Export: si resiste al (dis)ordine

Federvini: il (dis)ordine globale fa soffrire l’export. Per fortuna che il brand Italia funziona e tiene bene la GDO interna.


Il mondo del beverage italiano – ormai è stato detto e ridetto – si trova oggi a navigare in un “virtuale” mare aperto, caratterizzato da correnti geopolitiche imprevedibili e repentini mutamenti socio-economici.


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Tra lo spettro dei dazi internazionali, l’inflazione persistente e l’evoluzione generazionale dei consumi, il settore dei vini e delle bevande spiritose sta affrontando una vera e propria prova di maturità. Produrre eccellenza è la condizione necessaria e non sufficiente, serve saperla difendere e promuovere in un contesto globale inedito per complessità e velocità di cambiamento.

In questo scenario, la capacità di adattamento del “Made in Italy” sa emergere ancora come il vero valore aggiunto. Se da un lato i canali tradizionali e i mercati storici mostrano i segni fisiologici di un rallentamento globale, dall’altro si assiste a una sorprendente vitalità di segmenti specifici, capaci di intercettare i nuovi trend di consumo.

Federvini, Assemblea generale 2026
ph. courtesy Federvini

È quanto è emerso anche ieri nel corso dell’Assemblea Generale 2026 di Federvini a Roma – aperta dal Presidente Giacomo Ponti alla presenza dei Ministri Tajani e Lollobrigida, e del Viceministro Valentini – che ha offerto l’ennesimo spunto per analizzare lo stato di salute del comparto, con luci e ombre che meritano la solita attenta riflessione.

Lo scenario macroeconomico del (dis)ordine

Non ha usato giri di parole il Presidente Federvini, Giacomo Ponti, tiranto le somme degli ultimi 15 mesi, fortemente condizionati dalle tensioni commerciali:

«Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti. Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-USA si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione. Guardiamo al futuro con fiducia: siamo portatori di un valore strategico – economico, culturale, identitario – che nessun dazio può intaccare»

Dati export - fonte Federvini
ph. courtesy Federvini
Mercato interno: la GDO premia gli spirits, tengono le bollicine

Secondo i dati dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma, il primo trimestre 2026 nella GDO italiana mostra andamenti divergenti. Se il vino registra una lieve flessione a volume (-1%) ma cresce a valore (+2,2%) – grazie all’inarrestabile corsa degli spumanti (+8,7%) –, sono gli spirits a mettere a segno il rimbalzo più significativo, con un robusto +2,9% a volume.

A trainare il comparto dei superalcolici nel carrello della spesa sono soprattutto gli aperitivi alcolici e i sodati, segnale di una “premiumization” domestica del momento dell’aperitivo. Continua inoltre il trend positivo del Gin, mentre la Grappa fa registrare una performance ancora con il segno meno.

I consumi “fuori casa”: il fattore “fascia alta”, il trend e il brand

I dati per il fuori casa mostrano un mercato complessivo che ha chiuso l’anno precedente a quota 102 miliardi di euro. Tuttavia, l’inflazione e il divario tra retribuzioni e costo della vita pesano sulle scelte dei consumatori nella ristorazione media e bassa: solo il 25% dei frequentatori di ristoranti di fascia media ordina abitualmente vino o amari, quota che crolla all’11% nei locali low-cost. Al contrario, la ristorazione di fascia alta non conosce crisi: qui il 55% degli avventori consuma regolarmente vino, bollicine o dopo pasto, confermando che la scelta di una proposta beverage di livello influisce per il 67% sulla percezione dell’intera esperienza gastronomica.

Infine, si affacciano all’orizzonte i gusti delle nuove generazioni. Tra i giovani (18-24 anni) cresce l’interesse verso proposte alternative come i vini biologici e naturali (graditi dal 53%), e si muovono i primi passi verso i prodotti low&no. Tendenze che non scalzano il prodotto tradizionale, ma che impongono alle aziende la necessità di sperimentare nuovi linguaggi.

Spirito Italiano export,federvini
fonte: Federvini

Se il comparto vinicolo internazionale soffre una contrazione generalizzata sui 12 mercati di riferimento (-17,1% in valore, con picchi del -38,9% negli USA), l’export di spirits si muove in netta controtendenza. Nei primi mesi dell’anno, i distillati e i liquori italiani hanno registrato una variazione decisamente positiva (+5,8%), trainata principalmente dalle ottime performance sui mercati di Spagna e Regno Unito.

Un focus specifico sui consumatori statunitensi svela inoltre una straordinaria fedeltà al brand Italia. Nonostante la stragrande maggioranza degli acquirenti americani abbia percepito l’aumento dei prezzi legato ai dazi, meno del 10% ha deciso di sostituire il prodotto italiano. Il driver principale resta l’altissima qualità percepita, associata in modo quasi paritetico sia ai nostri vini (47%) sia ai nostri spirits (48%).

Spirito Italiano export,federvini
fonte: Federvini
Cosa ne pensiamo? Serve “democratizzare” l’eccellenza

Cosa ne pensiamo? I dati presentati da Federvini non fanno altro che rinnovare la riflessione profonda sul posizionamento strategico del nostro comparto beverage. Il dato più confortante riguarda la straordinaria tenuta degli spirits (anche se non sulla Grappa). In un momento di oggettiva difficoltà per il vino sui mercati esteri, l’incremento del 5,8% dell’export di spiriti e la crescita sfidante in GDO dimostrano che il mondo della distillazione e della liquoristica italiana ha ormai raggiunto una maturità internazionale strutturata.

Il consumatore globale non vede più l’Italia solo come la terra del grande vigneto, ma ne riconosce l’eccellenza e lo stile anche attraverso la cultura dell’aperitivo, i premium gin e la tradizione degli amari. La straordinaria fedeltà del consumatore americano, disposto a digerire i rincari pur di non rinunciare allo spirito italiano, è la prova regina che la qualità reale vince sempre sulla convenienza del prezzo.

Non si possono ignorare i campanelli d’allarme che arrivano dal mercato interno del fuori casa. La polarizzazione dei consumi all’interno della ristorazione si lega a una demografia dei consumi legata sempre più al potere d’acquisto.

Se bere bene diventa un lusso accessibile solo a pochi frequentatori della ristorazione fine dining, il settore rischia di perdere la sua storica base di consumo quotidiano e conviviale. La sfida per il futuro immediato, anche alla luce dell’interesse dei giovani verso il mondo dei naturali e dei prodotti a bassa gradazione, sarà quella di saper democratizzare l’eccellenza: intercettare le nuove generazioni con formati, linguaggi e prodotti flessibili, senza mai scendere a compromessi sull’identità e sul valore culturale che i nostri prodotti rappresentano nel mondo.


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fonte: Federvini
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