notre champagne exp 2023


Gioia, magia e adesioni si rinnovano all’Experience di Modena. Masterclass di alto livello. La nostra selezione di 45 champagne da 15 aziende


Non c’è più necessità di sorprendersi, l’appuntamento di Champagne Experience è entrato in quella consuetudine per cui difficilmente puoi starne senza.


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Il format è sostanzialmente confermato da anni, la crescita in numeri ha saputo guadare con nonchalance la fossa della pandemia e questo appuntamento risulta irrinunciabile un po’ a tutti noi che, sì…, sappiamo più o meno cosa aspettarci ma che poi, alla fine, non possiamo fare a meno di esserci.

Champagne è qualcosa di magico anche quando, giorni prima, ti immagini già che a Modena non sarà semplice degustare spalla a spalla un po’ con tutti: professionisti, operatori, veri appassionati e semplici bevitori curiosi.


foto: PB ©

C’è infatti una “linea immaginaria” che, piaccia o non piaccia, unisce le categorie di visitatori a MCE, un fattor comune emozionale che inizialmente ti inebria per l’atmosfera, dopo ti urta per l’eccessiva confusione e poi ti assuefa definitivamente assieme alle bulles champenoises… è quel – diciamola per l’ennesima volta alla francese e inflazionamolo ancor più… – “trait d’union” che lega e coinvolge tutti i visitatori nel momento in cui si entra nel salone, un tratto eccitante che si chiama semplicemente e banalmente: gioia.

La gioia è il filo conduttore che rende Champagne Experience quello che, dal 2017, è di fatto diventato per tutti, sia per coloro che lo venerano da decenni sia per chi è quasi agli esordi e con preparazione “precaria”.

Ne consegue un allegro e incessante viavai di persone che già a un’ora dall’apertura rende impegnativo e forzatamente frettoloso l’assaggio ma a metà giornata, poi, ti pare quasi diventato un collier de perles e ti spinge con il sorriso – talvolta anche mesto, lo confesso – verso quei banchi meno noti al pubblico dove riesce ancora possibile scambiare qualche impressione con l’importatore o, se particolarmente fortunati, con il produttore stesso.


courtesy uff stampa MCE

Di espositori ce n’erano davvero tanti (e come mai) a MCE 2023: 176 aziende fra note Maison e piccoli vigneron distribuiti come sempre e giustamente in 5 settori: Maison Classiche (31 produttori), Côte Des Bar (22) Côte Des Blancs (40) Montagne De Reims (42) Vallée De La Marne (41).

Impossibile passare da tutti, impossibile pretendere di fare una selezione definitiva e assoluta dei migliori champagne presenti alla manifestazione quando di etichette ce n’erano oltre 900. Vedrete sotto che abbiamo voluto comunque dare un senso a quanto emerso dal nostro calice e c’è del sostanzioso materiale scritto per stimolare la vostra curiosità in enoteca.


Non saremo poi gli unici a riportare l’esperienza emiliana del 15 e 16 ottobre, l’organizzazione ha contato la bellezza di oltre 6.000 ingressi… hai voglia a ricevere suggerimenti. Società Excellence è rimasta molto soddisfatta di questa sesta edizione e non solo per il numero di visitatori professionisti (quasi 8 su 10): «L’Italia è uno dei mercati di riferimento a livello mondiale per il consumo di Champagne, il più importante per quanto riguarda le cosiddette cuvée de prestige. Oggi possiamo dire che il nostro Paese, e Modena in particolare, ospita anche la manifestazione più importante d’Europa per quantità e qualità di aziende espositrici appartenenti al mondo dello Champagne», queste le parole di Luca Cuzziol, Presidente di Società Excellence che ha trovato concorde anche Michel Bettane, uno dei critici più influenti di Francia: «Sono stato inizialmente sorpreso e poi particolarmente entusiasta durante la mia permanenza a questa edizione di Champagne Experience. Frequento da sempre manifestazioni dove lo champagne è uno dei protagonisti, ma questo è stato certamente l’appuntamento più importante, dedicato alle bollicine francesi, al quale io abbia mai partecipato».


courtesy uff stampa MCE

Vabbè, ci crediamo ma se anche così proprio non fosse ci interessa poco perché per noi la manifestazione merita sicuramente ed è ben strutturata. Con tutta questa concentrazione di gente è poi facile sbagliare nell’organizzazione. La fila all’ingresso è lunga – noi dei media siamo privilegiati anche se l’anno scorso qualche scorno c’è stato – ma diciamo che, alla fine, i visitatori riescono a sopportarla. Benissimo l’accoglienza, ottimo sicuramente sia il supporto alla stampa che la distribuzione dei banchi nel padiglione fiere. Il catalogo è bello e concepito bene ma presenta più di un errore nelle schede vini (pensiamo che il problema sia a monte).


Interessanti anche le masterclass che ogni anno l’organizzazione tenta di rinnovare. Il numero è quello giusto 2/3 al giorno può bastare se ci aggiungiamo che anche le maison ne organizzano altre su invito (“sponsor class”, spiccava quella di Geoffry Orban). Quest’anno sono state – fortunatamente – allestite in sale fuori dal padiglione centrale, il risultato si è visto.


courtesy uff stampa MCE

Siamo riusciti a seguire due masterclass, una per giornata, e visto il grande interesse e il valore emerso da quella del 16/10 di Michel Bettane – sempre lui – su “La vinification à l’ancienne“, abbiamo deciso di dedicarle uno spazio a parte su un prossimo articolo.


