Montepulciano di Toscana, Montepulciano solo per l’Abruzzo e il sinonimo Cordisco che irrita le regioni limitrofe. A colpi di Decreto…
Un “botta e risposta” che va avanti da anni, una battaglia fatta di armi affilate, sottili e utilizzate tramite terzi: Montepulciano dove? Montepulciano quale? Montepulciano cosa?
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A molti parrà strana, ad altri meno, la confusione ancora insita nel consumatore medio a capire cosa e dove sia (il) Montepulciano. Il suggestivo borgo toscano, terra natia di Agnolo Poliziano, ha da sempre mal digerito il disorientamento della massa nel capire che il Vino Nobile è fatto prevalentemente con Sangiovese mentre l’uva Montepulciano serve ad altro e sta solitamente altrove.
L’approvazione, di oltre tre anni fa, della dicitura “Toscana” in etichetta per i vini di Montepulciano imbottigliati a marchio DOP fu una grande vittoria dei “poliziani” contro un mercato massivo e non scelto ma anche verso una parte meno qualificata di Abruzzo che sul nome evocativo Montepulciano un po’ – diciamocelo – ci giocava.

Ma chi di vecchio Ministero (MiPAAF) perisce, di nuovo Ministero (MASAF) può ferire – il bello del vino è che si possono ribaltare anche i proverbi – ed è così che, su espressa richiesta, con il DM 597594 del 26/10/23 è stato inserito il Cordisco come sinonimo del vitigno Montepulciano nel Registro Nazionale della Vite.
In realtà si tratterebbe di un “recupero” di una situazione pregressa – parecchio pregressa [nda] – che riporta alle trascrizioni di fine anni ’80. Una palese vittoria del Consorzio di Tutela Vini e della Regione Abruzzo condivisa al mondo con un comunicato di pochi giorni fa e che potrebbe condurre gli abruzzesi a rivendicare il termine Montepulciano solo per i vini prodotti all’interno della regione lasciando il Cordisco agli altri.

Un’idea che il presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo Alessandro Nicodemi non ha nascosto: «Finalmente è stata fatta chiarezza e ringraziamo il ministero per avere accolto questa nostra richiesta. Applicando il sinonimo, altri territori potranno ottemperare al nuovo DM Etichettatura e al principio della corretta informazione, evitando illeciti utilizzi e usurpazione delle DOP in etichetta o nella pubblicità dei vini, che a nostro avviso ha il solo risultato di confondere il consumatore finale».
Anche Emanuele Imprudente di Regione Abruzzo non si è nascosto: «Si tratta di un decreto che pone le basi affinché l’utilizzo del nome montepulciano sia riservato, senza generare confusione, ai vini prodotti in Abruzzo sgombrando il campo da eventuali fraintendimenti».

Peccato che, come si poteva immaginare, si sia scatenato un vespaio con le regioni limitrofe: soprattutto Puglia (che ne coltiva tanto) e Marche (che ne coltiva meno ma lo fa di eccellenza, vedi Rosso Conero). L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini ha già detto chiaramente che si opporrà in tutte le sedi possibili immaginabili e li comprendiamo.
Sarà una lunga contesa, anche se un’idea ce la siamo fatti su come andrà a finire. Poi, chissà, può sempre arrivare uno studioso (di quelli seri, come piacciono a noi) che magari dirà che la Montepulciano e la Sangiovese sono uve “imparentate” e che magari dalla Toscana furono portate secoli fa delle talee e che magari sarà – come diceva un famosissimo toscano – “Tutto sbagliato e tutto da rifare”.
Ironia a parte, la Montepulciano toscana ha voluto comunque rimettere il “becco” del suo grifo nella vicenda e sono di ieri alcune dichiarazioni che esprimono perplessità: «Da decenni, in Europa, ma soprattutto in Italia, il sistema DOP IGP ha investito sulla territorialità dei prodotti. La stessa sigla ‘Denominazione di origine protetta’ fa chiaramente riferimento alla zona di produzione, in questo caso il vino. Alla luce di questo più che un sinonimo la strada più legittima potrebbe essere una denominazione che, come avviene per la quasi totalità delle denominazioni italiane e non solo, leghi i vini a base di uve Montepulciano al territorio di produzione e non al vitigno.
Ancora una volta si rischia di creare confusione nel consumatore, soprattutto nei mercati esteri, dove già è complicato indicare la provenienza delle tante denominazioni italiani e internazionali, l’omonimia del termine è sicuramente un elemento che non può essere non considerato dagli uffici di competenza del Masaf».

L’Abruzzo ha vinto un’importante battaglia ma ci pare abbastanza accerchiato. Attendiamo la prossima mossa via Decreto ministeriale, intanto… “chiamalo tu Cordisco!”.
fonte: Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano
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