Conoscete l’uva Pugnitello?

di Bruna Di Livio

Un antico e raro vitigno toscano: riscoperto e rilanciato nella sua versatilità di forte carattere. Una giornata di assaggio e studio


Sapevate che: nel cuore della Maremma toscana, terra di vini possenti e tradizioni antiche, si nasconde una perla enologica riscoperta di recente?


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Il Pugnitello è un antico e raro vitigno a bacca nera autoctono della Toscana e in particolare della Maremma, a lungo quasi dimenticato, da alcuni anni si sta imponendo all’attenzione degli esperti, dei produttori e degli appassionati, per la sua straordinaria personalità e la sua capacità di raccontare il territorio attraverso vini di grande struttura ed eleganza.

Pugnitello - Wine tasting
© photo courtesy: Sequerciani

Il suo caratteristico grappolo piccolo, compatto e serrato come un pugno chiuso, a cui deve il nome, racchiude in sé un patrimonio genetico lontano, che gli ha conferito la forza e la resistenza necessarie ad attraversare un periodo di oblio quando si prediligeva la quantità alla qualità.

Infatti, se le origini del Pugnitello restano sconosciute, per contro, è certo che è stato via via abbandonato per la sua scarsa resa, meno di 40 quintali a ettaro, nonché per le difficoltà di coltivazione che richiede potatura a guyot e massima attenzione agli attacchi di oidio.

Spirito Italiano pugnitello,maremma
© photo courtesy: Sequerciani
La riscoperta

La riscoperta della pianta madre risale e poco più di 40 anni fa, grazie agli studi di recupero del germoplasma viticolo toscano e racconta una storia di riscatto, iniziata in Maremma, quando ancora non era la terra di grandi vini, apprezzati in tutto il mondo.

È proprio nel cuore della DOCG Montecucco Sangiovese, a Poggi del Sasso (fra Cinigiano e Paganico), che un caso fortuito ha condotto i passi del professor Roberto Bandinelli e del suo team di studiosi, impegnati insieme al CREA – Viticoltura ed enologia della Regione Toscana – nella ricerca di antichi vitigni sconosciuti, battendo palmo per palmo la Toscana vitivinicola meno nota.

Nel 1981, durante una di queste sue “peregrinazioni”, Bandinelli è stato chiamato al podere Casangeli, a valutare una vite vecchia, ma ancora piena di forza, che il proprietario del terreno chiamava “Pugnitello” proprio per le caratteristiche del grappolo.

L’occhio dell’esperto ha capito subito di essere di fronte a un vitigno pressoché sconosciuto, ma che meritava di essere recuperato. Da quel momento, partendo dalla pianta madre appena ritrovata, è iniziata la rinascita del Pugnitello, grazie alla collaborazione tra le università di Firenze e Pisa, il CREA e la disponibilità della tenuta Agricola San Felice di Castelnuovo Berardenga (SI), che ha messo a disposizione dei ricercatori un campo sperimentale – il vitarium – per la propagazione di questa vite rara e sconosciuta.

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© R. Bandinelli – photo courtesy: Sequerciani

Il percorso ventennale che ha portato il Pugnitello ad essere iscritto nel Registro nazionale delle varietà di vite (2002) e inserito dalla Regione Toscana tra i vitigni ammessi alla coltivazione sul territorio (2023), è la narrazione di come la tradizione contadina toscana abbia conservato e tramandato un patrimonio genetico, colturale e culturale unico al mondo.

La resistenza del Pugnitello ha sfidato il tempo, restituendo un vino dal corredo gusto-olfattivo e organolettico tale da farne un ambasciatore della tradizione toscana e maremmana. La sua riscoperta porta con sé qualcosa di leggendario, raccontato nei suoi vini corposi, concentrati, ricchi di polifenoli e di tannini che l’affinamento in legno rende eleganti e morbidi.

Passato, presente e futuro

Il passato, il presente e il futuro del Pugnitello sono stati oggetto di una giornata di studio, workshop e degustazione che si è svolta il 28 febbraio all’azienda Sequerciani di Tatti, nel comune di Massa Marittima (GR), produttrice essa stessa di un Pugnitello biodinamico.

A raccontare il vitigno e il suo vino sono stati proprio i ricercatori che lo hanno tenuto a battesimo, Roberto Bandinelli e Paolo Storchi del CREA, insieme a Leonardo Bellaccini, enologo di Agricola San Felice.

A illustrarne l’oggi e il domani, Giovanni Sordi, direttore dell’Ente Terre di Toscana, Luca Pollini e Ettore Ciancico direttori dei consorzi di tutela della DOC Maremma e DOC Valdarno di Sopra, che sono riuscite, con tenacia e determinazione, a inserire il Pugnitello tra i vitigni ammessi.

