Esploriamo i luoghi dove il Riesling è una sfida assoluta con la natura. Fra le Apuane, a 1000 metri, c’è Maestà della Formica
PANORAMA RIESLING
Il Riesling è un’uva affascinante, aristocratica, che non scende a compromessi. Predilige i climi freschi e le forti escursioni termiche, essenziali per fissare la sua celebre acidità e un profilo aromatico complesso. Vi siete mai chiesti fin dove può spingersi senza perdere la sua innata eleganza?
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Nelle prossime settimane esploreremo alcune zone geografiche d’Italia in cui il Riesling si deve confrontare con i propri limiti biologici. Limiti, tuttavia, non sono sempre eterni e insormontabili, bensì sfide e, talvolta, opportunità entusiasmanti per ampliare il proprio profilo.

A guidarci in questa nuova rubrica “Panorama Riesling”, in questo viaggio fra territori e culture enologiche, sarà Ulrich Kohlmann, un profondo conoscitore della materia. Ci sarà doverosamente un preambolo sulle peculiarità generali del vitigno e poi, al termine, i primi riscontri dalle aziende dei vari luoghi partendo da una regione italiana molto nota (non certo per il Riesling): la Toscana.
Terra di grandi rossi, la patria del Sangiovese rappresenta una vera “zona limite” per questa varietà mitteleuropea. Coltivarla qui significa camminare su un filo del rasoio: è necessario salire in quota per cercare il fresco notturno e gestire la vigna con estrema precisione per proteggere i grappoli dal sole intenso, evitando di compromettere la finezza del vino. Un mosaico di tecnica, adattamento e coraggio.
In un trittico di articoli, cercheremo quindi di scoprire come alcuni vignaioli stanno interpretando l’adattamento del Riesling nella terra di Dante. Partiremo dall’area attorno alle Alpi Apuane. Buona lettura.
[la redazione]

Riesling in… Toscana
Riesling: dove, come e perché
Il Riesling è un vitigno molto esigente quando si tratta di scegliere la propria dimora. La sua maggiore diffusione si riscontra a nord delle Alpi. Dei 50.000 ettari coltivati a Riesling in tutto il mondo, ben 24.000 ettari si trovano in Germania. Inoltre, è presente anche nei paesi confinanti come Austria e Alsazia.
Qualche isola di Riesling nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Ungheria si affermano con notevole successo accanto a queste zone commercialmente più significative. Anche più a ovest dell’emisfero settentrionale alcuni viticoltori hanno puntato con successo sul Riesling. In Canada lo troviamo sulla Niagara Peninsula e nella Valle di Okanagan, mentre negli Stati Uniti le zone di Yakima e Walla Walla nello Stato di Washington e i Finger Lakes nello Stato di New York si distinguono come le zone più vocate per la coltivazione del Riesling.
Tuttavia queste eccellenze locali non spostano il baricentro geografico della coltivazione mondiale del Riesling che rimane saldamente nell’Europa centrale. La sorprendente concentrazione del Riesling in poche aree dell’emisfero settentrionale ha una sua ragione precisa: il Riesling predilige il clima fresco.

Osservando alcune sue caratteristiche, si nota infatti un profilo perfettamente adatto ad un clima rigido. Nel corso dell’evoluzione questo vitigno si è dotato di una sorta di “giacca pesante”. Il suo legno duro, infatti, resiste anche a gelate invernali fino a -20 °C. Inoltre, il Riesling germoglia tardivamente e quindi subisce meno danni dalle gelate primaverili rispetto ad altre varietà. Da notare anche che la sua fotosintesi parte a temperature diurne comprese tra 10 e 15 °C, anche se di notte si registrano ancora valori vicini allo zero [J.W. Haeger, Riesling Rediscovered, 2016, pag. 22].
Solo apparentemente contraddice questo quadro il fatto che alcuni famosi Riesling provengano da zone molto soleggiate dell’emisfero meridionale, come la Clare Valley e la parte più alta della Eden Valley in Australia.
Per comprendere questo fenomeno è necessario considerare ancora qualche altra sua caratteristica. Il Riesling sopporta piuttosto bene lo stress idrico. Per lui, la carenza d’acqua durante un periodo di giornate soleggiate non rappresenta un problema.
Molto più importante invece è che la temperatura notturna sia sufficientemente bassa. Ciò è necessario per due motivi. Da un lato preserva l’acidità dell’uva e, dall’altro, rallenta il processo di maturazione aromatica, favorendo lo sviluppo di uno spettro aromatico complesso. Questo è esattamente ciò che accade nelle zone di coltivazione del Riesling australiano dove le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono tra le più estreme al mondo.

