La nostra Chianti Classico Collection

Il Chianti Classico celebra i primi 100 anni del Consorzio. La nostra selezione “Super 44” da oltre 530 Gallo nero presentati in anteprima 2024


Altro che articolo, servirebbe una monografia per raccontare la Chianti Classico Collection di Firenze.


[si legge, più o meno, in: 8 minuti]


Purtroppo o per fortuna saremo “lunghetti” ma questo è il nostro approccio a tali manifestazioni. Non ci pare proprio il caso di limitarsi a fare una semplice recensione dei vini e fare la gara a chi la dice prima (con valutazioni che poi si rivelano sempre diverse da quelle degli altri). No, non ci stiamo perché la Collection del Gallo nero è certamente degustazione e curiosità in anteprima ma (varcando la soglia della Leopolda lo capisci al volo) CCC è soprattutto l’acme di valori, storie, stile e cura minuziosa nel raccontarli al mondo.

foto: PB ©

Sappiamo che molti non resisteranno a fare click qui per vedere subito la nostra selezione 20 24 (numeri staccati perché sono 20 annata e 24 fra Riserva e Gran Selezione). Noi, l’opportunità di saltare direttamente alle recensioni ve la diamo ma ci sentiremmo in gravissimo difetto se non raccontassimo comunque qualcosa prima (fra il divulgativo e l’ampiamente introduttivo), di ciò che è stata la 2 giorni di Chianti Classico Collection 2024, una vera kermesse dal consueto appeal irresistibile e un’edizione speciale per più di una ragione.

Intanto: il ritorno dell’apertura al pubblico nella seconda giornata ha consentito, secondo la voce ufficiale, l’ingresso di 460 appassionati che si sono aggiunti ai 2.000 operatori di settore e ai 350 rappresentanti della stampa nazionale ed internazionale accreditati. C’erano in totale oltre 770 etichette in assaggio (537 in anteprima) e più di 200 aziende espositrici in presenza sulle 345 imbottigliatrici aderenti al Consorzio.

Sono numeri che non si trovano altrove in Italia, sono cifre che incutono rispetto a prescindere e forse un po’ di timore al Consorzio che, visto il successo crescente della Denominazione nell’ultimo decennio, si trova ogni anno a esaudire le aspettative convivendo con un mercato internazionale altamente competitivo e spietato nel penalizzarti al primo passo falso fra bilanci consortili da proteggere, costi di produzione in crescita, standard qualitativo (almeno) da mantenere e andamenti stagionali in vigna che ultimamente non brillano per benevolenza.

foto: PB ©

Come sta il Gallo nero?

Tutto sommato il Chianti Classico tiene botta. La vendita nel quadriennio 2020-2023 è stata superiore alla produzione del +4%. Vero che nel 2023 si è fatto un -11% dell’imbottigliato ma il prezzo medio è aumentato del +7% sul 2022 e del +13% rispetto al 2021.

A 10 anni dalla sua introduzione, possiamo dirlo ormai definitivamente: la Gran Selezione è stata un bene, anzi un benissimo. C’è grande interesse e apprezzamento sia in Italia (fatturato +14% rispetto al 2021) che all’estero, le valutazioni per alcune etichette sono arrivate a punteggi estremi – forse fin troppo – e, adesso, buona parte del settore inizia a fare proprio il concetto delle Unità Geografica Aggiuntiva caratterizzante gli 11 areali. Distinzioni che dal 1° luglio 2023 sono consentite in etichetta grazie all’entrata in vigore del nuovo disciplinare di produzione.

Sono 169 le aziende che oggi fanno almeno un Chianti Classico Gran Selezione come espressione più alta di territorialità. Sembrano ricordi lontani quelli di quasi un decennio fa, quando tutti facemmo a gomitate per assaggiarci in anteprima i GS dai primi 33 produttori pionieri. In assaggio all’anteprima 2024 ce n’erano 151 da 145 aziende.

La Gran Selezione (90% sangiovese + autoctoni rossi, singola vigna/migliori uve di proprietà aziendale, 30 mesi di invecchiamento) prosegue a ricevere consensi in Italia (vedi sopra) ma anche altrove. In Canada le vendite di questa categoria sono aumentate nel 2023 del +50% e sono numeri notevoli se pensiamo che il Canada è il terzo importatore mondiale (10%). Oltreoceano il Gallo nero è amato visceralmente, gli USA ne acquistano più di 1 bottiglia su 3 (35%) ma anche in Continente l’attenzione è tanta e in crescita sia nel Regno Unito che in Svezia (dove la GS ha raddoppiato le vendite).

Molti degli investimenti del Consorzio guardano proprio verso la promozione internazionale e proseguirà il tour nel mondo a partire da fine aprile quando si terrà un evento di altissimo livello a New York

Il Presidente Giovanni Manetti ha fatto il punto: «Siamo molto soddisfatti dell’affermazione del Chianti Classico sui mercati internazionali e, in quest’anno particolare, dell’exploit del mercato italiano – rappresenta il 22% del totale [nda] – e della tenuta di tutti gli altri mercati storici per i vini del Gallo Nero. Il Consorzio sta infatti investendo sul potenziamento dei suoi mercati storici, anche con alcune attività innovative che ci permetteranno di avere una presenza sempre più costante e capillare nei vari paesi di riferimento».

La tenuta, già… la tenuta è oggettivamente importante. Siamo in una fase non florida per il commercio vinicolo. Al netto delle classiche lamentele dei produttori e delle propagande promozionali degli enti di tutela, il mondo del vino non è preoccupato ma neppure troppo allegro guardando i grafici di vendita. Quindi tenere oggi è già un successo e domani, poi… si vedrà.

