La storia, il lavoro, l’attualità del settore spirits: videointerviste ai protagonisti dal 58° Vinitaly. Oggi con la Silvio Carta
LO STATO DEGLI SPIRITS
Oggi più che mai, saper raccontare un distillato non significa solo descriverne il profilo organolettico o la tecnica di produzione, ma significa immergersi in una narrazione che intreccia storia, sociologia, economia ed edonismo.
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In un’epoca di rapidi mutamenti, dove le abitudini dei consumatori evolvono e i mercati globali sfidano le tradizioni secolari, per noi di Spirito Italiano diventa fondamentale – ancora una volta e ancor più – farsi portavoce della cultura del bere consapevole, che riteniamo l’unica strada per salvaguardare appassionati e produttori.

Lo Stato degli Spirits, dal 58° Vinitaly
Proseguiamo senza sosta le videointerviste di “Lo Stato degli Spirits”, il format che traccia una mappatura del settore attraverso le voci di 11 importanti realtà della distillazione italiana. Abbiamo voluto incontrarle e intervistarle direttamente a Vinitaly, per ricevere a caldo e di getto le impressioni su questa fase delicata del consumo, ma comunque ricca di opportunità.
Per Spirito Italiano, esplorare lo “stato dell’arte” dei distillati significa quindi dare voce a quelle realtà che fondono DNA familiare e visione globale in un mercato che si evolve e che richiede sempre più bevande di valore edonistico e identitario.
Il format ci accompagnerà per qualche settimana ricordandoci di una fiera che non è stata solo vino. Una breve presentazione aziendale, lo “stato delle cose” visto da chi è quotidianamente “in trincea” e poi le proposte verso i consumatori, i divulgatori e le istituzioni per far resistere e crescere il settore, in Italia e all’estero.
In chiusura delle nostre interviste non mancherà mai un brindisi perché, in fin dei conti, i valori della condivisione e della convivialità sono quelli su cui si basa tutto il resto.

Non il solito reel da 1 minuto, o la classica slideshow con i prodotti (roba che potete ormai trovare ovunque la cerchiate). Abbiamo voluto dare priorità al lavoro, all’attività, all’eccellenza che l’Italia sa proporre nel mondo.
Se non avete tempo oggi, salvate il link e tornate con comodo. La qualità video è ottima seppur non straordinaria, ma è la qualità divulgativa che, immaginiamo, possa fare la differenza per chi non si reputa un/una semplice “scroller” ma un/una appassionato/a vero/a.
Silvio Carta
L’episodio di oggi ci porta su un’isola bellissima, fatta di splendida natura e spirito identitario. Sbarchiamo nel Sinis, ovest Sardegna, dove i profumi della macchia mediterranea si fondono con l’abbraccio del mare. Incontriamo Elio Carta, mente e guida della storica azienda Silvio Carta, una realtà che incarna l’autenticità più profonda, ma che ha saputo fare dell’avanguardia distillatoria la propria bandiera globale.
Dalla storica Vernaccia di Oristano ai gin straordinari di oggi, la storia di Silvio Carta è una lezione di resilienza, intuizione e capacità di metamorfosi.

Madre Vernaccia
Fondata negli anni ’50, l’azienda si identifica ancor oggi con la Vernaccia, uva identitaria che genera un vino unico nel suo genere e che fu protagonista assoluta della produzione nel primo trentennio di lavoro, vista anche l’altissima richiesta del mercato isolano. Un aspetto ben spiegato ai nostri microfoni da Elio Carta:
«Questo benessere locale ebbe un doppio risvolto: da un lato fu positivo, perché fece crescere la zona di produzione e garantì un ottimo sostentamento alle famiglie nel dopoguerra. Dall’altro fu un limite: non ci spinse a uscire fuori dall’isola, a farci conoscere».
Quando nei primi anni ’80 l’azienda decise di proporsi sui mercati nazionali ed esteri, lo scenario era già mutato. Il consumo legato alla civiltà contadina si stava contraendo e la moda virava verso vini leggeri e a bassa gradazione. Una transizione che spinse la Silvio Carta verso una svolta radicale e visionaria.