L’adattamento in Italia
Se si applicano questi requisiti climatici all’Italia, diventa subito chiaro dove la coltivazione del Riesling promette meglio. Oltre ai vigneti più elevati dell’Alto Adige alcune zone fresche del Piemonte e dei Colli Orientali del Friuli sono le più adatte e si presentano ormai come le aree classiche del Riesling renano in Italia.
Più a sud invece la situazione diventa problematica. Infatti nel centro-sud il Riesling è presente più sporadicamente e riesce a prosperare solo in condizioni molto particolari. L’IGT “Eruzione 1614” di Planeta, per citare un’esempio estremo, è ottenuto da uve che crescono sull’Etna, a oltre 800 metri sul livello del mare.
Rimane quindi la domanda: è possibile coltivare il Riesling nelle zone più calde dell’Italia?

Partiamo… dalla Toscana
Un banco di prova è la Toscana. A causa del suo clima mediterraneo, mite e soleggiato, è senza alcun dubbio una zona limite per il Riesling. Chi in Toscana punta su questo vitigno deve quindi salire in quota per garantire ai grappoli la frescura della notte, senza la quale il vino risulterebbe al palato stantio e spento. Ma questo da solo non garantisce il successo.
Sotto il sole della Toscana prosperano uve come il Sangiovese o il Cabernet Sauvignon, ma per il Riesling i suoi raggi diventano presto eccessivi. Nell’adattamento evolutivo alle zone settentrionali, il Riesling ha sviluppato una strategia particolare. Dovendo fare i conti con un irraggiamento solare meno intenso e con meno giorni di sole, ha approfittato del fatto che alle latitudini nordiche le giornate estive sono più lunghe.
Ben un’ora di luce in più al giorno rispetto alla Toscana. È davvero molto. Queste condizioni di un’esposizione al sole meno intensa ma in compenso più lunga, si traducono in una curva di maturazione dell’uva più piatta e più estesa che promuove la formazione di aromi complessi.

Per ottenere lo stesso risultato più a sud, è necessario un lavoro molto accurato in vigna. Qui assume un’importanza centrale proteggere i grappoli di Riesling dall’eccessiva esposizione al sole attraverso la formazione di una fitta parete fogliare. Grazie a questo non si rallenta solo il processo di maturazione degli acini ma si evita anche che i grappoli si prendano una bella scottatura.
Quest’ultima, infatti, provocherebbe un’eccessiva formazione di carotenoidi nelle bucce dell’uva e di conseguenza una presenza massiccia del TDN ovvero l’aroma di idrocarburi che facilmente copre l’espressione del frutto nel Riesling rendendolo meno elegante.
Eppure quest’ombreggiatura creata dalla parete fogliare non è senza rischi: troppo fitta potrebbe provocare un’infestazione da botrytis cinerea a causa della ridotta circolazione dell’aria nella zona dei grappoli. Si vede, coltivare Riesling in Toscana è come camminare su una fune. Basta poco e si perde l’equilibrio.
Fin qui la teoria. Ora, però, arriviamo alla prassi e iniziamo quindi con un piccolo viaggio che ci condurrà ai migliori Riesling nella terra di Dante, anche perché qualche sfida sta riuscendo a dare degli ottimi frutti…

