Evoluzione socio-culturale cinese

Il processo di occidentalizzazione e la potenza sui mercati. La Cina: sintesi di un cambiamento e di nuove opportunità.


SINOGRAMMA VINO


Prosegue la nostra rubrica sulla Cina: la sua antica storia, la sua complessità e il suo rapporto con il vino e il consumo delle bevande alcoliche nei secoli fino alla modernità.


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Dopo un primo affascinante excursus temporale che ci ha riportato indietro alle dinastie lontane migliaia di anni da noi, abbiamo poi cercato di riassumere cosa sia accaduto in questi ultimi cento anni, un’epoca che ha visto l’altalenante situazione politica rimescolare strategie economiche e condizionare sia la società che il consumo.

Oggi scenderemo ancor più nel dettaglio di questa trasformazione, sempre grazie alla preparazione di Giulia Marini. Buona lettura [ndr].


sinogramma vino cina
foto: Will Louis

L’evoluzione socio-culturale dell’ultimo secolo e la spinta internazionale

Negli ultimi decenni la Cina è divenuta una delle più importanti potenze economiche mondiali. Questa condizione ha comportato diversi cambiamenti dal punto di vista dei comportamenti tradizionali, che includono anche l’aspetto relativo al cibo e alle abitudini in generale.

Al giorno d’oggi i cittadini cinesi possono permettersi di acquistare qualsiasi tipologia di prodotto dato che gli standard di vita sono cresciuti considerevolmente. Molti letterati sottolineano che questo fenomeno è strettamente collegato all’occidentalizzazione in corso. I cinesi guardano al modello occidentale per una vita perfetta e felice. La Cina, non a caso, rappresenta il primo paese al mondo con la più alta richiesta, e dunque il più alto consumo, di oggetti di lusso, e il vino è decisamente in cima a questa classifica[1].


foto: Zhang Kaiyv

Questione d’identità, di abitudini e di consumo

Il cibo e le bevande sono da sempre fortemente collegate alle classi culturali e all’identità, all’economia nazionale e allo stile di vita[2]. La correlazione fra cibo, bevande e identità è molto complessa. Secondo Peter Scholliers, un ricercatore sul consumo culturale e comportamentale, le persone usualmente tendono ad identificare altre nazioni con del cibo e delle bevande specifiche, per esempio: gli inglesi sono chiamati “potato people”, gli italiani “macaroni eaters” e gli spagnoli “sangria drinkers[3].

Se il cibo e i drinks possono operare come fattori nel processo di identificazione di un gruppo di persone o di una intera nazione, dunque essi debbono essere presi in considerazione all’interno di un più ampio cerchio di valori quali la religione, l’età, l’occupazione, ecc. L’identità è, secondo Scholliers: «la definizione personale in termini di appartenenza ad un gruppo, che abbraccia determinati comportamenti all’interno di esso, oppure l’identificazione di una persona con delle norme, ideali e modi di fare di un detto gruppo».

L’identità è costruita attraverso le differenze con gli altri, dà senso all’esistenza ed ordina il mondo, forgia norme e valori.  L’identità: «contribuisce al modo in cui gli individui e i gruppi percepiscono e costruiscono la società, a come assegnano dei significati, a come agiscono o reagiscono, pensano, votano, socializzano, comprano, si rallegrano, percepiscono, lavorano, mangiano, giudicano, si rilassano»[4] e… bevono. Le circostanze economiche, sociali, culturali e politiche sono estremamente significative nel creare la nostra identità.


foto: Checan

In Cina, le ultime decadi nel XIX secolo e la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, rappresentano una fase di importanti cambiamenti che hanno aperto le porte alla modernità. Prima del 1949, il cambiamento sociale fu veloce e traumatico, specialmente nelle aree urbane vicine alla costa poiché sotto una più stretta influenza straniera e spinta alla modernizzazione[5]. Al contrario, nelle aree rurali e nelle province interne, la percezione del cambiamento fu più lenta.


Società rurale e urbana

Queste condizioni dimostrarono le principali fratture fra la società urbana e rurale, la quale era vista come un importante elemento attraverso tutta la storia del XX secolo in Cina. Nonostante ciò, fino alla metà del XX secolo, la Cina non sperimentò grandi cambiamenti economici, e venne ancora considerata come una nazione rurale col 90% della popolazione che viveva di agricoltura.

Durante la fine del XX secolo, la crisi degli ordini tradizionali, l’influenza della civiltà occidentale e dell’imperialismo straniero, e i nuovi moderni stati nazionali, contribuirono a numerosi cambiamenti in Cina. Nello specifico, questi elementi portarono alla ristrutturazione della maggiore classe politica, all’emergenza di una nuova classe sociale, e alla diffusione di moderni valori e istituzioni.



