Wine Paris 26: iniziano le grandi fiere

Attesi 6000 espositori a Wine Paris, fiera delle tendenze. Forte presenza italiana, gli spirits diventano autonomi.


Torna l’appuntamento di grande rilievo, la “fiera delle fiere”, non solo perché è la prima in ordine cronologico, ma perché si è conquistata in questi ultimi anni una posizione dominante nel pool degli eventi internazionali. Difficilmente tradirà le attese: siamo a meno di due settimane dal ritorno di Wine Paris.


[si legge, più o meno, in: 4 minuti]

Il settore sta attraversando una fase complessa con l’aumento dei costi di produzione e l’instabilità dei mercati storici che obbligano produttori e distributori a riconsiderare i propri modelli di business.

Wine Paris 2026
courtesy: Wine Paris – Vinexpo Paris

Il mondo wine&spirits si ritrova così a Parigi, dal 9 all’11 febbraio, in un clima di profonda cautela. Si respira un’atmosfera di pragmatica analisi più che di celebrazione, ma Vinexposium ci ha abituato a sorprenderci con numeri e, soprattutto, capacità di intercettare tendenze e potenziali mercati.

L’edizione 2026 richiamerà circa 6.000 espositori e si prevede un afflusso di 60.000 professionisti: sono dati strabilianti se pensiamo al quadro odierno di incertezza, ma Porte de Versailles ha ormai infuso negli operatori la certezza che fra quei padiglioni può scoccare la scintilla, può accendersi l’idea, può nascere il contatto che porterà a una nuova collaborazione.

Il dato politico ed economico più rilevante di oggi, inutile nasconderci, è il rallentamento strutturale dei mercati chiave come Stati Uniti e Cina. In questo contesto, Wine Paris cerca così di fungere da connettore verso nuove latitudini.

L’attenzione si sposta così verso l’India (vedi articolo di ieri) – forte di una classe media in espansione e di prospettive di accordi di libero scambio – l’Africa e l’America Latina (il Mercosur è in pausa ma non è morto).

Sappiamo che non si tratta di un’espansione per scelta, ma per necessità: l’esigenza è trovare nuovi sbocchi commerciali per compensare la flessione delle piazze mature. Wine Paris è la fiera giusta nel momento giusto.

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photo: Giulia Marini ©
Presenza massiccia dell’Italia

Lo spazio espositivo della Spagna crescerà del 55%, ma sarà ancora l’Italia a confermarsi come la presenza estera più imponente a Parigi: quasi un quinto dell’intera superficie sarà tricolore.

La partecipazione italiana non è solo una dimostrazione di forza produttiva, ma un tentativo di difendere quote di mercato in un contesto dove la concorrenza di nazioni emergenti e il cambio dei gusti generazionali si fanno sentire con forza. In più, arrivare a Parigi significa confronto più diretto con l’Europa, le sue criticità e le sue norme più o meno applicate nei vari Paesi membri, comprese quelle su digitalizzazione e adeguamento agli standard ESG chiesti dai mercati del Nord.

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credits: Phillippe Labeguerie © – courtesy: Wine Paris

Be Spirits: il grande significato dell’autonomia

Per Spirito Italiano, la notizia delle notizie di quest’anno riguarda Be Spirits, che ottiene quest’anno la sua piena autonomia. La scelta di renderlo un evento “stand-alone” all’interno della fiera riflette la resilienza dei distillati rispetto al vino, ma evidenzia anche una polarizzazione estrema. Il mercato sta premiando i prodotti premium e le piccole realtà craft, mentre il segmento “medium” soffre.

Dalla sua nascita nel 2020, lo abbiamo seguito ovviamente sempre con molta attenzione: Be Spirits ha costantemente attratto il pubblico di professionisti e di appassionati.

L’offerta spirits 2026 pare tra l’altro segnata da un mezzo paradosso: da un lato il ritorno ai classici del terroir europeo (Cognac e Armagnac in testa), dall’altro l’invasione sistematica di prodotti asiatici come il baijiu cinese e il soju coreano, che tentano di forzare le barriere del gusto occidentale.

L’Infinite Bar, pur rimanendo un polo di attrazione per la mixology, quest’anno sarà chiamato anche a dimostrare non solo creatività, ma capacità di generare marginalità attraverso il “Pairing Perfection” con la gastronomia, una strategia necessaria per sostenere i conti della ristorazione moderna.

Ogni anno ci passiamo, se sarete anche voi a Wine Paris… “peste vi colga” se non vi fermerete per un drink al suo lungo bancone. Ovviamente si scherza (più o meno)… [ndr]

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foto: Giulia Marini ©

Sarà un vera sfida per gli spirits, non solo per la vetrina produttiva, bensì per la pertinenza culturale. Oggi non basta più una bella etichetta, serve una tracciabilità reale con consumatore sempre più attento alla trasparenza. I dati che verranno discussi nelle conferenze tecniche di quest’anno indicano una tendenza netta: si beve meno ma si cercano prodotti di maggior aromaticità e, paradossalmente, un minor impatto alcolico.

Il lunedì 9 febbraio, il dibattito guidato da The Spirits Business metterà a nudo i dati: la crescita del settore è guidata dall’innovazione tecnica e dalla capacità di adattarsi a regimi fiscali sempre più punitivi sull’alcol. In questo senso, la mixology non è più solo divertimento, ma lo strumento tecnico per “allungare” il prodotto e renderlo accessibile economicamente al consumatore finale.

