Non solo nei locali, c’e anche casa… un galateo evoluto per i nuovi spazi del bere consapevole.

FATELO CON STILE


Il mondo del cibo e del vino stanno cambiando, tra nuovi stili di consumo, nuovi codici di comportamento e la voglia, sempre più forte, di trasformare la casa nel teatro ideale della nostra convivialità. Come possiamo accogliere i nostri ospiti, o scegliere il vino giusto per una serata intima, senza perdere l’eleganza di un tempo?


[si legge, più o meno, in: 4 minuti]

È tempo di riscoprire il valore di un calice condiviso, ma con una consapevolezza nuova. A guidarci in questo passaggio dal ristorante al “salotto di casa” torna – dopo qualche mese di attesa e finalmente – la nostra signora delle buone maniere: Antonella D’Isanto.

Con la sua profonda esperienza vissuta in prima persona tra i filari e nelle sale di degustazione, Antonella torna ad accompagnarci per leggere tra le sfumature di questo nuovo galateo, dove la vera eleganza non è più nella sola forma, ma soprattutto nella sostanza.

Perché se le abitudini mutano, il piacere di stare insieme resta un’arte. E va esercitata, come sempre, con stile. Buona lettura.

La redazione

vino a tavola nel ristorante
credits: N. B. Domanic

Il vino cambia casa: un nuovo galateo del bere consapevole

“Chi non ama le donne, il vino e il canto,
è solo un matto, non un santo”

(Arthur Schopenhauer)

Negli ultimi mesi, qualcosa nel comportamento dei consumatori di vino pare cambiato. Il nuovo Codice della strada ha, per esempio, acceso un faro severo sul consumo di alcol e, pur senza modificare i limiti legali del tasso alcolemico, controlli e sanzioni più stringenti hanno generato una comprensibile cautela tra i wine lover.

vino a tavola nel ristorante
credits: J. Gambardella

Quando sono a cena fuori, molti clienti hanno iniziato a rinunciare al vino o a limitarne drasticamente il consumo per timore di eventuali sanzioni. Una situazione che ha inevitabilmente creato qualche difficoltà alla ristorazione. Alcune indagini non ufficiali, tra ristoratori italiani, parlano di un calo sensibile delle vendite di vino nei locali: in alcuni casi si parla addirittura di una diminuzione tra il 40 e il 60%, rispetto al periodo precedente all’introduzione del nuovo codice.

È quindi comprensibile che ristoratori e produttori siano alla ricerca di soluzioni per mantenere vivo l’interesse verso il vino di qualità.

Il risultato? Meno bottiglie stappate nei locali, più inviti tra le mura domestiche. La convivialità non si spegne: cambia indirizzo. A casa, con stile.

calice di vino
credits: ADI ©
“Portami a casa”: una nuova educazione del bere

Tra le iniziative nate per arginare il problema dei mancati consumi, una delle più interessanti è il progetto “Portami a casa”, promosso lo scorso anno da Assoenologi per accompagnare appassionati e ristoratori verso un consumo più moderato e responsabile, senza rinunciare al piacere di un buon calice.

L’idea è semplice: quando al ristorante una bottiglia non viene consumata completamente, il cliente può chiedere senza imbarazzo di portarla con sé e continuare la degustazione in tranquillità, senza rischi e senza sprechi. Già da tempo qualche ristoratore aveva messo in uso tale iniziativa, per togliere d’imbarazzo il cliente. Infatti chiedere di portare via la bottiglia non è avarizia, ma un rispetto etico.

Offrire al cliente la possibilità di riassaggiare il vino il giorno dopo è segno di attenzione e consapevolezza. Il meccanismo è molto semplice:

  • se la bottiglia non è terminata, il commensale chiede di portarla via;
  • il ristoratore la ritappa e la consegna senza creare disagio al cliente;
  • il vino potrà essere degustato con calma in un altro momento;
  • i produttori possono sostenere l’iniziativa fornendo wine bag  ai ristoratori.

Il vino infatti non deve essere vissuto necessariamente come un consumo immediato, sta emergendo una nuova consapevolezza che ha anche interessanti ricadute etiche:

  • promuove un consumo responsabile, privilegiando la qualità sulla quantità
  • riduce gli sprechi, valorizzando il lavoro dei produttori
  • permette di rivivere l’esperienza del vino in un momento successivo, magari con maggiore consapevolezza.  A casa, con il giusto tempo, diventa anche più facile soffermarsi su ciò che c’è nel calice: i profumi, l’annata, la storia di quel vino, frutto di un lavoro paziente in vigna e in cantina.
Spirito Italiano vino,galateo
credits: M. Mouzo
Il ristorante frena, la casa accoglie: una nuova ospitalità

Parallelamente sta crescendo un altro fenomeno: la cena del sabato sera si trasferisce nel soggiorno di casa. Diventa più intima, conviviale, meno esposta a controlli e limiti. Pertanto, se la tavola si sposta a casa, anche il galateo deve fare un piccolo, intelligente passo avanti.