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I 100 anni del Consorzio

La ragione che veramente ha reso speciale questa edizione 2024 della Collection è stata la ricorrenza secolare del Consorzio. Sono passati infatti 100 anni esatti da quando 33 viticoltori visionari decisero di unirsi in un progetto a tutela e valorizzazione del lavoro comune.

Impossibile non definirlo un sodalizio di riferimento, è il primo nato in Italia e oggi rappresenta 486 soci. Anche il Presidente della Commissione Agricoltura Mirco Carloni, ospite della manifestazione, lo ha mostrato ad “esempio per tutte le altre realtà italiane”.


Così, ancora, il Presidente Manetti: «Gli obiettivi che ci accomunano sono gli stessi di allora: proteggere il vino che nasce da un territorio altamente vocato e di rara bellezza e accompagnare i viticoltori nell’affrontare i mercati di tutto il mondo sotto l’insegna comune del Gallo Nero. E’ il territorio che fa la differenza – ha poi aggiunto durante il suo saluto alla stampa – ma fondamentale è anche il rapporto fra i fattori naturali e le persone, uomini e donne. Questo è quel quid in più, l’intreccio magico fra natura e uomo, che ci permette di produrre vini unici al mondo. Quello che il grande Luigi Veronelli chiamava “l’anima del vino”. L’auspicio – ha concluso Manetti – è che i vini Chianti Classico possano esprimere sempre più territorio ma anche sempre più anima“.

Natura, persone, coesione, territorio… parole chiave che sono arrivate dirette guardando l’esposizione “Chianti Classico Century” allestita all’ingresso della Leopolda. Impattante, evocativa e inevitabile per gli ospiti, come a dire: “si deve obbligatoriamente partire da qui per apprezzare tutto il resto”.

foto: PB ©

Nel foyer della Leopolda calavano grandi pannelli in verticale dedicati ai 14 storici presidenti provando a raccontarli attraverso il loro pensiero o i fatti secondo le ricostruzioni dedotte con la difficile opera di consultazione degli archivi. Più centrale, un pannello cilindrico sospeso con riportati gli accadimenti più rappresentativi di questo secolo di attività. A completare la mostra un monitor gigante dove sono stati proiettati reel dedicati ai produttori del Consorzio.

Ve l’ho detto all’inizio: ci vorrebbe una rivista speciale per raccontare l’occasione. Nei prossimi giorni pubblicheremo un’intervista gentilmente concessa da Manetti in cui il Presidente racconta se stesso, i suoi rapporti con i soci e alcuni episodi salienti di questi 100 anni.

Prima di scendere all’interno del “pianeta vino” per dirvi come ci sono sembrate le nuove uscite, è giusto ricordare (anche con qualche aneddoto) i 14 leader che hanno guidato e accompagnato il Consorzio dal 1924 a oggi (salta il paragrafo).

