Valorizzazione di un’isola e del suo vino identitario. Spunti interessantissimi nell’evento di Roma sulla Sardegna
Non è assolutamente facile portare numerosi appassionati ad un evento sul vino alle ore 10 di una fredda mattina del 21 Gennaio.
[si legge ,più o meno, in: 4 minuti]
Non è nemmeno scontato portare all’incirca 35 produttori sardi dall’isola a Roma, vuoi perché la Sardegna del vino è stata storicamente resistente alla comunicazione, vuoi perché le produzioni sono da sempre artigianali, quasi garagiste e vuoi perché “chentu concas, chentu berritas” (centro teste, cento modi di pensare).
Missione impossibile? Non proprio.

Vinodabere è da sempre attenta ai territori e alle specificità dell’isola sia con la Guida ai Migliori vini della Sardegna, giunta ormai alla sesta edizione, e sia con questo evento svoltosi a Roma presso l’Hotel Belstay che è stato capace di attirare più di 450 presenze, circa 150 operatori del settore, tra cui 90 comunicatori del vino che hanno avuto modo di conoscere e degustare le oltre 160 etichette e i prodotti della gastronomia sarda.
Due Masterclass la mattina (sold-out), condotte da Dario Cappelloni di Doctorwine e Maurizio Valeriani di Vinodabere, un intero pomeriggio dedicato alle degustazioni e ad apprezzare non soltanto i vari cannonau, carignano e vermentino ma anche monica, bovale, torbato e cagnulari.
Bollicine, bianchi, ottimi rosati e sorprendenti rossi hanno rivelato agli ospiti un inatteso quadro di ciò che l’impegno e la caparbietà dei viticoltori sardi sono capaci di regalare.

La prima Masterclass “Il Nepente di Oliena e le sue interpretazioni” ha rivelato un modello di cannonau, del tutto diverso da quello potente, denso, alcolico e troppo stereotipato (che forse non esiste manco più): . Con molta sorpresa, quasi tutti i vini in degustazione sono stati agili, eleganti e dinamici, con qualche tannino di troppo a volte.
Il Nepente di Oliena e le sue interpretazioni
Il Nepente di Oliena, sottozona della DOC Cannonau di Sardegna, comprende il comune di Oliena e parte di quello di Orgosolo, in provincia di Nuoro, dove la vite è generalmente allevata ad alberello e con rese molto basse che difficilmente supera i 60 quintali per ettaro.

Iolei
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Vosté 2022
Il vino che oggi bevono i figli è l’esatto contrario del vino che i padri hanno bevuto fino a qualche ano fa. Al bando surmaturazioni, alcoolicità e tannini preponderanti. Naso corretto, sorso lineare, beva piacevole e buona persistenza.
Salis
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Galu 2022
Nomen Omen Galu, da viti nuove innestate con viti di oltre 70 anni, in sardo “ancora” per via del sorso invogliante. Ancora anche nel senso di una pianta che nonostante l’età ha ancora tanto da dare. Frutta rossa, mora, prugna e leggera nota di incenso.
Biscu
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena ZioBi 2020
Più denso e scuro rispetto ai primi due. Austero e con note di genziana, radici e macchia mediterranea. Un vino, il cui affinamento lascia più spazio all’interpretazione (nonostante un’annata molto piovosa)

Gostolai
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Riserva Sos Usos 2020
Forte profondità di beva, carattere molto spiccato anche se vengono fuori le rusticità forse troppo marcate. Tannino indomito.
Guthiddai
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Mannoi 2021
Complesso, più voluminoso al palato e più attrattivo del precedente. Tutto ben fatto. 2500 bottiglie di cui non ci si stancherebbe mai di bere.
Ruju Sardu
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena Pupusu 2020
Produzione “eroica” nel senso che è davvero eroico chi tira fuori qualcosa lavorando giocoforza con rese bassissime. Naso complesso e raffinato, molto speziato e balsamico. Sorso appagante.
Viagnaioli di Oliena
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena S’incontru 2019
Rubino con sentori tostati quasi di bruciatura. Naso che a poco a poco mostra una discreta dinamicità. Tannino sgomitante ma nel complesso molto compatto.

