Barolo Annunziata 1974 Accomasso

L’eterno rigore della terra: il sacrale assaggio del Barolo Annunziata 1974 Accomasso.

EMOZIONI D’ANNATA


Non vedevamo l’ora di tornare con le nostre Emozioni d’annata, la rubrica che racconta gli assaggi dei vini iconici e, ormai, un must di spiritoitaliano.net.


[si legge, più o meno, in: 4 minuti]

Sono bottiglie che hanno riposato per decenni in cantina e che si stappano solo quando si ritiene sia arrivato il giusto momento per stato d’animo “umano” e non per stato evolutivo del vino.

Emozioni d’annata mette sul tavolo etichette epiche, che diventano tali nel momento in cui vincono la sfida del tempo ma che non devono mai sottrarsi al loro principale compito di bagnare le labbra per regalare del piacere universale.

Spirito Italiano - Emozioni d'annata
AI gen

Avevamo in serbo da qualche settimana questo nuovo episodio preparato da Bernardo Coresi, ma abbiamo voluto attendere il momento giusto: l’ultimo articolo prima delle Feste, per salutarvi con qualcosa di speciale, di atmosfera, di emozione e incanto che ci riporta indietro di oltre 50 anni

Ci riporta indietro di epoche enologiche e sociali, ci riporta indietro a un mondo che fu, anche con un pizzico di nostalgia. Pochi mesi fa è infatti scomparso, a 91 anni, il “Commendatore” Lorenzo Accomasso, quel “figlio” di Giovanni che compare sull’etichetta della nostra bottiglia di oggi e un “figlio” che nel 1974 lavorava già in vigna da oltre 15 anni con le sue teorie illuminate sulla selezione dei grappoli e sulla fedeltà alla tradizione e alla natura.

E come tutte le fiabe, comprese quelle del Natale, l’inizio non può non essere che quello del “c’era una volta…”. Buona lettura e buone feste!

[la redazione]

Barolo Annunziata 1974 Accomasso - Emozioni d'annata di Bernardo Coresi
foto: BC ©

Barolo Annunziata di La Morra 1974 Accomasso Giovanni & figlio
– l’eterno rigore della terra –

Prologo

C’era una volta un uomo che cercava il Barolo perfetto, ma non sapeva ancora che il perfetto, almeno per come lo intendeva lui, non esiste. Viaggiò per anni, assaggiò Barolo dai tannini smussati, vini levigati da mani esperte e da tecnologie all’avanguardia, ma in ognuno di essi sentiva qualcosa di troppo e qualcosa di mancante: una costruzione, un artificio.

Fu solo in una piccola cantina che, dopo anni di pazienti ricerche e fatiche, trovò la sua risposta.

Davanti a una vecchia botte, un uomo anziano gli porse un bicchiere. Il vino che vi trovò dentro era scuro, potente, quasi ostile. Al primo sorso, avvertì il morso della terra, la fatica della vendemmia, il rigore dell’inverno langarolo. E allora capì: la bellezza non stava nella ricerca della perfezione, ma nell’accettazione dell’imperfezione autentica. Il risultato fu che l’uomo non trovò un vino che cercava di compiacerlo, ma ne trovò uno che gli imponeva rispetto. È la verità della natura, senza orpelli, senza inganni.

Barolo Annunziata 1974 Accomasso - Emozioni d'annata di Bernardo Coresi
foto: BC ©
Accomasso e La Morra

Nel panorama delle grandi espressioni del Barolo, pochi nomi suscitano il rispetto e la venerazione che accompagnano le etichette di Accomasso. Il Barolo Annunziata di La Morra, frutto di una tradizione che rifugge le mode e si radica nell’austerità della terra, rappresenta una delle massime espressioni del terroir langarolo.

In queste poche righe ci proponiamo di esplorare con rispetto le caratteristiche organolettiche di questo vino, esaltandone la compostezza severa, e di tracciare una traiettoria che rifletta la ricerca dell’essenza nei vini, lontana dalle lusinghe delle tendenze effimere.