foto: PB ©

I Presidenti del Consorzio vino Chianti Classico

  • Italo De Lucchi
    • Aprile 1926: seconda assemblea annuale del Consorzio per la Difesa del Vino Tipico del Chianti e della sua Marca di Origine. Italo De Lucchi, primo Presidente del Consorzio, illustra ai soci ancora restii le motivazioni per cui sarebbe nel loro interesse acquistare i contrassegni del Gallo Nero da apporre sulle bottiglie. Una vera e propria lezione di marketing che anticipa i tempi e indica la strada maestra di una grande avventura collettiva.
  • Gino Sarrocchi
    • Ottobre 1942: il Senatore Gino Sarrocchi scrive una lettera al direttore de La Nazione, nella quale esprime la sua preoccupazione in merito ai possibili effetti di alcuni provvedimenti legislativi approvati nel precedente biennio. C’è infatti il rischio che il Chianti si possa proporre in zone sempre più estese come “Vino di lavorazione pregiata” e non come “Vino di produzione pregiata”, rendendo ancora meno riconoscibile il legame con la sua storica area di origine
  • Luigi Ricasoli Firidolfi
    • Giugno 1954: interviene come relatore nel “Convegno vitivinicolo economico del Chianti”, organizzato dal Consorzio per la difesa del Vino Tipico del Chianti e della sua Marca di Origine a Radda in Chianti, sottolineando con forza l’orgoglio che unisce i produttori del Gallo Nero, chiamati con il loro lavoro ad alimentare storia e fama di uno fra i più nobili terroir del vino europeo.
  • Bettino Ricasoli Firidolfi
    • Aprile 1959: Bettino Ricasoli Firidolfi invita l’Assemblea dei soci del Consorzio ad accettare il riconoscimento per i vini prodotti nella zona di origine del suffisso “Classico”: il riferimento è alla legge di regolamentazione del settore vitivinicolo approvata nel 1932, che permetteva anche ai produttori esterni alla zona di origine di chiamare il proprio vino “Chianti”.
  • Lapo Mazzei
    • Maggio 1985: Lapo Mazzei sprona l’Assemblea dei soci del Consorzio Vino Chianti Classico ad affrontare le sfide di domani con serietà, competenza, spirito di condivisione e capacità di programmazione.
  • Gualtiero Armando Nunzi
    • Maggio 1997: Il Cavaliere del Lavoro Gualtiero Armando Nunzi chiude il suo mandato presidenziale rivolgendo un accorato saluto all’Assemblea dei soci del Consorzio Vino Chianti Classico. Nel suo discorso di commiato ripercorre le diverse vicende che hanno accompagnato l’avventura associativa nei decenni passati, rivolgendo uno sguardo colmo di fiducia e speranza verso un futuro ricco di opportunità, prima di tutto grazie alla conquista dell’autonomia per la denominazione Chianti Classico.
  • Vittorio Pozzesi
    • Maggio 2001: Vittorio Pozzesi presenta all’Assemblea dei soci del Consorzio Vino Chianti Classico la “Carta per l’uso sostenibile del territorio del Chianti Classico”: uno strumento utile ad aprire un primo confronto con le Pubbliche Amministrazioni su una gestione virtuosa del territorio, trasversalmente condivisa fra le principali istituzioni comunali e provinciali.
  • Carlo Maria Mascheroni
    • Aprile 1998. Carlo Maria Mascheroni si rivolge all’Assemblea dei soci del Consorzio Vino Chianti Classico, ribadendo con forza i capisaldi filosofici e progettuali che animano l’opera della principale struttura associativa del comprensorio chiantigiano.
  • Gherardo Ungarelli
    • Giugno 1997. Intervistato dalla rivista trimestrale “Il Giornale del Gallo Nero”, Gherardo Ungarelli fotografa le più significative tendenze di mercato e di consumo che si delineano a livello globale sul finire del secolo, con uno sguardo proiettato al nuovo millennio. Una vera e propria rivoluzione sociale e antropologica, che negli anni a seguire contribuirà a rendere sempre più centrali i territori, gli interpreti e i vini del Chianti Classico.
  • Emanuela Stucchi Prinetti
    • Dicembre 2003, Milano. Emanuela Stucchi Prinetti interviene al convegno “Di chi sono le idee: creatività, diritto d’autore, marchi e brevetti alla prova del mercato aperto e delle nuove tecnologie”, rimarcando il ruolo trasversalmente riconosciuto al Chianti Classico Gallo Nero come distretto produttivo, ma anche e soprattutto come simbolo distintivo dell’identità nazionale.
  • Giovanni Ricasoli Firidolfi
    • Dicembre 2004. Giovanni Ricasoli Firidolfi celebra l’importanza del Gallo Nero come simbolo comunitario riconosciuto a livello mondiale: è il cuore dell’intervento proposto in occasione dell’Assemblea che sancisce la riunificazione fra Consorzio Vino Chianti Classico e Consorzio del Marchio Storico – Chianti Classico, ovvero le due strutture associative originatesi nel 1987 per effetto della separazione fra le funzioni di tutela-vigilanza e promozione-valorizzazione, stabilita dal Decreto Ministeriale del 13 marzo 1982.
  • Marco Pallanti
    • Febbraio 2012. Marco Pallanti apre la nuova edizione della Chianti Classico Collection, evento di presentazione delle nuove annate del Gallo Nero, proponendo un appassionato e coinvolgente focus sulla Denominazione, disegnata anche da quel connubio saldatosi nei secoli tra le varietà tipiche del territorio e i suoi interpreti più ispirati. Un legame indissolubile, che si svela sempre più come speciale strumento di racconto di una straordinaria dimensione plurale.
  • Sergio Zingarelli
    • Commentando la proclamazione del Chianti Classico come “Wine Region of the Year” da parte di una prestigiosa rivista statunitense, Sergio Zingarelli descrive la sinergia tra elementi naturali, umani ed imprenditoriali che nel tempo ha plasmato e reso unico il territorio del Chianti Classico.
  • Giovanni Manetti
    • Coesione: è la parola chiave attorno alla quale, nel 2024, si focalizza l’intervento di Giovanni Manetti, in qualità di Presidente in carica del Consorzio Vino Chianti Classico, che apre il libro “Sulle tracce del Gallo Nero”. Curata da Daniele Cernilli con la collaborazione di Paolo De Cristofaro, è la pubblicazione realizzata da Iniziative Speciali di Giunti Editore in occasione delle celebrazioni per il centenario della fondazione del Consorzio per la Difesa del Vino Tipico del Chianti e della sua Marca di Origine.
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L’ultimo Chianti Classico: tante luci e qualche ombra

Veniamo finalmente al vino. La curiosità come sempre era tanta – banalità estrema, perdonatemi… – però, dico la verità, non morivo dalla voglia di assaggiare la 2022. Annata calda, impegnativa in vigna e in cantina… voglio troppo bene al Chianti Classico e se in degustazione qualcosa va storto mi fa più male al cuore che al palato.


La 2022 nel 2024

Più sotto troverete un’infografica che mostra la distribuzione dei campioni presentati per ogni annata alla Collection.

Stagioni altalenanti le ultime, in Toscana si dibatte da tempo su come affrontare gli ostacoli che arrivano attesi ma improvvisi dal cambiamento climatico. Si discute su praticamente tutto, qualcuno ipotizza addirittura disciplinari che un giorno in regione consentano l’irrigazione. Cosa attendersi non sappiamo, non possiamo ma vorremmo. Resta il fatto che la 2022 del Chianti Classico (produzione hl 260.000, +5.000 rispetto alla 2021 e piùchissaquanto della 2023) ci è apparsa scontrosa nel calice, una rigidità che è andata oltre le nostre attese e quei giustificabili alibi da recentissima messa in bottiglia.

