Vinòforum è stato anche Scotch whisky

Vinòforum di successo e non solo di vino: l’appagante viaggio sensoriale fra la storia dei whisky di Scozia e la tradizione delle Highland.


Sapevamo che sarebbe stata una grande opportunità per tanti, ipotizzavamo che anche il successo sarebbe arrivato e Vinòforum, a consuntivo, non ha tradito le aspettative.


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A dispetto di quanto si possa immaginare, abbiamo preferito l’appuntamento “di nicchia”, scegliendo di sbirciare attraverso quella “finestra” che la manifestazione, fra tanto vino e tanto cibo, ha voluto e saputo (comunque e saggiamente) dedicare anche in piccola parte agli spirits.

foto: Pasquale Alabastro – courtesy Vinòforum

Sapete che siamo un po’ diversi… è la nostra indole che cerchiamo sempre di preservare come valore fondante e aggiunto alla divulgazione. Prima però di parlare di whisky (andateci subito se preferite) lasciateci tirare un po’ velocemente le somme di questo 21° Vinòforum (il primo al Circo Massimo) che in 7 serate ha coinvolto, secondo l’organizzazione, 80.000 wine&food lovers di cui il 25% operatori del settore. Non parlare di successo sarebbe foderarsi gli occhi.

La gente si è divertita, sia perché c’era l’alta qualità enogastronomica e sia perché non è mai mancato il carattere conviviale e gioioso dell’evento. C’è stato spazio per tutti, per ogni categoria di espositore e per ogni target di partecipante. Consorzi e cantine, walk around tasting e degustazione guidata, chef e pizzaioli, ristoratori e comunicatori… promozione, intrattenimento, divulgazione e formazione che comportavano un solo grande rischio: quello di non saper riuscire a farli convivere nei tempi e in spazi così ampi.

foto: Pasquale Alabastro – courtesy Vinòforum

Ovviamente soddisfatto il “patron” Emilano De Venuti: «E’ stata un’edizione a dir poco sorprendente partendo dal livello dei produttori presenti che con le loro storie e prodotti d’eccellenza sono stati il pilastro della nostra manifestazione. A riempirci d’orgoglio anche i grandi chef, maestri pizzaioli, ristoratori della Capitale e tutti i professionisti del f&b che anche quest’anno ci hanno scelto arricchendo ogni serata con il loro talento, la loro maestria e soprattutto con tanta passione per questo settore. Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo grande traguardo da portare avanti anche nelle edizioni successive per rendere Roma un hub sempre più centrale per il mondo dell’enogastronomia».

Roma può adesso davvero sperare di aver trovato la manifestazione di settore giusta, lo capiremo meglio il prossimo anno dove magari – chissà? – troveranno uno spazio maggiorato anche gli spirits.

Questa volontà mostrata da Vinòforum di non voler escludere nessuno, ha stimolato la nostra scelta al tavolo esclusivo di Wine Top Tasting (approfondimento guidato egregiamente da AIS Lazio) che, almeno per una sera, è diventato Spirit Top Tasting, anzi… Scotch Whisky Top Tasting, raccontato con qualità comunicativa e dote di sintesi da Antonio Parisi – all’esordio con noi, benvenuto! -. Andiamo a leggere.

[n.d.r.]

foto: Pasquale Alabastro – courtesy Vinòforum

La storia dei whisky di Scozia e la tradizione delle Highland: un viaggio sensoriale con Pino Perrone al Vinòforum

E’ stata davvero formativa la serata organizzata da AIS Lazio con due masterclass tenute magistralmente da Pino Perrone (1) nella suggestiva cornice del Vinòforum. Eventi che hanno offerto agli appassionati l’opportunità di scoprire una parte dell’importante storia dei whisky scozzesi con specifico focus sulla tradizione delle Highland attraverso una selezione di eccellenti etichette.

Intro

Degustazioni introdotte da una rappresentazione del mondo dello “Scotch” con cenni storici e geografici e puntualizzazione efficace sul significativo ruolo giocato dall’orzo e dell’acqua, risorse abbondanti nella regione.

foto: AP ©

Particolarmente interessanti si sono rivelati gli aneddoti sulle motivazioni storiche legate all’aumento dei consumi a fine ‘800, quando la fillossera ha drasticamente ridotto la produzione di vino, favorendo lo sviluppo del mercato dei distillati alternativi, tra cui il whisky. Anche i riferimenti al proibizionismo degli anni ’30 del secolo scorso hanno reso il percorso storico ancora più affascinante.

Davvero molto utili i consigli di degustazione: dal bicchiere adatto (mai un tumbler) all’approccio olfattivo sempre cauto (mai fidarsi del colore…) e comunque molto apprezzato anche l’invito iniziale alla cautela, alla moderazione nell’assunzione di alcolici e ai concetti di convivialità, condivisione e senso di responsabilità.

Scendiamo però nel dettaglio degli assaggi, con relative note di degustazione, facendo una carrellata completa sugli otto protagonisti della bella serata.

foto: AP ©
Gli assaggi
Glencadam 15 YO (46°) 

Provenienza: Highland, Scozia.
Al naso, è floreale e dolce con accenni di miele, vaniglia e agrumi, accompagnati da delicate note erbacee. In bocca, l’equilibrio tra dolcezza e spezie è perfetto, con miele cremoso, pepe bianco e cannella, avvolti da sentori di frutta matura. Il finale è persistente e raffinato.

