fivi: buono l’esordio di bologna


Il Mercato FIVI ha esordito con entusiasmo a Bologna. La sede convince, qualcosa andrà messo a punto. 20 Vignaioli selezionati per voi


Abbiamo atteso un po’ “tantino” per questo articolo ma volevamo innanzitutto valorizzare seriamente il lavoro di questi meravigliosi artigiani della vigna, almeno di venti di loro, distribuiti per tutta Italia.


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Poi, visto che c’eravamo, abbiamo pensato che attendere fino alla settimana prima di Natale poteva aggiungervi qualche idea dall’ottimo rapporto qualità/prezzo in enoteca a ridosso della Festa.

L’attesa è stata grande anche per il Mercato dei Vignaioli FIVI e le aspettative pure: 150 km non sono poi così tanti, ma fra Piacenza e Bologna la distanza si pretendeva fosse inequivocabilmente ben più ampia in tutti i sensi.

Tutto sommato è andata bene, non c’è dubbio che l’aspetto principale (lo spazio) ha soddisfatto in pieno. BolognaFiere garantisce saloni di ampio respiro, delle belle corsie fra file di banchi dove gli appassionati felici possono scorrazzare e viaggiare serenamente con il loro calice e il carrello senza paura di scontro involontario.


foto: PB ©

Mappa cartacea/digitale perfetta, chiarissima, divisa per regioni anche se, nei padiglioni, i vignaioli non erano confinati nei loro limiti amministrativi ma posizionati casualmente dopo un’estrazione. Sono scelte che rallentano chi vorrebbe fare una full immersion territoriale ma che risponde a quei valori di eguaglianza e democraticità per cui FIVI pone sullo stesso piano le aziende con decenni di storia e quelle alle prime vendemmie. Una filosofia che ci piace istintivamente e che inoltre penalizza meno le regioni con minor blasone.

Navette di trasferimento abbastanza puntuali e hall food ben staccata dalla wine – i prezzi del cibo si staccavano anche un po’ troppo… -. Un po’ di fila per il pubblico in entrata e al ritiro bicchieri – dai, accettabile… – e giusto ingresso riservato a stampa ed espositori.


foto: PB ©

L’essenziale ha funzionato bene alla prima, poi c’è qualcosa comunque da sistemare: carrelli (qualcuno si è lamentato per il reperimento), supporto logistico alle aziende (pochi runner in aiuto di quasi 1000 stand) e, soprattutto, supporto sicurezza interna e decoro ai padiglioni (c’è chi si è portato via bottiglie mezze piene aperte ma anche tutte piene e sigillate).

Detto ciò, il Mercato dei Vignaioli FIVI è una festa. Parola scontata ma è così: la gente è felice, gli amici si ritrovano, il rapporto con i produttori è diretto, più umano e informale pur rimanendo altamente rispettoso. Si respira il vero clima del vino e del suo mondo, una via di mezzo fra l'”etichetta” di Vinitaly e l’allegria della mini-manifestazione del borgo. Gli spazi di Bologna favoriscono maggiormente anche questo, per cui (almeno per noi) occorre proseguire su questa strada migliorando prima possibile le cose da migliorare.


Lo “spirito del Mercato” ci piace ed è per questo che abbiamo cercato di selezionare un’azienda per regione da raccontarvi sinteticamente con un loro vino. Avremmo voluto dare visibilità e valore a molti più vignaioli ma, credeteci, già così non è stato semplice. Siamo comunque disposti ad ascoltarvi per il prossimo anno.

Prima, un po’ di resoconto analitico da protocollo… Se invece volete subito vedere aziende e vini selezionati, basta fare click qui


Un breve resoconto

E’ stata un’edizione da record che per l’organizzazione ha registrato oltre 26.000 ingressi in tre giorni e che ha soddisfatto la Federazione, a partire dal Presidente Lorenzo Cesconi con i suoi buoni propositi per il futuro: «E’ la prima volta qui a Bologna, con risultati che ci rendono davvero molto soddisfatti: abbiamo dimostrato ancora una volta che il cuore di questa manifestazione sono le Vignaiole e i Vignaioli, con i loro vini, a raccontare tanti tasselli del grande puzzle dell’Italia del vino. E non è una questione di numeri: come per i nostri vini, è una questione di autenticità e qualità, gli elementi fondanti di questo evento, ormai uno dei più importanti in Italia. Ci sono ancora molte cose da mettere a punto, non c’è dubbio: ma siamo nelle condizioni ideali per fare meglio, grazie alla forza dei contenuti che mettiamo sul tavolo e alla positiva collaborazione con BolognaFiere».