Per il Consorzio la: “2022 si presenta sotto ottimi auspici: per quel che riguarda l’andamento stagionale, non si sono avute gelate primaverili né particolari eventi di grandine. In tarda primavera è iniziato il caldo, che è stato costante per tutta l’estate, ma senza picchi eccessivi: le viti si sono quindi potute adattare da subito alle alte temperature. La siccità dei mesi estivi non ha inciso sullo sviluppo dei grappoli: le piogge primaverili hanno permesso alle viti di attingere a buone riserve di acqua e nutrienti minerali durante i mesi più siccitosi. Inoltre, le temperature, pur rimanendo alte durante il giorno, si sono abbassate negli orari notturni, con un’escursione termica che ha permesso al Sangiovese il regolare sviluppo fenolico… Dai primi assaggi, i vini Chianti Classico 2022 si presentano in generale molto equilibrati, con una forza acida non eccessiva, tannini dolci e maturi”. La vendemmia del Sangiovese è iniziata verso il 10 settembre.

Vabbè… sono autorevoli considerazioni che pongono, almeno noi, con quelle aspettative che oggettivamente non sono state mantenute del tutto. Attenzione: la nostra è una valutazione generale, d’insieme, perché abbiamo assaggiato fior di campioni annata 2022 solo che la loro percentuale ce l’attendevamo oggettivamente superiore. La differenza così l’hanno fatta i vignaioli, gli agronomi, gli enologi e, certamente, a priori anche il pedoclima ma quest’ultimo non così come si potrebbe ipotizzare prima di mettersi ad assaggiare.

Vedrete che nella nostra selezione ci sono 2022 che arrivano da ogni dove e che avvalorano l’ipotesi di una mano determinante sulla qualità finale. Annata 2022 quindi rimandata all’anno prossimo e a quello successivo quando determinate caratteristiche dell’uva potrebbero invece rivelarsi ottime prerogative se non addirittura virtù per tipologie Riserva o Gran Selezione (e, dovessi scommettere, mi permetterei di puntare più sulla prima).

foto: PB ©
La 2021 nel 2024

Per la 2021 è stata un’altra musica. Abbandonando il discorso Chianti classico “annata” (il maggior affinamento rende comunque la sfida iniqua in partenza), siamo rimasti colpiti da come la si è interpretata nei Riserva. La 2021 ci era piaciuta anche lo scorso anno ma – diciamoci la verità – ci siamo ritrovati molto di più con quanto sentenziato dal Consorzio: “L’andamento stagionale dell’annata 2021 è stato abbastanza regolare […] A livello sanitario, non c’è stata alcuna pressione da parte di malattie fungine. L’estate è stata asciutta con solo qualche sporadica pioggia nel mese di agosto, ma le riserve idriche accumulate nel periodo primaverile hanno permesso di evitare lo stress della pianta; per quanto riguarda le temperature, l’andamento dei mesi estivi è stato abbastanza regolare senza eccessive ondate di calore. Le uve portate in cantina erano sane e di elevata qualità; presupposti per un vino che si prefigura già di buona struttura, con tannini fini e maturi e un interessante profilo aromatico”. La vendemmia del Sangiovese è iniziata intorno al 20 settembre.

Volevamo selezionare solo 12 esemplari Riserva (distribuiti più o meno dal 2022 al 2015), è stata davvero dura farlo tanto era la scelta e tanto erano convincenti i nuovi 2021. Potevamo tranquillamente inserirne altri 5-6 davvero eccellenti ma abbiamo voluto e dovuto rispettare la linea editoriale che ci eravamo imposti. Detto che le Riserva 2021 hanno superato pienamente l’esame, il vino che ci ha emozionato più di ogni altro arriva dalla 2017 – 2017, ve la ricordate? Caldo boia e siccità – un vero fuoriclasse.


La 2020 nel 2024

Dalla 2020 sapevamo che potevamo attenderci ottime cose. I Gran Selezione 2020 non hanno fallito il colpo e non abbiamo ricordanza di vini sbagliati, quindi: bene, benissimo ma non fantastico. Nessuno può contestare che la categoria non sia stata perfettamente interpretata dai protagonisti: generalmente l’estratto c’è, il bouquet aromatico lo stesso e anche in persistenza non possiamo lamentarci né noi né gli appassionati della tipologia. Diciamo solo che la sostanza… c’è, è ricca e spesso si sente tanto…

Molti ritengono che le due categorie estreme del Chianti Classico in futuro limiteranno fino al rischio eliminazione quella centrale (Riserva). Io non ci giurerei, anzi: se dovessimo ragionare su bevibilità, tradizione e modernità allora i Riserva appaiono ancora come etichette imprescindibili. Se poi entrasse nel mezzo la strategia commerciale, allora “alzeremmo le mani” pur non essendone convinti appieno.

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Gli assaggi

Nell’area riservata alla stampa abbiamo degustato bene, serenamente, in spazi consoni e correttamente allestiti. La app ha finalmente funzionato a dovere, complice anche una maggior copertura di reti wi-fi.

I sommelier di servizio non sono quasi mai andati in affanno e si sono concessi il lusso – anzi: hanno concesso il lusso – di accontentare quegli inviati stampa che hanno preteso di fare la comanda con carta e penna – il prossimo anno, magari, se si portano il calamaio fanno ancora più figura -.

