Accordo di libero scambio UE-Australia: deroga sul Prosecco ma l’opportunità è grande. Spiragli di nuove sinergie globali.
Il 24 marzo 2026 potrebbe essere un’altra data significativa per la politica commerciale dell’Unione Europea. Dopo l’accordo con Mercosur, con varie sbandate ma prossimo alla sua applicazione provvisoria dal 1° maggio, arriva un’altra stretta di mano che pare rallegrare – stavolta – davvero tutti.
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A Canberra, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Primo Ministro australiano Anthony Albanese hanno siglato un’intesa che va ben oltre i semplici scambi di merci. Non si tratta solo di un trattato di libero scambio (FTA), ma di un “pacchetto” strategico che include una nuova Partnership per la Sicurezza e la Difesa e l’avvio formale dei negoziati per l’adesione dell’Australia a Horizon Europe, il principale programma di ricerca dell’Unione.

Un accordo che si promette l’ambizioso obiettivo di ridefinire gli equilibri del mercato globale, in particolare per il settore del vino e dell’agroalimentare.
In un’epoca di crescente incertezza nei rapporti con gli Stati Uniti, segnata da spinte protezionistiche, l’Europa ha quindi confermato di voler consolidare la propria autonomia strategica, stringendo legami con partner che condividono una visione basata sulle regole, sulla tutela della qualità e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento, specialmente per quanto riguarda le materie prime critiche.
Temi principali dell’accordo UE-AUS
L’accordo (sintesi dell’accordo UE-AUS) garantirà agli esportatori dell’UE un accesso privilegiato al mercato australiano, tra cui:
- eliminare oltre il 99 % dei dazi sulle esportazioni di merci dell’UE verso l’Australia (riducendo di circa 1 miliardo di all’anno i dazi per le imprese di tutte le dimensioni);
- apertura del mercato australiano dei servizi in settori chiave, compresi i servizi finanziari e le telecomunicazioni;
- fornire alle imprese dell’UE un maggiore accesso agli appalti pubblici australiani;
- stabilire norme ambiziose sui flussi di dati che vietino gli obblighi di localizzazione dei dati;
- garantire le catene di approvvigionamento delle materie prime critiche abbassando le tariffe sulle importazioni e aprendo opportunità di investimento.
Riprendiamo direttamente la fonte Commissione Europea per altri sostanziali dettagli:
L’accordo prevede un meccanismo di salvaguardia bilaterale che consente all’UE di adottare misure per proteggere i prodotti europei sensibili e i loro produttori nell’improbabile eventualità di un’impennata delle importazioni dall’Australia che causi un pregiudizio al mercato dell’UE.
Come ulteriore livello di protezione per gli agricoltori, il meccanismo di salvaguardia bilaterale sarà reso operativo in un regolamento autonomo dell’UE che vedrà l’avvio di protezioni rapide ed efficaci, nell’improbabile caso di un’impennata imprevista e dannosa delle importazioni o di un’indebita diminuzione dei prezzi per i produttori dell’UE.
A seguito degli accordi recentemente conclusi con l’Indonesia e l’India, questo accordo diversifica ulteriormente la rete di partner commerciali dell’UE nella regione indo-pacifica di importanza strategica e rafforza la posizione dell’Europa sulla scena mondiale.
L’intesa proteggerà complessivamente 165 (IG) alimentari e 231 bevande spiritose UE fra le più note (sintesi dell’accordo UE-AUS), ma per il mondo wine&spirit italiano, il punto cruciale riguarda – ovviamente – la protezione delle nostre eccellenze, soprattutto quelle vinicole.