Durante le prime decadi della nascita della Repubblica Popolare Cinese, le relazioni fra la Cina e gli altri paesi erano scarse. La Cina, dopo il 1949, è cambiata da: «un paese debole e diviso, preda degli occidentali e dell’imperialismo giapponese, missioni cristiane e curiosità orientale, ad un regime comunista lontano dal mondo ad eccezione dei suoi attuali o potenziali alleati»[6]. Proprio in questo periodo, il regime interruppe la maggior parte degli scambi commerciali con stranieri, censurò le notizie del mondo esterno, mise sotto stretto controllo i propri cittadini.

Sempre più turisti, studenti, persone di business, operatori giornalistici e ricercatori hanno sfruttato l’opportunità di visitare la Cina o di includerla nelle loro operazioni. Dal rimpiazzo di Taiwan presso le Nazioni Unite nel 1971, la trasformazione della Repubblica Popolare Cinese procede a passo spedito[7]. La Cina ha iniziato a giocare un ruolo importante in termini di economia globale, e ciò si collega direttamente alla globalizzazione della società cinese.



Il contrasto fra la società tradizionale cinese e quella moderna è un aspetto che fu profondamente analizzato dagli studiosi Levy (in sociologia), e Levenson (per la parte storica), fra gli anni 1950 e 1960. Secondo il loro maggiore punto di vista, la Cina tradizionale era una società agraria altamente sviluppata, con forti strutture politiche nelle mani dell’Imperatore e una burocrazia ben organizzata; l’economia si basava sull’agricoltura familiare e sull’artigianato, e il sistema culturale ruotava attorno al saper leggere e scrivere e alla conoscenza in generale, con un mix di tradizioni e filosofie complesse. Il fattore principale che minò la Cina tradizionale fu l’intrusione di un Occidente già modernizzato[8].


L’apertura al mondo e ai mercati internazionali

Vi erano già stati dei tentativi di ammodernamento precedenti: prima con gli ultimi imperatori, poi col governo nazionalista di Chiang Kai-shek[9] dal 1927, e infine coi comunisti cinesi dopo il 1949. La guerra e le lotte intestine civili aprirono le porte della Cina ad incontrollabili ed imprevedibili influenze esterne, e il successo dei comunisti nello stabilire un regime stabile iniziò una spinta di novità verso la modernità[10]. Nonostante ciò, la società cinese alla morte del Presidente Mao Zedong rimase relativamente indietro e non all’avanguardia, con una transizione verso la modernità ancora incompleta.


Mao Zedong e Richard Nixon, 1972, White House Photo office collection (PDM)

A partire dal 1978, quando un importante programma di riforme economiche venne messo in atto, la visione dominante del socialismo è stata quella del socialismo di mercato, nel quale la produzione era ancora nelle mani dello stato centrale o del governo locale, e i meccanismi di mercato quali i prezzi e i salari erano usati sempre più per stimolare efficienza e crescita. Lo scopo della direzione post-Mao fu proprio quello della “modernizzazione sociale” con un’appropriazione pragmatica delle tecniche delle società più avanzate, inclusa quella del capitalismo[11].

Infatti, Zhou Enlai[12] formulò per primo nel 1964 il programma delle “Quattro modernizzazioni” per rafforzare i campi dell’agricoltura, dell’industria, della difesa nazionale e della scienza e tecnologia in Cina, ma ciò non divenne centrale nella politica di Stato fino a che le riforme acquisirono priorità dopo il 1978.

Da questo momento in poi, la Cina è diventata sempre più incorporata all’interno dell’economia capitalistica internazionale. Gli investimenti diretti stranieri vennero incoraggiati, innanzitutto grazie alla creazione di Zone Economiche Speciali nelle principali città portuali quali Shenzhen, Zhulai, Shantou, Xiamen e l’isola di Hainan. Questa re-introduzione della Cina nell’economia capitalistica mondiale portò ad alcune implicazioni come il conflitto di classe, ma anche alle comodità materiali della vita di tutti i giorni[13].


foto: Ben Cheung

L’apertura della Cina dal punto di vista economico negli anni ’80 indusse anche una crisi identitaria culturale. La popolazione era in cerca di ideologie alternative durante gli anni ’80 e ’90, e moltissimi cinesi iniziarono a guardare oltre la definizione di “identità cinese” che era limitata ai soli cittadini della RPC, e a pensare come il nazionalismo cinese potesse essere correlato a “le persone di Hong Kong o di Taiwan, o alle molte persone di etnia cinese che vivevano all’estero[14].

