Mercato FIVI 2025 non stecca: affluenza e logistica senza macchia. La nostra selezione di 22 cantine da ogni regione
Come al solito, il Mercato FIVI rappresenta per noi qualcosa di speciale. Un evento vero, moderno, un po’ di vetrina ma con tanta sostanza che riporta al centro in modo diretto il legame fra chi fa vino e chi lo beve.
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Quella connessione psico-sensoriale che, visti i tempi, rimane la principale via di salvezza nel preservare il consumo e la condivisione a casa nostra, in un’Italia che è ancora fortemente legata alle sue tradizioni e al vino buono, ma che in un epoca di consumi ridotti si aggrappa giustamente ai volti, alle storie, al contatto diretto con i medio-piccoli (dimensione aziendale) protagonisti della vitivinicoltura, a patto sempre che il prezzo del buon bere sincero non oltrepassi una certa soglia.
La passione che il Mercato FIVI sprigiona negli appassionati e nei lettori, ci porta sempre verso un articolo maggiormente strutturato (forse unico nel genere) e anche quest’anno abbiamo voluto dare valore ad almeno un produttore per regione prendendoci, ovviamente, qualche giorno in più per la redazione. Ma come è stata la 14ª edizione del Mercato FIVI?
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Mercato FIVI 2025: dati e impressioni
Secondo l’organizzazione (BolognaFiere), per gli accessi si è superato il risultato dell’edizione 2024, sfiorando i 30.000 ingressi. Un’affluenza importante, che conferma una crescita costante e che – ascoltando qua e là… – pare aver fatto superare definitivamente il “trauma” del trasferimento di tre anni fa da Piacenza. Una nostalgia che, a sensazione nostra, è svanita soprattutto nel momento in cui la logistica ha funzionato e, in questo 2025, la logistica, pare aver funzionato e parecchio bene (ne riparleremo sotto).
Raggiante la presidente FIVI Rita Babini, alla prima prova da leader della Federazione: «C’era il sole sui volti delle Vignaiole e dei Vignaioli, degli olivicoltori, delle migliaia di persone che in questi giorni si sono incontrate al Mercato dei Vini. La magia si è avverata anche quest’anno: ancora una volta, sono stati tre giorni di festa che fanno guardare al futuro con ottimismo e speranza».

Molto soddisfatto anche il presidente di BolognaFiere Gianpiero Calzolari: «Il successo di questa edizione del Mercato conferma ancora una volta la forza del modello FIVI e la capacità di BolognaFiere di valorizzarne l’identità. La crescita dei visitatori, la qualità del pubblico e il legame sempre più saldo con la città ci dicono che questo appuntamento è diventato molto importante per il territorio e per l’intero settore. L’energia dei vignaioli, la loro storia e la loro visione arrivano dritte al cuore dei consumatori e generano una community autentica, fatta di passione e competenza. Abbiamo fatto bene a investire in un evento che guarda avanti e che, anno dopo anno, rafforza il ruolo di Bologna come capitale della cultura enologica e dell’enoturismo in Italia».
Aggiungiamo noi che se l’organizzazione funziona, non esiste città più idonea di Bologna per queste tipologie di evento: gli spazi sono consoni, la città si raggiunge bene da ogni parte d’Italia, offre un’ampia opportunità di soggiorno, il polo fiera resta a 20 minuti di camminata dalla stazione o dal centro e, infine, se si trovano (come per Mercato FIVI) accordi che possono farti un minimo abbattere i costi del viaggio in treno o il parcheggio per la giornata, difficilmente la congiunzione felsinea può temere rivali.

Lo scorso anno ci rammaricammo non poco della logistica e, ovviamente, non lo facemmo per presunzione o per denigrare gratuitamente (ci conoscete). Ci mosse probabilmente l’amore per la manifestazione, un evento che avremmo voluto perfetto e valorizzante al 100% di quel rapporto vignaiolo-appassionato a cui facevamo riferimento sopra.
Quest’anno, almeno per noi, è stata una visita davvero in scioltezza nei tre giorni. Siamo rimasti appagati, per non dire felici: accesso ai padiglioni senza l’uso di navetta (e quindi zero latenza o improvvisi ritardi), bicchieri ritirati senza fila (o comunque con un minimo e accettabilissimo tempo di attesa), carrelli reperibili, espositori che non ci hanno riportato criticità di rilievo. Bene, davvero molto bene, perché su tutto (e a priori di tutto) c’è stata sicuramente la volontà di migliorarsi e di investire sull’accoglienza. Complimenti sinceri.
Sulle masterclass (una in meno dello scorso anno, ma probabilmente ben pensate e dimensionate) ci torneremo con un prossimo contributo dedicato a quella di sabato 15. Si è avuta complessivamente la percezione che a questo mercato FIVI non sia mancato un granché. Si potrà sempre migliorare, ma l’edizione XIV è stata quella della definitiva consacrazione in Bologna.

Riconoscimenti e istituzionalità
Mercato dei vini FIVI significa anche assegnazione dei riconoscimenti “Vignaiolo come noi” e “Leonildo Pieropan”. Per il primo, l’assegnazione a Enrico Brizzi (autore di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”) era già stata ufficializzata qualche giorno prima dell’evento.
La XII edizione del premio “Leonildo Pieropan“, dedicato alla memoria di uno dei fondatori di FIVI, ha invece dato merito alla qualità umana e del lavoro di Paolo De Marchi, vignaiolo in Piemonte e artefice della storia di Isole e Olena.
De Marchi succede nella Hall of fame a Sergio Mottura (2024), Emidio Pepe (2023), Costantino Charrère (2022), Ampelio Bucci (2020/21), Lorenzo Accomasso (2019), Giuseppe Fanti (2018), Forlini Cappellini (2017), Luigi Gregoletto (2016), Elisabetta Fagiuoli (2015) e, prima edizione, Lino Maga (2014).
Il momento istituzionale si è vissuto grazie al convegno: “Il vino di domani: le sfide della nuova PAC, tra gestione delle produzioni e gestione del rischio“, un’importante riflessione sulle prospettive del settore con la partecipazione del Ministro Francesco Lollobrigida (videomessaggio), la Vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, e Stefano Bonaccini.

Per noi adesso, invece, l’appuntamento con 22 cantine di eccellenza artigianale (una per ogni regione vitivinicola), con relativi vini più rappresentativi dal Mercato FIVI 2025. A voi!
22 vignaioli da 22 regioni vitivinicole
Con oltre 1000 espositori a Bologna, diventa impossibile dare valore a tutti coloro che lo meritano. Abbiamo sentito il dovere di citarne almeno una ventina distribuiti lungo tutto lo stivale (1 per macro-regione). Resta un’inezia, lo sappiamo, ma è il nostro modo per dire un piccolo grazie al loro lavoro, alla loro passione, al loro impegno, alla loro qualità, al loro spirito. Non ce ne vogliano i tantissimi esclusi che avrebbero meritato altrettanto.
La peculiarità del nostro lavoro sta anche nello stile narrativo che ognuno di noi trasmette nel racconto con la propria personalità. Ci auguriamo che apprezzerete questo nostro linguaggio differente per un messaggio univoco.
selezione e recensione cantine da Mercato FIVI 2025 a cura di | ||||
Emiliano Bogani | ![]() Sara Comastri | Simona Orlandi | Angelo Placci | ![]() Paolo Bini |

ITALIA nord
Maison Agricole D&D (AO) – VALLE D’AOSTA
maisonagricoleded.it
Piccola realtà a conduzione familiare, situata sulla sinistra orografica del Comune di Aosta, nata nel 2002 con lo scopo di proseguire un’attività familiare prevalentemente dedita all’autoconsumo, e di recuperare appezzamenti destinati all’abbandono sulla collina del capoluogo. Viticoltura eroica su forti pendenze, lotta integrata il più possibile rispettosa dell’ambiente e valorizzazione dei vitigni tradizionali caratterizzano questa piccola azienda (specializzata anche nella produzione di miele biologico), così come la quasi totalità del panorama vitivinicolo valdostano.
Vallée d’Aoste Muscat Petit Grain DOC “Les Dentelles” 2024 – Un esempio lampante di come il Moscato Bianco, in questa regione, riesca ad assumere connotati peculiari e fuori dagli schemi; alcolicità, muscoli e un’impronta più mediterranea che alpina, favoriti da un clima decisamente caldo. Il vino, affinato in acciaio sui lieviti, elargisce con esuberanza le tipiche note di rosa e salvia, arricchite da una piacevolissima impronta di zagara che richiama inaspettati scenari marittimi. Il sorso è potente in aromaticità e corpo, ben rinvigoriti da un’acidità agrumata sostenuta. Qualità da sperimentare con piatti speziati, anche di cucina etnica.
Vallée d’Aoste Torrette DOC “Lo Pou” 2024 – Protagonista della DOC Torrette è il vitigno tradizionale Petit Rouge, in questo vino (affinato esclusivamente in acciaio) presente al 75%. Caratterizzato da un profilo fruttato e floreale generoso e schietto (ciliegia, frutti di bosco, viola), e da una spiccata acidità, questa versione supportata da altri due vitigni tradizionali di grande importanza (Fumin e Cornalin) raggiunge un riuscito equilibrio fra agilità e struttura, con un accattivante finale sapido tendente all’ematico, che pungola la grande fragranza del frutto.
Vallée d’Aoste Fumin DOC “Lo Tatà” 2023 – Il Fumin è il vitigno tradizionale a bacca rossa valdostano di maggiore struttura e predisposizione all’invecchiamento, che richiede l’ausilio del legno per la smussatura di tannini vigorosi. Questo vino, che ha riposato un anno in tonneau di secondo passaggio, rivela subito un profilo olfattivo più articolato, dove emergono, accanto al frutto scuro e ai fiori secchi, importanti note speziate (chiodi di garofano, pepe nero). Un sorso potente che lascia presagire una grande potenzialità evolutiva, ma risulta già ben godibile, con un tannino ancora pronunciato ma in via di cesello, e una grande eleganza d’insieme che sfuma in un lieve finale di tabacco.