Dimentichiamo per un momento la mise en place da manuale: la nuova ospitalità domestica sarà meno formale, più autentica e centrata sulla relazione. Non è un “liberi tutti”, ma un ritorno all’essenza: accogliere con calore, non impressionare con rigidità.

Il nuovo galateo dell’invito a casa

Vale la pena ricordarlo: il galateo non è inciso nella pietra. Si evolve, si adatta al contesto, pur mantenendo alcuni principi fondamentali di buona creanza. Se la casa diventa alternativa al ristorante, ecco alcuni aspetti che potrebbero essere aggiornati.

  • L’invito
    Non serve più organizzare con settimane di anticipo e formule notarili. Un messaggio cordiale, magari anche vocale, basta. L’importante è la chiarezza sull’orario e sul tono della serata.

  • Il vino
    Non è obbligatorio portarlo, ma può diventare un gesto condiviso. Si può proporre con naturalezza:  “Porta una bottiglia che ami, la scopriremo insieme.”Questo crea conversazione, non competizione e libera i padroni di casa dall’imbarazzo di decidere se aprire o meno la bottiglia portata in dono.

  • La quantità
    Meglio poche bottiglie, ma scelte con cura e senza ansia di finirle.

  • L’accoglienza
    Meno servizio coreografico, più attenzione reale agli ospiti: basterà preparare dei calici adeguati, dell’acqua sempre presente, qualcosa di solido da offrire al primo brindisi

Ricevere con meno formalità, ma sempre con stile

Il rischio è confondere informalità con sciatteria. Il nuovo stile è morbido, non trascurato, quindi: una tavola curata ma non teatrale; un menu semplice ma pensato, magari anche condiviso nella preparazione. A tavola un vino va raccontato, non esibito.

Paradossalmente, questa stagione di controlli più severi potrebbe forse riportarci a un rapporto più maturo e autentico con il vino: meno quantità, più qualità. Meno consumo distratto, più degustazione consapevole. E la casa diventa il luogo ideale per questo nuovo equilibrio: tempo lento, nessuna auto da guidare, conversazioni che si allungano senza ansia. la convivialità italiana non si arrende, si adatta.

Apparecchiatura a casa
credits: Nadine Doerle
Quattro regole d’oro per “ricevere con stile”
  1. Invito semplice, accoglienza spontanea
    Un messaggio cordiale in questi casi è  più consono a una formula rigida.

  2. Il vino come dono sì, ma consapevole
    Nelle mie rubriche sulle buone maniere ho sempre sottolineato che portare vino come regalo può mettere in difficoltà l’ospite, soprattutto se non si conosce il menu e l’anfitrione resta incerto se deve aprire o meno la bottiglia.  Portarlo è opportuno solo se si conoscono ospiti e menù e se la bottiglia ha un significato particolare. In caso contrario meglio un olio pregiato, un dolce artigianale, dei fiori o un libro. Ma in una cena organizzata tra amici per condividere un momento di relax, un fine settimana insieme, sconfiggere la stanchezza di una settimana di lavoro ha un altro significato, si può essere meno formali e cortesi allo stesso tempo.

  3. Pochi centimetri cubi, grandi emozioni
    Anche se non c’è lo spauracchio del controllo delle forze dell’ordine dietro l’angolo, usare moderazione, meglio degustare e conversare che contare i vuoti.

  4. Conservazione con cura
    Tappi ermetici o sistemi sottovuoto permettono di conservare il vino  che avanza e gustarlo nei giorni successivi con la stessa attenzione del primo sorso. Osserva il contenuto del calice, scoprir altri sentori, osservare le tonalità, cercare di scoprirne la storia e le sfide affrontate dal produttore, a partire dalle intemperanze climatiche.

vino a tavola a casa con ospiti
credits: A. Piacquadio

Possiamo quindi asserire che: se oggi il consumo di vino nei ristoranti sembra rallentare – perché sempre più italiani scelgono di condividere una bottiglia a casa – non significa rinunciare al vino, significa scegliere meglio le occasioni.

Il rito della bottiglia torna così a essere legato alla convivialità autentica e meno alla performance del brindisi sociale. E allora sì, se le modalità di consumo del vino stanno cambiando, mi siedo, sorseggio virtualmente con voi e vi ricordo una cosa: il galateo si evolve, la sciatteria no!


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foto: A. D’Isanto ©
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