Fine (con deroga) dell’Australian Prosecco
Molti di voi sapranno che, per anni, il mercato australiano ha rappresentato una vera “spina nel fianco” per alcuni produttori e, se parliamo di export, soprattutto per il nostro vino più rappresentativo a volume.
Di Prosecco australiano se ne produce e se ne vende ancor oggi a fiumi, ma con l’accordo siglato ieri cambieranno le cose perché l’Australia ha formalmente riconosciuto il Prosecco (italiano) come IG protetta, insieme ad altre eccellenze come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e il Grana Padano.
Ciò però non significa che da domani si smetta di commercializzare l’AusProsecco. L’Europa, per la prima volta, ha concesso una deroga eccezionale che – almeno dalle prime dichiarazioni – pare non preoccupare troppo i nostri produttori del nordest viste le promesse di abbattimento totale dei dazi.
Il termine Prosecco potrà, infatti, proseguire a essere utilizzato in Australia come denominazione varietale, con rigide normative in materia di etichettatura al fine di evitare che il consumatore venga tratto in inganno sulla vera origine del vino. Le esportazioni dovranno però cessare entro dieci anni.
Se per gli spirits italiani il Mercosur può dare maggiori soddisfazioni, per il vino UE l’Australia è attualmente l’undicesimo mercato, con un valore che ha superato i 300 milioni di euro nell’ultimo anno e gli spumanti rappresentano circa la metà del volume di scambio: l’occasione per le nostre bolle è oggettivamente straordinaria.

Le prime impressioni
Sull’opportunità da cogliere, ha rimarcato anche CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins), così la presidente Marzia Varvaglione:
[trad.] «In un periodo di incertezza geopolitica e di aumento dei costi di produzione e commercializzazione, questo accordo offre un’opportunità concreta per diversificare le esportazioni e rafforzare la competitività globale delle aziende vitivinicole dell’UE. Pur dovendo ancora esaminare nel dettaglio il testo definitivo, il risultato è già positivo per il settore vitivinicolo dell’UE».
“Questo accordo rappresenta una vittoria storica per la diplomazia commerciale europea e per il nostro settore vinicolo,” ha commentato un portavoce del CEEV (Comité Vins). “Non stiamo solo eliminando i dazi, ma stiamo esportando un modello di protezione della qualità che valorizza il legame tra prodotto e territorio, sottraendo i nostri marchi più prestigiosi alla banalizzazione dei nomi generici.”
Il Segretario generale CEEV Ignacio Sánchez Recarte, ha invece sottolineato la questione tutela:
[trad.] «La tutela delle IG è stata uno degli elementi più delicati della negoziazione, con implicazioni che vanno oltre l’Australia. L’eliminazione graduale dell’uso del termine ‘Prosecco’ per le esportazioni australiane, insieme a norme di etichettatura più chiare per evitare confusione tra i consumatori quando i produttori australiani utilizzano sul mercato interno il termine Prosecco come nome di un vitigno, non è un risultato negativo, considerando la complessità delle discussioni».
Se il vino è il fiore all’occhiello dell’intesa, l’intero comparto agroalimentare ne esce rafforzato. La promessa eliminazione dei dazi doganali su quasi il 99% delle esportazioni permetterà ai prodotti italiani di competere ad armi pari in un mercato caratterizzato da un alto potere d’acquisto e, non scordiamocelo, con regole all’origine molto più controllate rispetto a quanto si ipotizza per i paesi latino-americani.
Il settore lattiero-caseario vede aprirsi praterie finora limitate da barriere tariffarie e rigide quote d’importazione. Oltre al cibo, l’accordo tocca settori chiave come l’automotive: la rimozione dei dazi del 5% e l’innalzamento della soglia della tassa sulle auto di lusso per i modelli “green” potrebbe favorire i marchi dell’elettrico e quelli più esclusivi di casa nostra.