Lo ripeterò anche stavolta: alla vecchia maniera i degustatori compulsivi come noi assaggiavano di più, però questa è una gestione del servizio più equa, più modulata e distribuita che necessita innanzitutto e necessariamente di banda e gigahertz. Messo a posto questo, tutto scorre con attese comunque contenute (lo scorso anno non andò proprio così, ergo: lungo passo in avanti quest’anno).

foto: PB ©

Da un lato l’area stampa e dall’altro della Leopolda c’erano gli stand dei produttori dove si riassaggiavano i campioni in anteprima e magari anche etichette dell’anno precedente. Per qualche azienda è stato essenziale permettere (a tutti, anche al pubblico generico) di capire l’evoluzione del proprio vino nei 12 mesi al netto della variabile “andamento stagionale”. Sono prodotti che necessitano dell’indipensabile giusto affinamento in bottiglia, cosa che per molti dei campioni presentati a febbraio non è realmente avvenuta (e 35 vini presentati in anteprima erano campioni da botte).

A Firenze c’erano 537 nuove etichette di Chianti Classico in anteprima di cui 136 Gran Selezione, 187 Riserva e 214 annata (vedete sotto nel grafico la distribuzione sulle varie annate delle varie categorie).

Chianti Classico annata spalmato fra la 2022 e la 2016 (Castellaccio è stata l’unica a presentare una 2016), poi il Riserva a ritroso dalla 2022 alla 2015 (con Podere La Villa unica con il 2022, da botte, e Fattoria di Montemaggio unica con la 2015) e il Gran Selezione dalla 2021 alla 2015 (2015 proposta solo da Fattoria di Montemaggio e Losi Quarciavalle).


Abbiamo deciso di fare una selezione Super-44 (20 24 con 20 annata e 12+12 per le altre versioni) con vini che arrivano da ogni UGA con Unità maggiormente rappresentate non solo per qualità ma anche per oggettivo numero di produttori. Castellina e Radda erano le più rappresentate alla CCC con, rispettivamente, 29 e 27 aziende mentre Montefioralle e Lamole ne avevano una 9 e l’altra 6. Anche la nostra selezione ne ha in parte risentito.

Come sempre non abbiamo la pretesa di segnalare i migliori, sicuramente abbiamo la certezza che siano vini super di cui vi consigliamo l’assaggio e alcuni meriterebbero una recensione ben più valorizzante rispetto alla sintesi che, per esigenze di immediatezza informativa, abbiamo proposto. In più, ne siamo stra-sicuri, alcuni di questi vini fra pochi mesi cambieranno il profilo sensoriale in modo determinante dopo aver fatto un completo riposo in bottiglia prima di partire verso i mercati.


C’è come sempre un solo rappresentante per azienda, in molti casi abbiamo dovuto fare una scelta fra le eccellenze dello stesso produttore e non è stato semplice escludere molti Gran Selezione e Riserva dal nostro elenco. Un peccato ma un punto va comunque sempre messo a queste cose.

Visto l’altissimo livello qualitativo raggiunto da tanti e considerato che fra valutare un vino con 94 o 96 punti spesso ci corre un “colpo di tosse” o una compagnia sbagliata dei calici in batteria o ancora una minima assuefazione… proviamo a non replicare mai il “podio a 3” dell’anno passato. Una cosa è sicura: noi siamo liberi e scevri da qualsiasi forma di condizionamento con un unico obbligo: rispettare il lavoro di tutti. Ce lo chiede la nostra deontologia, ce lo impone il nostro stile.

Le valutazioni

Volendo così “giocare” immaginando un ipotetico podio a 3, con Emanuele Lucarini (validissimo ed essenziale supporto nella seconda giornata di Firenze) ci siamo permessi di inserire un vino per ogni tipologia. Vini davvero maestosi e alla pari per valutazione “over the top”.


Su questi 3 gradini, tutti alla stessa altezza con valutazione 5stelle+, c’è il Gran Selezione 2019 Querciabella. Un vino magnifico che ha sostanza, tantissimo sapore e la struttura che gli consentirà, eventualmente, di poter anche rimanere ed evolversi in cantina. Porta ai sensi il territorio e le note della maturazione in botte con perfezione, lasciandoti inebriato fra varietale e affabilità terziaria.

Siamo soliti non andare troppo indietro nel tempo a trovare i migliori Chianti Classico da selezionare per voi e su questo potremmo disquisire una giornata. Lo facciamo semplicemente perché tendiamo a voler essere maggiormente rappresentativi di ciò che viene proposto. Se parliamo di Chianti Classico riserva, alla Collection circa il 37% era anno 2020, il 22% era 2021, il 21% era 2019 e solo il 5% era 2017. In questo 5% c’era però un vino davvero fantastico, di un’eleganza fuori dalla norma: Castell’in Villa. Sia chiaro: ogni anno ci appassiona il suo stile che si ritrova di vendemmia in vendemmia con i tratti assolutamente comuni dell’eleganza signorile. Stavolta, almeno per noi, la Riserva 2017 è stato un piccolo capolavoro di espressività territoriale e capacità umane soprattutto se pensiamo all’andamento stagionale di 7 anni fa. Comprendiamo che l’80% dei Chianti Classico “riserva” arrivava da altre vendemmie però, in questa Collection, abbiamo deciso così e convinti di ciò.

La piacevolezza, l’equilibrio, il sapore appagante, nitido e mai sopra le righe del Chianti Classico 2021 di Isole e Olena ci ha colpito al cuore. Molti penseranno: «Ecco la scoperta dell’acqua calda…». C’è poco da fare: quando esce un vino così… saranno le vigne, sarà il clima, sarà l’esperienza nel farlo… ci sembra giusto non inventarci niente e dare merito a chi dimostra di essere al livello massimo di eccellenza. Buonissimo è dir poco.

foto: PB ©

Buonissimo è anche il riserva ‘Cortevecchia’ 2020 di Principe Corsini/Villa Le Corti che lascia il segno sulla lingua e nel cuore con ampi profumi freschi corredati da ravvivanti spezie e lunga piacevolezza sapida: premio della “critica”.