Ci sarebbe piaciuto assistere anche a quella del 15/10 “Bollicine al buio” con Ilaria Giardini e Luca Boccoli ma abbiamo dovuto forzatamente scegliere e ci siamo orientati verso quella condotta da Paolo Porfidio a tema “Rosé” e le sue sfumature nel tempo che passa.

Ci siamo divertiti, dal punto di vista meramente culturale non ha aggiunto chissà cosa a quanto già noto, ma assaggiare a sedere, concentrati e ben guidati dal relatore, cinque campioni “in rosa” a ritroso dal oggi al 2000… rimane un’esperienza che porti ben volentieri a casa.


foto: PB ©

La line-up di Champagne non era, oltretutto, niente male:

  • Jeaunaux-Robin Rosé de Saignée Extra Brut nv
  • Louis Roederer Cristal Rosé Brut 2014
  • De Venoge Louis XV Rosé Extra Brut 2006
  • Tarlant L’Aerienne Prestige Rosé 2004
  • Veuve Fourny & Fils Rosé Vinothèque MV2000 magnum

ma oltre ai sapori, oltre al metodo produttivo (breve macerazione, salasso o assemblaggio), ci interessava verificare la reale potenzialità evolutiva di una versione che si sta conquistanto fette di mercato e di appassionati. Va detto, per onestà, che si tratta una tipologia che tende ancora a essere consumata a breve distanza dall’acquisto.


Un viaggio appagante, partito da un Meunier (Jeaunaux-Robin) in purezza e condotto verso accoppiate Chardonnay/Pinot noir (solo Tarlant ha un 15% di Meunier) con stili produttivi ben delineati e distintivi. Cristal e Louis XV maggiormente noirs, L’Aerienne Prestige e Vinothèque MV2000 più blancs con questi ultimi particolarmente beneficiati dalla complessità dei vin de reserve (Veuve Fourny, poi, parte da vinificazioni di PN sia in rosso che in bianco).


foto: PB ©

Grande percorso, senza scendere troppo nel dettaglio perché l’articolo è già lungo di per sé. Oltre ogni filosofia, il viaggio a ritroso non ha potuto che confermare quegli aspetti organolettici risaputi e condurre dai profumi di agrume e frutta candita a quelli evoluti di caffè e sottobosco con una costante pasticceria declinata da ognuno a sua immagine.

Su tale eccellenza diffusa, sono emersi i maestosi Tarlant e Roederer ma ha lasciato il segno sia la sorprendente freschezza del 23enne Veuve Fourny&F che la ricchezza dello scalpitante Jeaunaux-Robin.

Un percorso ben condotto da Paolo Porfidio, cinque rosé difficili da trovare in unica batteria e certamente esplicativi delle potenzialità a tutto tondo di questa tipologia ma, a nostro avviso, soprattutto per l’abbinamento a piatti gourmet.


courtesy uff stampa MCE

La nostra selezione ai banchi di assaggio ha puntato sulla valorizzazione di ogni territorio e di ogni “dimensione”, alternando realtà ben note ad altre emergenti ad altre ancora dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Il mondo dello Champagne è complesso e complicato, il successo costante e crescente sui mercati ha generato negli anni non solo 7 sigle (RM, RC, SR, NM, ND, CM e MA) ma anche acquisizioni da parte di società – possiamo dire holding – che hanno condotto a una gestione del sistema sempre più oligarchica.


Può apparire strano visto il valore commerciale della bottiglia, ma “le petit vigneron champenois” è oggi da considerare un generoso e autentico baluardo a difesa dell’antico territorio, prima della definitiva resa all’enoturismo e all’enoconsumo di massa. Qualcosa che ricorda molto le nostre città d’arte sempre più genuflesse al visitatore mondiale moderno e sempre più depauperate della vita antica e dell’intimo respiro di un tempo.

Ciò non toglie (sia per le nostre città che per lo Champagne) l’altissimo livello garantito, però… però capite che la nostra selezione prova a dare un “valore distribuito” e se vi fate la domanda: «vediamo quale è stato lo Champagne più buono in assoluto dell’Experience» potete già cambiare pagina web (anche se ve ne siete già sorbiti un bel po’).


foto: PB ©

Ecco qua, da Modena Champagne Experience, 3 vini da 3 produttori x 5 zone = 45 champagne, proposti a voi grazie anche al prezioso supporto fornitomi da Marco Mancini (lui poi ci racconterà della masterclass di Bettane). Avanti con la carrellata.



Maison classiche


foto: PB ©



Abelé 1757 – importa: AGB Selezione

La quinta maison più antica di tutta la regione, si dice siano stati anche i primi a inventare la table de remuage, meglio conosciuta come pupitre, inizio dell’800. Le uve arrivano da alcuni tra i migliori territori della regione, tipo Les Riceys. La differente provenienza delle uve permette alla maison di produrre champagne complessi e profondi. Un cambio ai vertici aziendali sta da pochi anni apportando un rinnovamento comunicativo ma soprattutto qualitativo che abbiamo indubbiamente percepito al banco assaggiando contemporaneamente sia la nuova linea che un loro millesimato 2014.

