un po’ di scienza fa sicuramente bene


Le continue polemiche sull’alcol meritano qualche precisazione. Assunzione lieve e moderata, standard drink, polifenoli e cardioprotezione: diamo il nostro contributo

SPIRITO E FORMA


Sempre un piacere ospitare su queste pagine il dr. Placci che, fra articoli scientifici, epiche tradizioni curiosità, ci ricorda quei momenti in cui, nel bene o nel male, l’alcol si lega alla salute psicofisica.


tempo indicativo di lettura: 5 minuti


Sono stati troppi i dibattiti e gli scontri a cui abbiamo assistito in questi mesi sull’assunzione di alcol. Un tema che abbiamo molto a cuore e che sta proseguendo a mettere in contrasto chi vede con chi non vede una differenza sostanziale fra consumo e abuso.

E’ arrivato il momento di dare il nostro contributo, riportando un po’ di letteratura scientifica che certamente non scagiona l’alcol ma che ne sottolinea alcune prerogative. Non sul sentito dire, non sulla credenza, ma sulla base di alcuni studi inequivocabili.

Buona lettura

[ndr]


Prima di ogni polemica, analizziamo un po’ di letteratura scientifica


In relazione alle continue polemiche sull’effetto dannoso del vino sulla salute, desideriamo dare il nostro contributo sull’associazione tra assunzione lieve e moderata di bevande alcoliche e prevenzione cardiovascolare.


Letteratura di interesse

Facciamo riferimento ad un articolo pubblicato nel 2017 sul giornale più prestigioso di cardiologia: Circulation (leggi l’estratto: Circulation. 2017;136:1434–1448.).

L’articolo pubblicato rappresenta una revisione completa e aggiornata di tutte le evidenze scientifiche che correlano gli effetti del vino e delle bevande alcoliche sull’apparato cardiovascolare.


Questo articolo parte dalla considerazione che le bevande alcoliche rappresentano una presenza nella dieta degli esseri umani fin da prima dell’età neolitica (10000 A.C.). Già allora i frutti fermentati, le bacche, l’idromele erano regolarmente consumati sotto forma di bevande al posto dell’acqua in quanto non esistevano metodi adeguati di conservazione e decontaminazione dell’acqua.

La cultura del bere è cresciuta e si è velocemente diffusa sin dagli albori della civiltà umana e i prodotti fermentati tra cui frutta e cereali, furono utilizzati per produrre bevande alcoliche.


foto: K. Grabowska

L’interesse scientifico è cresciuto notevolmente anche per l’alcol a partire dal XX secolo perché sono emerse diverse ipotesi che mettevano in correlazione negativa il consumo moderato di alcol e la aterosclerosi coronarica.

In realtà dagli studi sono emersi effetti benefici soprattutto per quanto riguarda il vino rosso: questo dato probabilmente è dovuto alla presenza di polifenoli che si sono dimostrati avere effetti cardioprotettivi.


Il paradosso francese, è stata la prima “sorpresa” che ha puntato i riflettori sulle proprietà cardioprotettive degli alcolici.

St Leger e colleghi nel 1979 (St Leger AS, Cochrane AL, Moore F. Factors associated with cardiac mortality in developed countries with particular reference to the consumption of wine. Lancet. 1979;1:1017–1020)  furono tra i primi a riportare correlazione negativa tra consumo alcolico e morte cardiovascolare. Renault e colleghi (Renaud S, de Lorgeril M. Wine, alcohol, platelets, and the French paradox for coronary heart disease. Lancet. 1992;339:1523–1526) nel 1992 descrissero quello che ancora oggi viene chiamato “paradosso francese“, facendo riferimento all’osservazione diretta che la popolazione francese consumando vino rosso nella loro dieta insieme con un’elevata quantità di alimenti con grassi saturi (es carne di maiale) avevano una la riduzione della mortalità cardiovascolare, verosimilmente legata all’assunzione di vino.


Dopo questo, numerosi altri studi sono stati condotti confermando questo beneficio cardiovascolare del vino, con il limite che, per come erano disegnati gli studi, il valore scientifico di queste osservazioni non era statisticamente inattaccabile.


foto: Cottonbro

Sebbene un eccessivo introito di vino sia chiaramente associato a un peggioramento della salute cardiovascolare e della salute in generale, un’assunzione lieve e moderata o regolare è raccomandata nei lavori di letteratura internazionale.


The “standard drink”

L’articolo si addentra nel considerare su cosa si intenda per consumo standard di alcol. Le linee guida della organizzazione mondiale della sanità definiscono un “drink standard” pari a 10-12 grammi di puro etanolo e raccomanda di non eccedere due standard drink al giorno e di avere almeno due giorni alla settimana senza assunzione di alcolici (leggi su Codice Europeo OMS, leggi su ISS, leggi su USA NIH).

