Un export in cerca di equilibrio

Italia e Francia si autotassano per gli USA, gli spirits guardano all’Asia. Dati e commenti da un export in cerca di equilibrio


Periodicamente ci torniamo: caro export, come stai? Secondo gli ultimi dati, pare che la filiera italiana di vini e spiriti stia attraversando un periodo di riequilibrio strategico.


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Lo dice anche un ultimo report di Federvini (che per noi è verità): pur confrontandosi con una contrazione nel cruciale mercato statunitense, il settore dimostra una notevole resilienza. Ci si chiede (noi compresi) se sarà però sufficiente questa capacità di adattamento a garantire la tenuta nel lungo termine.

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Fonte: Federvini

I dati dell’Osservatorio Federvini fanno registrare un calo del 4,8% per il vino (vedi sopra) e del 5% per gli spiriti (vedi più sotto) negli USA. Tuttavia, gli analisti inquadrano la flessione come “fisiologica”, derivante dal riassorbimento del picco anomalo di +126% registrato in precedenza, quando i buyer avevano anticipato gli acquisti di spiriti per sfuggire all’imposizione dei dazi.

La considerazione sugli spiriti nazionali non è infatti così banale. Lo vedrete nell’infografica sotto di quanto il nostro alto grado si stia posizionando in maniera altamente dignitosa su mercati rappresentativi. La domanda: “Sarà contrazione o riassorbimento fisiologico?” soprattutto per liquoristica e distillati pare propendere molto più per la seconda opzione.

Tant’è che l’anomalo +126% registrato in precedenza, indica comunque la vera fame del mercato americano per i nostri prodotti di alta gamma. Il dato attuale non ci deve spaventare, ma ci ricorda un punto fondamentale: la domanda statunitense per i liquori e i distillati italiani è robusta, ma è vulnerabile alle incertezze normative. Dobbiamo accettare questa volatilità come una variabile fissa?

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Credits: Laker
USA: paghiamo noi, guadagnano loro

Parentesi vino: la situazione è complessa. Il presidente UIV Lamberto Frescobaldi, nel corso del Consiglio nazionale, ha toccato il cuore del problema evidenziando un paradosso critico: «Con queste tariffe ci dovremo purtroppo convivere. Ciò che non può durare a lungo è l’autotassazione operata dalle imprese del vino italiane ed europee per rimanere competitivi sul mercato. Nel terzo trimestre il prezzo del vino italiano diretto verso gli Usa ha subito un taglio medio del 15%, quello francese addirittura del 26%. Contestualmente, il prezzo medio di questi vini in uscita dalla distribuzione americana è salito a ottobre di circa 4/5 punti e gli ordini nei punti vendita in vista del Thanksgiving sono tutt’altro che ripartiti».

Come a dire: “Italia e Francia pagano i dazi, ma il prezzo negli USA cresce“. Se ci pensate, è questa la vera beffa per i nostri produttori: l’onere ricade sugli europei, mentre il consumatore americano si trova comunque ad affrontare un rincaro, creando una “distorsione pericolosa”. Frescobaldi non si è limitato a denunciare l’aumento dei prezzi, ma ha posto l’accento sulla gestione strutturale del problema daziario che dovremo imparare a gestire e non solo subire.

L’allarme è serio, soprattutto se si considera l’impatto sul moltiplicatore economico. Il Presidente UIV ha infatti avvertito che il vantaggio, per cui ogni dollaro investito in vino europeo ne generava 4,5 negli USA, potrebbe invertirsi: una prospettiva che causerebbe un danno da mancato guadagno per il mercato americano ben 4,5 volte superiore a quello italiano.

È evidente che non si tratta più solo di un problema italiano, ma di una minaccia all’intero equilibrio commerciale transatlantico.

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Nuove rotte per l’export?

Di fronte a queste complessità, la reazione italiana è stata pragmatica: dirottare i flussi, ma (come scritto sopra) c’è bevanda e bevanda… Mentre i vini trovano incoraggiamento in Germania e Brasile, il comparto spirits sta letteralmente volando in Asia:

  • La Cina segna un balzo impressionante del +94,1%, un dato che non può essere ignorato. Un ritmo che testimonia un crescente interesse per i distillati italiani premium in un mercato ancora in gran parte da esplorare.
  • Seguono Giappone (+28,9%) e Canada (+9,8%) che rafforzano la loro posizione.

La domanda che adesso tutti si pongono è sapere se questi tassi di crescita, pur eccezionali, saranno sufficienti a compensare eventuali future stagnazioni negli USA. Occorrerà, al tempo stesso, evitare di crearci una nuova dipendenza da un mercato (oltretutto) distante culturalmente.

Questa “vitalità diffusa” è comunque un segnale di resilienza e capacità strategica che va sottolineata, ma possiamo davvero accontentarci di tamponare le perdite negli USA con le conquiste in Asia, o dovremmo piuttosto concentrare gli sforzi per ristabilire l’equità nel nostro mercato storico?

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Fonte: Federvini

La risposta starà nella capacità della politica di comprendere quanto sia urgente gestire, e non solo subire, le dinamiche che arrivano da oltre-Atlantico, fra il “fidarsi è bene” e il “non fidarsi è meglio”. Non bastasse il conflitto Russia-Ucraina…

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fonti: Federvini, Unione Italiana Vini
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