foto: OB ©

Cesconi ha presenziato anche l’appuntamento annuale con l’Assemblea dei soci che si è svolta la mattina di lunedì 27. In assemblea è stato presentato un dossier incentrato sulla manutenzione del territorio e l’importante azione portata avanti dal costante lavoro dei Vignaioli. Attenzione particolare verso la politica e il Disegno di Legge attualmente in esame presso la XIII Commissione Agricoltura della Camera “Disposizioni per il riconoscimento della figura dell’agricoltore custode dell’ambiente del territorio e per l’istituzione della Giornata nazionale dell’agricoltura”.

Momenti importanti della tre giorni sono stati infine l’assegnazione del premio “Vignaiolo come noi” al musicista Stefano Belisari (in arte Elio) e del “Leonildo Pieropan” 2023 a Emidio Pepe che va ad aggiungersi agli altri 8 vincitori delle edizioni passate: Lino Maga (2014), Elisabetta Fagiuoli (2015), Luigi Gregoletto (2016), Forlini Cappellini (2017), Giuseppe Fanti (2018), Lorenzo Accomasso (2019) e Ampelio Bucci (2020/21) e Costantino Charrère (2022).


foto: OB ©

20 vignaioli da 20 regioni

la nostra selezione da Mercato FIVI 2023

C’erano 985 espositori a Bologna, abbiamo sentito il dovere di valorizzarne almeno una ventina distribuiti tutto lungo lo stivale. E’ un’inezia, lo sappiamo, ma è il nostro modo per dire grazie al loro lavoro, alla loro passione, al loro impegno, alla loro qualità, al loro spirito. Non ce ne vogliano i tantissimi esclusi che avrebbero meritato altrettanto.

In questo lavoro di selezione, è stato preziosissimo il lavoro dell’amica e grande esperta Olimpia Bertolucci che ringrazio davvero con un cuore grande come il Mercato FIVI.


foto: PB ©


Selezione da Mercato dei Vignaioli FIVI 2023


Con il preziosissimo contributo di
Olimpia Bertolucci

NordCentroSud e isole

Italia nord


Piero Brunet (AO) – Valle d’Aosta

Mille metri d’altitudine ma si può arrivare fino a 1200 metri per ammirare la pergola bassa appoggiata su eroici terrazzamenti dove Piero Brunet alleva il suo prie blanc meglio conosciuto come blanc de Morgex et de La Salle. I vigneti sono a piede franco perché, si sa, la filossera non ama certe altitudini. Piero è un uomo di montagna è un uomo abituato al silenzio abituato a parlare con la gente che conosce, non ama il palcoscenico ne le luci della ribalta eppure le meriterebbe tutte. La sua è una viticoltura eroica e di conseguenza i suoi vini sono tali. Sul banco: un metodo classico e un vino fermo gradevolissimi, vini dalla spiccata acidità.

VDA Blanc de Morgex et de la Salle DOC 2022 – colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profuma di fieno, di erbe di montagna, minerale e con carattere come la montagna che lo ospita. Vorrei poter far visita a questo vigneron perché l’autoctono diventa meraviglioso nel suo luogo di origine.


foto: OB ©

Giro di Vite (TO) – Piemonte

Luca Ciardossin ha 34 anni e già una vita piena di avventure. Vive a New York, Berlino, Venezia, ma poi si rende conto che le radici contano, e se ne torna nella sua Pinerolo con un bellissimo progetto in testa: ritornare alla terra e non lasciare incolti i vecchi terreni di famiglia. Crea la cascina, il luogo da dove partono tutte le attività commerciali, si vende e si distribuisce tutta la produzione home-made: vini, frutta verdura olio marmellate prodotti da forno. Luca ha ragionato molto su questa cosa e ha capito che se i giovani abbandonano la terra abbandoneranno milioni di anni di storia e tradizione, ecco perché sono tornato ci dice e voglio salvare tutto ciò che sta scomparendo. Questa è oggi Giro di Vite

