bon ton enoturistico (e spiritoso)

Le buone maniere dell’enoturista, cosa (possibilmente) non fare durante una visita in azienda…

FATELO CON STILE


Con l’arrivo del nuovo anno si avvicina anche la primavera e aumentano le occasioni di visitare paesi e cantine. Siamo proprio sicuri di conoscere un minimo di codice comportamentale per certe occasioni?


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Senza voler essere troppo pignoli, troviamo interessante ricordarvi un po’ di quelle best practice da seguire quando capita di entrare nei luoghi del vino, che siano “templi” o piccole realtà a conduzione familiare.

Tutto ciò è reso ancor più appetibile se a dircelo è una “signora del vino” come Antonella D’Isanto che ha vissuto numerose esperienze “dalla parte del produttore” (dall’altra parte). La rubrica di Antonella torna finalmente con noi, dopo qualche mese di attesa, sempre per guidarci a… farlo (perfettamente) con stile. Buona lettura [ndr].


bon ton enoturistico

Degustazioni in cantina: bon ton spiritoso per inesperti enoturisti
– parte prima –

«L’eleganza non nasce da ciò che porti ma da come ti comporti»
(A. D’Isanto)


Sono diversi anni che l’enoturismo e il turismo gastronomico si sono diffusi; sono segmenti di mercato in continua crescita, con un pubblico sempre più ampio e variegato che organizza il proprio tempo libero con visite nelle aziende agricole. La ritrovata passione per la natura, luoghi ameni lontano dal turismo di massa, inducono molte persone a fare scelte mirate: visitare le cantine, fare una degustazione di vini. Un’esperienza che dovrà essere gestita con garbo e buone maniere.


foto: L. Chandler

Il galateo negli wine tour

Non vi sembri strano, e senza offesa per nessuno, ma durante gli wine tour ci sono alcuni comportamenti e regole da rispettare; spesso la visita ad una azienda agricola significa anche entrare anche nello spazio privato del produttore, che magari alloggia lì. Mi permetto pertanto qualche raccomandazione per rendere garbata e piacevole l’esperienza. I miei suggerimenti saranno corroborati anche da piccoli aneddoti di esperienze dirette, con “avventori” in visita alla nostra cantina. 

Scinderemo l’argomento in due sessioni, nella prima si farà un piccolo ripasso di buone maniere, cosa fare e cosa non fare, nella seconda parleremo del galateo delle degustazioni


foto: Mylene

Trucchi per visitare una cantina Docg Doc e Igt senza segreti

Preliminarmente, precisiamo che se avete scelto l’itinerario per conoscere appositamente una regione, una particolare area produttiva o una tipologia di vino, sarebbe opportuno documentarsi bene prima di partire: studiate la zona, le aziende, i vini. Il web e i social in questo senso aiutano tantissimo, questo vi permetterà di affrontare l’esperienza enoica con consapevolezza e farete sicuramente felici i produttori che vi ospiteranno.

Ogni cantina ha la propria interpretazione del territorio, caratteristiche uniche che derivano dalla propria storia, dal vignaiolo, dall’idea del “suo vino”. Lo stesso terroir nel calice ha una connotazione unica, dipende da come si coltiva la vite, dal sistema di allevamento, da come viene gestita l’uva durante la maturazione, dal tipo di vendemmia, dalla resa delle uve sulla pianta.

Per visitare una cantina non vi si chiederà certamente di conoscere le oltre quattrocento DOP del nostro Paese, o i quasi 120 IGP fra cui si annoverano comunque prodotti di straordinaria qualità se ad esempio pensiamo – perdonatemi il non celato orgoglio – ai Supertuscan, che furono precursori di un nuovo concetto di vino rosso, fuori dall’ambito dei disciplinari a Origine Controllata.