Cantina Zafiri – PIEMONTE
zafirivini.com
L’azienda agricola Zafiri, localizzata a Calamandrana, è stata fondata nel 1949 da Giuseppe, nel cuore delle colline UNESCO tra Monferrato e Langa, nella provincia di Asti. Rimasta a conduzione familiare, si contraddistingue per la produzione di vini tipici del territorio piemontese, con particolare attenzione alla Barbera d’Asti DOCG, vero prodotto di punta. La filosofia produttiva si basa su metodi tradizionali abbinati a tecniche di lotta integrata per garantire una produzione sostenibile e di qualità, nel massimo rispetto dell’ambiente. Le vigne sono curate con passione e attenzione, coltivate su terreni ideali per la viticoltura, capaci di donare ai vini un carattere distintivo, riflesso del terroir unico del Monferrato astigiano. Grazie a un’esperienza di oltre settant’anni e a una gestione diretta, si è riusciti a coniugare tradizione e innovazione, diventando punto di riferimento per gli amanti del vino piemontese autentico, capace di esprimere al meglio l’identità del territorio.
Garbato 2024 – Anche un semplice vino da tavola può talvolta intrigare. Nato da un uvaggio misto, non dichiarato, si presenta di un paglierino scarico e luminoso. Il naso è un piccolo giardino d’estate: fiori bianchi, frutta fresca, un sottofondo morbido che invoglia al sorso. In bocca conferma la sua natura gentile: morbido, vellutato, con un sorprendente e piacevole richiamo alla camomilla, che dona una sensazione di dolcezza senza appesantire. Il profilo è complessivamente floreale, fragrante e di grande immediatezza, un vino che accarezza più che stupire, mantenendo sempre una grazia naturale.
Barbera d’Asti DOCG Concettina 2024 – Concettina è una Barbera che parla chiaro fin dal primo respiro: intensa, diretta, di grande personalità. Il colore è fitto e luminoso, promessa di struttura e longevità. Al naso esplode un ventaglio floreale di rosa e viola, intrecciato a un frutto nero succoso. In bocca il vino è fresco, morbido e armonico, sostenuto da una trama tannica fine e da un’acidità vibrante ma perfettamente calibrata. La persistenza è pulita, lineare, e riporta al frutto in un finale coerente e piacevole. Un vino equilibrato, che mostra già ora carattere, ma che ha le spalle larghe per un ottimo invecchiamento.
Barbera d’Asti Superiore DOCG Iris 2023 – Iris è la versione più profonda e ambiziosa del vitigno: il colore, fitto e carminio, anticipa la sua concentrazione. Al naso irrompe una vera e propria salva di violetta, seguita dal contributo del legno che porta con sé cacao, spezie orientali e vaniglia. Il frutto vira verso la confettura, mantenendo comunque freschezza. Il sorso è una continua evoluzione: ricco, strutturato, rotondo grazie all’affinamento in legno, con un’acidità ancora viva ben equilibrata. I sentori terziari di vaniglia e pepe delicato costruiscono un finale avvolgente e complesso. Iris è un vino che sa aspettare e sa raccontare, maturo, pieno, ma sempre gentile.

Terrazzi Alti – LOMBARDIA
terrazzialti.com
Terrazzi Alti è una piccola azienda vitivinicola familiare nata in Valtellina nel 2005 da un sogno del proprietario Siro Buzzetti, che l’ha gestita a livello quasi hobbistico fino al 2022 quando, finalmente in pensione, ci si è potuto dedicare anima e cuore. I vigneti terrazzati insistono nella sottozona Sassella e sono coltivati integralmente a Nebbiolo, qui conosciuto come Chiavennasca. Il volume produttivo sfiora l’artigianalità ma con vini che convincono per la grande finezza ed espressività territoriale. Il Valtellina Superiore Sassella Riserva deriva dalla selezione delle migliori uve provenienti dai terrazzi più vocati, riconosciuti dalle peculiarità ricorrenti nelle diverse annate. In termini produttivi si differenzia dalla base per il periodo prolungato di macerazione sulle bucce e per l’affinamento.
Valtellina Superiore Sassella DOCG 2023 – Alla vista si presenta con il colore rosso delicato e luminoso. Il naso è una finestra aperta sulla valle in primavera: profumi di fiori freschi, petali delicati e un soffio di erbe di montagna che ne tratteggiano l’identità. È un bouquet fine, pulito, che invita all’assaggio. In bocca è garbato e gentile, ma non per questo privo di personalità. Il vino si distende con eleganza, mostrando un carattere ben definito, di quelli che ti sussurrano “ribevimi”. Al sorso successivo emergono la profondità e il potenziale di questo millesimo: una trama tannica sottile, una freschezza che allunga la beva e una sapidità che dona ritmo. Chiude con un finale fruttato piacevole e armonico, capace di accendere la curiosità e quasi invitarti a scoprire cosa potrà offrire la versione Riserva.
Valtellina Superiore Sassella Riserva DOCG 2022 – Nel calice veste un rubino trasparente e vivo, tipico della territorialità valtellinese e della finezza del Nebbiolo delle Alpi. La macerazione di due settimane ha estratto in modo misurato colore e fragranza, mantenendo quella naturale eleganza che distingue la Sassella. I profumi sono puliti e nitidi, richiamando piccoli frutti rossi, petali essiccati e leggere note speziate. Il percorso in cantina contribuisce alla sua armonia gustativa: la malolattica, partita spontaneamente subito dopo la svinatura grazie alle temperature calde, dona rotondità e una tessitura più morbida. In bocca è fresco e slanciato, con un tannino perfettamente integrato, fine e mai aggressivo. Una leggera sapidità accompagna il finale, rendendolo dinamico e molto piacevole. La persistenza è buona, coerente con lo stile essenziale e territoriale del vino. Un vino che sorprende per equilibrio e personalità.

Dornach Patrick Uccelli – ALTO ADIGE
ansitzdornach.it
L’azienda di Patrick Uccelli si trova a Salorno, dove sei ettari coltivati in biodinamica danno vita a circa quarantamila bottiglie all’anno. È un luogo che riflette in pieno il carattere del vignaiolo: curioso, irrequieto, sempre pronto a cambiare strada pur restando fedele alla sua idea di vino. Lo racconta lui stesso, con quell’aria divertita di chi non riesce a stare fermo: produrre solo due etichette lo farebbe impazzire dalla noia.
Da questa spinta nasce una gamma ampia e personale, che mette insieme vitigni classici e varietà resistenti senza alcuna timidezza. Ci sono i vini dal grado contenuto e dal sorso immediato, e ci sono le bottiglie ottenute da vitigni resistenti come Cabernet Blanc, Solaris e Sauvigné Gris, dove la ricerca agricola incontra una sensibilità artigianale ormai ben riconoscibile. Il risultato è un mosaico coerente, figlio di un approccio libero e sperimentale che guarda al futuro senza tradire le radici.
Il loro Louis Rosato nasce da una macerazione breve che gli dona colore e un accenno di corpo. Rimane fresco e immediato, ma quel filo di struttura gli dà un carattere inaspettato: non è il solito rosato “estivo”, bensì un vino che invita al secondo bicchiere mantenendo un carattere ben delineato.
Il Louis da Pinot Grigio macerato è la parte più giocosa della cantina: un vino vivace, quasi impertinente, con aromi ampi ma sempre sotto controllo. La beva resta slanciata e scorrevole, capace di piacere a chi ama le macerazioni senza alienare chi cerca solo qualcosa di diverso dal repertorio classico.
Il Gewürztraminer Aurélie, invece, colpisce per la sua impostazione asciutta. Nessun residuo zuccherino, nessuna morbidezza ruffiana: resta aromatico, com’è naturale, ma con una linea netta che lascia spazio alla struttura. Così l’uva dialoga davvero con il territorio, senza eccessi né maschere. È un Gewürztraminer raro per pulizia, precisione e equilibrio, capace di sorprendere anche chi pensa di conoscere a fondo questo vitigno.