Pinerolese Ramie DOC 2020 – Avanà Avarengo Neretto di Bairo chi ha mai sentito parlare di questo vino e soprattutto chi l’ha bevuto? Eppure i vitigni sopra elencati vanno a formare il suo Pinerolese DOC Ramie, sconosciuto a molti ma subito curiosi di assaggiarlo e con rinnovata meraviglia scopriamo i notevoli punteggi e i premi ricevuti. Un vino pulitissimo con grande speziatura e tannini leggeri dove la sostanza si articola con un gusto avvolgente e singolare. Come non comprarne una bottiglia per goderselo comodamente a casa pensando a questo giovane ragazzo e al suo fantastico coraggio.


foto: OB ©

Rizzini (BS) – Lombardia

Guido Rizzini, controcorrente per natura, ama fare un Franciacorta dove complessità, rotondità e profumi terziari rubano il posto ai sentori floreali tipici della generalità della bollicina del bresciano. I suoi vini affinano non meno di 60 mesi, provengono da un solo vigneto di circa 2 ha in Monticelli Brusati la zona più a nord della Franciacorta, un unico cru dove la caratteristica del terreno si legge in ogni suo millesimato.

dal banco di assaggio: Tre tipologie di metodo classico 2 brut e 1 riserva a disaggio zero. Se la stagione è favorevole le bottiglie prodotte sono circa 15000 da solo uve Chardonnay. Nessun tipo di legno usato ma solo acciaio per non alterare il carattere di questi due fantastici Franciacorta che raccontano tutta la loro caratteristica tipicità, una bollicina più scarica di colore con una acidità sostenuta in grado di affinare anni e anni sui lieviti.

Guido, il geometra di Monticelli che ha iniziato ad aiutare il padre per passione oggi ha fatto di tutto questo la sua professione. Piccolo segreto: lo conosci per passaparola, le sue bottiglie sono poche e riservate solo a chi sa ricercare l’eccellenza… non spargete tanto la voce.


foto: OB ©

Hochegg (BZ) – T. Alto Adige

Un giovane ragazzo coraggioso che ha deciso di lasciare la vita frenetica della città per vivere in un vero Eden. Daniel Andergassen ha la luce che brilla nei suoi occhi quando parla della sua montagna, dei suoi vini, del sogno che diventa materia con Hochegg. Studi di viticoltura e enologia lo rendono già professionalmente preparato per buttarsi nella nuova avventura che inizia nel 2018 quando i vigneti sono stati impiantati in piccole terrazze. Proviene da una famiglia che produceva vino per uso familiare in passato, ma ora si fa sul serio, il padre Oskar, il fratello Hannes sono travi portanti di questo nuovo progetto in continua evoluzione.

dal banco di assaggio: i vini assaggiati provengono da uve che maturano su terreni ricchi di porfido quarzifero, ricco di scheletro. Coltivazione biologica con potatura delicata, raccolta e selezione manuale da garantire alti livelli qualitativi. Daniel è innamorato dello stile Borgogna, coltiva pinot nero ma… perché non provare anche con il Riesling? Dopo l’assaggio di tutta la linea sul banco, che dire? Se il buongiorno si vede dal mattino…


foto: OB ©

Buvoli (VI) – Veneto

Buvoli ovvero… l’Opificio del Pinot nero. Definito pazzo, folle e furioso Marco Buvoli nasce nel 1997 come garagista. Influenzato dai tanti viaggi in Borgogna decide di produrre il suo Pinot nero. Numera le sue bottiglie per dare un carattere personale ad ognuna di esse. I suoi vini sono ormai considerati degli outsider dalla critica enogastronomica, e noi non potevamo che assaggiarli e dargli il massimo riconoscimento. In degustazione il Tre, il Quattro, il Cinque metodo classico e un Pinot nero 2018 fermo.