La frazione Annunziata, nel comune di La Morra, si distingue per la composizione del suolo, un connubio di marne calcaree e sabbie plioceniche che donano ai vini una rara sintesi di struttura e finezza. Qui, l’arte del vignaiolo si esprime nella capacità di interpretare il carattere della terra con un’attenzione quasi ascetica.

Giovanni Accomasso fu custode di un sapere antico, poi tramandato al figlio, mantenendo un approccio rigoroso e tradizionale: vendemmie tardive, lunghe macerazioni, affinamenti prolungati in botti grandi di rovere di Slavonia. Lontano da ogni artificiosità enologica, i suoi vini rifuggono il tecnicismo forzato per abbracciare la verità essenziale della natura.

La Morra - Nirolflix
foto: Nirolfix
Emozioni d’annata

Il vino non si è concesso facilmente. Alla vista si è presentato con una tonalità rubino intenso, che con il tempo è virata verso sfumature granato. Al naso è stato un mosaico complesso: inizialmente austero, con note terrose, cuoio, tabacco e fumo di camino, per poi essersi aperto in sentori più sottili di rosa appassita, viola selvatica e spezie orientali. I profumi hanno danzato e sono mutati a braccetto con il tempo concesso dalla vendemmia alla tardiva apertura avvenuta, in questo caso, dopo più di mezzo secolo.

L’assaggio è stato una sfida per il degustatore: tannini poderosi, con un vago ricordo dell’impenetrabilità dei primi anni, che si sono addolciti solo dopo la lunga attesa. La struttura è apparsa ancora imponente, con una freschezza tagliente e una sapidità che ne ha esaltato la profondità. Il finale è stato interminabile, con ritorni di liquirizia, goudron e un’eco balsamica che ha persistito come un sussurro lontano.

Ha trasmesso una sua propria inflessibile severità, non cercando di sedurre con morbidezze facili o aromi ruffiani. È stato un vino che ha richiesto tempo, dedizione e comprensione e mi è parso abbia pienamente incarnato la dimensione più autentica della Langa: colline aspre, nebbie avvolgenti, vendemmie faticose. Non vi è stato spazio per l’effimero, solo per la sostanza.

Nel tempo pare essersi evoluto in un equilibrio maestoso, rivelando la sua vera essenza a chi ha avuto la pazienza di attenderlo. È stato un inno all’attaccamento alla terra, all’etica contadina che non ha concesso compromessi.

Per me, questo Barolo Annunziata 1974 Accomasso è stato molto più di un vino: ha rappresentato un’idea, un principio, un modo di concepire la viticoltura che ha resistito alle mode. Ogni sorso è stato un tributo alla tradizione, all’austerità delle Langhe, a un tempo che è scorso lento e ha imposto attesa. Non un vino per tutti, ma per coloro che sanno ascoltare la voce antica della terra. Chi lo ha bevuto senza fretta, chi ha saputo aspettare, ha scoperto in esso una bellezza e l’essenza stessa del tempo.

Barolo Annunziata 1974 Accomasso - Emozioni d'annata di Bernardo Coresi
foto: BC ©
Epilogo

Soddisfatto, il viaggiatore sentì che il suo cammino era concluso. Non serviva più cercare altrove, né fuori da quella cantina, né oltre se stesso.

Capì che la ricerca stessa, il viaggio intrapreso, avevano creato la magia della scoperta. Capì che la ricerca richiedeva tempo, al pari del lavoro contadino, e che senza quel prezzo da pagare in tempo non avrebbe mai potuto giungere al punto dove si trovava adesso. Capì che la qualità richiede una pazienza che non va mai d’accordo con l’immediatezza, che a volte la ricerca dura anni, a volte varie intere vite.

Si sedette allora davanti a quella vecchia botte con il bicchiere postogli in mano dall’anziano vignaiolo e lo osservò di nuovo, e ancora lo annusò, e ancora lo sorseggiò, ringraziando il vignaiolo per averlo aspettato, per avergli permesso di compiere traiettorie imperscrutabili che al fine lo avrebbero comunque portato a quel preciso istante e alla possibilità di assaggiare non un vino, ma la sostanza stessa del suo viaggio.


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buone feste da Spirito Italiano – spiritoitaliano.net

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