Noi negli spirits ci crediamo: non si sono mai fatti numeri impressionananti e mai si faranno, ma il mercato offre margini di crescita se le idee andranno di pari passo con la giusta comunicazione e il senso di responsabilità.

Be No

Su questo, troviamo giusto e corretto segnalare anche il lancio ufficiale di Be No, l’area dedicata esclusivamente ai prodotti analcolici, forse il segnale più vero della trasformazione in atto.

Non ci hanno ancora convinto del contrario e rimaniamo ancora e fermamente dell’idea che il dealcolato fatto da vino sia una bibita senza senso, mentre il prodotto no-low uscito dalle distillerie o dai liquorifici può regalare delle soddisfazioni in tanti drink analcolici da bere nei locali o in riva al mare dopo una miscelazione fatta da mani capaci – dateci un Cognac XO e ci farete più felici, ma non siamo integralisti, siamo semplicemente critici onesti –

Con una crescita del valore stimata al 10% annuo fino al 2028, il “no-alcohol” è ormai da considerarsi indubbiamente una realtà commerciale consolidata. A Wine Paris, ci saranno oltre 250 referenze in degustazione a dimostrazione del fatto che l’industria sta cercando di intercettare chi, per salute o scelta culturale, sta uscendo dal mercato tradizionale.

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photo: Philippe Labeguerie © – courtesy: Wine Paris – Vinexpo Paris
Sostenibilità oltre il Marketing

Sul fronte della sostenibilità, Wine Paris cerca di passare dalle dichiarazioni d’intento ai fatti. Nel 2025 sono stati recuperati oltre 20.000 litri di vino per la distillazione in bioetanolo e raccolte 100.000 bottiglie. Nel 2026, l’enfasi si sposterà sulla logistica low-carbon e sull’integrazione dell’AI per la gestione degli stock.

È una risposta pragmatica a un dato di fatto: secondo Vinexposium, l’80% dei consumatori oggi esige impegni verificabili, e la sostenibilità è diventata una barriera all’entrata più che un punto di merito. La sostenibilità sarà un tema all’attenzione anche del riconfermato riconoscimento V d’Or

V d’Or

Il premio nato nel 2024, sarà quest’anno assegnato per 3 categorie (sia per vino che per gli spirits): Education & Transmission, Innovation, Sustainability. In più, la Menzione speciale della giuria presieduta da Michel Chapoutier. I vincitori saranno ufficializzati domenica 8 febbraio e premiati durante Wine Paris. Sotto, le nomination.

V d’Or 2026 – Nomination
Best Education & Transmission
  • Wine
    • ASI x Sommelier Association of Singapore (Francia / Singapore)
    • Austrian Wine Marketing Board (Austria)
    • Comité Champagne – E-Learning Champagne (Francia)
    • Sonal Holland Academy x Wine & Spirit Education Trust (India)
    • Wine Australia – Future Leaders (Australia)
  • Spirits
    • Bureau National Interprofessionnel de l’Armagnac (Francia)
    • Centre International des Spiritueux (Francia)
    • The Whisky Exchange (Regno Unito)
Best Innovation
  • Wine
    • Agrafes Vitis 4.0 – Clip biodegradabili per vigneti (Francia)
    • Baron Philippe de Rothschild (Francia)
    • Odelabev, LDA – Aperitivi botanici Delância (Portogallo)
    • Pierre Chavin – Innovazione nei vini analcolici (Francia)
    • SAS Ice Tropez (Francia)
  • Spirits
    • Bodega Santa Maria Magdalena – Progetto Pisco ed uguaglianza di genere (Perù)
    • Contagious x Feddie Ocean Distillery – Distillati affinati in mare (Norvegia)
    • Diageo x PA Consulting – Bottiglia in carta per Johnnie Walker (Regno Unito)
Best Sustainability Initiative
  • Wine
    • BA Glass – Packaging in vetro ecosostenibile (Portogallo)
    • California Wine Institute – Climate Action Toolkit (USA)
    • Famille Perrin – Upcycling e skincare derivata dal vigneto (Francia)
    • Regenerative Viticulture Foundation (Regno Unito)
    • The Porto Protocol (Portogallo)
  • Spirits
    • Clean Spirits (Danimarca)
    • Distillerie du Fjord (Canada)
    • Suntory Global Spirits – Star Hill Farm Whisky (USA)
Jury’s Special Mention
  • Calvados Christian Drouin SAS (Francia)
  • Bhutan Wine Company – Viticoltura estrema nel regno del Bhutan (Bhutan)
  • Sustainability In Drinks (Regno Unito)
  • Terra Vitis (Francia)
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credits: Jean Bernard Nadeau © – courtesy: Wine Paris
Come esserci
  • Date e Orari:
    • Lunedì 9 e Martedì 10 Febbraio: 09:00 – 19:00
    • Mercoledì 11 Febbraio: 09:00 – 17:00
  • Biglietti (Badges):
    • Tariffa Early Bird (fino all’8 febbraio): 80 €
    • In fiera (dal 9 all’11 febbraio): 95 €
    • Studenti: 15 € (previa approvazione)
  • Media e Content Creator:
    • Ingresso gratuito previa accreditamento online sul sito ufficiale (fino all’8 febbraio ore 17:00).

Questo il programma completo degli approfondimenti e degustazioni.

Qui tutte le informazioni per l’accesso e il programma completo. Noi lo seguiremo.


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fonte: Wine Paris
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