dal banco di assaggio: iniziamo dal “numero” Tre, il rosé. Marco afferma che il rosé è la massima espressione del Pinot nero e come dargli torto. Il Quattro è un metodo solera con vini di riserva che iniziano dal 2001, mentre il Cinque è un dosaggio zero. Si ispira a Selosse che ritiene il genio della Champagne. Barrique di 2/3/4 passaggio per il suo Pinot nero fermo. Un unico brut un dosaggio zero e poi tutti extra brut per la gamma del suo metodo classico. Il Pinot nero ama lo scheletro calcareo e la laguna veneta ne è piena, ama il primo sole del mattino e i suoi vigneti hanno tutti esposizione a est. Che questo folle vigneron abbia davvero visto lungo?


foto: OB ©

Falcon (UD) – Friuli Venezia Giulia

Andiamo alla ricerca di golosità e come non fermarsi in Friuli Venezia Giulia per assaggiare uno dei vini più rari e pregiati della nostra nazione: il Picolit, vitigno autoctono da cui prende il nome, ha una produzione limitata dovuta al fenomeno frequente dell’aborto floreale ed è una vera fortuna degustare questo nettare dell’azienda Falcon. L’altro vino degustato è un Verduzzo friulano, l’uva del Ramandolo, entrambi regalano sensazioni uniche ma il “re” Picolit ha per noi un trono speciale.

Colli Orientali del Friuli Picolit DOC 2018 – E’ di un giallo solare che risplende come un topazio. Le note dolci in bocca si trasformano in miele di tiglio, cedro candito, torrone, fiori di campo, pesca sciroppata e mandorla, un effluvio svariato di profumi; in bocca è sorprendente, naso e bocca si allineano come due rette che fuggono all’infinito.


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Tre Monti (BO) – Romagna

Più che l’azienda Tre Monti, ho avuto la fortuna di conoscere Vittorio Navacchia, uno dei fratelli proprietari dell’azienda, direi il cuore pulsante essendo il responsabile della gestione agronomica ed enologica dell’azienda. Uomo semplice, cordiale e attaccato come le radici delle sue viti alla propria terra.

Una bella storia alle spalle nata da papà Sergio e mamma Thea nel 1966, nel 1989 la perdita di Thea segna il percorso futuro dei suoi figli Vittorio e David, nel ’74 la prima produzione di 10000 bottiglie e di lì in poi arrivano i riconoscimenti e i premi. I suoi vini non scendono mai sotto i 90 punti ma Vittorio non sembra interessare il podio ma piuttosto raccontarci il suo amore per quello che fa e come ogni tradizionalissimo romagnolo.

Si finisce per bere e parlare di Albana… Assaggiamo così Vigna Rocca, «il vino più romagnolo che abbiamo e quello che più amiamo» ci racconta con quel sorriso genuino e schietto. Un sorriso pulito come la sua Albana

Romagna DOCG Albana Secco Vigna Rocca 2022 – Ricco di profumi di miele e fiori di campo, gustoso come una pesca matura e una susina goccia d’oro. Ho chiesto: «Cosa ci suggerisce per l’abbinamento?». Vittorio è stato diretto: «Tutto!!! Pesce, carni bianche, fritture, arrosti, ma anche da sola…» La deve amare molto la sua Albana perché ora gli occhi brillano di una luce che mette pace dentro al cuore.

Vorrei essere seduta alla sua tavola a bere questo nettare e a sentire ancora tante storie. Grazie Vittorio


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Bruna (IM) – Liguria

Chissà perché la Liguria mi ricorda il Pigato più che il Vermentino? Forse perché il Pigato è proprio il loro vino oppure che il Ponente non ha interregionale da condividere? O la certezza che l’entroterra è sempre più verace dei confini?

L’azienda agricola Bruna ne imbottiglia tre, li vedo e mi fermo, mi ha sempre intrigato questo vitigno, forse per i profumi, perché è longevo perché riesce difficile paragonarlo ad un altro vino bianco… non mi tradiscono.

