblematica di Casa Lucii che, ancora una volta, concentra nel Mareterra 2021 (ripetiamo: 2021) tutta la soave complessità e personalità di un vino fatto dall’unione di uva, terra e mani.
Nel trittico, tanto per cambiare, Il Colombaio di Santa Chiara. Abbiamo scelto Albereta 2023, di equilibrio esemplare, un magistrale riferimento per il compromesso fra carattere ed eleganza. Il loro Selvabianca 2025 ci ha comunque impressionato molto, ma (come detto sopra) nel ranking non ripetiamo aziende.
Avrebbe meritato il podio anche Clamys 2024 di Cesani, sempre straordinario nella sua sapidità e nei suoi ampi lunghi riverberi aromatici che sanno di vero, di sincero, di estremamente buono e puro. È tornata poi a darci davvero ottime impressioni anche La Lastra: il suo Riserva 2024 ci ha impressionato per i guizzi freschi sul classico profilo avvolgente e minerale, tipico e territoriale senza compromessi. Un proporzionato e lungo rilascio di sensazioni che ha meritato la nostra “menzione speciale”.
A voi la nostra selezione di 12 Vernaccia di San Gimignano da non perdere nei prossimi mesi. Non abbiamo la pretesa di segnalare i migliori ma sicuramente abbiamo la certezza che siano vini super che vi consigliamo e che meriterebbero una recensione ben più valorizzante rispetto alla sintesi che, per immediatezza informativa (già siamo stati altamente prolissi…), proponiamo.
Non siamo la Bibbia del vino (come del resto non lo sono neppure gli altri, indipendentemente da come “ve la vendono”), ma come diciamo sempre, c’è una certezza: lavoriamo con piena libertà di giudizio e senza alcuna forma di condizionamento, con l’unico obbligo di rispettare il lavoro di tutti. Ce lo chiede la nostra deontologia, ce lo impone il nostro stile.
Vi ricordiamo ancora che in elenco compare un solo rappresentante per azienda. Escludere alcune eccellenze dello stesso produttore ci ha messo in difficoltà, ma crediamo soprattutto nel valore del gruppo oltre che in quello dei singoli. Un piccolo peccato di cui ci auto-perdoniamo a priori.

Super-12 Vernaccia di San Gimignano DOCG
da Regina Ribelle – VdSG Wine fest 2026
In ordine di tipologia, di gioventù e poi alfabetico per azienda
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| Vernaccia di San Gimignano DOCG 2025 Vagnoni Ricco, completo e mirabilmente concreto. L’impatto è nobilmente territoriale: la scorza di cedro incontra le erbe officinali e la brezza marina. Ventaglio piacevole all’olfatto, ma è al palato che esalta davvero con una marcia in più: ha sostanza, una spiccata sapidità salina e galoppa, galoppa nei secondi con una lunghezza pregevole. Una Vernaccia di assoluto spessore, quella di annata che più ci ha convinto. |
| Vernaccia di San Gimignano ris. DOCG L’Albereta 2023 Il Colombaio di Santa Chiara Non è una novità, è un prodotto eccellente, squisitamente territoriale e solleticante. Al naso è un bouquet inebriante di albicocca, sfalcio, erbe aromatiche, tiglio e mela stark. In bocca è semplicemente fantastico: il sorso è salato, bilanciato e gustoso, sfumato su ricordi di pepe bianco e frutta secca in una rincorsa progressiva, nobile e infinitamente appagante.. Chi è riuscito a portarlo in cantina, sa che il 2023 ha saputo dare anche questi risultati. |
| Vernaccia di San Gimignano ris. DOCG Mareterra 2021 Casa Lucii Arriva al naso soave ed evocativo di elicriso, menta, rosmarino e cera d’api. Grande personalità, stoffa e sostanza: al sorso è ancora vibrante, sorprendentemente fresco e ritma con continui richiami di anice stellato, scorza d’agrume, ginestra e mandorla pelata prima di scivolare su un finale di erbe officinali di irresistibile piacevolezza. Una Vernaccia generosa ed esuberante, a cinque anni dalla vendemmia… scusate se è poco. |
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| Vernaccia di San Gimignano DOCG Clara Stella 2025 Cappellasantandrea Carattere verace, sapido e dalla splendida spinta verticale: l’avvio olfattivo è tutto giocato sui ricordi di limone, kiwi, ananas e fiori di sambuco completato da nitidi ricordi di erbe. La beva fa la differenza: piacevolissima, agile e scattante: non punta su un’ampiezza smisurata, ma conquista con un finale gustoso, lungamente salino, con rientri di pera, cedro e ginger e di impeccabile pulizia tattile. |
| Vernaccia di San Gimignano DOCG Madreterra 2025 Collemucioli Brillante, dai tratti olfattivi che conquistano: fiori gialli, albicocca fresca, mela verde e una energizzante brezza marina. In bocca emergono i ricordi di Granny smith in una scia salina ed energica. Un liquido consistente, succoso e lunghissimo: pur senza una spinta orizzontale e ampia, si rivela un sorso gustosissimo. Assoluto nel suo rigore e nella sua bellissima gestione dell’acidità. |