Le zone di produzione nel nostro Paese sono tantissime e una maggior conoscenza vi permetterà di comprendere meglio la filosofia aziendale, il vino che degusterete. Con un piccolo sforzo entrerete nel meraviglioso mondo della produzione del vino, apprezzando compiutamente il liquido contenuto nel calice (frutto di grande lavoro e passione) e le vostre domande faranno felice il vostro anfitrione. Non dimenticate che per il produttore il vino è la “sua creatura” e “ogni scarrafone è bell‘a mamma soja“.


foto: Petra

Non si dice “piacere!”

Pur non essendoci regole specifiche di comportamento, non dovranno essere sicuramente sottovalutate la cortesia, il garbo, la gentilezza – per capirsi: la buona educazione di chi va in casa d’altri – quindi all’arrivo niente schiamazzi per esternare la felicità della gita, basterà dire: «permesso?», un saluto, un sorriso caloroso all’ingresso saranno graditi. 

Da noi è in uso, al momento delle presentazioni, un termine che il galateo sconsiglia a priori: il difusissimo “piacere!”. Lo si dovrebbe usare al momento giusto, che non è sicuramente quando incontriamo la persona, non si può sapere se questa conoscenza sarà più o meno piacevole. Alle presentazioni porgete la mano, un sorriso cordiale, un cenno del capo, dite il vostro nome.

Quando ci si accomiata, magari, potrete usare in modo garbato e consapevole il termine “piacere”, se è stato un piacere l’incontro e il tempo passato insieme.

Gli occhiali da sole si devono togliere sempre quando vi presentano qualcuno, non farlo è un gesto scortese, gli occhi vanno sempre mostrati.

Le buone maniere vietano categoricamente le mani in tasca, in qualsiasi circostanza. Pertanto anche se siete in vacanza, evitate questo atteggiamento troppo disinvolto.


foto: S. Robben


E con il fedele amico peloso?

Spesso nelle coloniche ci potrebbe essere un cane, se non siete abituati ai cani, non reagite con urla o fughe, potreste spaventarlo e farlo reagire con aggressività. A questo proposito ricordo Bacco, il nostro indomito jack russell, che amava correre dietro una pallina che io gli rubavo, poi una corsetta e gliela lanciavo. Una nostra ospite, statunitense – forse impaurita dalla mole del cane… !?! – cominciò a urlare scappando… ma Bacco le corse subito dietro, sperando felice nel lancio della sua palla.

Anche se amanti dei cani e abituati alla loro presenza, alcuni comportamenti possono essere fraintesi, soprattutto se il cane è pauroso. E’ importante sapere cosa fare prima di accarezzarlo, quindi avvicinatevi con tranquillità, chiedete sempre al proprietario se potete accarezzarlo; se la risposta è affermativa, allora abbassatevi in modo da non avere una posizione sovrastante, considerata minacciosa dall’animale, e chiamate per nome il cane che potrà così decidere autonomamente se avvicinarsi o meno.

Se il cane si avvicina e non manifesta atteggiamenti minacciosi, prima di accarezzarlo fategli annusare la mano, poi accarezzatelo sul basso collo. Le carezze a mano aperta sulla testa possono essere per noi un gesto di affetto, per il cane no. Per lui sono un segno di dominanza e non tutti i pelosi lo apprezzano, a meno che il gesto non venga dal suo padrone con il quale ha un rapporto diverso.

Se proprio volete toccare il cane, ripeto meglio sulla gola. Se il cane tende ad indietreggiare desistete, è bene lasciarlo fare e non avvicinarsi. Noi avevamo Eno, uno splendido pastore maremmano, una montagna di pelo bianco nel quale era piacevole tuffarci la mano, che però non amava farsi toccare da estranei, aveva un diritto di prossimità molto allargato, pena un inquietante ripetuto mugolio.

Raccomandazione finale, non date bocconcini ai cani; molti proprietari educano i loro cani a non accettare cibo da altri, a non chiedere cibo, quindi non vanificate l’educazione del cane.


foto: ADI ©

Cosa mi metto?

In genere nelle cantine più strutturate troverete del personale addetto all’accoglienza, in altre il titolare o qualcuno della sua famiglia che vi accompagneranno durante la visita. Se questa prevede anche un giro in vigna fate due importanti considerazioni: il clima e il terreno.