Sul banco d’assaggio campioni di terreno che stanno a sottolineare le diversità del sottosuolo. Il primo vino è Maje’: immediato, fresco, sapido, floreale con una spiccata mineralità nato da viti che crescono su rocce calcaree e argille azzurre ricche di fossili. “Le Russeghine” è una selezione di uve da vecchie vigne cresciute su argilla rossa con presenza di minerali ferrosi che danno maggior struttura e note più marcate di frutta gialla, pompelmo e ancora erbe aromatiche rinfrescanti. Ma il Pigato con la “P maiuscola” è “U Baccan” che in dialetto significa “il capo” ed è il soprannome dato al papà di Francesca e Annamaria (attuali conduttrici dell’azienda).

Riviera Ligure di Ponente Pigato DOC U Baccan 2021 – Questo è il pigato che cercavo! Da vigne con più di 50 anni, sprigiona all’istante profumi di erbe aromatiche: salvia, fiori di camomilla, timo, pesca agrumi maturi e sfumature di miele, sapido con un accenno di idrocarburo che sicuramente crescerà nell’invecchiamento essendo un vino destinato a perdurare nel tempo. Vino sia estremamente intrigante che sensuale: difficile staccare il naso dal bevante.


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Italia centro


Arrighi (LI) – Toscana

Si parla di Toscana ma siamo in un isola, la più grande, l’Isola D’Elba. Grande come lo è questa azienda condotta magistralmente da Antonio Arrighi. Sappiamo ormai tutto delle attività di Antonio, sperimenta, studia, provoca, l’”Alchimista” per eccellenza, ogni sua azione è un successo. Vinifica in legno in anfora e produce uno degli Aleatico più buoni mai assaggiati.

Ma la vera chicca di questo Fivi è stato l’assaggio del suo metodo classico “ Nesos” il vino marino.

Nesos – Un ansonica 100% vendemmia manuale, immersione delle uve in piccole nasse nel mare elbano per 5 giorni, appassimento successivo sui graticci e poi l’anfora. L’acqua salata del mare lava la pruina presente sulle bucce e favorisce l’ appassimento. Profumi di miele e rosmarino e fiori d’acacia, in bocca erbe aromatiche e lievi ricordi di ostrica. Un esperienza da non perdere e sarà bello sentirlo raccontare dalle parole di Antonio.


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Fattoria Nannì (MC) – Marche

A volte ci fermiamo ad uno stand perché siamo attratti dall’etichette e quelle di Roberto Cantori sono piccoli quadri dipinti ad acquarello uno più bello dell’altro. Cinque ettari vitati principalmente a Verdicchio, un territorio ricco di minerali e calcare con un clima fresco ed il mare Adriatico che fa da cornice.

Il suo vino più significativo di Fattoria Nannì è “Origini”: atto a far comprendere il vitigno marchigiano più espressivo ed anche la filosofia di chi vuole interpretare un territorio. Agricoltura biologica e raccolta manuale, fermentazione spontanea in tini di acciaio.

Castelli di Jesi Verdicchio Classico riserva DOCG Origini 2020 – Un giallo paglierino con riflessi dorati che ci regala profumi di pesca gialla e mango, salvia e mentuccia, sapido, agrumato, perfettamente bilanciato tra naso e bocca ci lascia con una lunga persistenza regalandoci soffi di camomilla in fiore.


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Antonelli San Marco (PG) – Umbria

Visitiamo una delle aziende più antiche della denominazione, è cosa risaputa che in Umbria si va per bere Sagrantino. Siamo nel centro della zona docg di Montefalco, Antonelli lavora su 50 ha di vigneto all’interno di una proprietà complessiva di circa 170. Orgogliosi di essere biologici, usano esclusivamente botti grandi, vinificazione tradizionale, ricercando l’eleganza più che la potenza. Il Sagrantino va domato, ma gli Antonelli hanno pazienza, ci vuole tempo, ma sono 130 anni che lo fanno e un po’ di pazienza ce l’hanno messa…

dal banco di assaggio: “Chiusa di Pannone Montefalco Sagrantino 2018”: ciliegia e scorza di arancia, note di menta e erbe aromatiche tannino superbo ancora tagliente ma 5 anni in bottiglia sono ancora pochi. “Molino dell’Attone 2018” è l’altro Montefalco Sagrantino che reputiamo essere il più pronto. L’esposizione della vigna ad est rispetto al sud di suo “fratello” certamente l’aiuta: vino più elegante più fine con un tannino già ben integrato, anche qui il frutto rosso e le note mentolate fanno da padrone per regalarci un bicchiere davvero squisito. Non abbiamo potuto scegliere…


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Merumalia (RM) – Lazio

A mezz’ora da Roma, nell’area del Frascati DOP, il cuore e la semplicità genuina della famiglia Fusco portano nel calice vini espressivi per tipicità e pulizia gustativa. La zona dei Castelli si è naturalmente prestata al progetto di ospitalità che Merumalia oggi propone con un piccolo wine resort che lambisce i vigneti lavorati in conduzione biologica.