La “magnifica combo” quest’anno è quella di Castello di Albola. Almeno 4 produttori hanno presentato una gamma starordinaria in ogni campione, ma abbiamo infine deciso per Albola e la sua classe che ci è parsa quest’anno tornata al rango massimo in ogni prodotto. Qualità “5 stelle” per il Chianti Classico 2022, il Riserva 2021 e per il GS “Il Solatio” 2020 (abbiamo inserito lui nella super-44, vino pazzesco).


Bene, ci siamo… descrizioni forzatamente sintetiche, ecco la nostra Super-44 #CCC24 che non è la Bibbia del vino (come del resto non lo sono anche le altre guide e recensioni che trovate in giro, indipendentemente da come “ve la vendono”).

foto: PB ©

Super-44
da Chianti Classico Collection 2024


Con il prezioso contributo di
Emanuele Lucarini


Chianti Classico GS 2019
Querciabella
(Greve)


Siamo davanti a una congiunzione di fattori che lo hanno elevato su tutti. Lo vedi anche all’occhio che non può tradirti e al naso parte raccontandoti del sangiovese e di Greve, poi va su noce moscata, carne e liquirizia in stecco. Vero GS, da blasone, estratto importante che avvolge con sapore intenso e coerente retto da tannini esemplari. Pare non finire mai,.. sarà che è davvero sapido, sarà che è davvero buonissimo. Meglio così, ma ci saremmo esaltati anche con meno.
Chianti Classico ris 2017
Castell’In Villa
(Castelnuovo B.)


E’ l’apoteosi del sangiovese, di una signorilità impressionante. Respiri in avvio i varietali e ti ritrovi in spezie dosatissime e variegate. Fresco (2017…) con tannini da “manuale del vignaiolo toscano” e la persistenza c’è tutta. Che dire: cerchiamo di non tornare mai troppo indietro nel tempo con le anteprime ma quando esce un vino del genere c’è solo da genuflettersi. Non ce ne vogliate: stavolta è proprio immenso.
Chianti Classico 2021
Isole e Olena
(San Donato in P.)


Di colore rosso rubino con profumi di frutti a bacca rossa come ciliegia, lampone e uva spina, note floreali di viola e lavanda con rimandi di timo. Il gusto è gradevolissimo, vino corposo ma non invadente, di magistrale espressività fresca e dissetante. Finale di arancia navel verso l’infinito.


Chianti Classico GS ‘Il Margone’ 2021
Il Molino di Grace
(Panzano)


Arriva di erbe officinali, mora di gelso, glicine e sottobosco. In bocca è inizialmente austero ma capisci che siamo solo al principio di una vita che sarebbe un peccato sia non attendere che attendere. Chiude amaricante ma fa capire che il suo frutto è pieno, vegeto e tiene un paio di decadi di secondi
Chianti Classico GS ‘Vigna Casanova dell’Aia’ 2021
Istine
(Radda)


Intenso di fragola, lamponi in confettura e scia pepata anche al palato dove si mostra generoso, saporito e impeccabile nello svolgimento. Un gran Gran selezione che scorre all’infinito
Chianti Classico GS ‘Il Solatio’ 2020
Castello di Albola
(Radda)


Non c’è solo la tradizionale eleganza ma pure l’abbondanza di note aromatiche da cui staccano arancia amara, frutta scura, pansé ed eucalipto. Un corredo espressivo di persistenza incantevole. La tipologia, per noi, richiederebbe questo. Gallo nero straordinario
Chianti Classico GS ‘Vigna Contessa Luisa’ 2020
Conti Capponi – Villa Calcinaia
(Montefioralle)


Irrequieto, come puledro di razza da domare, è avvincente per chi non ama la banalità e l’equilibrio a tutti costi. Gli aromi sono quelli tipici varietali con trinciato e liquirizia. Durezze di alto livello e lunghezza convincente
Chianti Classico GS ‘Colonia’ 2020
Felsina
(Castelnuovo B.)


Come sempre sintesi di eleganza e pregio gustativo. Amarena, lavanda, ciliegia gelée, tabacco biondo che sfuma su balsamico. Preciso e ineccepibile sulla lingua con ottima lunghezza sapida.
Chianti Classico GS ‘Castello di Brolio’ 2020
Ricasoli
(Gaiole)


Solido e sostanzioso, si apre con mirtillo, macchia mediterranea e pansé. Generose e nobili gocce che astringono con la sicurezza di chi sfiderà il tempo. Grande vino, di prospettiva che sfuma su note di rabarbaro.
Chianti Classico GS 2019
Ormanni
(San Donato in P.)


Classica forza ed energia di amarena, caffè in grani, chiodi di garofano e petali scuri. E’ deciso e perentorio sulla lingua con morbidezze bilanciate da tannini egregi e si lancia nel tempo. GS 2019 da cinque stelle e senza discussione
Chianti Classico GS 2019
Vecchie Terre di Montefili
(Panzano)


Luminoso che invoglia e profumi che stuzzicano perché intensi e non invasivi: ciliegia, fragoline, glicine, pietra bagnata e pepe rosa. Piacevolmente elegante e succoso alla beva, non stona nella sua giovinezza, chiude estremamente sapido quasi piccante con alcol in uscita
Chianti Classico ris ‘Marchese Antinori’ 2021
Antinori
(San Donato in P.)


