Giunzione liquida fra vino e distillato: i Vin de Liqueur sono espressione tipica della Francia e dei suoi luoghi più esclusivi
ESPRIT FRANÇAIS: ESPLORAZIONI IN CORSO
Con Livio del Chiaro è semplice superare idealmente il confine nazionale, chiudere gli occhi e immaginarsi in viaggio per i territori della Francia vitivinicola.
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Un’esplorazione virtuale alla portata di tutti, un viaggio per colline, valli, e campagne della Francia già note o tutte da scoprire.
Il bello è proprio questo: che siano articoli più divulgativi, culturali o semplicemente narrativi, l’importante è entrare in sintonia, comprendere lo stile e, durante la lettura, lasciarsi trasportare immaginando di essere lì, in quei luoghi raccontati dall’autore, e pronti a fare davvero i bagagli per andarci sul serio e “verificare con mano” la realtà e i suggerimenti trovati qui.

Come nel precente articolo, oggi non stazioneremo in un solo luogo ma apriremo un’altra luminosa finestra spaziando in lungo e in largo la Francia, seguendo quell’invisibile linea produttiva e sensoriale cha dai vini demi-sec ci ha portato ai Vin Doux Naturel e ancora ci condurrà verso un’altra categoria merceologica.
Una bevanda tipicamente francese, dai numeri ridotti ma comunque ben curata da quei produttori che, per stile o tradizione, lo imbottigliano seguendone i rispettivi disciplinari: tratteremo dei Vin de Liqueur passando per famosissime regioni del vino e del distillato. Non poteva essere altrimenti visto che i VdL possono essere considerati davvero un anello di giunzione fra questi due mondi alcolici.
Avanti, in compagnia di Livio del Chiaro, buona lettura!
[la redazione]

Vin de Liqueur, c’est bon!
Dopo aver parlato dei vin doux naturel è la volta di trattare un’altra categoria di vini fortificati francesi, i Vin de Liqueur.
In questi ultimi l’aggiunta di alcol di origine vinicola avviene prima dell’inizio della fermentazione alcolica e possiamo tranquillamente dire che sono una produzione esclusivamente francese. Il loro equivalente nel nostro paese sarebbero le mistelle o sifoni che però vengono utilizzati in particolari processi di vinificazione come ad esempio la produzione di alcune tipologie di Marsala.
Il risultato è un vino decisamente più dolce dei VDN e dove spesso si sentono in maniera molto accentuata i profumi e il sapore del distillato usato per la fortificazione. Altra caratteristica unica è che non essendoci un processo fermentativo i sentori presenti sono tutti primari, di unica derivazione delle uve usate.

A differenza dei VDN che sono prodotti quasi esclusivamente nel sud della Francia, Roussillon in primis, i vin de liqueur sono prodotti in maniera quasi ubiquitaria e vengono fortificati spesso con dei distillati tipici della zona come Cognac, Armagnac, Marc ma anche semplice acquavite.
I principali vin de liqueur sono Floc de Gascogne, Ratafia de Champagne, Chartagène du Languedoc, Muscat de Frontignan (una tipologia), Macvin du Jura, Pineau des Charentes e Clairette du Languedoc
Floc de Gascogne
Inziamo dalla Guascogna, dove viene prodotto uno dei miei distillati preferiti, il Bas Armagnac. L’AOC è stata creata nel 1990 e prevede la produzione di due tipologie, Blanc e Rosé.
Le uve utilizzate per la versione Blanc sono Colombard, Gros Manseng e Ugni Blanc per almeno il 70% (ma massimo il 50% di una). Le altre uve usate in percentuali minori sono Baroque, Folle Blanche, Petit Manseng, Mauzac, Sauvignon Blanc e Gris e Semillon.

Per produrre la versione Rosé si utilizzano Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cot, Fer e Tannat con quest’ultima che non può superare il 50% del totale.
La fermentazione viene fermata tramite l’aggiunta di Armagnac ad almeno 52% vol in modo di avere una gradazione finale tra 16 e 18 % vol Solitamente vengono assemblati 2/3 di mosto e 1/3 di Armagnac. L’Armagnac utilizzato deve aver fatto un affinamento almeno fino al 1 Aprile dell’anno successivo a quello della distillazione.
Il successivo affinamento deve essere obbligatoriamente fino al 1 marzo dell’anno successivo a quello del raccolto e può avvenire sia in botte che in contenitori inerti. Curiosità: il termine “Floc” deriva dall’occitano e può essere tradotto come “bouquet di fiori”.

Come tutti i Vin de Liqueur è un vino dolce che si può servire sia come aperitivo che in abbinamento ad un dessert. Vista la zona di provenienza abbinamenti tipici sono anche col foie gras, frutta (melone in primis) e dolci al cioccolato per la versione rosé.
Ratafia de Champagne
La zona di produzione come è facilmente intuibile dal nome è quella dello Champagne. È un prodotto non molto conosciuto (15 milioni di bottiglie prodotte, circa il 6% della produzione della zona) ma per chi è solito visitare le aziende di Champagne avrà notato che molte, anche le più piccole, producono questo vino particolare e decisamente molto tradiziaonale (ma ha una sua denominazione solo dal 2015, Ratafia de Champagne o Ratafia Champenois IGP).