Giulia Fusco è stata la frontwoman in Bologna che ci ha raccontato storie ed esperienze. Un percorso di assaggio soddisfacente e una gamma diversificata sia in bianco che in rosso. Che i risultati siano ottimi lo diciamo noi oggi ma soprattutto lo attestano le guide.

Lazio bianco IGP Uattàn 2022 – Un nome curioso, un’etichetta curiosa, un vino che intriga e che diverte. Da Malvasia puntinata (70%) e Bombino bianco (30%) un vino che si beve in un baleno. Arancia candita, albicocca fresca ed erbe officinali, si amplia grazie all’affinamento di qualche mese in piccole botti. Uattàn è il “padre”, è ancestrale, è non filtrato, è non chiarificato ma chiaramente buono, verticale e succoso con ottima persistenza di frutta gialla e fiori.


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Castelsimoni (AQ) – Abruzzo

“Siete forse voi degli eroi?” Viene da dire: «Sicuramente!». In area Preturo (AQ), a circa 800 metri slm, Castelsimoni è un piccolo gioiello di montagna alle pendici del Gran Sasso. Coraggio, fatica, tradizione e tipicità alternativa: Manuela e Paolo ottengono risultati incredibili da uve non propriamente intese nell’immaginario comune come “territoriali”.

Traminer aromatico, Riesling renano, Sauvignon blanc e Pinot nero sembrano adattarsi e declinarsi perfettamente in quest’area così difficile da lavorare (sono soci Cervim-Viticoltura montana) e sotto le loro mani particolarmente attente. Risultati e rapporto qualità/prezzo straordinari, imbarazzo della scelta sulla selezione vino da recensire.

Terre dell’Aquila Pinot nero IGP Diamante nero 2018 – Conserva la chiara e arcinota eleganza del vitigno ma la interpreta all’aquilana con frutto scuro più percettibile, soavità floreale rossa, spezie dolci e ritorni balsamici estremamente appaganti. Dire bouquet è riduttivo ed è comunque in bocca che ti conquista: un liquido tipicamente di pigmentazione tenue sa qui offrirti un intrigante freschissimo percorso aromatico di amarena, rosa, stecco di liquirizia, tabacco con finale pepato e mentolato. Poco più di 2500 bottiglie di questo vero diamantino artigianale, non filtrato.


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Claudio Cipressi (CB) – Molise

Al Mercato FIVI c’erano soltanto 2 aziende molisane ma cambia poco: Claudio Cipressi è un esempio non solo a livello regionale. Conduzione biologica da quasi dieci anni, rigore nei circa 15 ettari in vigna (5-600 m slm) e in cantina dove il vitigno Tintilia viene valorizzato con cura maniacale.

I risultati sono strepitosi, in ogni bottiglia, in ogni declinazione (rosa compreso). Produttore di riferimento che lavora a San Felice del Molise ma ampiamente noto a livello nazionale. Dovremmo (e dovremo) selezionare anche altri produttori di questa piccola e simpatica regione, stavolta non ce l’abbiamo fatta anche perché abbiamo assaggiato un Trebbiano letteralmente pazzesco.

Trebbiano del Molise DOP Le Scoste 2022 – Al naso è pesca e mango freschi, corredati da ginestra, rosmarino, mentuccia e scorza di cedro. In bocca tira fuori la vera stoffa del grande Trebbiano: sostanza, polposità e freschezza a non finire, così come pare infinito il gusto fruttato grazie a una sapidità che lascia attoniti e esaltati. Vivace e solido: se i riferimenti storici per questo vitigno sono nella regione confinante, fatti i dovuti onori è bene anche ampliare le nostre vedute geografiche.