Maestà della Formica
Maestà della Formica è un’azienda di Andrea Elmi e Marco Raffaelli che prende il nome dall’omonimo luogo in cui si trova il loro vigneto impiantato a Riesling. Nella parlata locale, le Maestà sono piccole cappelle votive che si trovano lungo i sentieri frequentati da viandanti e dagli abitanti della Garfagnana e dell’Appennino. Qui la vite cresce a 1050 metri sul livello del mare, appena al di sotto dell’altitudine massima per la viticoltura in Europa, ma ideale per garantire forti escursioni termiche tra il giorno e la notte.
D’estate, il clima è secco e soleggiato, ma grazie ad una fonte d’acqua è stato possibile irrigare le giovani piante messe a dimora nel 2014. Per la selezione delle barbatelle, Andrea e Marco hanno collaborato con la storica azienda della Mosella Selbach-Oster.
Una scelta saggia, poiché il terreno qui presenta somiglianze strutturali con i pendii della Mosella. Anche lì le radici del Riesling trovano solo pochi centimetri di terreno coltivabile prima di arrivare a stratificazioni rocciose.

Tuttavia, ancora più importante per il successo del loro progetto Riesling è il lavoro in vigna. Come già accennato sopra, è particolarmente importante regolare l’esposizione al sole delle uve. Nella pratica ciò significa trovare la giusta via tra Scilla e Cariddi, tra una parete fogliare troppo aperta e una ombreggiatura eccessiva dei grappoli.
Come mi spiega Andrea, per raggiungere questo risultato è particolarmente utile il loro approccio biodinamico che favorisce un’abbondante crescita delle foglie. Filari relativamente stretti e le fitte reti tese a protezione dalla grandine contribuiscono ulteriormente a prevenire le temute scottature dei grappoli.
Eseguendo poi una defogliazione parziale a fine estate e sfruttando la buona ventilazione naturale dei vigneti i due viticoltori si assicurano che attacchi fungini non diventino un problema grave. L’infestazione da botrytis cinerea invece, che si verifica in questo ambiente regolarmente più avanti nell’anno, non preoccupa i due viticoltori. Al contrario. Usano una parte di uve botritizzate per conferire al loro Riesling, di solito a bassa gradazione alcolica, una accentuata cremosità al palato.
Chi si dedica ad una viticoltura in condizioni estreme deve avere pazienza. I risultati migliori si vedranno probabilmente solo nei prossimi anni, quando le viti saranno più mature e il duro lavoro dei due viticoltori sarà ricompensato da uve Riesling che rispecchiano fedelmente il loro terroir.

Toscana Riesling IGT Maestà della Formica
2019
Giallo dorato molto luminoso. Intensi sentori di frutta gialla matura che ricordano albicocche e prugne gialle, seguiti da leggeri sentori di caramello e zafferano dominano l’impronta olfattiva. In bocca entra con freschezza vibrante che scioglie presto la leggera tannicità del sorso. Corpo leggero, chiude piacevolmente sapido.
2022
Colore giallo dorato fulgido di media fittezza. Sentori di miele mille fiori di buona intensità sono accompagnati da una mela cotogna e fiori secchi di campo. Corpo medio, fresco, chiude leggermente amaricante.
2023
Giallo paglierino. Impronta olfattiva di media intensità. Aromi di frutti gialli maturi, sciroppo di pesca e confettura di mela precedono il sorso che si rivela piacevolmente cremoso con una freschezza ben calibrata.

L’esperienza di Maestà della Formica dimostra come la Toscana di alta quota riesca a trasformarsi in un laboratorio estremamente interessante per gestire il rigore chiesto dal vitigno con tecniche agronomiche che sappiano sfruttare le peculiarità naturali.
Ci torneremo presto sul Riesling e sulle sfide assolute che i vignaioli stanno affrontando in numerose “zone limite” per trasformare i suoi grappoli in succo di estrema attrattiva
foto: Ulrich Kohlmann
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