Soprattutto nei primi anni ’80 vi era un diffuso interesse verso l’idea che la cultura cinese stesse trattenendo il paese dalla modernità e dallo sviluppo. Attraverso la ridefinizione delle culture regionali e dell’etnicità degli ultimi decenni, la società cinese ha potuto formare la sua nuova identità all’interno della modernità.


Al giorno d’oggi, la Cina rappresenta la maggiore società comunista rimasta, anche se l’anno 1989 segnò la fine del comunismo su carta, la Cina è sempre governata da un partito unico comunista e le sue risorse economiche sono ancora predominantemente in mano allo stato.

La società cinese ha attraversato profondi cambiamenti nel XX secolo: il ribaltamento militare di un regime e l’installazione del nuovo impostato su una ricostruzione drastica delle istituzioni sociali e delle strutture di potere e ineguaglianza. Per esempio: il cambiamento delle relazioni di genere o rurali-urbane con il successivo processo di urbanizzazione, il movimento educativo con la sua apertura nello studiare all’estero e la creazione di aziende sino-straniere, tutto questo ha portato ad un marcato sviluppo socio-culturale ed economico.

Dall’altra parte, il contesto politico con il suo oscurantismo censurante rappresenta ancora oggi un grande problema, in particolar modo quando si parla di comunicazione ed identità.

La società cinese può essere meglio compresa all’interno di questa complessa interazione fra continuità e cambiamento sociale, nel suo contesto globale e futuro. Innanzitutto, la crescita post-rivoluzionaria è risultata in una maggiore complessità sociale, ad esempio, con la perdita delle divisioni fra campagna e città. In secondo luogo, la “Politica della Porta Aperta” ha trasmigrato la Cina dall’isolamento all’incorporazione, intensificando sia le influenze esterne sulla Cina e dalla Cina al resto del mondo. Infine, il XXI secolo può essere definito come testimone del cambiamento socio-culturale cinese e solamente il tempo saprà dare delle risposte certe.


foto: Nitin Sharma

Nell’evoluzione della società, si è inserita anche quella del consumo alimentare. Un complicato intreccio dialettico di adattamento, rifiuto e interpretazione ben più strutturato di quanto si possa supporre e in cui anche il vino gioca un ruolo di primo piano. Ne parleremo nel prossimo appuntamento di “Sinogramma vino”…



Fonti bibliografiche

[1] China to become the world’s biggest luxury market by 2025, Bain says (cnbc.com)

[2] Ashley, B., et al. (2004) “Food and Cultural Studies”, London, Routledge, p.59.

[3] Scholliers, P. (2001) “Food, Drink and Identity”, Berg, pp.3-23.

[4] Scholliers, P. (2001) Ibidem.

[5] De Giorgi, L. “La società cinese tra l’ultima parte del XIX secolo e il 1949” in Samarani, G; Scarpari, M., (2009) “La Cina. Vol. III. Verso la modernità”, Torino, Einaudi Ed., pp.507-545.

[6] Stockman, N. (2000) “Understanding Chinese Society”, Polity Press, pp. 1-21.

[7] Stockman, N. (2000) Ibidem.

[8] Levenson, J.R. (1965) “Confucian China and Its Modern Fate: A Trilogy”, California, University of California Press.

[9] Chiang Kai-shek (1887-1975) è stato un generale e politico cinese. Nel 1925, dopo la morte di Sun Yat-sen, assunse la guida del Kuomintang. Durante la guerra civile cinese (1927-1949) guidò la fazione nazionalista in lotta con quella comunista. Sconfitto, si ritirò con le sue truppe superstiti sull’isola di Formosa (Taiwan), dove diede vita alla Repubblica di Cina a Taiwan.

[10] Levy, M.J. (1966) “Modernization and The Structure of Societies – A Setting for International Affairs”, New Jersey, Prince University Press.

[11] Rozman, G. (1981) “The Modernization of China”, New York, The Free Press.

[12] Zhou Enlai (1898-1976) è stato un politico, rivoluzionario, generale e diplomatico cinese. Importante dirigente del Partito Comunista Cinese, fu capo di governo della Repubblica Popolare Cinese dal 1949 fino alla morte.

[13] Stockman, N. (2000) Ibidem.

[14] Harrison, H. (2001) “Inventing the Nation, China”, London, Arnold Publishers, pp.251-263.



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Fonti: vedi bibliografia e IWSC Market Insight: the Chinese wine market | IWS
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