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Italia sud



Porto di Mola (CE) – Campania

Dalla Campania felix un’azienda dalle dimensioni e dalle ambizioni importanti. Azienda nata a Galluccio nel 1988 che oggi lavora l’uva su circa 70 dei 300 ha di proprietà alle pendici del vulcano di Roccamonfina.

La terra su cui crescono le viti è estremamente caratterizzante e nella cantina di circa 2000 mq arrivano prevalentemente grappoli di varietà autoctone come Falanghina, Coda di Volpe, Fiano, Aglianico e Piedirosso. La linea Porto di Mola sul mercato è assolutamente esaustiva per ogni palato e ogni piatto da abbinare.

Galluccio bianco DOP Petratonda 2022 – Falanghina selezionata e altamente espressiva nel calice: gelsomino, acacia, albicocca fresca e agrumi. In bocca ha verve e contenuto, tipica per generosità ma altrettanto pregevole per freschezza. Non scappa nei secondi, anzi: si libera alla distanza con grande sapidità e ritorni floreal-erbacei.


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Cantine Imperatore (BA) – Puglia

Il “genio” non servirebbe in assenza di qualità. Cantine Imperatore è un po’ tutto: eccellenza e inventiva. Da anni incarnano la signorilità del Primitivo di Gioia ma non disdegnano idee innovative e vincenti come quella del metodo ancestrale o dell’orange (Quarto colore).

Vincenzo Latorre è un giovane di passione infinita e idee creative, la fatica è tanta ma da Adelfia oggi possiamo affermare che esca una fra le declinazioni di Primitivo fra le più espressive e rappresentative della regione.

Gioia del Colle Primitivo riserva Vincenzo Latorre 2020 – Appena versato pare vestire un manto regale, da deferenza, un rosso cardinale cupo dai riflessi purpurei. Esce di tutto da quel calice: mirtillo, gelso, liquirizia, cardamomo, pansé, mirto, amarena in confettura e continui sbuffi balsamici. Ricchissimo e avvolgente, non smarrisce la via dell’equilibrio e della tipologia: un riserva dai tannini espressivi e promettenti che fortunatamente domano la morbidezza varietale di cui rimane una lunghezza fruttata disarmante. Saranno le viti ad alberello di oltre 60 anni? Sarà il passaggio per 18 mesi in barrique? Sarà il mcroclima? Sarà un po’ tutto? Che vino…


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Vigne Mastrodomenico (PZ) – Basilicata

Meno di 10 ettari fra Rapolla e Barile, un’azienda a conduzione familiare che incarna stile, valori e tradizione del Vulture più sincero e affascinante. Emanuela Mastrodomenico ha una passione smisurata per il suo lavoro, per la sua terra, per il suo vino. La crescita del grappolo in vigna e la trasformazione in cantina passano attraverso il concetto del rigoroso rispetto dell’ambiente e dell’agricoltura biologica.

Ad agosto 2023 Vigne Mastrodomenico è stata flagellata da un incendio innescato fuori dai confini aziendali ma che ha bruciato buona parte dei filari aziendali. Un danno ingente e assurdo che ha mosso tanti appassionati a sostenere la raccolta fondi web per la rinascita del vigneto e la tutela del lavoro e del paesaggio.

Aglianico del Vulture Likos 2019 – Il nome rimanda alla civiltà antica del luogo e all’essenza ancestrale del territorio. Il vino non tradisce il messaggio e lo fa con perfetta valorizzazione del varietale nei profumi e al gusto: mora, frutti di bosco, viola, macchia mediterranea e delicati richiami sulfurei aprono a una convincente impressione tattile con tannini magistrali, puliti, decisi ma essenziali. Di grande pregio, di grande prospettiva che, anche adesso in estrema giovinezza, non fermano la rincorsa di un frutto centrale, fresco e saporito con chiusura lunga e dai ricordi speziati.


