L’Altra Toscana: obiettivo raggiunto

I vini dell’altra Toscana convincono, ma come poter degustare e apprezzare tutto? Evento bello, da ottimizzare. La nostra selezione.


L’ottimismo lungimirante di Francesco Mazzei, Presidente dell’associazione “L’Altra Toscana” aveva come obiettivo quello di dare spunti e incuriosire gli operatori del settore sulle cosiddette denominazioni “minori” della Toscana, ovvero areali certificati in tempi recenti oppure, nonostante la loro indiscussa e antica storicità, spesso messi in ombra da produzioni più blasonate e più famose.


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Il mancato ascolto – leggi “assaggio” – di vini così interessanti solo perchè meno celebri è una perdita culturale e commerciale: ringraziamo pertanto tutte le aziende partecipanti dell’invito alla lettura di territori bellissimi attraverso le loro bottiglie. Il raggruppare denominazioni dai disciplinari differenti tra loro rende purtroppo difficile provvedere a un’analisi dell’annata.

foto: LT ©

Impeccabile l’organizzazione di tutto l’evento e la professionalità del servizio preciso e puntuale dei sommelier FISAR. Erano 13 i Consorzi presenti a Firenze, 18 Denominazioni con oltre 350 etichette per una giornata davvero impegnativa a chiusura delle Anteprime di Toscana 2024.

In questi casi risulta sempre difficile capire cosa approfondire e a cosa – ahimé – rinunciare. Un gran peccato non riuscire ad assaggiare tutto e doversi spesso affidare all’istinto, a quella ispirazione estemporanea che provoca una serie di assaggi selvaggi ma di grandi soddisfazioni (e senza mancare la masterclass guidata da Daniele Cernilli sulla nuova menzione “vigna” della DOC Valdarno di Sopra).

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Evidenzio quindi il Consorzio Terre di Pisa per i suoi prodotti sempre di buonissima qualità, tutti spinti dall’eleganza della vena sapida che i suoli inevitabilmente trasmettono ai frutti, e il Valdarno di Sopra per l’entusiasmo prorompente e per il valore – in alcuni casi tradotto in prezzi non proprio economici – dei vini. Val d’Orcia e Grance Senesi rischiano di rimanere per sempre gregarie delle vicine Denominazioni ma se i produttori continueranno a lavorare così, tutti noi ne saremo più che contenti e ho trovato giusto dedicare loro un piccolo spazio, così come a Maremma Toscana.

Che dire di Carmignano? Anche se il numero di aziende è davvero limitato, varrebbe senza dubbio un evento dedicato, proprio per esaltarne tutti i dettagli così storici e importanti, esattamente come per Chianti Rufina che sta guadagnando sempre più importanza grazie anche alla selezione Terraelectae. Mi auguro nessuno si offenda se ci promettiamo di dar loro voce prossimamente e come meritano.

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Gli altri consorzi sono stati – ahimé – sacrificati dalle altre degustazioni: anche in questo caso auspico un raggruppamento quantomeno di Montecucco, Montescudaio e Suvereto. Si può così riassumere questa fantastica edizione di Anteprima l’Altra Toscana: tanto, troppo da degustare, analizzare, apprezzare.


Selezione dai consorzi di L’Altra Toscana

dal Consorzio Tutela vini della Maremma Toscana

Da sempre caratterizzata da una vivace modernità e tuttavia ben salda alle etrusche radici di viticoltura, la Maremma consente di sperimentare, più che altrove, una grande selezione di vitigni che stimolano la mia curiosità come Alicante, Pugnitello, Petit Verdot, Merlot, Ciliegiolo, Grenache. Nulla togliendo agli altri interessanti assaggi fatti, meritano qui una menzione i due bianchi che più mi hanno catturato:

Ottimo primissimo assaggio con l’unico spumante in degustazione: è Perlapo millesimato 2020 Ansonica 100% di Azienda Santa Lucia, un Metodo Classico che sosta 24 mesi sui lieviti. Ricco di acidità e sapidità, dal perlage morbido e delicato che esalta profumi di caprifoglio e pesca tabacchiera, timo, magnolia e polvere di gesso attenuata in bocca dal sapore di cedro e di custard. Grado zuccherino non percepito, ottimo rapporto qualità-prezzo per una bevuta piacevolissima e senza impegno.