Azienda Agricola Eredi di Cobelli Aldo (TN) – TRENTINO
cobelli.it
A Sorni di Lavis, sulle colline affacciate sulla Piana Rotaliana, i giovani fratelli Tiziano, Ivano e Devis Cobelli portano avanti con coinvolgente passione ed energia una realtà familiare che ha messo qui radici sin dalla fine dell’Ottocento. Vita e attività familiare che ha trovato storica dimora nel Maso Panizza di Sopra, i cui ambienti ora ospitano cantina e sale di degustazione, nel pieno rispetto dei tratti storici e architettonici dell’edificio, con tanto di vecchie iscrizioni ancora da decifrare! Un luogo ove è anche possibile soggiornare, beneficiando di un’accogliente atmosfera casalinga e gioiosa, e dove i vitigni tradizionali del Trentino – Alto Adige assumono connotati peculiari conferiti dalla vena di gesso su cui sono ubicati i vigneti.
Vigneti delle Dolomiti Nosiola IGT “Nosiol” 2021 – Il vitigno a bacca bianca tradizionale per eccellenza del Trentino viene spesso associato a semplicità e leggerezza nella sua versione secca, ma l’occasione di poterlo assaggiare anche nel formato magnum (quello più idoneo a far emergere complessità ed equilibrio nei vini) ha messo in dubbio questa conclusione. L’ulteriore beneficio della sosta lunga nella bottiglia da tre litri (dal 2022), dopo un affinamento in acciaio (e in legno vecchio, per una piccola parte del vino), ha donato un vino ricco e completo, ove note fruttate intense (mela cotogna, papaya) e balsamicità si sono affiancate al caratteristico corredo floreale e agrumato. Un sorso che mantiene intatte e vive le consueta freschezza e sapidità, ma con un deciso corpo e rotondità, e decisi ritorni di frutta bianca e secca.
Vigneti delle Dolomiti IGT Schiava 2023 – Una versione di Schiava (affinata in cemento) che enfatizza ulteriormente le caratteristiche di eleganza e soavità di questo vitigno. Al naso è delicata ma accattivante, con note speziate di pepe rosa e cannella, e una profusione floreale di ibisco che richiama decisamente la bevanda ricavata da questo fiore, il karkadè. Sensazione rievocata anche al sorso, fresco e fragrante, con ritorni di frutto rosso croccante e spezie, avvolti da un tannino appena percettibile e vellutato che infonde una delicatezza che rapisce. Vino che può raggiungere la sua massima godibilità in estate, abbinato a piatti di pesce.
Trentino Gewürztraminer DOC “Gèss” 2022 – Da un vigneto di quarantacinque anni ubicato sulla vena del gesso, si ricava questa versione sui generis di Gewürztraminer (affinata in acciaio), modellata, oltre che dal peculiare substrato, anche da un clima con picchi di calore meno accentuati rispetto all’Alto Adige. Gli aromi primari caratteristici di rosa e frutta tropicale non si nascondono, ma la loro esuberanza è contenuta da un amalgama con note mentolate e di pietra bagnata. Un equilibrio che si conferma anche al sorso, caldo, morbido e aromatico, ma con una freschezza non usuale e, soprattutto, un finale sapido e minerale che lascia sorpresi, e che infondono una bevibilità che non sempre ci si aspetta da queto vitigno.

Talestri (VR) – VENETO
talestri.com
Talestri è una giovane azienda vinicola a conduzione femminile, fondata nel 2008 dalle sorelle Marcato a Lavagno, nella Valpolicella orientale. Il progetto nasce dalla volontà di recuperare e valorizzare vecchi vigneti, combinando innovazione e rispetto della tradizione, e la scelta del nome della regina delle amazzoni inquadra fedelmente la tenacia e la determinazione che queste donne hanno messo in campo. La cantina si distingue per la sostenibilità e per i terreni di origine basaltica e calcarea, che conferiscono caratteristiche uniche ai vini. La produzione abbraccia le tipicità della zona: Amarone, Valpolicella Superiore, Ripasso e Recioto, ma anche etichette originali che riflettono personalità e passione. Talestri pone attenzione alla qualità, alla cura manuale delle vigne e al ruolo della donna sia nella gestione che nella comunicazione aziendale. Le bottiglie, con design elegante e riconoscibile, vogliono trasmettere emozioni, orgoglio territoriale e spirito innovativo, affermandosi come realtà tra le più promettenti del panorama enoico veneto.
Metodo Classico Pas Dosé “Ambizione” 2016 – “Ambizione” è un nome che parla da sé: racconta la pazienza, il progetto, la cura meticolosa che hanno accompagnato ogni fase di questo Metodo Classico. Un millesimato 2016 con 70 mesi di affinamento sui lieviti, una scelta che richiede tempo, rispetto e un tocco di femminile determinazione. Nel calice si manifesta con una bolla finissima, sottile come punte di spillo che accarezzano la lingua. Lo sguardo si perde nella sua brillantezza elegante e misurata. Al naso emerge un bouquet evoluto e raffinato: note di lieviti nobili, sfumature di pan brioche e una profondità che ricorda i dettagli preziosi di un profumo d’alta gamma. È un intreccio femminile di grazia e struttura. In bocca è puro, nitido, senza alcuna dolcezza a velare l’essenza: la scelta del pas dosé preserva la sua identità più autentica. Avanza con compostezza, mostrando sentori di rum al miele, richiami alle lunghe soste sulle fecce e una cremosità che accarezza senza appesantire. La persistenza è buona e continua, lasciando un ricordo elegante, luminoso e deciso. Una bollicina che unisce delicatezza e carattere, proprio come un’ambizione che diventa realtà.
Valpolicella Superiore DOC “Determinazione” 2022 – Determinazione, una scelta chiara, quasi ostinata, nel rispetto delle uve autoctone utilizzate fresche, senza appassimento, per far parlare il territorio senza filtri. È un vino che vive di righe nette, dritte, immediate, come una firma sicura di sé. Alla vista si mostra con un porpora vivo, luminoso, che già suggerisce slancio e freschezza. Il naso è tutto frutto e fiore, un intreccio femminile e sincero: ciliegia croccante, viola fresca, un tocco di melograno. Nessuna sovrastruttura, solo il varietale. In bocca è verticale, come dichiarato. Avanza con una naturale facilità: immediato, snello, agile, senza l’ombra di voler compiacere con peso o concentrazione superflua. Un Valpolicella che sceglie la determinazione della leggerezza consapevole, più elegante che fragile, più autentico che ruffiano.
Amarone della Valpolicella DOCG “Passione” 2016 – Qui il tono cambia, ma senza perdere grazia. “Passione” è un Amarone che porta con sé il gesto antico dell’appassimento, ma lo fa con una modalità che svela carattere: temperature basse, 6–8 °C, perché il freddo mantiene la bacca croccante, viva, e regala un profilo aromatico più puro, quasi primordiale. Nel calice si presenta con profondità e luce interna. Al naso emerge un Amarone non ridondante, i frutti rossi e neri in confettura, il floreale appassito, richiami vegetali e le note balsamiche. Una femminilità intensa e magnetica. Al palato mostra tensione, una spinta fresca che sorprende, abbracciando con naturalezza i 16 gradi del vino. La struttura è importante ma gentile, ampia ma non opulenta, con un corpo infinito che però non travolge: accompagna, seduce, si apre lentamente. L’affinamento in botti grandi — nessuna barrique — preserva l’eleganza, la classicità, l’armonia del vino. Il lungo riposo finale lo ha reso profondo ma misurato, un Amarone che racconta passione, sì, ma anche equilibrio e sensibilità.