Brut
Estremamente rappresentativo del nuovo concept aziendale: profumi nitidi e puliti, parte dai fiori gialli che si legano subito a pesca con tocchi magici di ribes per andare su erbe ed effetti da riposo sui lieviti. Sono 36 i mesi di sosta che non incidono particolarmente a livello sensoriale ma lo trasformano in campione di eleganza anche in bocca, dall’esemplare equilibrio con il blend 40-35-25% (chardonnay, PN e meniuer) che lo rende perfetto per una beva in solitaria o in abbinamento anche a piatti non banali. Non opulente ma completo per la tipologia.

Brut Rosé
Il colore è quello che piace a noi e non alla massa: un ramato sfumato non accattivante ma luminoso. Un 40% PNo – 35% Cha – 25% Meu, sostato 36 mesi, che in bocca non tradisce ed è concentrazione di frutti rossi gelée e arancia sanguinella. Ottima la chiusura smorzante fresco-sapida che viene ingentilita e riaperta dagli 8 g/l di dosage

Blanc de Blancs
Delicato, comunque e nonostante ce lo aspettassimo già per tipologia. Lo Chardonnay in purezza declinato soavemente con tanto succo e bevibilità. Agile con i suoi ricordi di frutta tropicale ed erbe rinfrescanti. La panetteria da 36 mesi di riposo anche qui rimane ai margini ma lo arricchisce comunque di sapore. Non lunghissimo ma sicuramente vincente in un esordio di serata. Perfetto il dosaggio di 7 g/l, la nuova mano sapiente nella cantina di Abele 1757 mostra anche qui tutta la sua competenza.


foto: PB ©

Palmer & Co – importa: Vino & Design

La Maison Palmer nasce nel 1947 per volontà di sette fondatori, piccoli proprietari terrieri. Da allora una cosa è sicuramente rimasta inalterata: l’idea di qualità. Dai 415 ettari di proprietà, la Maison ricava solo 700.000 bottiglie, il resto lo vende sfuso. Anche il fattore tempo è fondamentale per Palmer: tutti i prodotti escono in commercio solo dopo lunghi affinamenti nelle cantine sotterranee della Maison.

Grands Terroirs 2015
Piccolo ulteriore prodigio da un’annata oltretutto fortunata. Dal paglierino dorato brillante escono in successione profumi che spaziano dalla scorza di agrume al tiglio con arrivi empireumatici e di frutta esotica disidratata e secca. 84 mesi sui lieviti sono un dono per chi assaggia la sua sapiente miscela di Chardonnay al 50% con 38% PNo e 12% di Meunier. I 7 g/l di dosaggio sono integratissimi e arricchiscono una beva dal tratto sapido, di spuma cremosa e lunghe sensazioni.

Extra Reserve
Un sans année da Chardonnay (50%), con 40% di Pinot Noir e 10% di Meunier che ti accarezza con aromi di passion fruit, cedro candito e zagara. Note di amaretto lo completano su una rincorsa costantemente sapida e un finale decisamente fresco nonostante i 6 anni sui lieviti. Dosaggio sotto i 5 g/l, sensazioni che rimangono piacevolmente a lungo.

Blancs de Blancs
Dopo 60 mesi di sosta, il momento dell’assaggio è parso quello giusto. Chardonnay elegante, floreale di tiglio e fruttato di limone con piacevolissimi inserimenti minerali, di panetteria ed erbe aromatiche. Gustoso, succoso, con bolla titillante e gusto in giusta espansione nei primi dieci secondi di assaggio. Finale non infinito ma appagante con 7 g/l impeccabili di dosaggio e la conferma che Palmer lavora benissimo con lo chardonnay (forse meglio che con altre uve) e lo valorizza estremamente con la lunga attesa in cantina.


foto: PB ©

Ayala – importa: Gruppo Meregalli

La Maison nasce nel 1860 da Edmond de Ayala che dalla Colombia arriva ad Ay, in piena Champagne. Nel 2005 Ayala, grazie alla qualità dei suoi prodotti, entra nell’orbita di Bollinger. Con un vigneto di oltre 80 ettari, Ayala è una delle rare Maison in Champagne che riesce a coprire il proprio fabbisogno in fatto di uve. Un fattore quest’ultimo che le garantisce qualità, regolarità produttiva e tipicità gustativa. Lo stile dei vini viene caratterizzato da un abbondante utilizzo di Chardonnay.

Brut Majeur S.A.
Integra oltre 70 cru provenienti da tutta la regione, con un dosaggio di 6 g/l e 36 mesi sui lieviti. Un 55% Cha – 30% PNo – 15% Meu che si esprime con sensazioni ammalianti di pompelmo e fiori bianchi, risultando elegante in bocca con un ingresso fruttato e un finale saporito.

Rosé Majeur S.A.
Composto da 24 cru di altissimo livello dalle vendemmie 2016-2017-2018-2019 (55% Cha, 30% PNo, 15% Meu) con un dosaggio di 6 g/l e 36 mesi sui lieviti. Il 6% del blend è vino rosso da pinot nero proveniente da vigne Grand Cru site ad Aÿ. Offre sbuffi armonici di lampone, scorza d’arancia, sottobosco e foglia di ribes, con cenni di pasticceria che persistono anche a calice vuoto. L’ingresso è rotondo, sviluppandosi su un’acidità rinfrescante.