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Unnè 2019, Poggio Levante, Vermentino 100% dalla bocca coerente con l’intensità erbacea e metallica che prima investe l’olfatto e si estende tra fiori, frutti bianchi, agrumi e delicate spezie come ginger e pepe bianco. Freschezza e sapidità non vengono coperte dal calore del sorso, peraltro presente e di supporto alla lunga persistenza. Forse non è un’anteprima, ma è la dimostrazione che anche il Vermentino può affrontare molto bene il tempo.


dal Consorzio Terre di Pisa

Questo giovane Consorzio riunisce le aziende di un territorio caratterizzato da terreni calcarei e marini, che riflettono eleganza e sapidità nei vini, nonché dalla volontà comune di salvaguardare la preziosa biodiversità. Il disciplinare è in corso di modifica per poter inserire anche bianchi e rosati all’interno della DOC, ma questo non impedisce ai produttori di esprimere le ultime annate con prodotti di assoluto pregio a base di Sangiovese, Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon, in purezza e in uvaggi con complementari autoctoni e alloctoni.

Dama Bianca 2021, Marina Romin, Colombana 100%. Profumi dolci di miele d’acacia sprigionano dal color oro intenso, insieme a mirabelle e pesche sciroppate. La lieve astringenza che evidenzia la prolungata macerazione e la lunga persistenza lo rendono gradevole e interessante.

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Grano delle Formiche 2019, Podere Spazzavento, Sangiovese 70%, Colorino 30%. Profumi restii a concedersi, hanno bisogno di tempo e areazione, ma all’assaggio esplode tutta l’intensità del frutto: fragoline di bosco e lamponi, arancia amara, fiori rossi e blu, speziatura dolce ma non invadente. Acidità e astringenza complici nel prolungare la lunghezza del sorso bello e appagante.

Ceppatella 2020, Fattoria di Fibbiano, Sangiovese 100%. Profumi guidati – ma non coperti – dall’alcol, su note di viola appassita e scorza di arancia amara. Sorso sapido e succoso in equilibrio tra tannino e freschezza.

Reciso 2020, Beconcini Winery, Sangiovese 100%. Profumi intensi e piacevolissimi rosa, iris, frutti di bosco maturi e in confettura. Il tannino che ricorda l’episperma della castagna non impedisce di percepire il sorso morbido, avvolgente e persistente.

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Varramista 2017, Fattoria di Varramista, Syrah 100%. Intensi profumi varietali di spezie come pepe nero, cardamomo, anice e poi mirtilli maturi, susine in confettura, pasta di olive nere. Acidità, astringenza, buona morbidezza e persistenza corredati dall’equilibrio, per la conferma di un lungo potenziale.

Veneroso 2020, Tenuta di Ghizzano, Sangiovese 70%, Cabernet Sauvignon 30%. Il carminio dai riflessi granato evidenzia l’intensità del colore del Cabernet e la trasparenza del Sangiovese. Il naso avverte note erbacee e fruttate di frutta rossa fragrante ma già matura. Sapidità e freschezza, tannini già integrati nel corpo del vino, gradevole armonia.


dal Consorzio Vini Cortona

La scarsa presenza di calcare e il clima decisamente continentale di questo piccolo areale sono le principali caratteristiche che fanno di Cortona la patria d’elezione della Syrah italiana.

Villa Passerini 2021, Cantina Canaio, Syrah 100%. Colore scuro, impenetrabile, che conferma l’intensità olfattiva dei frutti di bosco e del sottobosco con note vegetali decisamente appassite che ricordano anche olive nere in salamoia, fiori scuri recisi come iris, rose blu, viole. Tannini decisi e fruttati per un sorso dalla sapida lunghezza.

