Dazi USA: i nervi ora iniziano a saltare

Situazione fosca dopo la bastonata dell’amico Trump. Il 30% di dazi può mettere in ginocchio le filiere. Le dichiarazioni.


Avremmo voluto iniziare la settimana con un’altra notizia, ma come si fa?


[si legge, più o meno, in: 2 minuti]

Immaginiamo lo sappiate, che da sabato non si parla d’altro: l’amministrazione Trump ha deciso l’applicazione di dazi che dal 1° agosto raggiungerebbero il 30% sui prodotti europei. Un’ombra pesante si allunga così sull’esportazione e, nel particolare, su quelle filiere che dal commercio con gli States sostengono buona parte dell’impresa.

Assolutamente non perché siamo di parte, ma riteniamo il settore distillatorio e, soprattutto, quello vitivinicolo italiano, fra i comparti che davvero più di ogni altro potrebbero finire in ginocchio.

europa dazi vino

L’Europa sta già lavorando a una via di soluzione. Si è deciso – per noi giustamente – di attendere ancora fino all’inizio del nuovo mese, fino all’ultimo secondo, prima di avviare il meccanismo anti-coercizione, ma è palese questo rinnovato timore di una guerra commerciale contro i “potenziali” amici e la conseguente riflessione estiva per capire quali, quanto e come sostenere le varie filiere produttive dell’Unione.

Non sappiamo se questa sarà (almeno per un annetto) l’ultima puntata della serie “Il gioco dei dazi a casaccio” del “Tycoon show“ che ci ha tenuto sgradita compagnia per almeno un semestre. Sono, chiaramente, partite le prime reazioni anche dai protagonisti di casa nostra, un’Italia dove l’agroalimentare si potrebbe trovare presto in grave difficoltà e, se pensiamo alle bevande, con una situazione già difficile causa stallo delle vendite, progressiva moderazione nel consumo e lotta all’alcol.

Lasciando perdere la politica – troppo spesso condizionata dall’elettorato – e in attesa giusto delle dichiarazioni Ministro MASAF – che pensiamo eviterà di parlare dell’acqua – partiamo dalle dichiarazioni autorevoli del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: «serve mantenere tutti la calma e avere i nervi saldi. Non possiamo compromettere i nostri mercati finanziari. E’ ovvio che la lettera arrivata dagli Stati Uniti è una sgradevole volontà di trattare».

dollaro
credits: Nadja Donauer

Lo abbiamo scritto sopra, a livello politico è necessario non farsi prendere dall’isteria mentre, a livello settoriale, diventa importante tutelare l’attività e cominciare ad alzare i toni.

Lo ha già fatto Federvini che per parola del presidente Giacomo Ponti chiarisce che il danno sarà biunivoco: «L’imposizione di un dazio generalizzato del 30% colpisce in modo indiscriminato settori ad alto valore aggiunto, come il nostro. È una misura gravissima e ingiustificata, che penalizza non solo i produttori europei, ma anche gli operatori economici americani che fanno parte integrante della nostra filiera commerciale.

Non si tratta solo di proteggere il nostro export ma di tutelare un interesse economico comune. Le nostre eccellenze sono parte di un ecosistema economico e culturale condiviso: ostacolarne l’accesso al mercato statunitense significa danneggiare anche le filiere e i lavoratori americani che, da anni, ne sono parte attiva.

È fondamentale – ha affermato poi la Federazione – che l’Europa si presenti con una voce unita e determinata per tutelare le proprie filiere strategiche e gli operatori economici colpiti da scelte unilaterali e sproporzionate».


Vi ricordiamo che negli Stati Uniti vige il sistema distributivo a tre livelli (importazione, distribuzione e vendita) e che per ogni dollaro speso in beni europei, si attivano fino a 4,50 dollari nell’economia americana, tra occupazione, fiscalità e crescita del comparto HoReCa. Stessa logica se pensiamo a cosa possa accadere in caso di tariffa doganale aumentata del 30% (i potenziali 5 dollari, diventano 6,50 all’importatore prima di passare al distributore e venditore…). Cosa non da poco: negli ultimi 6 mesi l’Euro ha guadagnato sul Dollaro oltre il 13% rendendo ancora più dispendiosa l’importazione americana dal Vecchio continente (ragioniamo sempre pensando ai grandi numeri).

Lamberto frescobaldi presidente UIV Unione Italiana Vini
courtesy: Unione Italiana Vini

Parole durissime quelle del neo-riconfermato presidente di Unione Italiana Vini Lamberto Frescobaldi: «È bastata una lettera per scrivere la pagina più nera dei rapporti tra due storici alleati dell’Occidente. Il 30% di dazio sul vino, se venisse confermato, sarebbe quasi un embargo per l’80% del vino italiano. A questo punto il destino nostro e di centinaia di migliaia di posti di lavoro è vincolato ai tempi supplementari, che saranno fondamentali, perché è impensabile poter collocare altrove nel breve periodo questi volumi di vino. Contestualmente, servirà senz’altro un intervento straordinario dell’UE». 

Prima di chiudere – e stavolta non è detto che ci torneremo sopra perché seguiamo da sempre la vicenda e cominciamo a essere stanchi – l‘export di vino italiano verso gli Stati Uniti vale circa 2 miliardi di euro, pari al 24% dell’export totale di vino italiano.

Il vino italiano è il più esposto al mercato statunitense dell’Unione (in Francia è il 20%, in Spagna l’11%) e secondo l’Osservatorio di UIV rappresenta il 40% dell’export totale dell’UE verso gli USA. Ad aprile 2025 – primo mese soggetto ai dazi – l’export del nostro vino verso gli USA ha registrato una battuta d’arresto, con un calo del 7,5% a volume e del 9,2% a valore. Le vendite di alcolici europei negli Stati Uniti generano complessivamente un fatturato di 8 miliardi di euro a fronte di un import degli stessi prodotti pari a 1,3 miliardi.

Chi dice di non preoccuparsi, stavolta, la prende sottogamba.

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fonte: Rai, IlSole24Ore, Federvini, Unione Italiana Vini
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