Bladnoch 15 YO 

Provenienza: Lowland, Scozia.
Questo whisky offre un ricco bouquet di frutta matura come mele e pere, intrecciato con vaniglia, note di sherry, cioccolato fondente e caramello. Appena accennata una nota balsamica. Al palato, si rivela vellutato e complesso, con un profondo intreccio di frutta secca, cioccolato, caramello e spezie dolci. Qualcuno ha notato un’impronta vinosa, derivante dall’invecchiamento nelle botti di sherry. Il finale è lungo e avvolgente, con un piacevole tocco speziato e fruttato.

Highland Park 10 YO 

Provenienza: Islands, Scozia (Orkney).
Il profilo aromatico di questo whisky è intrigante, con miele, agrumi freschi, fumo leggero e vaniglia. In bocca, è delicatamente dolce, con miele, malto e vaniglia che si fondono con agrumi e un accenno di fumo. Spezie, paprika e torba piccante da terra organica, non marina ma terrosa. Il finale è pulito e asciutto, con un retrogusto di spezie leggere e fumo sottile. Lascia la lingua leggermente amarognola.

Aberlour A’bunadh (60,9°) 

Provenienza: Speyside, Scozia.
Questo whisky potente e complesso è dominato da sherry, frutta secca come uvetta e fichi, cioccolato fondente, spezie calde, datteri e caramella Mou. Al palato, è potente e avvolgente, con un’esplosione di frutta secca, spezie, cioccolato, miele e legno tostato. Il finale è lungo e speziato, con un persistente retrogusto di sherry e cioccolato. Qualcuno ha evocato il profumo dei libri antichi contenuti in certe biblioteche.

foto: AP ©
Lindores Abbey (46°) 

Provenienza: Lowland, Scozia.
Odori di freschezza estiva, albicocca e mela verde, ma anche pera, vaniglia e un accenno di spezie. In bocca, è equilibrato e morbido, con frutta fresca, vaniglia, malto e leggere spezie (pepe nero e paprika). Il finale è morbido e dolce, con un tocco di spezie e frutta persistenti. Non rimane anonimo.

Clynelish 14 YO 

Provenienza: Highland, Scozia.
Fresco e complesso, con agrumi (bergamotto), miele, cera d’api, note marittime (la distilleria è a ridosso dell’Oceano) e un leggero fumo. Al palato, è ricco e oleoso, salmastro, con agrumi, miele, spezie (zenzero) e un tocco di torba. Il finale è lungo e complesso, con un delicato accenno di fumo, resina, legno che asciuga e spezie. Non sempre morbido, piuttosto asciutto.

Glenallachie 15 YO 

Provenienza: Speyside, Scozia.
Questo whisky è ricco e avvolgente, con frutta secca (uvetta, prugne), miele, cioccolato, spezie (cannella, noce moscata) e legno. Qualcuno ha indicato il rabarbaro, ma anche frutti rossi. Al palato, è corposo e bilanciato, con un mix di frutta secca, miele, cioccolato, spezie e legno tostato, ma anche datteri. Il finale è lungo e dolce, con un ritorno delle note fruttate e un sentore di “pocket coffee”.

Kilchoman Machir Bay

Provenienza: Islay, Scozia.
Questo whisky potente e affumicato offre note di torba, agrumi (limone, lime), vaniglia, malto e un accenno di salinità. Ma anche cenere (camino appena spento). In bocca, è affumicato e dolce, con torba, agrumi, vaniglia, malto e spezie ben equilibrate. Il finale è lungo e permane il sapore di fumo, con un perfetto equilibrio tra dolcezza e torba.

foto: AP ©
Considerazioni Finali

Il servizio AIS è stato eccellente, con i distillati serviti alla giusta temperatura nonostante una serata torrida. L’ospitalità e l’accoglienza sono state impeccabili anche se forse i bicchieri avrebbero potuto essere più adatti. Un rammarico rimane il fatto che in un evento così importante come il Vinoforum, lo spazio riservato ai distillati sia stato davvero così ridotto.

In sintesi, queste masterclass hanno offerto un’esperienza straordinaria, portando i partecipanti attraverso un viaggio sensoriale nel mondo dei whisky scozzesi. Grazie alla competenza e alla passione di Pino Perrone, ogni sorso ha raccontato una storia di tradizione, innovazione e maestria confermando ancora una volta il fascino senza tempo del whisky scozzese.


Note:
  1. Pino Perrone è un sommelier specializzato in whisky, con una passione che coltiva da oltre 30 anni. È giudice internazionale in prestigiosi concorsi di distillati, tra cui lo Spirits Selection del Concours Mondial de Bruxelles e l’International Sugarcane Spirits Awards. Nel 2016, ha partecipato come giudice alla finale europea del Nikka Perfect Serve a Roma.

    Per dieci anni, Perrone è stato tra gli organizzatori del Roma Whisky Festival. Ha scritto numerosi articoli per riviste di settore, è docente di corsi sul whisky e relatore di centinaia di degustazioni. Inoltre, ha curato editorialmente le versioni italiane di “Whisky” e “Iconic Whisky” di Cyrille Mald, e il libro “Il Whisky nel Mondo” per Readrink. La sua esperienza e dedizione lo rendono una figura di spicco nel mondo del whisky. ↩︎

Antonio Parisi – Spirito Italiano writing staff


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