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Cantine Viola (CS) – Calabria

Il paese di Saracena evoca negli appassionati il famoso Moscato, vino tipico ed emblematico. Cantine Viola (che lo fa buonissimo) è questo ma, soprattutto e per fortuna, non solo. A circa 350 m slm, sotto il Monte Pollino, si coltivano le uve bianche per il Moscato (Guarnaccia, Malvasia, Moscatello e Adduroca) ma anche un vitigno espressivo e di altissimo potenziale come il Magliocco dolce.

Dal 1999, Cantine Viola è un’azienda a conduzione familiare che sta già facendo parlare di sè con qualità e risultati, amplianto l’eco di un territorio in forte crescita come quello dell’alto cosentino e di un’uva come la Magliocco che siamo certi vincerà molto, molto presto la sfida dei mercati.

Calabria rosso IGP Rossoviola 2015 – Tutto Magliocco dolce e immediato ventaglio di profumi floreal-fruttati: glicine, visciola matura, frutti di bosco che aprono a rimandi empireumatici di cacao e speziati con rimandi balsamici e di macchia. Al palato è entusiasmante per forza e freschezza, vino di prospettiva con tannini incisivi e persistenza gustativa frutto-speziata.


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Tanca Raina (SS) – Sardegna

Anche per questa azienda la storia la tradizione e la famiglia rappresentano il nodo centrale della loro vita. Tanca Raina ha dieci ettari vitati fra vermentino, cannonau ed altri vitigni. Siamo nella parte nord orientale della Sardegna tra le montagne galluresi e le spiagge dorate della costa smeralda, ed è qui, fra tanta bellezza, che i fratelli Cau contribuiscono ad ampliare tale maestria. I loro vermentino hanno grande personalità e fattor comune sapido. In questo esordio di Bologna, il Mercato FIVI mi ha regalato sia novità che emozioni; i fratelli Cau si collocano nel secondo insieme.

Vermentino di Gallura superiore DOCG 2021 – Spicca per caratterialità, si comprende il suo grande potenziale evolutivo e di come, a ogni anno regalato, lui possa ricambiare con evoluzioni sorprendenti. Agrumi, albicocca, pietra pomice di adesso, si immaginano croissant, vaniglia e miele con il passare del tempo. Il problema è resistere alla tentazione di questo tripudio di profumi, di gusto e di eleganza. Nell’Olimpo delle eccellenze.


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Vini Sultana (SR) – Sicilia

Vignaioli da cinque generazioni, c’è un secolo e mezzo di tradizione nel lavoro odierno di Vini Sultana. L’area è quella storica di Pachino, la terra elettiva del Nero d’Avola. Conduzione rigorosamente familiare di una piccola azienda in crescita di ettari e fortissima ascesa qualitativa.

Nel lavoro di Rosario Sultana, della moglie e dei figli Corrado (enologo), Giuseppe e Giovanni Paolo c’è il cuore pulsante di un territorio che vive da sempre per l’uva, un tempo essenziale sostentamento e oggi eccellente risorsa per un’attività imprenditoriale che sa anche aumentare la valorizzazione di luoghi straordinari come quest’angolo sud-orientale di Sicilia.

Il rilancio del nuovo millennio di Vini Sultana ha coinciso anche con l’impianto di varietà idonee per queste latitudini come la Syrah. Fare un Nero d’Avola elegante è difficile ma alla portata, fare un Syrah elegante è quasi magia. Ed è su questo incantesimo che ci siamo letteralmente “sciolti”.

Sicilia rosso DOC Abbinirichi 2021 – L’aspetto è quello tipico, concentrato, purpureo denso e accattivante. L’impronta olfattiva altrettanto: viola, gelso, macchia mediterranea, rientri fruttati scuri e in confettura con rilasci varietali speziati. Ti aspetti così il Syrah avvolgente e resti attonito ed estasiato: fresco in avvio di arancia che cede dopo qualche secondo la conduzione fruttata all’amarena. Rimane morbido, sia chiaro, ma la sua pregevole acidità e i tannini precisi ne fanno un campione di equilibrio ed eleganza dal finale sapido e prolungato con richiami floreal-speziati e di erbe. “Abbinirichi ch’è bonu!”, giù il cappello.


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Il Mercato FIVI è davvero qualcosa di speciale.



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foto: Olimpia Bertolucci e Paolo Bini
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Con il preziosissimo contributo di
Olimpia Bertolucci