“Pacchetto vino” UE: ci siamo

Via libera del Parlamento Europeo al “Pacchetto Vino”. Fra sostegni e grandi compromessi, l’iter è alle battute finali.


E mentre l’Unione Europea è sempre più nell’angolo sul ring politico internazionale, stretta fra i bei propositi green di qualche anno fa e il risveglio senza lenzuola in una camera raffreddata da conflitti e neocolonialismo, la barca blu dodecastellata continua a perseguire la rotta sbandando in qua e in là a ogni onda alta che si infrange sulla sua chiglia.

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Fra il Mercosur che porta i trattori a Bruxelles e Parigi, la favoletta dealcolato (fra 10 anni “bibita gasata al gusto d’uva”) che tanto piace alle major e ai suoi agnellini portavoce e un consumo inevitabilmente in stallo (retto solo dalla bellezza dei paesaggi, dalla qualità umana dei vignaioli e da chi crede ancora nel vino autentico), qualcosa comunque si muove e non poteva essere altrimenti.

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Credits: G. Altmann

Le “support measures in the wine sector and for aromatised wine products” (dette da noi, alla buona: misure del “pacchetto vino“) adesso attendono soltanto il superamento del voto in plenaria previsto per inizio febbraio. Sono importanti misure pensate per contrastare le difficoltà che il settore sta indubbiamente affrontando. Un comparto che, fra cambiamenti climatici, evoluzione demografica e mutamento sociale, sta vivendo un presente di forti timori per il futuro.

Il codice e le procedure di riferimento sono queste, mentre l’iter legislativo (avviato in marzo 2025) è stato questo. Un accordo definitivo e convenuto su un testo che, da dicembre a ieri, ha visto confrontarsi la Commissione Agricoltura e poi superare lo scoglio definitivo all’unanimità collegiale a Bruxelles dopo la relazione della parlamentare Esther Herranz García (PPE).

I punti chiave del “pacchetto”

L’impianto normativo promette stabilità, ma (almeno per noi) non mancano le perplessità su alcune concessioni che sembrano strizzare l’occhio più al marketing su breve termine che alla tradizione enoica e al mantenimento di quei valori che, probabilmente, incontrerebbero l’ottica più lungimirante. Pecunia non olet, rivediamo i punti chiave:

    • Gestione del regime dei diritti di impianto: eliminazione della data di scadenza e introduzione di una revisione ogni 10 anni per garantire stabilità agli investimenti.
    • Maggiore resilienza climatica: investimenti strategici per contrastare gli effetti della siccità e il diffondersi di malattie come la flavescenza dorata.
    • Migliore allineamento tra produzione e offerta: strumenti per la gestione delle eccedenze di mercato, inclusa la possibilità di sostenere l’estirpazione dei vigneti.
    • Etichettatura semplificata e armonizzata: snellimento delle norme per ridurre i costi burocratici e favorire il commercio tra i Paesi membri.
    • Diciture per i vini No-Lo: introduzione di regole chiare per i prodotti analcolici e la nuova categoria “reduced-alcohol”.
    • Vini aromatizzati: nuove regole che permettono l’utilizzo dei vini rosati come base per i prodotti vitivinicoli aromatizzati regionali.
    • Flessibilità nell’export: riduzione degli oneri amministrativi e semplificazione delle dichiarazioni per i vini destinati ai mercati fuori dall’UE.
    • Enoturismo: stanziamento di fondi e sostegni mirati per le attività turistiche e di accoglienza legate alle cantine.
    Unione Europea UE Bruxelles
    Credits: Nak
    Il Governo sorride, ma…

    Bene per adesso, fra cinque anni si vedrà. In Italia si respira soddisfazione, il primo a esprimerla è stato il ministro MASAF Francesco Lollobrigida:

    «Il via libera della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo al pacchetto vino è un segnale di grande attenzione per un comparto strategico. Grazie al lavoro portato avanti dalla Commissione ci saranno misure più incisive per la gestione dei rischi climatici e regole chiare sulle nuove denominazioni. Con questo si potrà garantire maggiore stabilità e trasparenza verso un settore che è simbolo di qualità e tradizione nel mondo. Il Governo Meloni prosegue nel suo impegno in Europa per difendere il lavoro dei nostri produttori affinché il vino italiano continui a essere protagonista sui mercati mondiali».

    L’avete già capito che noi non siamo del tutto convinti. È però fuori dubbio che queste misure di sostegno al comparto del vino siano essenziali e urgenti. Un compromesso inevitabile che però necessiterà di attento e minuzioso controllo.

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    credits: K. Grabowska
    Perché serve minuzia

    La flessibilità e l’equilibrio tra produzione e offerta consentirà l’estirpazione dei vigneti in eccesso per evitare il deprezzamento del prodotto. Quanto si guadagnerà per poi (eventualmente) reinvestire salvaguardando qualità, paesaggio e territorio?

    La semplificazione per l’export verso i paesi extra-UE è un bene: si ridurrano i costi e alcuni obblighi. Per chi fa le cose seriamente, il rischio rimane però sempre quello di competere con chi non è detto faccia altrettanto.

    Sui no-lo siamo intransigenti da sempre e (visto ciò che sta accadendo) più il tempo passa e più ci arrocchiamo sulla nostra posizione. Pochi giorni fa in Italia è uscito il Decreto interministeriale MEF-MASAF di disciplina produttiva.

    Nonostante i comunicati di giubilo di alcune associazioni (a cui hanno fatto seguito scie mediatiche di consapevoli lacchè o inconsapevoli distratti), per noi – e speriamo di sbagliarci – la bibitina dealcolata potrà segnare nell’arco di un decennio lo sterminio dei vignaioli italiani medio-piccoli (o quantomeno la distruzione di quei valori che li ispirano).

    L’Europa cerca intanto di fare ordine con nomenclature rigide, ma resta forte lo scetticismo di fronte a un prodotto che non pare avere maggiore spinta commerciale di uno spirit no-lo, di una birra, di un sake, di un infuso, di una tonica aromatizzata.

    Intanto la “chirurgica ” classificazione UE prevederà le dizioni:

    • Alcohol-free: per prodotti sotto lo 0,5%.
    • 0,0%: la soglia “estrema” di 0,05%.
    • Reduced-alcohol: nuova dicitura per i prodotti con riduzione del grado alcolico di almeno il 30%.

    Il rischio è evidente: stiamo aprendo le porte a “bevande a base di uva” che, magari dopo un’iniziale appeal, prenderanno la strada di tante altre ma a danno già avvenuto per il vino autentico.

    Anche la scelta di poter utilizzare il vino rosato come base per ulteriori prodotti vitivinicoli aromatizzati regionali, fa capire la logica ispirante delle misure.

    Certezze arrivano dagli investimenti pensati per fornire strumenti concreti contro le emergenze fitosanitarie con nuovi fondi per ricerca e monitoraggio. Così come si rivela importante la consapevolezza di dover stanziare somme importanti per sostenere le attività turistiche e di accoglienza legate alle cantine.

    vigna vino UE
    credits: Pkh

    Vedremo poi il peso finanziario di ogni punto-chiave, torniamo a dire che la vita è fatta di compromessi e, per fortuna, tutto sommato va bene così. Ma, intendiamoci, va bene ma non benissimo


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    fonte: European Parliament
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