La svolta pionieristica verso l’alto grado
Compreso che la sola Vernaccia non avrebbe più garantito la crescita aziendale, nel 1984 Elio Carta decise di installare il primo impianto di distillazione, introducendo un concetto totalmente innovativo per l’azienda e per la Sardegna stessa.
Da quella intuizione nacquero i primi pilastri della nuova linea:
- L’Acquavite di Oristano: primo distillato dell’era moderna Silvio Carta.
- Il Brandy: progetto a lunghissimo periodo, oggi l’azienda può vantare botti che hanno superato i 45 anni di invecchiamento.
- Il Filu ‘e ferru e il Mirto: reinterpretazione dei classici sardi, elevati ad alti standard qualitativi.
A cavallo del 2010 l’azienda decise di affacciarsi nel mondo del gin, facendolo dalla “porta principale” e scardinando le regole della produzione internazionale. Mentre la stragrande maggioranza dei gin mondiali veniva (e viene in parte tuttora) prodotta partendo da bacche essiccate, Silvio Carta ha saputo sfruttare la ricchezza del ginepro sardo lavorando sull‘infusione delle bacche fresche appena raccolte.
Un processo che permette di preservare la materia prima ed estrarre maggiormente quegli oli essenziali che poi conferiscono al distillato quell’aromaticità mediterranea, unica nel suo genere. Dal primo gin Giniu fino a prodotti esclusivi come Ginu 517 (300 bottiglie ottenute da una micro-particella situata a 1.450 metri d’altezza), oggi la Silvio Carta può esporre sul bancone una gamma disposta a qualsiasi confronto con i competitors, per qualità e versatilità di utilizzo.
La medesima filosofia è stata applicata alla creazione degli amari. Dopo l’esperienza con Cardus (un amaro a base di radici di cardo selvatico), Elio ha dedicato quattro anni di ricerca alla creazione del Bomba Carta, un amaro più complesso che aggiunge del miele di corbezzolo a un ricco bouquet di erbe officinali sarde. Il successo è stato immediato, complice anche un packaging ricercato e di forte impatto visivo, in piena linea con la filosofia stilistica aziendale.

Nel futuro ci sono le origini
Interrogato su cosa serva al consumatore per comprendere a fondo il lavoro del distillatore artigianale, Elio Carta torna su concetti già espressi anche da altri colleghi nelle nostre interviste:
«È necessario approcciarsi al consumo in modo consapevole. Non dobbiamo abusare, ma bere in modo corretto: bere meno, bere bene. Proprio per questo, il futuro dello spirito italiano sarà solo nella qualità».
Di fronte a un mercato del vino ormai globalizzato, l’Italia deve così porsi come la punta di diamante della cultura del bere. Un messaggio che Elio Carta ritrova e sottoscrive nella scritta emblematica dell’installazione a forma di bottiglia gigante presente all’ingresso di Vinitaly 2026: “Dentro c’è l’Italia”. Una frase che sintetizza l’impegno, il sacrificio e la qualità che i produttori italiani esportano nel mondo.

L’intervista si è chiusa, rigorosamente, con un brindisi a Vernaccia di Oristano 2006, un vero capolavoro liquido e rappresentativo. Una dimostrazione di quanto, nonostante i successi in ambito spirits, Silvio Carta non dimentichi le origini e tutto cio che “madre Vernaccia” ha saputo creare con il determinante intuito e il lavoro costante dell’uomo negli anni.
Il video
Guardatevi questi 9 minuti dello Stato degli Spirits con Elio Carta, estremamente rappresentativi sull’evoluzione del settore e ricchi di aneddotica e cultura popolare sarda.
In quanto a noi…
Noi continueremo a sostenere questo settore, con passione e deontologica sincerità, nei momenti sereni e – speriamo mai – in quelli più difficili, con apprezzamenti e con critiche se necessario. Tutto sarà però sempre mirato a valorizzare prodotto, produttori e bandiera.
Lo Stato degli Spirits vi dà appuntamento a fra qualche giorno… Seguiteci e aiutateci.
Guarda gli altri episodi di “Lo Stato degli spirits“
foto: Paolo Bini ©
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