Vi sono diverse definizioni di consumo lieve moderato ed eccessivo di alcolici. Quella considerata nel lavoro fa riferimento allo studio di Voskoboinik e colleghi che dicono che un consumo lieve di alcol è definito come meno di 7 standard drink la settimana, un consumo moderato tra 7 e 21 stardard drink, un consumo eccessivo è maggiore di 21 standard drink.


fonte: National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism

L’importanza del vino come bevanda biologica è da considerarsi in relazione al fatto che dopo la fermentazione il vino possiede un mix di sostanze chiamate polifenoli che insieme con l’etanolo hanno un ruolo cruciale di sostanze antiossidanti, antinfiammatorie dotate di effetto cito protettivo.

È noto che il vino rosso ha un contenuto polifenolico 10 volte superiore rispetto al vino bianco e questa variabilità si verifica a causa della fermentazione del mosto d’uva del vino rosso. Per questo in letteratura è stato studiato con maggior attenzione l’effetto cardioprotettivo del vino rosso.


Però, anche nel bianco…

Non vi sono studi conclusivi di confronto tra vino rosso e vini bianchi, anche se in uno studio Bertelli postula che composti attivi, relativamente sconosciuti ma identificabili nei vini bianchi, come tirosoli, acido caffeico e acidi shikimici, (Bertelli AA. Wine, research and cardiovascular disease: instructions for use. Atherosclerosis. 2007;195:242–247) potrebbero spiegare le basi biologiche degli effetti cardioprotettivi anche del vino bianco.

Sono i polifenoli che, come detto, conferiscono al vino proprietà benefiche per l’apparato cardiovascolare e tra di loro si annoverano diverse categorie come i flavonoidi che hanno un ruolo antiossidante, che possono essere solo sintetizzati dalle piante e hanno un effetto protettivo nei confronti di malattie cardiache croniche.


foto: M. Aurelius

Queste molecole sono state associate chiaramente con una riduzione della mortalità cardiovascolare. L’effetto molecolare è un’inibizione dell’ossidazione del colesterolo cattivo chiamato LDL, e tramite questo effetto si previene la disfunzione endoteliale che è alla base dell’incremento della aterosclerosi.

La quercitina è un altro flavonoide che ha un effetto antipertensivo, antinfiammatorio, riduce l’aggregazione piastrinica e protegge contro la malattia coronarica. Da alcuni studi di laboratorio è dimostrato la sua capacità di aumentare la biodisponibilità dell’ossido nitrico che è un potente vasodilatatore arterioso.

Il resveratrolo è un derivato non flavonoide prodotto dalle piante e presente nell’uva e nel vino ed è uno dei maggior indiziati nella genesi del “paradosso francese”. Una ricchezza di dati è stata raccolta sul resveratrolo e sui suoi effetti sull’ipertensione, aterosclerosi, ictus, infarto miocardico.



In generale, sono stati riportati effetti benefici della somministrazione di resveratrolo come integratore per le suddette malattie e può essere uno dei motivi per cui questo composto viene fortemente pubblicizzato come integratore cardioprotettivo.

Tra gli “effetti collaterali” degli alcolici nell’articolo è menzionata la fibrillazione atriale: questa è una malattia che è estremamente frequente nella pratica clinica, ed il consumo smodato di alcol può facilitare l’insorgenza di questa aritmia. Tale effetto tossico è tuttavia dose dipendente, e non è riscontrato in un consumo moderato di alcolici, ma di questo ne abbiamo già parlato anche in un altro articolo.  

Per quanto riguarda il ruolo del vino rispetto ad altre bevande alcoliche sul rischio di sviluppare malattia coronarica e la mortalità totale è già stata bene documentata un andamento a “J” ovvero a “U” della curva che mette in relazione il consumo di alcol con la mortalità cardiovascolare globale.


photo: Myriams-Fotos

Questo vuol dire che per bassi quantitativi vi è una la riduzione della mortalità e della patologia coronarica mentre per alti quantitativi questa relazione si inverte. Facendo un confronto tra le diverse tipologie di bevande alcoliche questa correlazione è stata riscontrata in tutti gli studi analizzati.

L’articolo conclude con questa considerazione: nonostante la mancanza di consenso su quale bevanda alcolica consigliare a basse dosi come integratore dietetico, vi sono prove crescenti che suggeriscono che sia l’etanolo che i polifenoli del vino possono conferire sinergicamente benefici contro le malattie cardiovascolari croniche. Tali effetti si realizzano con la diminuzione dell’aggregazione piastrinica, il miglioramento della fibrinolisi, l’aumento delle HDL ed il rilascio dell’ossido nitrico da parte delle cellule endoteliali. Permangono discrepanze per l’indicazione dell’esatto quantitativo che viene consigliato.


I consigli dell’American Heart Association concludono che un consumo moderato di alcol (1-2 bicchieri/die) è associato a una riduzione della cardiopatia ischemica. Per le donne, invece, il consumo suggerito non era superiore a 1 drink/die.


foto: K. Grabowska

Si conclude che un’assunzione da lieve a moderata di bevande alcoliche è considerata cardioprotettiva e questo consiglio viene sia da studi epidemiologici che sperimentali.



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