Tenuta Stella (GO) – FRIULI VENEZIA GIULIA
tenutastellacollio.it
Tenuta Stella è realtà del Carso goriziano con circa 14 ettari vitati che lavora quasi esclusivamente uve autoctone, con un’impostazione molto pulita e rispettosa dell’ambiente. Le vigne crescono su terreni tipici della zona, pietrosi e ricchi di minerali, che danno vini tesi, profumati e sempre molto riconoscibili.
L’azienda punta decisamente sulla qualità anche in vigna, con rese contenute e una vinificazione essenziale, senza forzature, per far emergere il carattere varietale. Una realtà attenta e artigianale, che valorizza le varietà e la tradizione del Carso puntando verso l’alta qualità.
La Ribolla Gialla è un loro cavallo di battaglia dell’azienda: si distingue per precisione e verticalità, con profumi nitidi di fiori bianchi e frutta a polpa bianca. Al palato mostra freschezza vibrante, mineralità marcata e una vivacità che rende il sorso immediato e scorrevole, capace di accompagnare piatti delicati senza mai perdere eleganza e carattere.
Il Friulano Riserva è una vera e propria “chicca” che nasce da un vecchio vigneto del 1926. la macerazione e il lungo affinamento in legno gli conferiscono corpo e complessità. Di colore dorato intenso, al naso sprigiona note di albicocca secca, scorza d’arancia, mandorla e fiori secchi. In bocca è caldo e avvolgente, pieno e strutturato, con persistenza elegante e finale leggermente sapido, perfetto quasi a temperatura ambiente per coglierne profondità e finezza.
Il Merlot Riserva 2021, prodotto in sole mille bottiglie da viti vecchie, matura per due anni in barrique conferendogli struttura e complessità. Al naso avvolge con profumi intensi di prugna, ciliegia matura, cacao e leggere note speziate. In bocca è pieno e rotondo, con tannini eleganti e morbidi, finale lungo e armonico: un vino che unisce profondità, equilibrio e beva appagante.
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Cantina del Frignano (MO) – EMILIA
cantinadelfrignano.it
Situata a Pazzano di Serramazzoni, nel cuore del Parco del Frignano, con vista spettacolare sull’Appennino Emiliano, questa piccola azienda di 5 ettari (nata come “Vignaboni”), è ora guidata da Iryna, appassionata sommelier il cui studio e impegno sul campo costanti, incentivati dall’amore per il suo territorio di adozione, hanno permesso la prosecuzione di un progetto volto alla preservazione e valorizzazione di vitigni tradizionali, in primis il Malbo Gentile e l’Uva Tosca. Oltre ad essi, nei vigneti (condotti in regime biologico), sono coltivati vitigni internazionali per una linea spumantistica che qui, su terreni ricchi di calcare, trova condizioni decisamente favorevoli.
Metodo Classico Pas Dosé 2019 “Belmount” – 100% Chardonnay con sosta di 60 mesi sui lieviti. Un periodo abbastanza lungo che non ha pregiudicato l’integrità dei sentori più freschi e vivaci di agrume e fiori bianchi, e di effluvi leggermente mentolati, cui l’affinamento ha aggiunto interessanti note tostate e di pane abbrustolito. Anche al sorso il profilo si conferma agile, incentrato su freschezza e sapidità, con un ritorno di frutta bianca e nocciola; una veste che lascia presagire un ancora soddisfacente percorso evolutivo, con ampi margini per un progressivo aumento di rotondità.
Rosato dell’Emilia IGT “Sgarbato” 2023 – Vino frizzante rosato ottenuto interamente da Uva Tosca, rifermentato in bottiglia con metodo ancestrale. Come suggerisce il nome, un vino che non teme di palesare il suo carattere, ma la cui genuinità lo rende un perfetto emissario del territorio e delle sue tradizioni gastronomiche. Si deve attendere un po’ perché decida di rivelare, al naso, note di ribes, pompelmo rosa e tamarindo, con un velo speziato che ricorda la noce moscata. Al sorso presenta una bollicina leggermente graffiante, una freschezza marcata e quasi irruenta, un lieve accenno tannico, e chiude con un frutto acido e croccante. Sarà sgarbato, ma si fatica a trovare un accompagnamento migliore per un’allegra merenda a base di salumi, tigelle e gnocco fritto!
Rosso dell’Emilia IGT “Terd’este Bucamante” 2016 – L’ingresso nel Parco del Frignano è accompagnato anche dal cartello “Terre del Malbo Gentile”, a sancire l’importanza che riveste questo vitigno a bacca rossa per il territorio. Un nome che trae in inganno, dato che siamo al cospetto di un’uva dal profilo tutt’altro che delicato, ma vigoroso, tannico e longevo, che necessita di una sosta in legno (in questo caso, sei mesi di barrique) e, soprattutto, in bottiglia per essere limata nelle sue asperità. Un colore ancora attestato sul rubino intenso, un bagaglio olfattivo deciso, con netti sentori di confettura di prugna e amarena, di chiodi di garofano e ginepro. Il sorso è pieno, robusto, con tannini ancora energici, dal frutto generoso e un finale leggermente affumicato, e comunque scorrevole. Un vino rosso da piatti importanti di carne, che rappresenta un’inaspettata eccezione nel panorama dei rossi emiliani.

Ancarani (RA) – ROMAGNA
viniancarani.it
Una realtà artigianale immersa nelle colline di Oriolo dei Fichi (Faenza), lavora a conduzione familiare portando avanti con convinzione un progetto centrato sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni romagnoli, dal Sangiovese all’Albana, dal Centesimino al Famoso.
Le vigne sono coltivate sulle dolci colline faentine, con grande rispetto per l’ambiente, selezioni manuali e interventi ridotti al minimo. Anche in cantina la filosofia è semplice e diretta: vinificazioni essenziali, solfiti contenuti, fermentazioni spontanee quando possibile e un’attenzione costante alla purezza del frutto. I vini Ancarani sono schietti, territoriali e riconoscibili, con una freschezza che richiama subito il carattere delle colline faentine e la mano del vignaiolo. Da linea editoriale abbiamo selezionato soltanto tre vini, ma sia il loro Le signore che il Santa Lusa, avrebbero meritato una descrizione aggiuntiva.
Biagio Antico – Un sangiovese superiore, diretto e profondamente territoriale: tannino fitto, struttura asciutta, un’indole severa che parla di tradizione. Sul fondo si apre un frutto nitido e succoso che vivacizza il sorso e promette un’evoluzione armoniosa nel tempo, lasciando intravedere una maturità futura capace di unire sapori pieni e fresca energia.
Centesimino – Vino rappresentativo della cantina, profumato e identitario. Si apre ampio in note di fiori scuri, petali essiccati e spezie gentili, accompagnate da un frutto maturo ma fragrante. Al palato resta elegante, armonico e gioioso, con peculiarità aromatica frutto-speziata di chiusura che lo rende unico nel suo genere.
Andata e Ritorno – Orange wine da Albana, Famoso e Pignoletto fermentati in modo naturale, con qualche giorno di macerazione. Il colore è dorato-ambrato, il profilo aromatico richiama agrumi, erbe e un tocco di frutta secca. Al palato ha piacevole sapidità, un tannino delicato che dà presa e ritmo, una complessivo equilibrio e una persistenza piacevole che accompagnano il sorso senza spigolature.

BioVio (SV) – Liguria
biovio.it
Situata a Bastia d’Albenga (SV), questa azienda familiare (genitori, e una seconda generazione formata da tre giovani ed entusiaste ragazze) rappresenta fedelmente la secolare vocazione dei liguri ad un’agricoltura ad ampio spettro, che può avvalersi dei benefici influssi sia della vicinanza al mare, che delle colline. La produzione (seguita accuratamente per l’intero iter in azienda) spazia infatti dal vino all’olio, dai carciofi di Albenga alle erbe aromatiche, ed è certificata biologica dal 1989; anche in questo caso, in ossequio ai metodi di coltivazione tradizionali, al punto che viene definita dalla famiglia “una scelta culturale”.
Riviera Ligure di Ponente Pigato DOC “Bon in da Bon” 2024 – Il Pigato è in una fase di crescente valorizzazione, e numerosi produttori ne stanno facendo venire alla luce la grande personalità e duttilità. “Bon in da Bon” è ricavato da uve vendemmiate tardivamente, e affinato sei mesi in acciaio. All’olfatto rimane integro e inebriante il corredo di fiori bianchi, agrumi ed erbe aromatiche che tanto rimembra la Riviera, in cui si insinua in sottofondo una nota più dolce di pesca bianca. Fantastico amalgama al sorso fra il calore e il corpo donati dalla maturazione più avanzata, e una marcata sapidità che dinamicizza e ravviva la bevuta.
Riviera Ligure di Ponente Pigato DOC “Grand – Père” 2023 – Dopo la vendemmia anche in questo caso tardiva, questa versione prevede una fermentazione a contatto con le bucce per una decina di giorni, seguita da un affinamento di un anno in botte grande di terzo passaggio, e di sei mesi in bottiglia. Il bagaglio di profumi è variegato e di grande eleganza, un concentrato di sole e mare, con la frutta gialla più matura che va ad abbracciare l’immancabile rimando alla macchia mediterranea, arricchito anche da note speziate. Il sorso è potente, pieno e quasi saporito, grazie ad una salinità graffiante, e la spalla acida contribuisce a conferire un’agilità e facilità di bevuta incredibile. Da provare con il coniglio alla ligure.
Colline Savonesi Granaccia IGT “Gigò” 2024 – Vitigno tipico del Mediterraneo, con una moltitudine di sinonimi (Grenache, Garnacha, Cannonau, Tai Rosso), nel Ponente Ligure ha trovato una nicchia produttiva fra Quiliano ed Albenga. Questa versione prevede un affinamento di una piccola parte del vino per qualche mese in tonneau, mentre la maggior parte rimane in acciaio. Il frutto si è confermato integro e fragrante, con vivaci note di ciliegia e melograno, e venature speziate di ginepro. Sorso di grande freschezza, quasi un succo di arancia rossa, tannini delicati e vellutati, finale vellutato; un vino rosso sicuramente da bere fresco, e adatto anche alla stagione calda, ben abbinabile a piatti di pesce (come tipicamente accade per i rossi liguri).