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L. Bellaccini e S. Bellanova – © photo courtesy: Sequerciani
Chi coltiva Pugnitello?

In Toscana al momento, la superficie vitata di Pugnitello supera di poco gli 80 ettari, di cui 16 in Maremma, con una resa tra le 800 e le 1000 bottiglie a ettaro. Solo due Doc, Maremma Toscana e Valdarno di sopra, lo hanno inserito nei propri disciplinari.

Una nicchia che tuttavia sta crescendo proprio per le potenzialità di questo vino, il supporto delle istituzioni accademiche e regionali, ma soprattutto lo sforzo delle aziende che portano avanti la produzione e la promozione.

Proprio nell’ambito della promozione si è rivelata fondamentale l’attività della Comunità Slow Food del Pugnitello di Maremma, costituita nel 2023 per far conoscere questo vitigno e i suoi vini. È anche grazie al lavoro instancabile e costante della Comunità, che raccoglie un gruppo di appassionati e rappresenta 12 aziende produttrici nelle province di Grosseto, Siena, Livorno e Firenze, che il Pugnitello sta vivendo un crescente apprezzamento da parte degli esperti e degli appassionati del mondo del vino.

Dunque un lavoro di squadra, che racconta passione, perseveranza e la convinzione che solo riscoprendo le radici e le peculiarità della tradizione vitivinicola toscana, si possa essere protagonisti sul mercato globale. Lo hanno spiegato bene Sordi e Bellaccini che hanno parlato di “identità enologica e culturale” del Pugnitello.

Altrettanto bene lo hanno spiegato Stefano Ferrari, relatore della guida Slow Wine di Slow Food, e soprattutto Simona Bellanova, portavoce della Comunità del Pugnitello di Maremma.

Per la rinascita del Pugnitello è stato, tuttavia, fondamentale l’impegno delle aziende che ci hanno creduto, otto delle quali hanno partecipato all’evento con i loro vini, protagonisti della degustazione e della cena.

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Menichetti, Ciancico, Pollini, Storchi, Sordi, Bandinelli, Bellanova, Ferrari, Bellaccini – foto: BDL ©
La degustazione

Dal blind tasting delle otto etichette, guidata da Simona Bellanova, è emerso un mondo caratterizzato da intensità olfattiva, equilibri e complessità gustativa.

Ogni vino ha portato un proprio corredo olfattivo e gusto-olfattivo che ha sottolineato la varietà del vitigno e le sue peculiarità, a seconda del terroir di provenienza, dell’annata, del passaggio o meno in legno.

Le versioni di Pugnitello in degustazione:

  • 2023 da Podere Casaccia (FI)
  • 2023 da Podere Il Castellaccio (LI)
  • 2022 da Sequerciani (GR)
  • 2021 da Enoforia (GR)
  • 2021 da Poggio Lella (GR)
  • 2020 da Mannucci Droandi (AR)
  • 2020 da I Greppi di Silli (FI)
  • 2010 da San Felice (FI)

Dagli assaggi è emerso come il Pugnitello si distingua in gioventù per una spiccata freschezza e note floreali. Gli assaggi hanno evidenziato che, quando il passaggio in legno è minimo o assente, il vitigno esprime appieno la fragranza del frutto. Dal punto di vista strutturale, è apparso un vino di carattere, contraddistinto da una trama tannica fitta e da una spina dorsale robusta, elementi che ne definiscono l’identità tecnica primaria.

Con l’aumentare dell’affinamento, il profilo sensoriale si arricchisce naturalmente di sfumature più evolute, virando verso i piccoli frutti rossi, la liquirizia e il sottobosco. L’uso della botte grande, nel particolare, pare riesca particolarmente a completarlo aggiungendo sensorialità speziata senza abbatterne la spalla acida. Proprio questa freschezza risulta fondamentale per bilanciare la struttura importante del vitigno, favorendo un sorso equilibrato e dinamico nonostante la crescente complessità aromatica.

L’aspetto più significativo emerso dal confronto tra le diverse annate è stata la notevole capacità di invecchiamento di questa varietà. Anche i campioni con oltre dieci anni in etichetta sono risultati ancora integri, con una componente alcolica e un tannino ben integrati.

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© photo courtesy: Sequerciani

Una realtà enologica, dunque, ricca e complessa che porta con sé non solo un corredo genetico unico, ma anche un patrimonio di storia, cultura, tradizione. Su questi valori, da sempre, Spirito Italiano ha continuamente acceso forte le luci dei suoi “rilfettori informativi”.


da Massa Marittima, per spiritoitaliano.net

Bruna Di Livio

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foto: gentile concessione Sequerciani
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