Export vino in calo, ma dai?

La geopolitica spinge in basso l’export del vino: importante calo nel 2025. L’Italia meglio di altri ma serve una vera riforma.


Come altri beni di consumo, il vino italiano si muove oggi su una scacchiera mondiale sempre più instabile, dove i filari delle nostre colline appaiono lontani da Donetsk e Teheran, ma sono in realtà sensibilmente connessi a tutte le tensioni internazionali. Lo sappiamo bene, lo sappiamo da tempo e soprattutto dal post-covid.


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Il recente inasprimento del conflitto in Iran non è solo una crisi diplomatica e umanitaria, ma un’ulteriore nube tossica che sta attraversando i mercati globali. No, non ci faremo tentare dall’entrare nel politico: troppo presto, troppo a rischio, troppo impreparati per dare una chiave di lettura al prima, all’odierno, al dopo.

Indipendentemente da come la pensiate, riteniamo di poter convenire tutti sul fatto che l’ultima trovata dei due fuoriclasse “Donny e Benji” si ripercuoterà prestissimo sugli scambi commerciali e sulle previsioni di investimento.

Spirito Italiano - vino export fumo

Va da sé che, in fin dei conti, si potrebbe placare la questione già mettendo a capo dello stato persiano un nuovo leader condiviso, un nuovo pasdaran magari un po’ meno integralista e appena più incline alla diplomazia. Quantomeno nella visione dell’attaccante Donny, questa potrebbe essere una giocata valida anche per le finanze del suo Paese, mandando tranquillamente in vacca tutti quei valori umanitari per cui si è giustificata l’offensiva e per cui sono morti nelle strade migliaia di giovani di un popolo vessato da decenni dal bieco fondamentalismo.

Ma a noi che ci importa? L’importante è succhiare un po’ di “oro nero” quando i pozzi torneranno accessibili e, magari, ripristinati. Già, il petrolio… con il greggio che torna a oscillare pericolosamente verso l’alto (sempre al netto di una squallida speculazione), l’ombra di nuovi rincari energetici si allunga su tutta la filiera: dalla produzione del vetro al trasporto marittimo, fino al costo del cartone per gli imballaggi.

Lo scrive Spirito Italiano perché lo dichiarano gli esperti analisti che questa “economia dell’incertezza” rischia di alimentare l’ennesima spirale inflattiva sulle materie prime, condizionando pesantemente le strategie commerciali del prossimo futuro. Se il 2025 si è chiuso con il fiato corto, il domani ci impone di guardare oltre la semplice vendita, analizzando come il potere d’acquisto globale e la logistica internazionale reagiranno a questo scenario di perenne tensione geopolitica.

Spirito Italiano export,vino
fonte: UIV

UIV: la frenata annunciata del 2025

In questo quadro complesso, i dati definitivi dello scorso anno elaborati dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV) su base Istat, pubblicati ieri, confermano la fase di contrazione. Il vino italiano ha chiuso l’export 2025 a 7,78 miliardi di euro, segnando un calo del 3,7% rispetto all’anno precedente. Anche i volumi hanno ceduto il passo, con 21 milioni di ettolitri spediti (-1,9%).

Il gap complessivo rispetto al 2024 è di circa 300 milioni di euro. Nonostante il comparto rimanga saldamente nella “top 5” del Made in Italy per bilancia commerciale, il saldo attivo è sceso del 4,3%, attestandosi a 7,2 miliardi di euro. A pesare come un macigno sono stati i dazi statunitensi del secondo semestre e la contestuale svalutazione del dollaro: il mercato USA da solo ha perso il 9,2% (1,76 miliardi di euro), rappresentando quasi il 60% dell’intero deficit annuale.

Spirito Italiano export,vino
fonte: UIV
Resistiamo in Europa e si cresce in Brasile

Mentre i mercati Extra-UE hanno sofferto sensibilmente (-6,4%), l’area dell’Unione Europea ha mostrato una resilienza insospettabile, chiudendo in territorio positivo (+0,5%) a quasi 3,2 miliardi di euro.

  • Luce verde: Tra i primi 12 mercati mondiali, solo il Brasile ha segnato una crescita reale (+3,8%). In Europa, avanzano Francia (+3,6%) e Paesi Bassi (+5,6%), con una Germania sostanzialmente stabile (+0,6%).
  • Segno meno: Oltre agli USA, hanno faticato il Regno Unito (-3,9%), il Canada (-5,9%), la Svizzera (-4,2%) e, in modo drastico, la Russia (-16%).
  • Le Regioni: Anche le “tre grandi” hanno accusato il colpo: Veneto (-1,2%), Toscana (-2%) e Piemonte (-2,2%).
  • Tipologie: Gli spumanti hanno retto meglio l’urto (-2,5%) rispetto ai vini fermi e frizzanti, che hanno perso il 4,3% a valore.

Report completo export UIV

Spirito Italiano export,vino
fonte: UIV
POV Unione Italiana Vini

Le analisi del settore non lasciano spazio a interpretazioni edulcorate, ma puntano dritte alla necessità di una riforma strutturale. Così Lamberto Frescobaldi, presidente UIV:

«L’Europa ha calmierato la perdita e proprio da qui dobbiamo ripartire: il mercato interno offrirebbe enormi margini di crescita se si superasse la babele legislativa che impone di fatto un dazio interno al 45% sui beni manifatturieri. La ‘sveglia’ generata dai dazi – ha aggiunto – ci impone di fare ordine in casa nostra e allo stesso tempo di allargare l’orizzonte dei mercati terzi, con attivismo commerciale, approccio manageriale e condivisione strategica con le istituzioni».

Ha “rincarato la dose” sulla natura anomala dell’ultimo semestre il segretario generale UIV Paolo Castelletti:

«Le difficoltà incontrate nei Paesi terzi nel secondo semestre sono senza precedenti in particolare negli Usa si registra un calo nel periodo che sfiora il 23% e punte del -28% dei rossi fermi in bottiglia, oltre a una contrazione del prezzo medio del 10,8%. Una condizione anomala del mercato che si riflette anche nelle dinamiche accusate dai competitor: la Francia, che rimane primo supplier con 1,9 miliardi di euro, chiude l’anno con un calo doppio rispetto al nostro (-18,8%, -39,1% nel secondo semestre). Paradossalmente l’Italia, perdendo meno degli altri, si ritrova con quote di mercato più alte rispetto all’anno scorso. Una vittoria di Pirro che avremmo preferito conseguire attraverso la crescita».

Spirito Italiano export,vino
fonte: UIV

In un mondo dove il prezzo di un barile di petrolio a Teheran può influenzare il prezzo di una bottiglia a New York, la sfida per il vino italiano non è più solo enologica, ma squisitamente politica e manageriale. E, intanto, il prezzo dello sfuso sale… Ci siamo capiti, no?

[PB]


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fonti: Unione Italiana Vini
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