ITALIA centro
Fattoria Pomona (SI) – TOSCANA
fattoriapomona.it
Fattoria Pomona, nel cuore di Castellina in Chianti, è una realtà a conduzione familiare guidata da Monica Raspi, che ha scelto di passare dalla carriera di veterinaria a quella di vignaiola per dedicarsi completamente al vino. I suoi circa 6 ettari vitati, posizionati su colline con suoli calcareo-marnosi e alberese, sono coltivati secondo principi biologici, rispettando i ritmi naturali e la biodiversità.
In cantina si privilegiano fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, macerazioni calibrate e affinamenti mirati in legno grande o acciaio, a seconda del progetto di ciascun vino. Il risultato sono etichette sincere e autentiche, capaci di trasmettere la mineralità, la freschezza e la verticalità tipiche del territorio. Pomona racconta così il Chianti Classico con passione e rispetto della tradizione, offrendo vini che parlano della terra e delle stagioni e che invitano a vivere un’esperienza autentica e memorabile, dove ogni bottiglia diventa testimonianza di storia, impegno e cura artigianale.
Il loro Piero Rosso è un Sangiovese Toscana IGT puro e immediato, affinato in acciaio per preservarne freschezza e frutto. Al naso emergono note di ciliegia, fragola e leggere sfumature floreali. In bocca è snello, scorrevole e di pronta beva: un vino facile, godibile, che conquista senza complicazioni, perfetto da bere giovane e in ogni occasione conviviale.
Il Toscana Cabernet Sauvignon IGT 2024 si presenta giovane e profumato, con aromi intensi di frutti rossi e neri, leggere note erbacee e un lieve ricordo pepato. Al palato è fresco e succoso, con tannini morbidi ma decisi, e una persistenza gradevole. Un vino di carattere che mostra già equilibrio e bevibilità, espressione limpida del varietale in una veste immediata e invitante.
Il Chianti Classico Gran Selezione DOCG “L’Omino” è la punta di diamante di Fattoria Pomona e deve la sua eccellenza non solo all’accurata selezione in una parcella vocata, ma anche al sapiente lungo affinamento tra rovere e cemento. Al naso emergono frutti rossi maturi, spezie dolci, tabacco e leggere note balsamiche. Al palato è pieno e strutturato, con tannini eleganti e una persistenza lunga e avvolgente. Un vino complesso, che invita alla meditazione e agli abbinamenti importanti.

Cantina Dionigi (PG) – UMBRIA
cantinadionigi.it
Realtà vitivinicola in Bevagna che lavora su circa una dozzina di ettari. La loro gamma è ampia, ruota sul Montefalco Sagrantino ma si esprime con sorprendente qualità sia su altre uve nere (Sangiovese e Merlot) che sul Grechetto. Roberto Dionigi ha le idee molto chiare e una personalità che evidentemente riflette nei suoi vini che sanno di concreto, di eleganza e di genialità. Cantina molto attenta alla sostenibilità ambientale, lavora in bio certificato e ha ammodernato buona parte della sua struttura per seguire il principio delle “zero emissioni”.
Un’attenzione che si ritrova anche nella proposta enoturistica con servizi di ospitalità (nel borgo di Cantalupo), degustazioni e anche originali esperienze come i voli in Mongolfiera sui vigneti. Danno la sensazione di far parte proprio di quell’Umbria vitivinicola moderna che unisce l’accoglienza all’alta qualità nel calice senza approfittarsi del tuo portafoglio. È stato difficile scegliere i tre vini più buoni/rappresentativi, almeno un altro paio meritavano di essere recensiti (Sagrantino passito compreso).
Umbria rosso IGT skianto 2022 – Solo sangiovese, ma di quelli che ricordi per energia tattile e l’intensità di aromi fruttati e di macchia mediterranea. Polposa è la sua mora, carnosa la sua amarena sotto spirito arricchita da spezie e ricordi fumé. I tannini elevano la beva: decisi, ma puliti e progressivi. Ne consegue un percorso lungo generoso ed entusiasmante.
Umbria Merlot IGT Gabrino 2020 – La fase di rilancio del merlot è in atto da qualche anno in vari angoli d’Italia, questo è uno dei più alti rappresentanti che abbiamo assaggiato recentemente: conserva la morbidezza del merlot e una certa sontuosità pomeroliana ma la solidifica con tannini pregiati e gustosa freschezza. I 16% di alcol lo rendono un vino peculiare, da provare, che avvolge di frutta ed erbe lasciandovi sempre in comfort-zone
Montefalco Sagrantino DOCG 2015 – Non esce prima di 8 anni di maturazione e riposo: il risultato è eccellente. Erbe caffè, mirtillo, cacao, scorza d’arancia, petali rossi: un vino espressivo e signorile, con sostegno tannico ancora in evidenza come tradizione vuole. Nonostante ciò galoppa lontano e intenso, spingendo sempre gli aromi di frutta scura e agrumi con corredo ampliato dai ritorni di chiodo di garofano, eucalipto e liquirizia.

Aurora (AP) – MARCHE
viniaurora.it
Una realtà storica e molto identitaria del territorio di Offida, nelle Marche. Lavora in biologico da sempre, con un approccio essenziale e rispettoso della natura sia in vigna che in cantina. I vigneti si trovano in una zona collinare esposta al sole, con suoli argillosi e calanchi tipici del Piceno, e questo si riflette in vini puliti, vibranti e territoriali.
Il percorso di degustazione parte dai bianchi, tutti vinificati in acciaio, dove si coglie da subito lo stile della casa: il Falerio, con Trebbiano, Passerina e Pecorino, si presenta come un bouquet di fiori bianchi, piacevole ed equilibrato, mentre le singole varietà mostrano un’impronta altrettanto nitida. La Passerina è fresca e immediata, il Trebbiano delicato e lineare, il Pecorino già più ricco e strutturato. Ottima riconoscibilità e piacevolezza anche sui rossi a denominazione, una cantina coerente, rispettosa del territorio e capace di proporre sia vini tradizionali sia interpretazioni contemporanee e sperimentali, senza mai perdere la sua impronta naturale e sincera.
Il loro Marche IGT Fiorina è una Malvasia macerata sulle bucce e affinata in anfora, un bianco che cambia carattere di anno in anno a seconda del tempo di macerazione. Al calice si mostra dorato e intenso, con aromi avvolgenti di pesca, albicocca e note minerali. Al palato è materico, sapido e vibrante, capace di sorprendere con ogni sorso, un vino dinamico che riflette l’anima autentica e artigianale della cantina.
Il Bosco di Rovo rappresenta un progetto speciale di Vini Aurora, nato da vecchie viti maritate che crescono tra gli alberi, godendo di un’esposizione solare ottimale. Il blend unisce Montepulciano a percentuali variabili di Cabernet e Merlot, creando un rosso insolito, fuori dagli schemi tradizionali. Al calice si mostra di colore rubino intenso, con profumi di frutti rossi maturi, note balsamiche e leggere spezie dolci. Al palato è vibrante e succoso, con tannini morbidi ma presenti, una struttura equilibrata e un finale persistente. È un vino che racconta il territorio in modo originale, capace di sorprendere per profondità e bevibilità, per carattere e personalità.
L’Offida DOCG Barricadiero è invece un Montepulciano in purezza affinato due anni in tonneau, che gli conferiscono corpo e profondità. Di colore rosso intenso con riflessi granati, al naso offre frutti rossi maturi, prugna, spezie e leggere note tostate. Al palato è complesso, con tannini decisi, acidità equilibrata e persistenza lunga, giovane ma già promettente, un rosso di carattere destinato a evolvere nel tempo.

Lotti (VT) – LAZIO
aziendaagricolabiologicalotti.com
L’azienda agricola Lotti nasce nel 1989 in provincia di Viterbo come un progetto di agricoltura biologica fondato sui principi di sobrietà, solidarietà e rispetto per la natura. Situata nel territorio di Cellere, l’azienda abbraccia una filosofia che unisce tradizione e innovazione, puntando a una filiera corta e trasparente, che rispetta il terroir laziale e le caratteristiche dei vitigni autoctoni, in armonia con l’ambiente, utilizzando metodi di coltivazione sostenibile. Lotti produce principalmente vini tipici della zona, con attenzione alla qualità e alla genuinità, promuovendo anche iniziative volte a rafforzare la cultura agricola e ambientale nel territorio.
Lazio IGT 2024 Poppetta – Trebbiano Toscano, qui chiamato Procanico, affinato in acciaio, sì… ma dimenticate tutto ciò a cui siete abituati. Il colore è un paglierino limpido, rassicurante, quasi timido. Poi arriva il naso: fiori bianchi e frutta che ricorda pesca, albicocca, mela Golden, tra leggerezza e guizzi più intensi. Fin qui, un Trebbiano ben fatto. È in bocca che il vino decide di raccontare la sua vera storia: una salinità netta, vibrante, che si mescola a un’acidità viva e zampillante. Il sorso diventa onda, prima ti accarezza, poi ti travolge. La persistenza è fresca, saporita, irresistibile. Un vino che chiama, che seduce. Un richiamo antico, irresistibile e luminoso.
Lazio IGT 2024 Malvasia Puntinata – Si presenta con un paglierino dai riflessi verdi, brillante come un raggio di sole sull’acqua. Al naso sprigiona subito una gioia agrumata: limone candito, scorza fresca, poi mela. È un invito diretto, pulito, pieno di energia. Il sorso è avvolgente e fresco, quasi cremoso nella sua pienezza: sapidità marcata, mineralità evidente, una freschezza che non molla mai la presa. Questa Malvasia non si limita a piacere: ti accompagna in un viaggio, e lo fa con grazia e solarità.
Tuscia DOC 2022 Oltre – Nel calice si presenta con un carminio intenso e brillante, bordato da una lieve sfumatura aranciata che racconta evoluzione. Il naso è fitto e avvolgente: mora e mirtillo in confettura, un tocco di cacao, un’ombra di tabacco, e un floreale appassito che aggiunge profondità. In bocca l’ingresso è soffice e lineare, con un’immediata ondata di cacao che poi cede il passo a tannini importanti, lunghi, autorevoli. La confettura scura torna con decisione, mentre l’acidità viva e pungente genera una salivazione densa, quasi limacciosa, che sfocia in un finale leggermente agrumato. Il vitigno Violone, quando è ben fatto, genera un vino robusto ma agile, capace di unire struttura e piacevolezza, forza e slancio. Un rosso che ti guarda dritto negli occhi e, senza arroganza, ti invita a seguirlo un po’ più lontano del previsto.