Amarena e viola con pizzichi di cardamomo e cioccolato. Marca bene i suoi sapori sulle papille, un vino buonissimo e di fattura ineccepibile. Succo costante che finisce con scia di tamarindo.
Chianti Classico ris 2021
Castello di Volpaia
(Radda)


Grande eleganza identitaria, ma questa riserva 21 pare spingere in bocca più frutto degli anni passati, mantenendo i suoi noti tannini esemplari con finale di caramella e ribes. Tornato finalmente nel nostro cielo più alto. Evviva!
Chianti Classico ris ‘Le Baròncole’ 2021
Fattoria San Giusto a Rentennano
(Gaiole)


Energico, possente e generoso come gigante buono che abbraccia senza schiacciare. La morbida ricchezza in frutta è quella di Gaiole ma l’acidità non manca così come un tannino deciso ma esemplare. Già persistente nonostante la sua componente fenolica prosciughi leggermente il sorso e lo chiuda portando note di erbe officinali. Una personalità che non si scorda.
Chianti Classico ris ‘Le Fonti’ 2020
Le Fonti/Panzano
(Panzano)


Arancia di Ribera, lavanda, pepe rosa: c’è sostanza che convince in questo calice. Concreto, non pecca in freschezza e ha tannini impeccabili di prospettiva. Toscano verace, di quelli un po’ burberi all’inizio ma leali e di sostanza. Degustarlo ci ha divertito un sacco.
Chianti Classico ris ‘Cortevecchia’ 2020
Principe Corsini/Villa Le Corti
(San Casciano)


Che signorilità! Melograno, arancia rossa, cannella, cardamomo su petali di pesco. In bocca scivola che è un piacere ma il suo gusto lascia il segno sulla lingua e nel cuore con lunghezza e sapidità memorabili. Nel gotha poteva andarci 1 riserva soltanto, non ci va per un niente ma merita il massimo.
Chianti Classico ris 2020
Villa Mangiacane
(San Casciano)


Colpisce per il frutto nitido, percettibile e al centro di una tenace rete tannica come un Riserva deve avere. Si ammansisce sul finale, esce con piacevolissima sapidità da secondi speziati, rosmarino e ricordi di caramella. Excellent.
Chianti Classico ris 2019
Colle Bereto
(Radda)


Trama più intensa del solito, arriva di ribes nero, cioccolato e spezie orientali. In bocca è gustoso, affascinante nello svolgimento con pregiata lunghezza sapida e succosa
Chianti Classico 2022
Altiero
(Montefioralle)


Ha proprio il brio di quei vini che solleticano le papille, di entrata fresca e frutta rossa matura. Un giovane gallo nero che sa il fatto suo e conquista da subito i sensi senza abbandonarti
Chianti Classico 2022
Casa Emma
(San Donato in P.)


Quanto porpora riflette il calice! Marasca, ribes nero, gianduja e incenso. In bocca concentra la sua essenza senza eccedere e diverte con lunga sapidità
Chianti Classico ‘Castellare’ 2022
Castellare di Castellina
(Castellina)


Se cercate un Gallo nero annata da mettere su un secondo strutturato… pensatelo: al naso è mora, erbe, fiordaliso, kentucky e in bocca è concentrato e sicuro. Non molla nei secondi, non assaggiatelo con distrazione
Chianti Classico 2022
L’Erta di Radda
(Radda)


Espressivo del suo areale, profuma di mandarino, karkadè e spezie dolci. Sulla lingua marca con tannini pregiati, regala lunghe scie di lampone e arancia. Se parliamo di 2022, ne abbiamo assaggiati pochissimi al suo livello.
Chianti Classico ‘Bastioni’ 2021
Collazzi
(San Casciano)


Rosso rubino intenso, profumo di frutti di bosco e rosa, olive nere e leggere note tostate di caffè. Gli aromi al palato sono coerenti e ben distribuiti nei secondi. Tannini setosi che si posano su un fresco e sapido finale da grande vino.
Chianti Classico ‘Le Masse di Greve ‘ 2021
Lanciola
(Greve)


Rubino con riflessi granati, profumo ricco, dolce e fruttato, con un netto sentore di vaniglia combinato con fenoli speziati. In bocca ha tensione acida e struttura tannica media. Riempie il centro della bocca con frutta di pregio e notevolissima persistenza.
Chianti Classico 2021
Montefioralle
(Montefioralle)


Colore rubino mediamente intenso, profumo d’impatto con sentori di frutta rossa matura. Buon corpo con tannino importante in evoluzione. Di finale lungo, sapido e avvolgente.
Chianti Classico ‘Cosimo Bojola’ 2021
Tenute Squarcialupi
(Castellina)


Frutti rossi profumati con sentori di erba selvatica e viola, per finire con note affumicate e speziate. Dopo l’ingresso in bocca il gusto è gradevole e persistente, con tannini deliziosi e buon ritmo di sviluppo, il retroolfatto è fresco e il sapore del frutto è ancora marcato
foto: PB ©


Chianti Classico GS ‘Castello Fonterutoli’ 2021
Castello di Fonterutoli
(Castellina)


Profumi intensi di frutti neri di bosco, giaggiolo, arancia, cannella ed eucalipto. Aristocratico e signorile in bocca, si concede con parsimonia e con fantastica cadenza. Colpisce la sua componente tannica da manuale, rinfresca il suo finale di agrumi
Chianti Classico GS ‘San Lorenzo’ 2020
Castello di Ama
(Gaiole)


Senza sbavature, dall’incipit olfattivo al lungo finale. Marasca, rosa rossa, cannella, legno di cedro che ritornano in assaggio dove ogni cosa è al posto giusto. Ricco e concentrato, impossibile rimanere impassibili
Chianti Classico GS ‘Le Bolle’ 2020
Castello Vicchiomaggio
(Greve)