  • dalla vigna alla cantina le temperature possono cambiare quindi, a seconda della stagione, prevedete abbigliamento comodo, a strati, cosiddetto a cipolla, in modo da poter togliere o aggiungere.
  • per accedere ai vigneti generalmente si attraversano sentieri terrosi, con sassi, se ha piovuto sono fangosi, a volte in declivio, quindi munitevi di scarpe dalla suola dura e antiscivolo. Vi potrà sembrare una raccomandazione superflua ma il tacco 12 non è la scarpa ideale.
    Non pensatemi esagerata, mi è successo e vi pubblico anche la foto: ho avuto una visitatrice italiana con décolleté rosso e tacco alto! Il massimo è stato raggiunto da una statunitense con sandalo leopardato con tanto di zeppa e piume di struzzo sulla tomaia. Queste shoes hanno inquietato Kira, il nostro pastore tedesco con sviluppata tendenza alla caccia di uccelli – sigh!
  • Alle signore consiglio i pantaloni, da bandire sicuramente le gonne lunghe, specialmente se previsto il giro in vigneto. Come si diceva il terreno è spesso in declivio, le gonne lunghe strusciano a terra nella discesa e fanno inciampare nella salita, rischiate una “boccata”! Una nostra visitatrice, con lunga e splendida gonna di lino bianco, ha sicuramente imparato dalla sua esperienza “sul campo”.

bon ton enoturistico
foto: ADI ©

Manovre dissuasive per fumatori incalliti

Ovviamente in cantina e in sala degustazione è categoricamente vietato fumare; aggiungo io anche nei luoghi attigui. Però, qualora foste un fumatore incallito, evitate di accendere la sigaretta prima della degustazione, vi rovinate il palato; se avete fumato, per esempio, in macchina, vi porterete addosso una sgradevole odore di fumo che mal si concilia con i sentori del vino.

Consiglio quindi di lavarsi almeno le mani, per evitare che il sentore di fumo durante la degustazione alteri i profumi del vino. Poi ricordate che il fumo peggiora l’equilibrio della papille gustative che consentono la percezione del gusto.


Profumo: accesso vietato

Un altro tema scottante è il profumo che dovrebbe essere bandito durante le degustazioni. Diceva M.lle Chanel che il profumo è l’accessorio basilare, indimenticabile, non visto, che preannuncia il tuo arrivo e prolunga la tua partenza. Ergo: il profumo resta nelle stanze del vino, inammissibile!

Si racconta che il grande produttore di Brunello e compianto Soldera, vietasse l’accesso in cantina alle persone con profumo. Lui amava asserire che un vino: «per il 95% si assaggia con il naso, al palato poi si cercano conferme». Pertanto è chiaro che il riconoscimento dei profumi rappresenta la fase più importante e difficoltosa della degustazione. Saponi e profumi troppo intensi, vestiti lavati con detersivi troppo forti, potrebbero interferire tra sentori odorosi e alterare la percezione degli aromi.

Il rossetto

Altro cosmetico incriminato è il rossetto; chi scrive, lo preciso, è una signora che non varca l’uscio di casa senza. Se si è solite usarlo è consigliabile non metterlo durante la degustazione, può alterare gli aromi del vino ma sicuramente lascia segni sui calici, difficili da rimuovere e tracce indelebili sui tovaglioli di stoffa. So per esperienza diretta chi si occupa del lavaggio scaglia qualche “imprecazione” e varie contumelie all’indirizzo della malcapitata!


foto: ADI ©

A questo punto siete pronti per allietare tutti i vostri sensi con il nettare di Bacco. La degustazione è il momento cruciale, chi vi ospita vi offre il frutto del suo lavoro. Da parte vostra qualche accortezza, lo stile e le buone maniere vi renderanno ospiti desiderabili, da parte mia vi aiuterò con qualche altro suggerimento, alla prossima puntata e… fatelo con stile!




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