Accordo su NGT: chance con rischio

Accordo europeo sulle nuove tecniche genomiche (NGT). Opportunità e rischi, anche per la vitivinicoltura.


Mentre si ridiscutono i termini del Green Deal e si fanno retromarce importanti su emissioni e fonti energetiche (ci ritorneremo, potrebbe servirci parlare ancora di bioenergia), in Europa si fanno anche passi in avanti.

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Il recentissimo accordo politico trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio) raggiunto sulle nuove tecniche genomiche (NGT) rappresenta un punto di svolta storico per l’agricoltura europea che sta per concludere un iter durato quasi due anni e un cammino che sta procedendo, di fatto, da inizio secolo.

Una complessa maratona normativa, che ha attraversato tempi, società e legislature, durata oltre vent’anni. Ricostruiamo velocemente le ultime fasi per capire del perché riteniamo così importante il compromesso sulle biotecnologie a cui siamo arrivati.

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Antefatti
  • 2001:
    Viene adottata l’attuale legislazione sugli OGM. Per oltre vent’anni, la ricerca genetica europea rimane vincolata a norme scritte prima della rivoluzione delle tecniche di precisione.
  • luglio 2023:
    la Commissione Europea adotta e presenta ufficialmente la proposta di Regolamento per le piante ottenute con NGT, puntando a conciliare innovazione e sostenibilità (Green Deal).
  • febbraio 2024:
    ne scrivemmo: nasce, sotto la Presidenza belga, il “Testo di compromesso di febbraio”, che tenta di affrontare il nodo spinoso dei brevetti. Nonostante i progressi, la maggioranza qualificata non viene raggiunta.
  • aprile 2024:
    Il Parlamento Europeo adotta ufficialmente la sua posizione in prima lettura, confermando (testo 10952/24) la volontà di procedere verso una semplificazione per le NGT-1.
  • secondo semestre 2024:
    la Presidenza ungherese affronta i temi tecnici più controversi. Attraverso un non-paper, cerca di mediare tra posizioni fortemente polarizzate. In questa fase, viene richiesto un parere al Servizio Giuridico del Consiglio per limitare la “delega di potere” alla Commissione, garantendo che le modifiche ai criteri tecnici rimangano sotto il controllo degli Stati membri.
  • febbraio 2025:
    la Presidenza polacca compie il passo decisivo e presenta un testo (il 6292/25) che punta alla massima trasparenza sui brevetti e a licenze eque per gli operatori. Questo equilibrio permette di superare le riserve di esame di molte delegazioni.
  • dicembre 2025:
    dopo mesi di trilogo, viene raggiunto l’accordo politico definitivo. In attesa del voto di marzo 2026, l’Europa sblocca ufficialmente il potenziale dell’innovazione genetica per rendere il sistema alimentare resiliente e sostenibile.
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Credits: B. Panagiotis
Sintesi dell’Accordo NGT

L’intesa di questi giorni (testo 6426/25), in attesa del voto finale previsto per marzo 2026, è davvero un via libera a sbloccare il potenziale dell’innovazione genetica e rendere il sistema alimentare dell’UE più resiliente e sostenibile, in linea con gli obiettivi del Green Deal.

Il cuore della riforma risiede nella differenziazione normativa che supera la rigidità della vecchia legislazione sugli OGM. Il testo definisce due categorie:

  1. NGT-1 (modifiche semplici):
    piante ottenute con tecniche come la cisgenesi e la mutagenesi mirata, le cui modifiche sono paragonabili a quelle ottenibili in natura o tramite la selezione convenzionale. Queste colture vengono equiparate alle pratiche convenzionali, necessitando solo di una verifica tecnica semplificata e, cosa fondamentale, saranno esentate dall’obbligo di etichettatura OGM sui prodotti finali.

  2. NGT-2 (modifiche complesse):
    piante che presentano alterazioni genetiche più estese e non ottenibili con i metodi tradizionali. Queste restano soggette alle regole di autorizzazione, tracciabilità e valutazione del rischio più severe, analoghe a quelle degli OGM classici.

Per quanto riguarda la tracciabilità, pur abbandonando l’obbligo generalizzato sui prodotti finali NGT-1, l’accordo impone l’identificazione obbligatoria sui semi e nei registri ufficiali.

Infine, sul fronte dei brevetti, si è rinunciato al divieto totale, optando per misure di salvaguardia. Sarà definito un Codice di condotta entro 18 mesi per garantire l’equo accesso alle tecnologie e prevenire l’eccessiva concentrazione di mercato, tema caro ai piccoli agricoltori.

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Credits: M. Bockel

E in vigna?

Arriviamo però al nostro campo, alla nostra vigna: potrebbe adesso cambiare qualcosa? Quali opportunità si aprono ufficialmente per il settore? Molti di noi tendono ad assaggiare e valutare la bevanda senza curarsi troppo di come ci si arrivi. Se però siete qui a leggere, significa anche che condividete la nostra idea di “andare oltre” il calice e quindi proviamo a fare insieme alcune valutazioni che – lo precisiamo – rimangono ipotesi che possono essere smentite dal futuro.

Il settore vitivinicolo potrebbe davvero trovarsi di fronte a un bivio cruciale perché l’introduzione delle NGT non è più una questione teorica, adesso è una concreta possibilità di risposta alle sfide crescenti.