Guardare al mondo che ci guarda
L’aspetto forse più rilevante di questo trattato è la sua valenza geopolitica. Con la firma di ieri, l’Unione Europea lancia nuovamente un segnale chiaro: la dipendenza dai mercati tradizionali, in primis quello statunitense, deve essere mitigata attraverso una diversificazione intelligente. In attesa delle elezioni di mid-term, Washington prosegue a oscillare tra l’isolazionismo e la continua rinegoziazione dei trattati esistenti, mentre Bruxelles accelera sulla rete dei partner dell’Indo-Pacifico.
Così Ursula Von der Leyen durante la conferenza stampa congiunta a Canberra:
«In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, l’UE sceglie la via dell’apertura e della stabilità […] L’UE e l’Australia possono essere geograficamente distanti, ma non potremmo essere più vicini in termini di visione del mondo. Con questi nuovi partenariati dinamici in materia di sicurezza e difesa, nonché di commercio, ci stiamo avvicinando ancora di più. Questi accordi mettono in atto strutture durature e basate sulla fiducia per sostenere la pace e la sicurezza attraverso la forza; guidare la prosperità attraverso il commercio basato su regole e lavorare insieme per sostenere le istituzioni globali. Ci impegniamo a costruire un futuro più pulito e digitale per i nostri cittadini, lavoratori e imprese. E stiamo inviando un segnale forte al resto del mondo: l’amicizia e la cooperazione sono ciò che conta di più in tempi di turbolenza»
Questa visione non è isolata. Anche il Canada, pur essendo legato agli USA dal trattato USMCA, sta attivamente cercando di rinsaldare i rapporti con l’UE e con altri partner della sponda pacifica.
Ottawa osserva con estremo interesse l’evoluzione dei rapporti UE-Australia, consapevole che la stabilità offerta dai trattati con l’Europa rappresenti un paracadute necessario contro le fluttuazioni delle politiche nordamericane. Furono più o meno queste le parole del Primo ministro (ed economista) Mark Carney, poche settimane fa a Davos davanti all’élite imprenditoriale mondiale:
[trad.] «Sosteniamo con forza gli sforzi per costruire un ponte tra il Partenariato Trans-Pacifico (CPTPP) e l’UE, che creerebbe un nuovo blocco commerciale di 1,5 miliardi di persone. Le potenze di medio raggio si stanno muovendo. L’UE e il CPTPP avvieranno quest’anno i negoziati per raggiungere un accordo che integri le catene di approvvigionamento di paesi membri come Canada, Singapore, Messico, Giappone, Vietnam, Malesia e Australia con l’Europa.
Un accordo che avvicinerebbe quasi 40 nazioni situate agli antipodi del globo, con l’obiettivo di raggiungere un’intesa sulle cosiddette regole di origine che determinerebbero la nazionalità economica di un prodotto. Un accordo consentirebbe ai produttori di entrambi i blocchi di commerciare beni e componenti in modo più agevole, attraverso un processo tariffario a basso costo».
Anche la cooperazione tra Canada e UE potrebbe quindi presto conoscere una nuova fase di espansione, mirando a una “convergenza regolatoria” che semplifichi ulteriormente gli scambi per le piccole e medie imprese.

Veri accordi…
L’accordo non è quindi solamente una lista di tagli ai dazi. Per la prima volta, sono stati inseriti capitoli vincolanti riguardanti il rispetto degli standard ambientali e dei diritti dei lavoratori. L’Accordo di Parigi sul clima è diventato una precondizione fondamentale per la validità dell’intesa commerciale. Il che significherebbe – con noi si apre una porta spalancata – un’ulteriore garanzia: non si tratterebbe solo di vendere di più, ma di competere in un quadro che valorizza la sostenibilità della filiera e (come accennato sopra) in un ambito più regolamentato ed equo.
L’intesa con l’Australia apre così una stagione di speranza per il nostro l’export nel momento in cui l’Unione Europea prova a tenere l'”albero” dritto provando a navigare su rotte alternative nelle acque turbolente del commercio internazionale.
Serve sagacia, diplomazia e intuito. Il mondo guarda ai conflitti, ma anche al modo di poterne sopravvivere civilmente.
[PB]
fonti: Commissione Europea, CEEV
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