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Cortona Syrah 2021, Stefano Amerighi, Syrah 100%. La complessa intensità olfattiva immediatamente colpisce con profumi di prugne essiccate, violette candite, pepe, chiodi di garofano, cranberries canditi, bacche di goji, e chi più ne ha più ne metta. Come da copione, presenta una media morbidezza, acidità e sapidità, tannini precisi e perfettamente integrati tra equilibrio e lunga persistenza.


dai consorzi Grance senesi e Vino Orcia

Di antica tradizione vinicola, queste due piccole zone commercialmente soffrono la vicinanza di limitrofe denominazioni altisonanti, ma è evidente che tutta la macroarea è destinata a produrre ottimi risultati, soprattutto nella produzione di Sangiovese. Interessante la presenza dei monaci dell’Abbazia di Monte Oliveto che continuano la tradizione come nelle migliori storie medievali.

Rosso d’Amalia 2021, Tenuta Armaiolo, Sangiovese 100%. La comfort zone di questo Sangiovese in purezza si evidenzia nel flavour di spezie dolci e scorze d’arancia che contribuiscono al sorso succoso e sapido, con tannini giovani e una bevibilità ‘quotidiana’ di alto livello.

Orcia Sangiovese 2020, Atrivm, Sangiovese 100%. Fiori rossi misti appena recisi, persistenza e succo, acidità e tannini in procinto di integrarsi al corpo.

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dal Consorzio Valdarno di Sopra

Il travolgente entusiasmo di Ettore Ciancico guida i 21 soci di questo consorzio che sta sgomitando per affermare la propria identità, 16 dei quali risultano aver iscritto al Registro Regionale dei toponimi “Vigna” le loro vigne.

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È la prima Denominazione italiana che prevede la certificazione BIO per poterne far parte (il nuovo Disciplinare è in fase di approvazione proprio in questi giorni) ed è giustamente motivo di orgoglio di tutti i soci che ritengono, forse più qui che altrove, il territorio di importanza imprescindibile e indentificativa. I vitigni internazionali sono coltivati e vinificati da circa 300 anni ormai, infatti si sono perfettamente integrati con il terroir e assumono anche sembianze ‘autoctone’, per esempio il Merlot “sangiovesizzante” di Vigna Galatona 2021 Petrolo, oppure la Syrah “hermitagizzante” di Vigna Alessandro del Borro 2018 Il Borro – e qui ringraziamo Daniele Cernilli per i neologismi forniti.

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Detto ciò, e celebrato il giusto orgoglio di una zona così antica e così entusiasta di andare verso la modernità salvaguardando caratteristiche tradizionali, riporto solo uno degli otto assaggi della masterclass: Nitrito Vigna Casella 2020, Il Borro, Cabernet Sauvignon 100%. Indiscussa eleganza e delicati profumi vegetali per questo vino che si rivela pregiata seta liquida mentre sprigiona profumi di ribes nigro, mirtilli maturi, prugne sottospirito, ricordi di sottobosco e speziature dosatissime. Freschezza, tannini pregevoli, salda morbidezza e lunghissimo equilibrio in un’armonica danza.

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Nonostante si tenga ai margini del Consorzio, l’azienda Il Carnasciale merita sicuramente di essere menzionata con il suo Il Caberlot 2020, Caberlot 100%, che con intensità impatta i sensi attraverso complessi sentori di maturità di more, frutti di bosco e lamponi, balsamicità e raffinate speziature. Al sorso rivela la sua possenza attraverso freschezza e tannini che non impediscono alla morbidezza di affermarsi mentre il ricordo svanisce lentamente su note di frutta scura.


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Denominazioni e vini che meriterebbero una vetrina più valorizzante e, magari, almeno un giorno in più per conoscerli meglio. Chissà che, viste alcune uscite dalla storica settimana delle anteprime di Toscana, il 2025 non sia l’anno giusto.



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