Trama fitta, sa di viola, mora di rovo, cacao con ricordi di humus. Al sorso conquista con profondità fruttata e tostatura dosatissima. Freschezza appagante e necessaria per controllare i caldi ritorni nel medio palato.
Chianti Classico ris ‘Novecento’ 2021
Dievole
(Vagliagli)


Mammola, cassis, noce moscata con soffio balsamico. Il frutto è la sua anima al sorso, toscano espressivo, di alta qualità e completezza, chiude sapido e lievemente caldo ma quanti sapori ci rimangono in bocca!
Chianti Classico ris ‘Il Campitello ‘ 2021
Monteraponi
(Radda)


Giaggiolo, fragoline di bosco e aghi di pino. Ha carattere e spigolo giovanile con un futuro radioso davanti a sé. Finale, manco a dirlo, di agrumi e balsamico.
Chianti Classico ris 2020
Castello di Monsanto
(San Donato in P.)


Tarda ad aprirsi ma per sua fortuna ha una fama da spendere, lo attendiamo e facciamo bene. Tanti frutti di bosco, schiude petali di violetta che ritornano anche al sorso guidato da un corpo perfettamente proporzionato e signorile di chiusura giustamente speziata
Chianti Classico ris ‘Montemaggio’ 2015
Fattoria di Montemaggio
(Radda)


Concentrato è la parola giusta, dall’inizio alla fine. Esce dagli stereotipi con merito. Tante erbe, caffè e mora; tannino che ora morde ma è esemplare nella fattezza. Nucleo aromatico ricchissimo per un 2015 pronto a schiudersi nel tempo; se gli date uno stufato adesso vedrete…
Chianti Classico ‘Calcamura’ 2022
Calcamura
(San Casciano)


Arancia bionda e melagrana, in bocca attacca con tannini impertinenti ma si spinge davvero lontano con il suo fresco gusto e diverte parecchio. Finisce con caldi ricordi di tabacco
Chianti Classico 2022
Castellinuzza e Piuca
(Lamole)


L’annata si sente ma la sua è un’energia positiva e in bocca riporta mandarino, lavanda e frutti rossi piacevolissimi. Ben dosato, riesce a contenere la spinta alcolica con acidità apprezzabile. Ottimo risultato da un ottimo lavoro
Chianti Classico 2022
Castello di Meleto
(Gaiole)


Guardate altrove se cercate un vino che scivola: qui c’è mirtillo, glicine e tante spezie intriganti e affabulatrici. In bocca è generoso, avvolgente e non tradisce le promesse. Finale con ricordi gelée
Chianti Classico 2022
Le Miccine
(Gaiole)


Frutta scura matura, lavanda, sfumature di ginepro e liquirizia. Fa grip con i tannini ma il suo estratto ti lascia la sensazione di grandezza. Di prospettiva, forse anche troppo, da Gaiole arriva un altro vino 2022 forte e generoso
Chianti Classico 2022
San Fabiano Calcinaia
(Castellina)


Amarena, arancia, rosa e sfalcio. Sulla lingua piace da impazzire, scalpita con matrice fenolica perfetta e di sapori abbonda. Il mercato lo aspetta… e pensare che questo era un campione da botte
Chianti Classico ‘Vallenuova’ 2022
Tolaini
(Castelnuovo B.)


Affabile nei profumi di violetta, caramella di lampone e cannella. In bocca si trasforma e si irrigidisce. Sangiovese con tocco di canaiolo ancora contratti ma, a differenza di altri, promette un’eleganza di tutto rispetto. Attendiamolo senza indugi
Chianti Classico ‘Clemente VII’ 2021
Castelli del Grevepesa
(San Casciano)


Rubino intenso e brillante, con tenui riflessi granata. Note di composta di amarene in cui si fondono piccoli frutti a bacca rossa e spezie dolci e piccanti. In bocca è sapido, di svolgimento complesso con una struttura tannica presente ed accattivante. Dal finale lungo, dove tornano ricordi di caffè e arancia amara
Chianti Classico 2021
Castello di Verrazzano
(Montefioralle)


Rubino brillante con riflessi granati, aromi di composta di amarene e piccoli frutti a bacca rossa. Al palato è sapido, sposa la complessità con una perfetta struttura tannica. Finale alcolico ma accattivante
Chianti Classico 2021
Fattoria La Ripa
(San Donato in P.)


Il naso è ricco e aromatico, con note di fiori viola e rossi schiacciati, spezie essiccate e amarene. Il gusto è fresco e vivace, con elegante struttura tannica ed alcolicità importante
Chianti Classico ‘Santo Stefano’ 2021
Fattoria Santo Stefano
(Greve)


La concretezza, come sempre, non gli manca. Amarena, stecco di liquirizia e fiori scuri. In bocca ha tannini di sostegno perfetto a una sostanzioso percorso di sapori. Finale di confettura rossa e spezie
Chianti Classico 2021
I Sodi
(Gaiole)


Colore rosso rubino, iniziali sentori di viola mammola tipici del Sangiovese. Ottimo equilibrio acido-tannico con leggero retrogusto di liquirizia selvatica.


Qualità globale vini: Castello di Albola
Critica personale: Principe Corsini/Villa Le Corti

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Qualità globale

Critica

foto: PB ©

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fonte: Ufficio Stampa Consorzio Vino Chianti Classico – foto: Paolo Bini ©
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