Opportunità e rischi

L’adozione delle NGT-1 può offrire alla vite benefici immediati e misurabili, in un contesto dove il mantenimento della produzione di qualità è sempre più arduo:

  • Difesa sanitaria sostenibile:
    l’opportunità più evidente riguarda lo sviluppo di vitigni intrinsecamente resistenti alle principali malattie fungine, come la peronospora e l’oidio. Questo ridurrebbe drasticamente la dipendenza da trattamenti fitosanitari, consentendo una gestione del vigneto più sostenibile, riducendo l’impronta chimica e i costi operativi.
  • Adattamento al clima:
    le NGT-1 permetterebbero di calibrare la vite per resistere meglio alla siccità e alle ondate di calore. L’accesso a varietà più tolleranti allo stress idrico è cruciale per preservare la qualità dell’uva in climi più caldi, salvaguardando il delicato equilibrio tra zuccheri, acidità e precursori aromatici, fondamentali per l’espressione del terroir.
  • Velocità di innovazione:
    il tempo è, ovunque, un fattore critico. Se la selezione convenzionale di un nuovo vitigno resistente richiede decenni, le NGT possono accelerare questo processo, permettendo all’industria di reagire con maggiore tempestività ai cambiamenti climatici e all’emergere di nuovi patogeni.

L’introduzione delle NGT nel vino solleva, tuttavia, questioni complesse che l’accordo cerca di mitigare, ma non può eliminare completamente:

  • Identità varietale e DOP:
    la viticoltura europea è fondata sulla tipicità e sull’identità dei suoi vitigni. Ogni modifica, anche se tecnicamente equivalente a una mutazione naturale, può sollevare interrogativi sulla “purezza” delle uve utilizzate nelle DOP e IGP. Sarà necessario un confronto a livello di consorzi per stabilire in che misura le NGT possano essere integrate senza snaturare il disciplinare di produzione.
  • Percezione del consumatore:
    Nonostante l’esenzione dall’etichetta OGM per le NGT-1, l’esistenza di un’etichetta obbligatoria sui semi e l’apertura al dibattito pubblico mantengono viva la sensibilità del consumatore. Molti settori, in primis il biologico (che vieta l’uso di qualsiasi NGT), temono una confusione o un rifiuto da parte di un pubblico sempre più orientato verso la “naturalità” e la “tradizione”.
  • Monopolio:
    Il rischio legato ai brevetti è che la tecnologia NGT possa finire per essere controllata da poche grandi multinazionali sementiere, limitando la libertà di scelta e aumentando la dipendenza degli agricoltori, soprattutto i piccoli produttori di nicchia che caratterizzano il panorama vinicolo.
Via di mezzo pragmatica

L’accordo NGT rappresenta una “via di mezzo” pragmatica: riconosce la necessità dell’innovazione per la sostenibilità futura, ma promette di mantenere alcuni dei meccanismi di controllo e trasparenza (tracciabilità sui semi e il Codice di condotta sui brevetti) per tutelare gli interessi dei diversi attori.

Il settore vitivinicolo e delle bevande alcoliche, almeno qui, non sarà il primattore che potrà far valere il suo peso specifico, ma vivrà comunque di riflesso eventuali criticità che potrebbero emergere in caso di utilizzo inappropriato delle norme, anche se tali criticità emergessero in altre branche dell’agroalimentare.

Quindi, indipendentemente da tutto, il successo nel settore vinicolo non dipenderà solo dalla scienza, bensì dalla fiducia che si instaurerà nel consumatore e dalla capacità dell’industria di comunicare in modo trasparente l’uso e i benefici delle NGT, garantendo che le modifiche valorizzino davvero la qualità, il territorio e il suo ecosistema.

Non tutti lo vedono di buon occhio

Marzo 2026 sta arrivando, ma il voto non è così scontato. C’è ancora molta maretta nell’aria di Bruxelles, con la Danimarca orgogliosa della decisione avvenuta sotto la sua presidenza, ma con altri paesi non così soddisfatti dell’esito. In più c’è il classico “destra vs sinistra”, con i primi inclini a chiudere e i secondi che invece denunciano gravi rischi per il futuro.

Già noto per la sua sana combattività in aula, il parlamentare S&D Christophe Clergeau, dopo aver nei giorni scorsi mosso dure critiche riguardo alle politiche agricole (assieme ai colleghi di partito García Pérez, Wölken e Nardella), dai suoi canali ufficiali ha dichiarato di come ritienga l’accordo catastrofico e assolutamente inaccettabile.

Secondo il vicepresidente del Gruppo parlamentare, ci sono fortissimi rischi di ritrovarsi con nuovi OGM senza: alcuna sorveglianza effettiva, alcuna tracciabilità, alcuna possibilità di identificazione e alcuna restrizione sui brevetti relativi alle piante ottenute dai nuovi OGM:

Un accordo che secondo Clergeau, ci farà giocare agli apprendisti stregoni, togliendo ai consumatori la libertà di scelta e consegnando gli agricoltori nelle mani di Bayer-Monsanto e compagnia bella: «Cet accord nous fait jouer aux apprentis sorciers. Il enlève aux consommateurs leur liberté de choix et livre les agriculteurs à Bayer-Monsanto et consorts».

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Credits: K Hicks

Capite che i grandissimi interessi stanno altrove, ma il settore vitivinicolo, in attesa della decisione, rimane a guardare con molta attenzione.


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fonte: European Council, clergeau.eu
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