| Vernaccia di San Gimignano DOCG 2025 Tenuta Le Calcinaie Fiori delicati, zampilli di arancia e cenni balsamici aprono a una frutta tropicale misurata e costante. In bocca si amplia con aromi di erbe aromatiche e mostra uno stile impeccabile: personalità e sostanza, sostenute da un’egregia pulizia e vivacità. Incalza con il suo corpo nei secondi, di nobile lunghezza e caldo abbraccio conclusivo. |
| Vernaccia di San Gimignano DOCG Clamys 2024 Cesani Affascinante nel suo denso e luminoso paglierino, si apre al naso su ricche note di arancia, camomilla e finocchietto selvatico. Lo spettro olfattivo è ampio e avvolgente, soffi balsamici si uniscono ai ricordi del mare e della pesca gialla in confettura. La freschezza non è il suo forte in bocca, ma compensa con una sapidità che incanta. Un sorso lungo, largo, che riempie il palato con calore, sostanza e una scia miscellanea fruttata da sogno. Fra i migliori assaggiati in anteprima, tanto per cambiare… |
| Vernaccia di San Gimignano ris. DOCG 2024 La Lastra Luminoso all’occhio, si svela con godilbilissima intensità tra marmellata di limone, pietra bagnata, rosmarino e tè. In bocca pulsa fresco e territoriale: come al solito regala un sorso signorile, dalla beva compulsiva e trascinante, più di sempre. Menzione speciale per la chiusura: finale di mandarino, pappa reale e caramella d’orzo. Una Vernaccia di altissimo rango, sapida e persistente, irrequieta e già godibile. Con qualche secondo in più sarebbe di sopra, ma merita la nostra “menzione speciale”. |
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| Vernaccia di San Gimignano DOCG 2025 Tenuta Sovestro Grande sinergia fresco-sapida che spinge il sapore nei secondi. Pochi fronzoli nel bicchiere: tanto cedro, zagara e fiori bianchi di rosa e biancospino. A sorprendere sono la profonda nota minerale e la salinità che allunga il sorso. Non sarà ampio o sostenzioso, ma è un vino concreto, lungo e davvero buono, estremamente duttile per l’accoglienza o per l’abbinamento a preparazioni mediamente delicate. |
| Vernaccia di San Gimignano DOCG Vigna del Sole 2025 Pietraserena Parte ammaliante, vuole inebriarti con i suoi profumi mentolati e accosta il fiore di tiglio alla freschezza della susina golden e della pesca gialla. Al palato è sapido, piccante, lievemente caldo ma di ottima progressione con finale che insiste a lungo su note di cedro candito. Una versione esuberante, tenta la seduzione al primo respiro, non sarà l’emblema del territorio ma resta dentro i confini e il suo frutto sincero tiene bene il tempo. |
| Vernaccia di San Gimignano ris. DOCG Fiora 2024 Fornacelle Arancia bionda ed erba limoncina tracciano l’incipit di questo riserva già godibile grazie a un bilanciamento già raggiunto, una speziatura integrata, arricchimenti aromatici di mimosa e senape e a una tendenziale morbidezza al palato. Timo e cardamomo solleticano le papille su cui si adagia delicato e saporito. Non sarà il simbolo della raffinatezza assoluta, ma è l’emblema della materialità, della sincera espressione di questa terra, spendibilissimo ed estremamente versatile per la tavola |
| Vernaccia di San Gimignano ris. DOCG Crocus 2023 Casa alle Vacche Luminoso dalle nuance dorate con un profilo ricco e sostanzioso di pesca, ginestra e fiori appassiti. Al palato è estremamente sapido, con uno svolgimento godibile che sfocia in un finale di arancia navel, noce moscata e vibrante freschezza. Una Vernaccia 2023 ancora scalpitante, di ottima prospettiva e ancora tutta da godere. Potrebbe diventare strepitosa fra qualche anno. |
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Riconoscimento alla qualità (miglior “combo”): Cappellasantandrea
Menzione speciale: La Lastra (VdSg ris. 2024)
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Archivi
Lo storico dei riconoscimenti di SI.net negli ultimi 5 anni di Anteprima Vernaccia di San Gimignano
Riconoscimento alla qualità (miglior “combo”)
- 2026: Cappellasantandrea
- 2025: Vagnoni
- 2024: Il Colombaio di Santa Chiara
- 2023: Il Palagione
- 2022: Cesani
Trittici da sogno + Menzione speciale
- 2025:
- VdSG 2025 Vagnoni
- VdSG ris. L’Albereta 2023 Il Colombaio di Santa Chiara
- VdSG ris Mareterra 2021 Casa Lucii
- Menzione:
La Lastra (VdSg ris. 2024)
- 2025:
- VdSG Hydra 2024 Il Palagione
- VdSG Clamys 2023 Cesani
- VdSG ris Mareterra 2020 Casa Lucii
- Menzione:
Il Colombaio di Santa Chiara (VdSG ris L’Albereta 2022)
- 2024:
- VdSG 2023 Cesani
- VdSG Selvabianca 2023 Il Colombaio di Santa Chiara
- VdSG ris I Mocali 2021 Vagnoni
- Menzione:
Il Palagione (VdSG Hydra 2023)
- 2023:
- VdSG ris La Ginestra 2021 Signano
- VdSG ris L’Albereta 2020 Il Colombaio di Santa Chiara
- VdSG ris Signorina Vittoria 2019 Tollena
- Menzione:
San Benedetto (VdSG ris 2020)
- 2022:
- VdSG Isola Bianca 2021 Teruzzi
- VdSG Selvabianca 2021 Il Colombaio di Santa Chiara
- VdSG ris Sanice 2019 Cesani
- Menzione:
Tollena (VdSG ris Signorina Vittoria 2018)

foto: paolo Bini © – fonte: Consorzio del vino Vernaccia di San Gimignano
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