Maligni 1870 (CH) – ABRUZZO
maligni1870.it
Situata sulle colline teatine tra Chieti e Torrevecchia Teatina in Abruzzo, Maligni vanta una tradizione vitivinicola che si tramanda da oltre cinque generazioni, concretizzatasi nel 2009 con la fondazione ufficiale dell’azienda. Il nome deriva da un soprannome che identifica da tempo la famiglia Tomei, legato a un episodio storico tra il nonno Pasquale Tomei e il parroco locale. L’azienda si estende su dieci ettari di vigneti, prevalentemente coltivati con varietà autoctone come Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e Cococciola, in un territorio vocato caratterizzato da diversi tipi di suolo e microclimi ideali. Unendo tradizione e innovazione, si ricerca la qualità ambientale e l’eccellenza enologica, producendo vini che conservano l’autenticità del territorio e la purezza delle uve, veri e propri piccoli capolavori volti a valorizzare l’ambiente e la biodiversità. La produzione di Montepulciano d’Abruzzo e Pecorino rappresenta l’espressione più significativa di questa filosofia, che ha fatto di Cantine Maligni un simbolo dell’enologia autentica abruzzese.
Colline Teatine Pecorino IGT Maia 2024 – Il Pecorino, vitigno creduto perduto e poi riscoperto tra le montagne abruzzesi negli anni ’90, qui si presenta in una delle sue vesti più seducenti. Maia sfoggia un colore dorato intenso e luminoso. Il naso è inizialmente un soffio alcolico ed evanescente, che si dissolve subito per aprire la strada a un mosaico aromatico, fiori delicati, ananas e frutti tropicali, albicocca matura, anice, e una netta sensazione iodata che ricorda i venti dell’Adriatico. Il sorso è pieno e avvolgente: l’alcol si fa sentire all’attacco, ma viene presto domato dalla freschezza viva che accompagna lo sviluppo gustativo. L’acidità è ben presente e contribuisce a rendere il finale aromatico, erbaceo, quasi balsamico, lasciando la bocca avvolta e soddisfatta. Un Pecorino che sembra raccontare la sua rinascita: deciso, luminoso, figlio di una terra che non dimentica le proprie radici.
Colline Teatine Cococciola IGT Castellina 2024 – La Cococciola qui si mostra nella sua forma più schietta e territoriale. Il colore è paglierino ricco, vivo e brillante. Al naso l’attacco è immediato, erba tagliata e fieno secco. Si affacciano poi note di banana, mela, susina gialla e un lieve ricordo di macerazione. In bocca domina la freschezza assoluta. Il sorso è pulitissimo, asciutto, chirurgico nella sua capacità di lasciare la bocca netta. Una lieve presenza tannica, quasi un’impronta più che una sensazione, e un finale astringente, fresco e saporito completano il ritratto. È un vino che profuma di autenticità, un’espressione home made, nel senso più nobile del termine, dove ogni dettaglio sembra raccontare il lavoro umano dietro la vigna.
Montepulciano d’Abruzzo DOC Mastro 2021 – Il Montepulciano d’Abruzzo, vitigno principe della regione, qui arriva in una veste che onora la tradizione della pergola abruzzese, metodo storico di allevamento nato per proteggere i grappoli dal sole e dai venti costieri. Mastro 2021 si presenta con un colore cupo, fitto, impenetrabile. Al naso emergono frutti neri e rossi, un cacao amaro deciso, e una punta fresca di eucalipto. In bocca si apre con la ricchezza di un pot-pourri di rose e viole. L’ingresso è vigoroso, carico, ma sorprendentemente gentile, una forza controllata che accarezza prima di spingere. Il sorso procede morbido, lungo, con una trama tannica integrata che lascia solo un ricordo lievemente astringente nella dolcezza fruttata del finale di bocca. Un Montepulciano che abbraccia e racconta, portando con sé tutta la grandezza dell’Abruzzo.

Tenute Martarosa (CB) – MOLISE
tenutemartarosa.com
Cantina in Campomarino a conduzione familiare, ma di altissima ambizione, con radici che conducono ai fine anni trenta del secolo scorso e che oggi rappresenta la storia e il rilancio enologica del Molise. Michele e Pierluigi Travaglini sono la terza generazione e (dal racconto, dalla gamma e dall’assaggio) sembrano avere le idee molto chiare sul futuro: c’è voglia di mantenere alta la tradizione, c’è grande volontà di innovare e cavalcare il mercato moderno valorizzando l’autoctono.
Tintilia, principalmente e fortemente, ma non solo: anche fiano, malvasia, moscato, trebbiano e montepulciano. Si punta a crescere in Martarosa, a estendersi in ampiezza, in mercato e in valorizzazione del vitigno più rappresentativo della regione, anche spingendosi su vigneti inconsueti per la denominazione. Da tenere d’occhio…
Fiano del Molise DOP Villa Cliternia 2019 – Prodotto esclusivamente nelle annate più vocate e si capisce: parte di albicocca e pietra bagnata, tanti fiori gialli con soffi vanigliati e ricordi di maracuja. In bocca appaga con la sua evidente nota fruttata, un profilo freschissimo (2025-2019=6 anni) e una lunga scia salina che ti ammalia.
Tintilia del Molise rosso DOP 2022 – Ti intriga la sua luce che sfuma sull’amaranto e ti conquistano i suoi frutti scuri: ribes e durone adagiati su violette appassite, foglie di lentisco e bacche di ginepro. In bocca la sua spinta alcolica dona energia e spessore contenuta da un’acidità ancora vibrante. Territoriale, espressivo anche sul finale quasi piccante di spezie e amarena sotto spirito.
Vino rosso Villa Cliternia 2017 – Fra gli ultimi esemplare (numerato di 2980 bottiglie) di una linea momentaneamente sospesa e che presto rinascerà in un nuovo progetto di valorizzazione dell’uva nei vari appezzamenti. Non è DOP ma è Tintilia in purezza, generoso e di grande signorilità: glicine e fiordaliso, mirtillo e mora di gelso, cacao e chiodo di garofano. Un’espressività che ritorna al palato, dove la sostanza e l’estratto sono palesi, cosi come i ritorni di macchia mediterranea e frutti scuri sul lungo finale.

ITALIA sud e isole
Antico Castello (AV) – CAMPANIA
anticocastello.com
Azienda agricola a conduzione familiare che si trova a San Mango sul Calore, in provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia. Ci permettiamo di riprendere le parole dei co-titolari Chiara e Francesco Romano, direttamente dal sito web aziendale: “Nel 2009, siamo diventati titolari dell’azienda sotto lo sguardo dei nostri genitori. Per restare nella nostra terra ci siamo “reinventati” seguendo corsi e agendo sul campo entrando a piccoli passi nel mondo del vino. Coraggio, sfida, ma più di tutto, voglia di crederci”.
La frase dice un po’ tutto: una sorella economa e un fratello ingegnere (abbiamo incontrato lui a Bologna) che si calano nella sfida di portare un forte spirito innovativo salvaguardando i valori e il legame indissolubile con la tradizione e la storia del vino in Irpinia. Abbiamo degustato praticamente tutto (anche il dolce Amarenico), si stanno indubbiamente “reinventando” molto bene, con spirito, consapevolezza e un approccio umano che sa conquistarti. Circoletto rosso (anche per il rapporto qualità/prezzo) soprattutto sulle varie declinazioni di aglianico (ne abbiamo dovuti scegliere solo due per esigenze editoriali).
Irpinia Falanghina spumante DOP Prima di un bacio 2019 – Il nome è tutto un programma e poi ci sono due strade: o rimane tutto un programma o diventa tutta realtà. Il loro primo tentativo di tenere 60 mesi sui lieviti il vino da falanghina è straordinariamente riuscito. Un’uva che sa prestarsi benissimo alla spumantizzazione, non è un automatico passepartout per l’eccellenza. Loro sono stati molto bravi: bolla ottima, grande freschezza, vivacità di pesca bianca e fiori freschi con ricordi di fetta biscottata perfettamente inseriti in un sorso che va avanti nei secondi con finale davvero sapido. Si può fare ancora meglio, ma così, per me, hanno già fatto “dama”.
Taurasi DOCG 2017 – Elegantemente floreale di lavanda e peonia, si apre su frutti rosso scuro maturi. In bocca incalza con la sua gioventù da smorzare, è tanto fresco quanto tannico e quanto buono. Sorprende per promesse di lunga vita e, al tempo stesso, una centralità fruttata di mora e arancia sanguinella. Il finale vira naturalmente su ricordi di rabarbaro ed erbe aromatiche miste a cardamomo, cannella e legno di cedro. Serve attenderlo, oppure mettergli subito accanto della carne di capretto in umido.
Taurasi riserva DOCG Massale 2014 – Che il Taurasi sia un vino di prospettiva ormai lo sanno anche i muri, ma ritrovarsi con un vino così giovane a 11 anni dalla vendemmia ti lascia sempre un po’ sorpreso. Sorpreso piacevolmente se poi sa esprimersi come questa loro selezione che al naso si apre inizialmente di caffè, prugne in confettura, chinotto e tabacco triciato. Sa poi schiudersi su note più ingentilite di fiori rossi, ma quando si posa sulle papille tira fuori tutto il suo carattere irpino: i tannini sono quasi mordaci ma di pregevolissima pulizia, attorni ruota un mondo aromatico fatto di arancia, macis, cacao e mora fresca che ti accompagnano verso un già persistente e gustoso finale. Qui si testa e si tasta l’eccellenza potenziale di una cantina.