Le uve utilizzate sono solitamente le tre tipiche dello Champagne: Chardonnay, Pinot Noir e Meunieur e provengono da mosti atti a produrre le AOC Champagne o Coteaux Champenois. Il mosto prodotto viene mutizzato usando Marc de Champagne o Fine de Champagne (una sorta di Brandy) per raggiungere un titolo alcolometrico tra 16 e 22 % vol. e il contenuto zuccherino minimo è di 110 g/l.
Viene prodotta nelle tipologie Blanc, Rosé e Rouge e deve fare un affinamento minimo di 10 mesi in contenitori inerti o in rovere. Per le versioni affinate altri 3 anni in botti di rovere si parla di “Vieux” mentre di “Tres vieux” per maturazioni di otto anni e oltre.

Una precisazione da fare è che naturalmente per produrre questo ottimo vino non vengono utilizzati i mosti fiore ma le successive spremiture. Molti potrebbero pensare che senso ha andare nel paradiso del Metodo Classico e bere VdN? La risposta è molto semplice: perche no?
Chartagène du Languedoc
La Chartagène è un VdL che viene prodotto in Languedoc e che non rientra in alcuna denominazione anche se da più di 30 anni alcuni produttori hanno fatto richiesta per l’AOC. La richiesta si basa anche sul fatto che è un prodotto che già esisteva nel 1800 citato anche dal poeta Frédéric Mistral.
La zona di produzione è piuttosto grande e riguarda i dipartimenti dell’Ardèche, del Gard, dell’Hérault, dell’Aude e della Lozère.

Questo vino viene prodotto unendo un 80% di mosto e un 20% di eau-de-vie de vin o marc (un distillato di vinacce). La gradazione naturalmente varia a seconda della gradazione del distillato utilizzato (consigliato almeno 65% vol) ma deve essere obbligatoriamente superiore a 16% vol al fine di evitare pericolose rifermentazioni.
Le uve utilizzate sono quelle a bacca rossa tipiche della regione (Grenache nelle varie tipologie in primis, consigliato almeno il 50%) e può essere prodotta una versione bianca o rossa. Per quanto riguarda l’affinamento vengono prodotte sia delle versioni giovani e fruttate con un breve affinamento in contenitori inerti fino a delle versioni molto ossidate in stile Ranciò.

I produttori storici consigliano di utilizzare almeno un 50% di Grenache insieme alle altre varietà tipiche del Languedoc, di utilizzare un’acquavite o un marc prodotto con uve del Languedoc e di affinare il prodotto almeno 13-15 mesi. Naturalmente non essendoci alcuna denominazione ogni produttore può fare quello che vuole.
Solitamente servito freddo è il vino tipico da aperitivo in Languedoc anche se a volte viene servito in accompagnamento al foie gras nelle versioni giovani e al Roquefort per quelle più ossidate.
Muscat de Frontignan
Rifacendomi a quello che avevo giù scritto su questo vino nell’articolo sui VDN posso dirvi che questa a differenza del Chartagene è un’AOC sempre in Languedoc e rappresenta un’AOC in cui può essere prodotta sia la versione VDN che VdL a seconda di quando si effettua la mutizzazione del mosto.

Il Muscat de Frontignan AOC si estende per circa 800 ha a pochi chilometri a sud-ovest di Monpellier su terreni ricchi in ossidi di ferro e calcare, nei comuni di Frontignan e Vic-la-Guardiole. Siamo letteralmente a pochi passi dal mare.
Viene prodotto con un 100% Muscat Blanc a petit grains e per certi versi questa versione è simile a quella VDN ma naturalmente presenta una maggiore dolcezza e una preminente intensità dei sentori aromatici del Moscato.
Clairette du Languedoc
L’AOC Clairette du Languedoc (110 ha) oltre alla produzione di vini bianchi include anche una versione VdL. Siamo sempre in Languedoc, nel territorio di 11 comuni nell’Hérault e il vino è un 100% Clairette.
Il mosto viene mutizzato aggiungendo alcol etilico a 96% vol per una quantità dal 5 all’8% del totale in odo da raggiungere una gradazione minima di 17% vol. Una curiosità è che è prevista una versione “rancio” ma solo per i vini non fortificati.

Non vi nascondo che questo è il vino che conosco meno fra quelli trattati oggi, è molto difficile da trovare ma comunque piacevole e divertente nella sua semplicità.
Macvin du Jura
Questa AOC del 1991 viene prodotta nella Jura a partire da mosti con una concentrazione zuccherina di almeno 153 g/l prodotti con i tipici vitigni locali, Savagnin, Chardonnay per i bianchi e Poulsard Noir, Trousseau e Pinot Noir per i rossi.

