Accordo firmato con l’India: servirà tempo ma il mercato spera. Dazi dal 150% fino al 20% per vino e spirits: bel colpo!
In una fase estremamente delicata, arriva un gran colpo per i mercati: c’è la firma sull’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e l’India.
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Un’intesa storica che va a rafforzare i legami economici, commerciali e politici con uno Stato emergente e, seppur controverso, dalle risorse enormi e con una popolazione in crescita che rasenta il miliardo e mezzo.

Per le imprese europee, e in particolare per il settore agroalimentare, l’accordo offre opportunità concrete e misurabili: riduzione dei dazi, semplificazione delle procedure e maggiore prevedibilità nei rapporti commerciali. Secondo le stime, le aziende UE potrebbero risparmiare fino a 4 miliardi di euro l’anno sui dazi, con possibilità di raddoppiare le esportazioni verso l’India entro il 2032.
I punti chiave principali:
- Riduzione o eliminazione delle barriere commerciali:
- l’accordo prevede la soppressione o riduzione dei dazi su oltre il 90% delle esportazioni di beni europei verso l’India. Questo significa costi doganali molto più bassi per industrie come macchinari, prodotti chimici, farmaceutici e alimentari.
- Opportunità per le imprese europee:
- il nuovo quadro commerciale offrirà alle aziende dell’UE una maggiore accessibilità al mercato indiano, semplificando le procedure e creando un contesto più prevedibile per esportazioni e investimenti.
- Supporto alla crescita e all’occupazione:
- si stimano circa 4 miliardi di euro all’anno di risparmio sui dazi che, per vino e spiriti, dal 150% scenderanno progressivamente anche fino al 20%;
- si pensa di poter arrivare a raddoppiare le esportazioni verso l’India entro il 2032.
- Diversificazione e sostenibilità
- oltre alla dimensione commerciale, l’accordo sostiene l’apertura economica basata su regole internazionali, promuove il rispetto di standard su proprietà intellettuale, e punta a consolidare relazioni più forti non solo nei beni, ma anche nei servizi e negli investimenti.
Quello del Business forum di ieri è il più grande accordo commerciale storico (dettagli) mai negoziato da entrambi i partner, che copre quasi un quarto del PIL mondiale. L’intesa mira a rafforzare i legami economici e politici tra le due più grandi democrazie del pianeta, in un contesto internazionale sempre più complesso.
Con gli USA sempre pronti a cambiare le carte in tavola, e il Mercosur in “pausa di riflessione” forzata, questo avvicinamento all’India è cosa buona e giustissima. La strada è adesso dritta, sebbene resti idealmente “sterrata” con qualche insidia sicuramente da affrontare.

Vera opportunità per i nostri alcolici
Il mercato indiano viene attualmente ritenuto molto complesso e difficile da approcciare: dazi che arrivano al 150% e burocrazia macchinosa che rendono davvero difficile la penetrazione anche per i nostri prodotti a marchio più riconosciuti.
Con il nuovo accordo, questi ostacoli dovrebbero ridursi significativamente, rendendo finalmente più competitivi vini e distillati del continente. Le Indicazioni Geografiche potranno essere riconosciute e protette, evitando imitazioni e preservando l’autenticità dei nostri prodotti. Una garanzia di identità prima ancora che commerciale.
Parlando di vino, sappiamo benissimo che il Made in Italy affascina e crea status soprattutto nei paesi emergenti. L’India però non è ancora una terra completamente pronta al consumo. L’accordo apre una porta, ma si richiederà educazione al prodotto, storytelling e forte presenza in distribuzione della merce. È una grande opportunità, ma il successo andrà costruito gradualmente con la promozione dei valori identitari e culturali della nostra tradizione.
Sul fronte spirits, invece, l’India è già un mercato altamente recettivo. Sono in crescita i consumatori di whisky e liquori di fascia premium; soprattutto per questi ultimi, si può prospettare davvero l’occasione di inserirsi in un segmento alto ma comunque adesso accessibile, affiancando la produzione locale senza dover competere esclusivamente sul prezzo.
Approvazioni generalizzate arrivano da ovunque. Così la Presidente del CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins) Marzia Varvaglione: «L’India, con una popolazione che supera gli 1,4 miliardi di abitanti e una classe media in rapida espansione, offre un significativo potenziale inesplorato per le esportazioni di vino europeo. In un momento in cui il settore è sempre più esposto alle tensioni commerciali geopolitiche e alle interruzioni nei mercati di esportazione tradizionali, l’India rappresenta un’alternativa strategica che può contribuire in modo significativo alla diversificazione, alla resilienza e alla sostenibilità a lungo termine delle esportazioni di vino dell’UE».
Ripete più o meno gli stessi concetti il presidente UIV, Lamberto Frescobaldi che aggiunge: «Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello con il Mercosur – per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria – è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business».
Plaude anche il Presidente di Federvini Giacomo Ponti: «La firma dell’accordo di libero scambio con l’India rappresenta un traguardo di straordinario valore per i nostri comparti e per l’economia europea nel complesso. Esprimiamo soddisfazione per l’impegno profuso dalla Commissione Europea nel rimuovere barriere che, per decenni, hanno reso le nostre produzioni marginali in un mercato dalle ampie prospettive di sviluppo. La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell’arco di sette anni, restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera».

E adesso?
Il testo negoziato dovrà essere tradotto e sottoposto a revisioni giuridiche. Poi la Commissione Europea presenterà la proposta ufficiale al Consiglio dell’UE, che dovrà adottarla. Successivamente servirà l’approvazione del Parlamento europeo e degli Stati membri, così come la ratifica da parte dell’India, prima che l’accordo possa entrare in vigore.
Ce ne vorrà di tempo, statene certi, ma (almeno stavolta) l’Europa non è rimasta a guardare.
fonti: Commissione Europea, CEEV, Federvini, UIV
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