Vigne Mastrodomenico (PZ) – BASILICATA
vignemastrodomenico.com
Una storia di famiglia e di amore portano l’agronomo Donato Mastrodomenico a trasferirsi fra Rapolla e Barile. A fine anni ’90 decide di impiantare 8 ettari di Aglianico del Vulture e dopo pochi anni inizia la commercializzazione con il vino Likos che ancor oggi rappresenta la loro punta di qualità artigianale e verace. I figli lo affiancano poi in azienda, mantenendo sempre quella linea stilistica e quei valori di autenticità delle origini. L’azienda opera in regime biologico, rispettando l’ambiente e garantendo uve di elevata qualità come pura espressione del Vulture, un territorio «difficile che fa alta qualità» e del quale noi riteniamo Mastrodomenico espressione sincera e di alto livello. Soprattutto in questa sessione di FIVI, ne abbiamo apprezzato l’interpretazione più contemporanea in bottiglia: un approccio più moderno al consumo senza mai scalfire il senso di appartenenza atavico ai propri luoghi e alla propria uva.
Basilicata rosato IGP Fonte del Ceraso Rosato 2021 – Esprime sincerità e terroir, poche ore di macerazione bastano a renderlo di veste compatta e concentrata. Un rosato da uve che respirano a 400 metri sui tipici suoli vulcanici e argillosi, si fa sentire sulle papille come lo vedi: di carattere, concreto, con pochi fronzoli ed estremamente fresco di ribes e melagrana con ritorni floreali su un finale sapido e di pompelmo rosa tali da renderlo sia fruibile per un aperitivo con salumi che abbinabile sulla tavola anche un secondo piatto leggero.
Basilicata rosso IGP Mos 2022 – È il vino di approccio immediato, quello che ti racconta di sè a voce alta ma con termini moderni. Ciliegia, lampone, erbe aromatiche, spezie dolci… i suoi profumi ti attraggono verso un sorso decisamente fresco, vibrante, succoso. I suoi tannini ancora scalpitano, sa essere affabile, sa essere deciso: un compromesso vincente per la tipologia di prodotto.
Aglianico del Vulture DOC Likos 2021 – Ci è parso particolarmente dinamico, sarà stata l’annata e/o una sapiente gestione agronomico-enologica il giovane Likos “ulula” senza intimorire e con estrema attraenza. Luce che ravviva le limpide nuance carminio e percorso veicolato da sinergia fresco-tannica di alto pregio dove si mastica amarena matura e si espira mora fresca, condite da cannella e tabacco da pipa. Il finale è sapientemente elegante di violetta e peonia, lungamente sapido dai ritorni tostati perfettamente inseriti nel corredo aromatico.

L’Astore Masseria (LE) – PUGLIA
lastoremasseria.it
Antica masseria in Cutrofiano, di proprietà della famiglia Benegiamo dal 1935, restaurata e trasformata in una suggestiva dimora rurale di eccellenza frantoio ipogeo del ‘700 e una moderna bottaia interrata con volte a stella e pietra leccese. L’Astore è certificata biologica da ben 15 anni, è stata – e lo è ancora – un riferimento di produzione sostenibile e attenta all’ecosistema, ma nel calice la natura è niente senza l’eccellenza e i loro vini (soprattutto su alcune linee) sono entusiasmanti.
Un grande lavoro sulle uve autoctone: Susumaniello, malvasie e, ovviamente, Negroamaro e Primitivo che maturano anche su antiche viti coltivate ad alberello. Non solo cantina, ma anche ospitalità di classe e tante attività per valorizzare e tramandare la cultura e i sapori del Salento.
Salento Susumaniello rosso IGP Aréo 2022 – Dagli 8 ai 12 mesi in anfora georgiana per un’uva non semplice da coltivare e non così banale in degustazione. Risultato impressionante per eleganza e bevibilità: da un amaranto lucente esce un immediato ventaglio floreale rosso, poi lampone, ciliegia, lievi pungenze di cardamomo ed erbe aromatiche. In bocca la frutta sembra diventare succo puro e scuro, percettibile, soavemente fresco con rimandi di rosa rossa e iris mentre il tannino incide delicatamente un percorso di lunga persistenza quasi inattesa e rinfrescante di arancia .
Salento rosso IGP Alberelli di Negroamaro 2021 – Da viti di quasi 80 anni e un’uva che brilla per la sua concretezza e non per affascinante immediatezza, esce un risultato strabiliante. Fresco, elegante contemporaneo: in avvio è amarena e prugna matura, poi un pot-pourri rosso scuro, vira su tabacco da pipa e spezie orientali pizzicandoti con tocchi di pepe rosa. In bocca gioca con freschezza sorprendente non lasciandoti mai senza il suo frutto e un tannino percettibile ma perfettamente inserito nel percorso.
Salento rosso IGP Alberelli di Primitivo 2021 – Gli alberelli sono del 1960 ma il risultato è straordinariamente eccellente come sopra: marasca, mora, pansé e rosa rossa che escono da un compatto rubino accompagnate da eucalipto, cioccolato e sottobosco. In bocca è un primitivo che non ti aspetti: i suoi 15% di alcol sono magistralmente accolti in un freschissimo profilo di agrumi e ciliegia con una sapidità incantevole per lunga propulsione. Tra i top assoluti assaggiati in fiera.

Termine Grosso (KR) – CALABRIA
terminegrosso.com
Siamo davanti a una storica realtà calabrese, di proprietà dal XVI secolo della famiglia Verga. Situata tra i comuni di Roccabernarda e Cutro, i circa 500 ettari aziendali sono caratterizzati dal paesaggio unico dei Calanchi del Marchesato. Dal 1997 è impegnata nell’agricoltura sostenibile, seguendo i principi dell’economia circolare, per restituire alla terra quanto le viene sottratto, con un forte rispetto per l’ambiente. Guidata da Antonio Giglio Verga e sua moglie Patrizia, agronomi appassionati, l’azienda si distingue per la produzione di vini biologici da uve autoctone e da altre varietà selezionate. La nuova cantina, nata nel 2008 dall’ammodernamento di strutture preesistenti, è dotata di bottaia sotterranea e sistemi energetici fotovoltaici per garantire l’autosufficienza energetica.
Termine Grosso integra nel proprio progetto la produzione vinicola con allevamento di animali locali e coltivazione di cereali autoctoni come il grano Senatore Cappelli. La filosofia aziendale ruota attorno all’armonia, equilibrio e sostenibilità, con un approccio volto a preservare l’identità del territorio crotonese attraverso pratiche agricole e produttive rispettose della natura e della biodiversità. Anche i figli di Antonio e Patrizia si stanno affacciando nell’attività di famiglia, rappresentando la nuova generazione pronta a continuare il lavoro con passione e dedizione.
Calabria IGP JXP Pecorello 2024 – Il JXP 2024, pecorello in purezza, si presenta con nitida franchezza aromatica. L’impatto è diretto, quasi abbagliante: un concentrato di agrumi freschi, scorza di limone, mandarino acerbo e una vena di frutta esotica tesa, più verde che matura, a dare scatto e verticalità. In bocca ritroviamo la stessa energia: la freschezza è ampia, pulita, con una persistenza agrumata che accompagna il sorso dal centro bocca fino al finale, dove si stringe con precisione cristallina sul lime. Il tocco conclusivo è acuto: pepe bianco vivace e tenace, che sembra trattenere il ricordo del sole calabrese pur mantenendo il profilo del vino fresco e tagliente. Un Pecorello che unisce immediatezza e carattere, senza sbavature.
Calabria IGP Dón Fabrizio 2023 – Questo Gaglioppo è l’esempio di quanto basti poco per ottenere molto: 5–6 giorni sulle vinacce, il necessario per afferrare colore e trama senza cadere nel rischio dei tannini ruvidi. Visivamente è un rosso trasparente e luminoso, la classicità del Gaglioppo più fine. Al naso, la frutta rossa si esprime con precisione chirurgica: ciliegia netta, mora fresca, e un soffio di pepe nero che si affila e sorprende. Al palato l’ingresso è morbido, quasi dolce di frutto maturo, ma nel giro di un istante il vino si asciuga, si mette in assetto e si definisce come un rosso secco, speziato e pulito. Il pepe nero ritorna con insistenza elegante, senza sovrastare, costruendo un equilibrio originale tra immediatezza e profondità. Un vino che convince proprio grazie alla sua essenzialità.
Calabria IGP Donnanó 2021 – Il Donnanó è un racconto corale: quattro vitigni (Greco bianco, Pecorello, Zibibbo e Malvasia) vinificati separatamente, passati parte in barrique costituite da legni selezionati non tostati e parte in anfore di terracotta, quindi un assemblaggio finale che ricorda una solera orizzontale, più armonizzante che evolutivo. Un vino dedicato alla signora Eleonora, e l’intenzione si sente. Nel bicchiere il colore è dorato, fitto, brillante, quasi una dichiarazione. Al naso emerge un mosaico aromatico estremamente preciso: macchia mediterranea, toni balsamici di eucalipto, una leggera foglia di tabacco, a costruire un profilo ampio ma mai caotico. In bocca è pieno, avvolgente, con la componente calorica bilanciata dalla freschezza lunga e coerente, capace di sostenere tutta la progressione gustativa. Il tratto morbido e la dolcezza di fondo, più sensoriale che zuccherina, restituiscono un’impressione chiara: eleganza naturale, calore misurato, una sorta di gentilezza strutturata. Il finale è memorabile: cedro candito, netto e luminoso, che chiude il sorso con finezza.