Brut Nature S.A.
Affina per circa 4 anni sui lieviti ed è il più scattante dei tre. Oltre il 50% di Chardonnay con 30% Pinot Noir e poi Meunier che lo rendono al naso preciso e scandito su fiori bianchi, pompelmo e pan brioche, con notevole spalla acida in sinergia con una decisa mineralità che spinge e allunga il sorso senza la minima presenza di zuccheri.


foto: MM ©


Cote de Bar


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Deveaux – importa: Philarmonica

La storia della maison nasce nella prima metà del XIX secolo e viene successivamente portata avanti da 3 donne, in grado di consolidare il nome e la fama della cantina. La maison Deveaux è oggi ancora focalizzata sul portare in cantina il miglior frutto possibile. Per farlo applicano, e fanno applicare ai propri conferitori, un protocollo chiamato “D selection”, basato su un regime più stringente di quello imposto dal disciplinare. Da qui e da lunghi affinamenti sui lieviti deriva la complessità che caratterizza le loro etichette. Rispetto a quanto riportato sul catalogo (5 anni), le cuvée in assaggio erano di 7 annate fa.

Cuvèe D Aged 7 Years Brut
Il suo colore si avvicina al dorato dell’etichetta e sfrutta il binomio PNoir (55%) Chardonnay (45%) per misurarti sostanza con leggiadria. Frutta gialla che non ti abbandona mai ma sono le spinte floreali a invitarti con ricordi dolcemente tostati e vanigliati. Almeno 5 anni sui lieviti che raccontano tanto nel percorso gustativo, freschezza istintiva che si apre verso percezioni di mandarino e confetto alla nocciola. I 7 g/l ne ammorbidiscono la chiusura complessa e giustamente prolungata.

Ultra D Aged 7 Years Extra Brut
Potremmo definirlo il fratello meno diplomatico del Cuvée D. L’uvaggio è lo stesso (55% PNo, 45% Cha) e coincidono anche i mesi di riposo sui lieviti (60) ma lo svolgimento è più diretto con fiori bianchi nitidamente al di sopra di un complesso bouquet che spazia dal cedro, al lampone, alla pietra bagnata, all’ananas fresco con note biscottate percettibili e ben armonizzate. Ottima bolla e svolgimento gustativo assolutamente divertente, ha ancora nerbo, freschezza da vendere e ammansire, i soli 2 g/l di dosaggio gli consentono di liberarsi in tutta la sua lunga spinta sapida di agrume con ammiccante finale candito.

Stenopé
Millesimée 2012 che apre di terziario ancora vivace: pan di zenzero, cioccolato bianco, mimosa, rosmarino, pesca e croccante di mandorle. Se il 50% di chardonnay pare condurre la fase olfattiva, in bocca è la meta di Pinot noir che sembra maggiormente emergere. Ne esce una sinergia che sorprende per sapidità e un equilibrio non così scontato per la tipologia dopo 96 mesi sui lieviti e con soli 4 g/l di zucchero.


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Chassenay D’Arce – importa: Gruppo Meregalli

Furono cinque i pionieri che a metà anni ’50, decisero di fondare questa Maison nell’Aube, un’area che all’epoca non era apprezzata come ai giorni nostri. Oggi l’azienda conta sul lavoro di 130 famiglie che operano su oltre 300 ettari di vigneto. Nonostante le dimensioni, il carattere familiare e l’attaccamento al territorio sono ancora parte principale della ricetta degli champagne della maison. Etichette in gran parte basate sul Pinot noir e su affinamenti più prolungati di quanto imponga il disciplinare, anche nelle cuvée d’ingresso.

Cuvée Rosé S.A.
Pinot nero al 60%, il 13% è vino rosso, affina per 48 mesi sui lieviti. Impatto espressivo su violetta, lampone, fragola e pepe verde, con un sorso avvolgente e succoso e un finale vellutato su cui incidono perfettamente i 10 g/l di dosaggio.

Confidences 2009
Composto al 92% da pinot nero proveniente dai vigneti più vecchi, affinando per 108 mesi sui lieviti e aggiunto di 9 g/l all’imbottigliamento. Concentrato e complesso su aromi di pompelmo, pesca, zenzero, curcuma e mandorla tostata, con un profilo elegante e armonico, freschezza croccante, e un finale estremamente lungo dai ritorni minerali.

Confidences Rosé 2012
Costituito per l’86% da pinot nero (13% è vino rosso), affina per 72 mesi sui lieviti. Il bouquet è ricco e variegato con note di frutti di bosco, pompelmo rosa, iris e pepe di Sichuan. Al palato presenta un ottimo bilanciamento e tensione verticale che non teme i 7 g/l di dosage. A calice vuoto ricorda distintamente la torrefazione.


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Rémy Leroy – importa: Pellegrini

Remy Leroy è ingegnere-enologo laureatosi all’università di Bordeaux nel 2006. Dopo gli studi decise di dedicarsi alla terra occupandosi dell’azienda che oggi porta il suo nome. I vigneti della Rémy Leroy, trovandosi nell’Aube, sono in gran parte piantati a Pinot Nero. Una delle maggiori peculiarità dei suoi vini è legata alla natura dei terreni con grande percentuale di calcare portlandiano. I suoi champagne hanno dosaggi sempre molto contenuti risultando senza fronzoli, onesti e minerali.

Extra-Brut S.A.
Di impianto classico, composto per il 70% da pinot nero, 20% chardonnay e 10% meunier. Al naso si avvertono note di pompelmo, erbe aromatiche e fiori di acacia, mentre è deciso in bocca con una buona sinergia fresco-sapida. Con 12 mesi di sosta sui lieviti e 2 g/l di residuo, compie perfettamente il suo dovere.

