Con il “Tavolo del Vino” il Governo ha aperto alle proposte della filiera per un piano di rilancio strategico. Le dichiarazioni.
Servirà mettere in pratica le buone intenzioni ma, innanzitutto, serviva dare un segnale in tempi brevi e il segnale c’è stato. La filiera vitivinicola italiana, con le sue principali rappresentanze settoriali e agricole, è stata convocata ieri a Palazzo Chigi per un incontro con il Governo atto a valutare le azioni da intraprendere per sopperire alle difficoltà del comparto.
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Al “Tavolo del Vino“, convocato dal ministro ASAF Francesco Lollobrigida, hanno presenziato per la parte istituzionale anche la premier Giorgia Meloni, il ministro Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) e il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.
Il tavolo ha visto la partecipazione di un ampio spettro di sigle, tra cui Alleanza Cooperative Agroalimentari, Assoenologi, Cia-Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, Unione Italiana Vini (UIV), e la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI). A loro si sono aggiunti “big player” della promozione come Agenzia ICE (c’era il presidente Zoppas) e Veronafiere (c’era il presidente Bricolo) a testimonianza di una visione corale e di sistema.

L’obiettivo è stato chiaro: unire le forze per difendere e rilanciare uno dei settori più identitari del Made in Italy che oggi (lo sappiamo benissimo) è minacciato da dazi, calo dei consumi e un’immagine sempre più sotto attacco.
Le associazioni di categoria hanno accolto con favore l’iniziativa, presentando proposte concrete e condividendo una visione comune per il futuro del settore. Dai comunicati apparsi sui rispettivi siti e dalle varie agenzie stampa, sono emerse dichiarazioni postive e fiduciose.
Le istanze della filiera: il fronte è compatto
Coldiretti, tramite il presidente Ettore Prandini, ha presentato una serie di proposte concrete. Tra queste: finanziare la distillazione straordinaria per ridurre le giacenze, rafforzare i fondi per l’internazionalizzazione, valutare una moratoria sui finanziamenti per le imprese in difficoltà e prevedere sgravi fiscali per gli investimenti in sostenibilità. Prandini ha inoltre evidenziato un contesto di forte preoccupazione: le scorte di vino hanno raggiunto i massimi storici, superando i 46 milioni di ettolitri, a fronte di consumi in calo e di una vendemmia 2025 comunque promettente. La Coldiretti ha anche stimato un potenziale danno di oltre 317 milioni di euro sull’export italiano a causa dei dazi statunitensi.
Federvini, con il vicepresidente e coordinatore del Tavolo della Filiera del Vino Piero Mastroberardino, ha messo in luce l’urgenza di «ridefinire con lucidità e rigore il racconto pubblico attorno al vino». L’associazione ha sottolineato la necessità di una comunicazione strutturata che restituisca al vino la sua «dimensione autentica di bene culturale, simbolo dell’identità italiana». Secondo Mastroberardino, un’iniziativa istituzionale è necessaria non solo per difendere il comparto, ma per “restituire al Paese uno sguardo maturo e identitario sul proprio patrimonio”.
Anche i vignaioli di Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti FIVI, guidata da Rita Babini, hanno contribuito al dibattito. Babini ha proposto interventi strutturali che includano la semplificazione delle procedure per le vendite ai privati, il sostegno alle imprese di piccole e medie dimensioni per la diversificazione dei mercati e la promozione a livello intracomunitario. Ha concluso affermando che il vino ha un «futuro da costruire, non solo un passato da difendere».
Confagricoltura, per voce del suo presidente Massimiliano Giansanti, ha evidenziato che il settore è «sotto attacco» a causa di tante ideologie, ribadendo il bisogno di una forte campagna di comunicazione per valorizzare i significati positivi del vino.
Infine, Veronafiere, con il presidente Federico Bricolo, ha ribadito il ruolo di Vinitaly come «piattaforma comune per dare voce e forza» al vino italiano nel mondo. Bricolo ha sottolineato l’importanza di una visione corale e di un coordinamento strategico per difendere mercati chiave come quello americano, che da solo vale quasi un quarto dell’export vinicolo italiano.

La posizione del governo: tra uso e abuso
Gli intenti operativi istituzionali sono racchiusi nelle parole del ministro Lollobrigida: «Il Governo intende continuare a sostenere in maniera concreta un settore fondamentale per l’economia italiana e che non possiamo permetterci di disperdere. L’Italia è leader mondiale nella produzione di vino e ha raggiunto nel 2024 la cifra record di 8,1 miliardi di euro nell’export, con un incremento del 5,5% rispetto al 2023. Un traguardo straordinario che dimostra la forza, la qualità e la competitività del vino italiano».
E ancora: «Con ColtivaItalia il Governo ha messo in campo un miliardo per rafforzare l’autonomia produttiva dell’agricoltura italiana e sostenere in modo strutturale settori chiave come quello del vino. Siamo determinati a difendere le nostre eccellenze a fianco dei produttori che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica dell’intera Nazione».
La premier Giorgia Meloni ha chiuso l’incontro ribadendo l’attenzione del governo per l’agricoltura e in particolare per il settore vitivinicolo. «Il vino è un pezzo cardine della dieta mediterranea ed è fondamentale fare la distinzione tra uso e abuso», ha dichiarato, sottolineando la necessità di combattere una narrazione che, a suo avviso, criminalizza il consumo tout court.
Meloni ha affrontato anche il tema dei dazi statunitensi, un’ombra che incombe sul mercato. Ha espresso la convinzione che sia necessario lavorare a un “accordo quadro” con gli alleati americani per proteggere quei prodotti, come il vino, che difficilmente possono essere rimpiazzati da produzioni locali. Ha infine rassicurato i produttori, affermando: «Sul Governo potete sempre contare. Siamo consapevoli di quanto il vostro lavoro sia fondamentale non solo per l’economia italiana, ma anche per la reputazione della nostra nazione».

Lo vedremo nelle prossime settimane se le promesse saranno mantenute. Le premesse sono sicuramente positive e la riunione si è conclusa con l’impegno di rendere il “Tavolo del Vino” un appuntamento permanente presso il MASAF.
Le proposte, che spaziano dalla sburocratizzazione al sostegno all’enoturismo, dalle misure contingenti (leggasi: distillazione straordinaria) a quelle strutturali (leggasi: sgravi fiscali), dimostrano una chiara volontà di affrontare i problemi di sistema.
Ma i problemi di sistema italiani sono parecchi anche in altri settori dall’alto – alcuni altissimo – peso specifico. Al netto della buona volontà – a cui istintivamente crediamo -, il crudo “gioco delle priorità” ci svelerà il futuro di una filiera che oggi è ragionevolmente preoccupata.
fonti: Coldiretti, Federvini, Confagricoltura, FIVI, Agrisole
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