Vlosh: uva dagli acini chiari, croccanti, succosi e acidi. Nell’area di Valona, un altro autoctono di Albania

SKENDERBEU


Alle porte dell’estate torna la nostra rubrica per conoscere la terra di Albania, il popolo di Skenderbeu, le notizie essenziali per chi ama il vino, desidera scoprire l’Europa emergente e, magari, visitarla proprio nelle prossime settimane.


[si legge (più o meno) in: 4 minuti]


Skenderbeu”, a cura di Vincenzo Vitale, dà semplici e interessanti informazioni alla portata di tutti sulla vitivinicoltura nel Paese dell'”aquila bifronte”, da approfondire viaggiando e visitando quei luoghi, così vicini eppur non sufficientemente noti.


Articoli che, come intuimmo da subito, piacciono perché essenziali ma ricchi di spunti e per questo proseguiamo a proporveli, certi che continuerete a stimolarci con le vostre osservazioni e richieste.


photo: StJoeHu

Restiamo sul tema: vitigni autoctoni principali di Albania. Dopo il Kallmet di Zadrima e lo Shesh di Sukth, dall’area centrale fra Tirana e Durazzo il nostro itinerario ci porta verso sud, vicinissimi al litorale di Vlora (Valona). Una costa molto apprezzata che guarda da vicino Otranto e che, chissà, magari visiterete molto presto.


Mettete il link fra i preferiti e buona lettura [n.d.r.]


Fier (giallo), Narta (azzurro), Vlora (viola)


Il Vlosh di Narta


Riprendiamo la nostra chiacchierata sulle uve autoctone albanesi con un vitigno originario del sud dell’Albania: il Vlosh.

Sebbene molti documenti lo colleghino al paese di Vlosh del circondario di Fier, in realtà sembrerebbe essere nato nel villaggio di Narta del circondario di Vlora.


Fier (giallo), Narta (azzurro), Vlora (viola)

Il Vlosh è un vitigno a bacca rossa che necessita di temperature molto calde, tipiche in effetti della zona di Valona, dove in alcune estati si arrivano a superare i 40 gradi.

Predilige l’allevamento ad alberello, che provoca una un innalzamento della presenza di zuccheri negli acini e di conseguenza una gradazione alcolica maggiore dopo la fermentazione (13,5 – 14,5%). Il vlosh potrebbe quasi essere definito un vitigno semi aromatico, poichè possiede un ventaglio di profumi varietali molto ampio, motivo per cui in passato era utilizzato per fare dell’ottimo distillato di uve: il raki di cui abbiamo già trattato.



In vinificazione tende a rilasciare un colore molto vicino al rosa chiaretto. Anche se sottoposto a lunghe macerazioni, il colore rimane invariato ma aumenta la tannicità. È sempre molto difficile per i produttori trovare il giusto equilibrio nella macerazione.

Il Vlosh ha un livello di acidità che si attesta intorno ai 6 e i 7 g/l, motivo per cui sommato alla scarsa colorazione del vino, viene spesso utilizzato in blend con altri vitigni con peculiarità ben diverse.


colori ed evoluzione di un grappolo di vlosh – courtesy Kantina Balaj

Nel 1991 il Prof. Skender Ferko ha selezionato il miglior clone di vlosh – Kloni Vlosh 314 – reputandolo un vitigno molto radicato, adatto ad un terreno collinoso con elevata siccità e con fiore ermafrodita, con acini rotondi e di media grandezza, di colore rossastro, ricoperti di uno strato considerevole di pruina. Generalmente la vendemmia va dalla fine di settembre alla metà di ottobre.


La sua coltivazione copre circa il 13% degli ettari vitati in Albania. Ne esistono 2 varietà: a bacca rossa (rouge) registrato al catalogo VIVC (Vitis International Variety Catalogue) con il numero 13145, e a bacca nera (noir), registrato con il numero 27103.


photo courtesy Kantina Balaj

Quest’ultimo a bacca nera, è totalmente diverso dal vlosh sopra menzionato, poiché in vinificazione ha un colore rosso rubino intenso e possiede una maggiore morbidezza, per via della sua acidità più bassa. Questa varietà è presente nella zona tra Berat e Fier e copre circa il 3% degli ettari vitati in Albania.


Visto che il nostro viaggio ha già fatto sosta in tre aree vitivinicole rappresentative, chiudiamo con un confronto fra le uve autoctone più rappresentative incontrate sinora. Nella foto seguente, grappoli di Kallmet (sinistra), Vlosh (centro) e Shesh i zi (destra).


grappoli di Kallmet, Vlosh e Shesh i zi – photo: VV ©

Nel Kallmet si apprezza l’evidente fenomeno dell’acinellatura con presenza di bacche di grandezza e maturazione disomogenea derivante da una mancata e incompleta fecondazione degli acini. Dopo la vinificazione il suo tannino è impetuoso per cui necessità di una lunga maturazione in legno e/o acciaio.

Il Vlosh (grappolo centrale) potrebbe essere nato da un incrocio con un vitigno a bacca bianca. Di grande abbondanza in pianta, risulta evidente la tendenza al rosato dei suoi acini. Buccia molto croccante e polpa succosa. Dà vini dal colore estremamente tenue con alta acidità.

Lo Shesh i zi è un grappolo molto compatto (come una pigna) e molto ricco di pruina. Possiede una polpa molto spessa e fragrante. Nonostante questo, il tannino del suo vino sarà contenuto.



Prossimamente ci muoveremo verso l’entroterra alla scoperta di altre uve, ma non escludiamo di parlare invece di vino con qualche etichetta rappresentativa da proporvi per comprendere meglio quanto abbiamo raccontato finora. Per adesso, buona estate!



Leggi gli altri articoli di Skenderbeu

Torna in alto


Riproduzione riservata
spiritoitaliano.net © 2020-2023