Rosé Brut S.A.
Una cuvée che prevede l’aggiunta del 20% di vino rosso. Si tratta di un rosé semplice e piacevole, 80% Pino Noir e 20% Meunier, con profumi intensi di frutta rossa, in particolare ciliegia e lampone, e cenni di gesso sullo sfondo. In bocca è avvolgente e succoso con ritorni fruttati. Come sopra per riposo sui lieviti, dosaggio e risultato nel calice.

Blanc des noirs extra-brut 2019
Ottenuto da pinot nero in purezza, affina sui lieviti per 36, con il 60% della vinificazione in acciaio e il 40% in legno. Si manifestano aromi di frutta e agrumi canditi, cioccolato bianco, dal gusto ampio ed elegante, con un bel finale in cui l’acidità si fonde con note di mela cotogna. Sempre 2 g/l, ma la materia prima e il processo produttivo lo portano ben sopra gli altri sotto l’aspetto della qualità.


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Cote de Blancs


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Bonnaire – importa: Visconti 43

La maison nasce negli anni ’30 e anche nelle stagioni successive ha sempre avuto particolari attenzioni allo Chardonnay. Proprio questa varietà domina numericamente i vitigni aziendali, occupando oltre la metà dei circa 22 ettari totali. Lo stile della maison è sempre molto misurato, sia negli affinamenti sui lieviti che nei dosaggi, alla ricerca del perfetto equilibrio per un prodotto che sappia anche vincere la sfida del tempo. Una delle selezioni più convincenti del nostro MCE.

Brut Nature Grand Cru Blanc de Blancs Non Dosé
Da un Grand Cru BdB nature che sosta 48 mesi sui lieviti si pretende parecchio ma già al primo approccio si capisce che non ci sono timori di sorta. Mango fresco, tiglio e miele d’acacia sono circondati dai ricordi di erbe e pane croccante e ritorni costanti di frutta. Al naso non potremmo chiedere di più, in bocca una bolla leggermente più delicata della media si dimentica poi nei secondi davanti a un prolungamento sontuoso dei sapori. Grande coerenza, grande sapidità e ottima lunghezza.

Tradition L’Esprit du Temps Extra Brut
“Solamente” 30 mesi sui lieviti ma… di caratura. Su Bonnaire è stata dura la scelta per selezionare le 3 etichette top ma abbiamo voluto alla fine premiare L’Esprit du Temps, perché c’è uno champagne per ogni occasione e questo ci è parso fra i migliori per agilità e piacevolezza di quelle che non passano inosservate. Pesca nettarina, mela stark, gelsomino e crosta di pane che in bocca sono veicolate da bolle solleticanti. Il suo 50% Cha, 30% PNo e 20% Meu si trasformano in viva energia; non è caldo ma soprattutto è buono, molto molto buono se pensiamo al ridotto tempo sur lies e al minimo dosaggio (4 g/l).

Cramant Vintage Grand Cru Blanc de Blancs Extra Brut
Qui siamo quasi agli antipodi dell’Esprit: Millesimo 2014, solo chardonnay e 7 anni sui lieviti che regalano un profilo aromatico fortemente incentrato sul pane tostato, frolla alla crema e frutta a polpa gialla anche in confettura. Rinfrescano le sua note balsamiche e i ricordi di zest. Convince più sulla lingua dove si mostra preciso, ben delineato e sorpendentemente attivo. Binomio fresco/sapido di grande spessore, i 5 g/l di expedition sono il giusto freno al lungo impeto.


foto: PB ©

Legras & Haas – importa: Kellerei Terlan

Sorta nel 1991 a Chouilly, cittadina sulla punta settentrionale della Côte des Blancs, Legras & Haas è un’azienda di famiglia condotta da François Legras e Brigitte Haas assieme ai loro figli Rémi, Olivier e Jerôme. L’area è nota per i Grand Cru di Chardonnay ma la famiglia di François Legras lavora nella regione di Champagne da sette generazioni. Queste radici profonde trasmettono l’anima viticola alla maison che possiede 38 ettari di proprietà fra cui 18 a Grand Cru.

Intuition S.A.
Dosaggio Brut (6 g/l), assemblaggio che predilige lo chardonnay (52%) su meunier (26%) e pinot noir (22%) e affinamento per 24 mesi sui lieviti. Emergono profumi intriganti di mela cotogna, erbe aromatiche e pan brioche, vibrante ed equilibrato al palato. Vino diretto, nato per piacere a tutti.

Blanc de Blancs Grand Cru Chouilly Millésime 2014
Questo champagne da chardonnay GC in purezza, esposto a mezzogiorno, affina per ben 84 mesi sui lieviti. Si esprime con note di fiori di pesco, pompelmo e crema pasticciera, in bocca è vivace e verticale con una chiusura infinita su ritorni fruttati. Davvero di grande levatura e divisivo se paragonato a “Les Sillons”.

Blanc de Blancs Grand Cru Chouilly Les Sillons 2014 
Sempre 2014, sempre chardonnay GC, ma al contrario del precedente, qui i vigneti sono esposti a nord ed è divertentissimo il confronto. Effluvi di fiori di acacia, frutta tropicale e burro fuso. Il legno opera come elemento ammorbidente, ma l’esuberante spalla acida conferisce un equilibrio magico che ipnotizza il degustatore. La mia idea sul mio preferito di casa Legras & Haas è chiara ma sono certo non coincide con il pensiero di molti. Giusto così.


foto: MM ©

Pierre Legras – importa: Première

L’azienda fu fondata nel 1662 da Pierre Legras, oggi è condotta da Vincent Legras. Vengono prodotte circa 60.000 bottiglie l’anno provenienti da 10 ettari Grand Cru a Choully di cui 95% Chardonnay e 5% Pinot Noir. Gli Chardonnay di Choully presentano rara potenza e corpo pur non perdendo in raffinatezza ed eleganza. L’azienda utilizza un minimo del 20% di vini di riserva su tutte le cuvée prodotte, alcune delle quali affinate in barrique.