La fermentazione viene fermata dall’aggiunta del Marc du Jura (da cui il nome Macvin e che deve avere una gradazione di almeno 52% vol.) che dona i caratteristici sentori di vinaccia e fa raggiungere una gradazione compresa tra 16 e 22 % vol. Viene poi effettuato un affinamento in botti di rovere per almeno 10 mesi. Una particolarità è che il Marc du Jura utilizzato per la mutizzazione deve sostare almeno 14 mesi. Il vino non può comunque essere messo in commercio prima del 20 settembre dell’anno successivo alla vendemmia.
Viene prodotto nelle tipologie Blanc, Rosé e Rouge e rappresenta il 5% della produzione della regione.

Non è un vino semplicissimo da trovare visto l’esigua produzione ma è decisamente da provare. Si presenta a seconda delle tipologie con un naso ricco di frutta e quella caratteristica nota di vinaccia che lo rende estremamente piacevole. Grande freschezza e dolcezza in bocca lo rendono perfetto come aperitivo o da abbinare ad un formaggio tipico del posto, il Comté.
Pineau des Charentes
Ci troviamo nella zona più famosa forse al mondo per la produzione di grandi distillati, la Charente, patria del magnifico Cognac in tutte le sue declinazioni. Nella stessa zona viene prodotto anche un interessantissimo VdL in tre valide versioni: Blanc, Rosé e Rouge.

Il Blanc può essere prodotto con Cabernet Franc, Cabernet-Sauvignon, Colombard, Folle Blanche, Jurançon Blanc, Merlot Blanc, Merlot Noir, Meslier Saint-François (o Gros Meslier), Montils, Sauvignon Blanc, Sémillon, Trousseau Gris G e Ugni Blanc . Il Trousseau Gris non può essere più del 10%. Il Rosé e il Rouge possono essere prodotti con Cabernet Franc, Cabernet-Sauvignon, Cot (Malbec) e Merlot Noir.
Il mosto prodotto viene mutizzato utilizzando Cognac in modo da ottenere un prodotto con una gradazione compresa tra 16 e 22 % vol. Il Cognac utilizzato deve essere prodotto dalla stessa azienda che produce il mosto, deve avere una gradazione minima del 60% vol e deve aver fatto un affinamento in botti di rovere minimo dall’annata precedente.
Il Blanc deve maturare almeno 18 mesi di 12 in botti di rovere, il Rosé di 8 mesi di cui sei in rovere e il Rouge di 12 mesi di cui 8 in legno. I vini con la dicitura “Vieux” devono fare un affinamento in rovere di almeno 7 anni mentre quelli con la dicitura “extra-Vieux” devono fare almeno 12 anni in rovere.
Esistono tanti Pineau des Charentes che si possono bere dall’aperitivo al dopocena, si possono abbinare come da tradizione al melone ma anche al foie gras o a formaggi erborinati.

Io ne vado pazzo, mi prende l’acquisto compulsivo e va sempre a finire che mi porto pure a casa almeno una bottiglia di Cognac. Perché i piccoli produttori che fanno dei buonissimi Pineau des Charentes fanno pure degli ottimi Cognac spesso a prezzi veramente accattivanti. Mi permetto inoltre di consigliarvi di visitare la zona perché è bella, vicina al mare, si mangiano tante ostriche, siete vicini a Bordeaux, i paesini (Cognac in primis) sono molto caratteristici e ci sono dei musei molto interessanti (dove potete anche bere Cognac naturalmente).
Gli… esclusi!
Non fanno parte di questa categoria – anche se a volte vengono erroneamente inseriti – il Rinquinquin e il Lillet. Il primo è prodotto nel Rodano, nel Luberon ed è un infuso di alcol, pesche e foglie di pesco che viene miscelato con del vino bianco. Il Lillet invece nelle sue tre versioni Rouge, Rosè e Blanc è un blend di vino e liquori affinato in botti di rovere.
Di questi e altri, magari netratteremo in un altro articolo!

Conclusioni (e riflessioni)
La tipologia di vini che abbiamo affrontato oggi non è sicuramente familiare a noi italiani e forse non molto nelle nostre corde. A partire dal fatto che non stiamo veramente parlando proprio di vini in quanto tali.
Il mio consiglio è di superare tutti questi preconcetti, comprare qualche bottiglia e versarla nel bicchiere. I prezzi sono molto interessanti, i prodotti molto equilibrati e variegati.
Per partire il Pineau des Charentes e il Macvin du Jura vanno bevuti ad ogni costo. Poi se vi appassionate provate anche il resto. Io personalmente partirei dalle versioni “blanc” che solitamente preferisco, specialmente per Pineau, Floc e Macvin.
Leggi sui Vin Doux Naturel
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fonti: BNI Armagnac, Comité Champagne, Syndicat des vins de l’AOC Languedoc, Comité Inteprof. des vins du Jura, BNI Cognac
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