Terra Costantino (CT) – SICILIA
terracostantino.it
Terra Costantino è una storica cantina biologica situata nel versante sud-est dell’Etna, precisamente nella contrada Blandano a Viagrande, tra i 450 e 550 metri di altitudine. Fondata nel 1978 da Dino Costantino, è stata la prima realtà vitivinicola dell’Etna a convertirsi all’agricoltura biologica, con pratiche certificate e un profondo rispetto per l’ambiente e la biodiversità locale. Attualmente, Dino è affiancato dal figlio Fabio, che continua con passione a valorizzare questo terroir unico.
I vigneti di Terra Costantino si estendono su circa 10 ettari in terreni vulcanici ricchi di minerali, esposti a brezze marine e caratterizzati da forti escursioni termiche giorno-notte, ideali per coltivare vitigni autoctoni come Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante, Catarratto e Minella. La cantina è stata progettata secondo principi di bioarchitettura, integrandosi armoniosamente nel paesaggio senza bisogno di sistemi di raffreddamento artificiali, garantendo un ambiente naturale e costante per la vinificazione e l’affinamento. La produzione di Terra Costantino si distingue per vini eleganti, ricchi di mineralità e autenticità, che raccontano la storia e la complessità del territorio etneo, ricco di sole, mare e macchia mediterranea.
Etna Bianco Superiore DOC Contrada Priamo 2023 – Il Carricante, vitigno che affonda le sue radici nella storia vitivinicola etnea, trova a Milo il suo regno naturale. Da sempre considerata la costa fresca del vulcano, unica nell’Etna per altitudine, esposizione e piovosità, e modellata dalle colate più antiche. Nel calice si presenta paglierino luminoso. Al naso emergono albicocca e pesca gialla matura, intrecciate a un glicine pieno, quasi al culmine della fioritura. Il sorso è un’esplosione controllata: fresco, saporito, verticale, con una sapidità che nasce direttamente dal ventre minerale del vulcano. La saporosità si distende lungo tutto il percorso gustativo, senza cedimenti. La persistenza è precisa, rifinita da note di agrumi e cedro, mentre il finale, pur fruttato, tende a sfumare come una nuvola che si dissolve sulla sommità dell’Etna.
Etna Bianco DOC Contrada Blandano 2019 – Qui siamo nel cuore antico dell’Etna con vigne a piede franco di 60–100 anni. Dopo tre anni di affinamento in bottiglia, il vino si presenta con un paglierino carico dai riflessi dorati, la luce calda del sole siciliano filtrata attraverso la memoria della lava. Il naso è un intenso racconto evolutivo: mela Golden matura, susina Claudia, poi il sussurro del legno, con vaniglia e fiori bianchi che emergono con eleganza. In bocca è fresco, avvolgente, progressivo. I sentori si ripropongono con la forza di una colata che scende lenta ma inesorabile. La progressione è continua, precisa, e il finale, ancora una volta, richiama cedro, quasi fosse la firma aromatica del vulcano stesso.
Etna Rosso Riserva DOC Contrada Blandano 2019 – Vigne a piede franco di 120 anni: autentici monumenti viventi, sopravvissuti alla fillossera, alle eruzioni e al tempo. Il colore è evoluto, come ci si aspetta da un rosso che porta sulle spalle anni di storia. Al naso dominano frutta cotta e note mature, ma il vino conserva una freschezza sorprendente, segno dell’altitudine e della natura montanara del vulcano. Il sorso è equilibrato e sincero: fresco, sapido, con un tannino vivo che si fa sentire con un leggero grip, giusto il necessario per ricordare che il Nerello Mascalese è un vitigno aristocratico, ma mai domo. La persistenza è buona e il finale, ancora una volta, porta un chiaro tocco agrumato, quasi un’inconfondibile impronta del terroir etneo. Un vino piacevole, autentico, vulcanico, che racconta più di quello che mostra e invita al sorso con una nobiltà sottile.

Cantina Montisci Vitzizzai (NU) – SARDEGNA
montiscivitzizzai.it
Cantina Montisci Vitzizzai è una realtà vitivinicola a conduzione familiare situata a Mamoiada, a 700 metri sul livello del mare, ai piedi del Gennargentu. Fondata nel 2016 dai coniugi Gian Luigi e Marcella, l’azienda si sviluppa intorno a un antico vigneto di famiglia risalente al 1940, coltivato con il tradizionale sistema ad alberello su terreni di origine granitica nella vallata chiamata Foddigheddu.
Montisci Vitzizzai è impegnata in una produzione biologica, curando la raccolta delle uve manualmente e privilegiando una vinificazione naturale per preservare l’autenticità del territorio e delle uve, soprattutto del vitigno autoctono Cannonau. Nonostante la cantina abbia iniziato l’imbottigliamento da pochi anni, la tradizione familiare è legata a doppio filo al vino, ottenendo notevole apprezzamento e riconoscimenti per la qualità e l’identità dei suoi vini. L’azienda rappresenta con impegno e passione il territorio di Mamoiada, valorizzando la tipicità e la vocazione locale con vini che esprimono il carattere e la ricchezza del terroir sardo, contribuendo nel contempo alla crescita dell’enologia della regione attraverso l’associazione Mamojà, nata per promuovere produttori emergenti del territorio.
Barbagia bianca IGT Cara Mala 2024 – Granazza in purezza, questo vino si presenta oro scarico e luminoso, un colore che già comunica freschezza e immediatezza.
Al naso parte con un’impronta vegetale nitida, fresca, quasi croccante; subito dopo emergono piccoli tocchi floreali, leggeri, appena sussurrati. In bocca il vino accelera: è acidulo, vivace, molto fresco, con una persistenza media che chiude su un’ombra di sapidità.
È un bianco che gioca tutto sulla spinta acida e sulla pulizia, senza complicazioni né sovrastrutture: immediato, diretto, di pronta beva, ideale per chi cerca un sorso leggero, fresco, non impegnativo ma assolutamente godibile.
Barbagia rosso IGT Istimau 2020 – Annata complessa: inverno piovoso, estate estrema. Il risultato è un Cannonau che porta la storia del clima nel bicchiere. Il colore è carminio scarico ma intenso, chiaro richiamo all’altitudine. Al naso frutti rossi con tocchi di frutta nera, un accenno di rosa, una leggera speziatura orientale. Si aggiungono note balsamiche e un filo di tabacco. In bocca il vino resta fresco ed elegante, con un tannino integrato ma che si fa ancora percepire con un leggero strascico astringente. La persistenza è buona, il finale sapido, e richiama chiaramente l’arancia amara. Un Cannonau che parla di quota, di vento, di resilienza. Un vino identitario.
Barbagia rosso IGT Ghirada Foddigheddu 2021 – Vigna storica di 80 anni. Qui il Cannonau cambia voce e profondità. Al naso troviamo un frutto più maturo: mora, mirtillo, ciliegia in confettura, insieme a cacao amaro, eucalipto e macchia mediterranea. È un bouquet ampio, ritmico, completo. In bocca l’ingresso è fresco ma pieno, con una persistenza eccellente. Il tannino è elegante, perfettamente integrato, quasi setoso. Nel finale riaffiora una nota leggera di agrume, che asciuga e allunga il sorso, mentre il retronasale conferma la parte di frutto maturo e scuro. La struttura è impeccabile: un Cannonau che unisce potenza, armonia e identità con una naturalezza disarmante.


Il Mercato FIVI rimane qualcosa di davvero speciale.
foto: Paolo Bini, Emiliano Bogani, Simona Orlandi, Angelo Placci, Sara Comastri
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