Monographie Blanc de Blancs Grand Cru Brut
Solo chardonnay 2015 da Chouilly parcellato: l’80% proviene dal lieu-dit Les Partelaines il restante da Montaigu. Questa accuratezza pare si senta anche nel calice, il Monographie brut ha 5 g/l di zuccheri ma rimane uno champagne severo, diretto, di grande personalità. E quando questo carattere arriva solo dall’uva bianca, si capisce che c’è grandissima sostanza che si trasforma in profumi di fiori bianchi, anice, miscellanea di agrumi e passion fruit e poi liquirizia e pane fresco, fragrante… 72 mesi sui lieviti che sembrano quasi di più e che in bocca sembrano ammansire un carattere ancora esuberante fatto di gustosa freschezza preminente e lunghezza didascalica… completo.

Coste Beert Blanc de Blancs Grand Cru Brut
Sempre e solo chardonnay da Chouilly che però è sans année e non arriva da lieu-dits. La differenza si sente ma il tratto distintivo è comune. Ancora carattere ed energia, ancora bergamotto e fiori bianchi, più timo e meno spezia, meno complesso del Monographie ma altrettanto attraente e deciso. In bocca ripete l’approccio concreto fatto di agrumi e ricordi di boulangerie da 48 mesi sui lieviti. La lunghezza è convincente, sul finale lo aiuta un dosaggio che sfiora i 7 g/l. Una bolla forse anche troppo decisa, ma siamo solo agli inizi…

Déa Matra Rosé Grand Cru Brut
87% chardonnay e 13% pinot noir ben distribuiti per un rosé color fragola caratterizzato al naso da piccoli frutti a bacca rossa e peonia con i 72 mesi passati sui lieviti che arrivano più al gusto che all’olfatto. Il Déa Matra conferma ancora una volta lo stile di Pierre Legras, il carattere che imprime ai suoi prodotti, la concretezza che qui si trasforma in ciliegia, caramella di lampone ed erbe aromatiche. Finale tostato e lievemente caldo in uscita. Dosaggio: 5,6 g/l


foto: PB ©


Montagne de Reims


foto: PB ©



Crucifix Père & Fils – importa: Philarmonica

Le generazioni precedenti coltivavano terreni, ma senza produrre vino. Negli anni ’40 del secolo scorso André Gabriel decide di cambiare strada ma solo negli anni ’60 l’azienda prenderà il nome di Pierre Crucifix. Dal 2005 la maison inizierà a chiamarsi semplicemente Crucifix et fils. A non cambiare mai è invece la cura che Sébastien, oggi alla guida dell’azienda, dedica ai suoi vigneti. Una smisurata passione che ha trasmesso anche a noi nei 10 minuti in cui siamo stati al suo banco. L’azienda lavora su cinque ettari, tutti classificati Premier Cru, allevati senza il minimo utilizzo di diserbanti ed erbicidi e il risultato si vede e si sente.

Cuvée Prestige Extra Brut Grand Cru
Da vigne vecchie di oltre 40 anni, esce un blend 50/50 di Pinot noir e Chardonnay passati in barrique che impressiona. Frutta esotica gialla in avvio ma si arricchisce subito anche di lampone e ribes in un bouquet essenzialmente fruttato nei primi secondi ma è soltanto il suo vernissage. Escono fiori di acacia, erbe, pappa reale e croissant alla vaniglia che si ripropongono al palato scanditi con eleganza esemplare di perfetto dosaggio zuccherino (3,5 g/l). Bollicine esuberanti, colpisce la sua capacità espressiva di importante persistenza. E pensare che sosta “solo” 36 mesi, e pensare che in gamma Crucifix ci sono altre etichette importanti…

Epitre Act Blanc de Noirs Millesimé Extra Brut Premier Cru
Pinot noir del 2018 in purezza, dosato con parsimonia (3,5 g/l) ma in modo ineccepibile. Più frutta che fiore (costante Crucifix) e 84 mesi sui lieviti che spingono maggiormente sentori tostati, empireumatici e di pasticceria. Complesso e in espansione in bocca, le sue bolle scalpitano anche troppo ma è esemplare nel bilanciamento dei suoi sapori e in sapidità davvero di pregio

La Grande Reserve Premier Cru Extra Brut
Sono i 3/4 di Pinot noir la sua “spina dorsale” mentre il quarto di chardonnay lo rende attraente da subito. Cedro e bergamotto, note burrose e di frutta secca con letto di fiori gialli. Extra brut (5,6 g/l) di piacevolezza con bollicine stuzzicanti. I 5 anni di riposo sui lieviti ne smussano gli spigoli e lo rendono prontissimo per assetati golosi. Miscela perfetta di buona lunghezza.


foto: PB ©

Lelarge-Pugeot – importa: Terroirs

Nonostante la storia della famiglia abbia superato i 2 secoli, è solo dagli anni ’30 che la Lelarge-Pugeot produce champagne. All’inizio degli anni 2000 la maison decide di interrompere l’utilizzo di erbicidi e pesticidi così da enfatizzare la piena espressione del terroir nelle uve. Lavora su circa 9 ha di vigneto, da anni certificato Demeter. La maggior parte degli impianti è dedicata al Pinot Meunier (80%). I loro Champagne sono generalmente a basso dosaggio e riposano a lungo sui lieviti.