Tempi tecnici di sistemazione della sala e rapidamente veniamo catapultati nella seconda Masterclass dal titolo “Ogliastra, Orgosolo e Romangia, territori a confronto”.
Ogliastra, Orgosolo e Romangia, territori a confronto
L’Ogliastra è costituita, nella parte alta, da sabbia derivante dal disfacimento granitico mentre da scisti a Jerzu.
Orgosolo, nella sub-regione della Barbagia si trova a circa 620 m.slm, con terreni variegati (scisto, calcare e granito). La Romangia, è prevalentemente collinare e comprende i comuni di Sorso, Sennori e Osilo.
Batteria di 13 vini in degustazione (leggermente più impegnativa per i voli tra un territorio e l’altro) con 1 bianco, 9 rossi e 3 vini dolci (da non sottovalutare affatto, soprattutto in abbinamento con le specialità dolci locali). Tutti i vini (nessuno escluso) hanno una loro logica e non sono omologati.

Cantina Fara
Vermentino di Sardegna Jolzi 2022
Giallo paglierino, molto interessante e paradigmatico al naso. Iodio, felce e note salmastre. Ha l’olfatto e il gusto del maestrale che sbatte in faccia. Note d’ostrica sul finale
Viticolturi della Romangia
Cagnulari Pietra 2022
Interessante questo autoctono non certo misurato nei tannini. Difficile da vinificare in quanto soffre la riduzione. Elegante e fruibile oltre che intrigante al naso.
Viticolturi della Romangia
Cannonau di Sardegna Radice 2022
Di opulenza notabilissima, volume, polpa e carattere. La vena marina rende la beva saporita e gustosa.
Fattorie Isola
Cannonau di Sardegna 2022
Rubino di media trasparenza. Mirto e peonia, accenni di liquirizia. Grande eleganza e piacevolezza. La sapidità risulta un tratto distintivo.

Cantine di Orgosolo
Cannonau di Sardegna Luna Vona 2022
Il paese dei murales ci consegna questo rosso rubino davvero ben fatto. Piccoli ed intensi frutti di bosco, profumate sensazioni floreali e leggera speziatura. Sorso morbido e pulito.
Vini TraMonti
Cannonau di Sardegna 2021
Rubino, frutta matura, prugna e mandorla. Austero e tannico al sorso. Carattere fiero e deciso.
Cantine di Orgosolo
Cannonau di Sardegna Classico Soroi 2020
Da viti secolari ultracentenarie (e infatti viene regalato agli abitanti di Orgosolo quando compiono 100 anni). Grande concentrazione sia al colore che in bocca. Tannino maestoso, beva rigenerante ed esplosiva.
Tenute Perda Rubia
Cannonau di Sardegna Perda Rubia 2019
Da vigne a piede franco, coltivate ad altezza variabile. Su tutto eleganze e nerbo. Tannino fine, decisamente complesso e piacevole il finale in bocca.
Nuraghe Crabioni
Cannonau di Sardegna Riserva 2012
Rubino intenso con riflessi granato. Frutta matura e sotto spirito. Potente, caldo e intenso.
Alberto Loi
Cannonau di Sardegna Jerzu Riserva Alberto Loi 2019
Il cannonau più di vecchio stampo della batteria. Personalità spiccata, carattere e polso direttamente da Jerzu. Confettura e note speziate; pieno, secco e ben equilibrato.

Nuraghe Crabioni
Moscato di Sorso Sennori 2022
Vendemmia tradiva vinificata con il “metodo Pantelleria”. Intenso con riflessi dorati. Note floreali e mielose. Caldo e mai stucchevole.
Cantina Fara
Moscato di Sorso Sennori Oro Passito 2021
In uvaggio con la malvasia che regala un piacevole finale amaro. Più naso e più nerbo.
Vini TraMonti
Passito 2022
Bellissima interpretazione, rotondo e morbido. Blend di moscato bianco, malvasia e nasco.

Senza soluzione di continuità i sorsi proseguono girovagando tra i banchi d’assaggio dove incontriamo Marco Canneddu da Mamoiada che ci racconta delle sue fermentazioni spontanee, dei terreni granitici in disfacimento, alcuni dei quali interamente lavorati da buoi. Degno di nota il suo Delissia, bianco da uve granazza, anticamente usata per il taglio del cannonau.

A Mandrolisai invece conosciamo Fradiles, 10 ettari a quote altimetriche differenti vitati con maristellu, cannonau e monica. La chiave di lettura della degustazione è stata l’eta dei vigneti: 50 e 70 anni per l’Antiogu che risulta particolarmente caldo e persistente, mentre 100 anni per le viti dell’Angraris, ampio e profondo, caratterizzato da forti note speziate.

Bene, sicuramente molto bene… attendiamo impazientemente la prossima Sardegna di Vinodabere.
![]() | Salvatore Stanco – Spirito Italiano writing staff “La competizione è inevitabilmente d’intralcio se cerchiamo di essere noi stessi” |
foto: Salvatore Stanco
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