1er Cru Extra Brut Tradition
Blend al 50% di pinot meunier (40% PNo e 10% Cha), la base proviene dall’annata 2019 con l’aggiunta di vini fermi del 2017 e 2018. Affina in botte per 10 mesi con frequenti bâtonnage, seguono 3 anni sui lieviti. Al naso si esprime elegante e raffinato su note di kumquat, fiori di pesco e zenzero. Bocca tesa e succosa con ritorni di pompelmo. Ben fatto, perfetto per l’apertura di serata.

1er Cru Extra Brut Les Charmes de Vrigny 2008
Uvaggio con il 50% di pinot meunier proveniente da vigne di 40 anni situate nella quadrante nord-ovest della Montagne de Reims. Un millesimato 2008 con utilizzo di Solera che ha sostato per 10 anni sui lieviti e (questo) sboccato nel 2018. Al naso emergono profumi di acacia, cedro candito, torrone e crema pasticcera, mentre la bocca è maestosa, trainata da freschezza e sapidità, con un finale infinito. Di assoluto spessore e generosità.

1er Cru Brut Nature Saignée de Meunier 2015
Un champagne rosa ottenuto dal salasso di uve meunier in purezza provenienti da vigneti di 50 anni, con un anno di sosta in botte e 60 mesi sui lieviti. Presenta intensi aromi di fragolina di bosco, ribes rosso, ginger ed erbe aromatiche, con un sorso brioso e una chiusura lunga e saporita. Vuole arrivare ai sensi, come tutti i “nature”, dritto e senza condizionamenti… e ci riesce benissimo.


foto: PB ©

Mailly Grand Cru – importa: Marchesi di Barolo

Fondato nel 1929 da un gruppo di vigneron che affrontarono con coraggio le devastazioni della prima Guerra mondiale e della conseguente crisi economica, il Domaine Champagne Mailly Grand Cru si estende oggi su una superficie di 70 ettari situati esclusivamente nel villaggio di Mailly, classificato Grand Cru, nel cuore del parco naturale della Montagne de Reims. I due vitigni nobili della Champagne, Pinot Noir e Chardonnay, occupano rispettivamente il 75% ed il 25% delle vigne, suddivisi in 480 parcelle. I vigneti sono esposti su tutti e quattro i punti cardinali.

Brut Réserve Grand Cru
Questa cuvée è composta per il 75% da pinot nero e per il 25% da chardonnay. È un assemblaggio di oltre 600 parcelle, con il 30/40% di vins de réserve, e affina per 3 anni sui lieviti, con un dosaggio di 7-8 g/l. Al naso apre espansivo con matrice fruttata, seguono sentori di pane tostato e burro fuso. Uno champagne che risulta al contempo schietto ed elegante, con una persistenza notevole e una bollicina carezzevole.

Extra Brut Millésimé Mailly Grand Cru 2016
Prodotto solo nelle migliori annate, con una composizione 75% pinot nero e 25% chardonnay, e un dosaggio limitato a 2-3 g/l. Emergono aromi di agrumi maturi, brioche grigliata, mandorla tostata e pepe bianco. Al palato, è estremamente succoso, con un gioco sottile di equilibrio tra acidità, eleganza delle bollicine e morbidezza. I 6 anni sui lieviti ne esaltano complessità e nobiltà.

Blanc de Pinot Noir Grand Cru
Affina sui lieviti per 3 anni con un dosaggio di 8 g/l, seguendo il metodo Solera per i vini di riserva. Si presenta evoluto al punto giusto, con esuberanti aromi di ribes rosso, pompelmo rosa, frutto della passione e fieno. Incipit teso e succoso, il medio palato esprime notevole equilibrio, evolvendo in una chiusura cremosa e vellutata ben gestita con 8 g/l di dosaggio


foto: MM ©


Vallée de la Marne


foto: PB ©



Apollonis Michel Loriot – importa: Visconti 43

A Festigny dal 1675, dopo 12 generazioni l’aspirazione è quella di dare voce alle vibrazioni naturali del terroir, delle vigne e dei vini aziendali. Michel Loriot ha creato una gamma nella quale l’espressività dei suoi vini tocca il cuore di chi li degusta attraverso le vibrazioni, anche musicali, del suo terroir. È per questo che l’azienda stessa usa il claim “lo spirito vibra nella gamma Apollonis”.

Monodie Meunier Vieilles Vignes Blanc de Noirs
La dimostrazione di cosa è possibile fare con un meunier 100%, annata 2013, che sa soreggere ben 9 anni di sosta sui lieviti. Prodotto di rara eleganza, esordio balsamico e di erbe, ricordi di nespola e mela in composta con sfolgia alle noci e pot-pourri. Non è stanco, né all’olfatto ne al sorso ma dimostra estrema nobiltà, infinitamente sapido dalle bolle precise a stuzzicare un nuovo assaggio con freschezza mai doma nonostante gli 8 g/l di expedition.

Palmyre Brut Nature
Cerca la beva facile questo 70% meunier e 30% chardonnay che riposa 24 mesi sui lieviti. La trova agevolmente grazie a una sapiente conduzione enologica che lo fa esprimere con fiori di caprifoglio e mentuccia, mandarino e sbuffi fumé. Preciso ed educato che piace, lo segui nel suo svolgimento con attenzione alle note aromatiche che escono da una spuma aggraziata. Finale di mela e frutta secca di ottima lunghezza che beneficia dei 9 g/l di dosaggio.

Thèodorine Rosé Brut
Un blend evidentemente nato per il consumo immediato. Ancora una volta si centra l’obiettivo con il trittico – così da catalogo… -: 53% Meu, 30% Cha, 17% PNo (10% Pinot Noir vino rosso). Il rischio per un rosé è quello di risultare spento o attaccare troppo… qui c’è la giusta via: champagne piacevole, 24 mesi sui lieviti, che sa in avvio di fragoline, arancia, rosa e peonia per poi allungarsi su caramella di ciliegia, erbe aromatiche e note carnose. 9 g/l di dosage ingentiliscono un sorso “fresco-andante”, di sapidità emblematica, virando il finale su ricordi di gelée di lamponi e spezie.


foto: PB ©

Christian Gosset – importa: Sarziamadè

Dopo 30 anni di lavoro nell’azienda di famiglia, Christian Gosset ha dato vita alla maison che porta il suo nome. Solo 5 ettari, compresi alcuni lieux-dits ad Ay e uno a Chouilly. Per le cuvée predilige generalmente il Pinot Noir e la vinificazione esclusivamente in acciaio. I singoli liuex-dits sono invece sempre millesimati e la loro vinificazione avviene in legno, seguita da una lunga permanenza sui lieviti. Il dosaggio per tutti quanti gli champagne di Christian Gosset é sempre estremamente contenuto.

Brut A03 Grand Cru Extra Brut
Una prevalenza netta di pinot noir (90%) su chardonnay che affinano per 36 mesi sui lieviti. Al naso si avvertono note intriganti di scorza di agrume, fiori gialli con cenni di miele di zagara, mentre in bocca offre una beva verticale, decisa, sapida e persistente appena ammansita da 2 g/l di dosaggio.

Sorangeon Blanc de Blanc Grand Cru Brut Nature
Ottenuto da chardonnay GC millesimato 2018 in purezza che affina per ben 42 mesi sui lieviti. Si distinguono aromi di frutta secca e tropicale, con sfumature raffinate che richiamano il legno. Sicura eleganza al sorso, con tensione data dalla freschezza vibrante e assolutamente libera da ogni minima presenza zuccherina.

Croix Courcelles Grand Cru Extra Brut
In questa cuvée GC torniamo a una prevalenza di pinot nero (85%) su chardonnay, con sosta di 42 mesi sui lieviti. Al naso offre intensi aromi di frutta candita, pesca noce e pepe di Sichuan, la beva è verticale con una lunga scia sapida. C’è solo 1 grammo/litro di dosaggio, rimane un prodotto davvero ideale per chi ama gli champagne immediati e diretti.


foto: MM ©

Douard Christian – importa: Apoteca

Marchio che oggi basa la propria produzione e il proprio savoir faire su due generazioni di vigneron impegnati su 4,5 ettari a prevalenza Pinot Meunier e Chardonnay. Le piante più vecchie hanno in media 30/40 anni di età. Da 6 anni hanno implementato la loro cantina in cui affinano per almeno 4 anni le loro cuvée più importanti. La maison cura anche l’ospitalità ed è dotata di confortevoli chambres d’hôtes per gli enoturisti.

Pinot Noir Brut
Esclusivamente Pinot noir e tendenzialmente più arcigno degli altri anche nell’aprirsi. Sotto c’è comunque stoffa che si mostra soprattutto in assaggio con ricordi di susina, cedro e nocciola. I 4 anni sui lieviti sono bastanti per arricchirlo e renderlo già equilibrato per il momento. Non si impone e non scivola subito via. Garbato e dosato con 6 g/l. Come sopra: vale più del suo prezzo sul mercato.

Tradition Extra Brut
Sono 36 i mesi di sosta sui lieviti, sicuramente benefici per questo 90% Meunier e 10% Pinot noir nato per piacere al volo senza troppi fronzoli. Ci convince nella sua immediatezza e il riposo di 3 anni lo accresce più che dignitosamente in profumi e aromi tendenzialmente freschi di mela e confettura di arance. In bocca comunque scalpita, è succoso con finale di pane tostato ma leggermente amaricante. Ciò non intacca la nostra valutazione estremamente positiva che tiene conto anche di un rapporto qualità/prezzo davvero interessantissimo. Dosaggio 4 g/l

Vieilles Vignes Brut
Dominanza di Meunier (90%) su Pinot noir, una selezione da vigne di oltre 60 anni. L’estratto viene fatto sostare per 48 mesi sui lieviti e aggiunto di 6 g/l di zuccheri. Una cuvee potremmo dire “standard” che non manca in niente sotto l’apetto degli aromi: parte dagli agrumi e va verso l’albicocca, panetteria evidente con accenno balsamico e di cera d’api. Uno champagne gustoso, sboccato probabilmente di recente, le cui bollicine sono al momento più spuma che crema. Sicuramente molto buono e persistente.


foto: PB ©

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fonte: Uff stampa Società Excellence – foto: Paolo Bini e Marco Mancini
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