5 marzo: buona Grappa a tutti

Editoriale

Una ricorrenza su cui meditare: il 5 marzo è la Giornata della Grappa. Identità, tutela e mercati: ognuno giochi il proprio ruolo.


Domani, 5 marzo si celebra la Giornata internazionale della Grappa. Una data simbolica che, al di là delle ricorrenze, ci offre l’occasione per fare il punto sul distillato più identitario del nostro Paese.


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Abbiamo voluto anticipare di un giorno il nostro articolo per consentire a tutti voi un po’ di riflessione. Questo perché la Grappa – non è l’unica, ma certamente lo è – rappresenta molto più di una bevanda: è una storia agricola, è cultura contadina e sociale trasformata poi in prodotto merceologico che oggi significa valore e immagine del cosiddetto – e inflazionato – termine made in Italy.

Grappa - foto: Paolo Bini © Spirito Italiano
foto: PB ©
L’evoluzione e la tutela della Grappa IG

Sappiamo di quanto, in questi ultimi anni, il comparto abbia attraversato una fase complessa legata in primis ai consumi interni che non sono più quelli di un tempo. La Grappa, storicamente legata al fine pasto e a un pubblico maturo, ha dovuto fare i conti con il cambiamento delle abitudini e con la concorrenza di nuovi spirits, spesso più “facili” e comunicativamente aggressivi. Il calo dei consumi domestici è un dato che le associazioni di categoria non hanno mai nascosto, così come non hanno nascosto la necessità di ripensare linguaggi e mercati.

Eppure, se si guarda oltre il perimetro nazionale, il quadro si fa più articolato. L’export rappresenta oggi una leva strategica fondamentale. Negli ultimi mesi, le esportazioni hanno mostrato segnali di tenuta, confermando come la Grappa continui a essere riconosciuta all’estero come simbolo autentico del Paese. Non siamo di fronte a numeri paragonabili ai grandi distillati internazionali, ma il dato resta significativo per una categoria che fino a pochi decenni fa era quasi esclusivamente domestica.

In questo percorso ha avuto indubbiamente un ruolo centrale il lavoro del Consorzio Nazionale Grappa. Il riconoscimento e la tutela dell’Indicazione Geografica hanno rafforzato l’identità del prodotto, distinguendolo in modo netto da altre acquaviti e fornendo quel posizionamento di vertice qualitativo necessario per distaccarsi definitivamente dai retaggi del passato – il grappino, la sgnappa, tutta d’un sorso… – . L’inserimento nel registro delle IG ha rappresentato un passaggio cruciale: non solo una tutela giuridica, ma uno strumento per presidiare i mercati e difendere valore.

Grappa - photo: Messe Düsseldorf/CTillmann © - courtesy Prowein ProSpirits
photo: Messe Düsseldorf/CTillmann © – courtesy Prowein ProSpirits
Il mondo sta comprendendo

Parallelamente, il lavoro di promozione internazionale si è intensificato. Da anni, a Parigi, all’interno di Wine Paris & Vinexpo Paris, il padiglione Be Spirits è diventato un punto di riferimento per il mondo degli spirits. Stesso discorso per la sezione ProSpirits inserita nel ProWein a Düsseldorf (proprio quest’anno ha raddoppiato gli spazi). La presenza della Grappa in questi contesti è sempre meno marginale: significa confrontarsi con buyer e operatori che guardano al distillato italiano con interesse crescente, anche in chiave contemporanea.

Lo stesso segnale arriva dall’Italia. A Vinitaly 2026 sarà prevista un’area dedicata, Excellent Spirits, a dimostrazione di come il mondo del vino – da cui la Grappa nasce – riconosca sempre più il valore strategico del comparto distillati. Non si tratta solo di esposizione commerciale, ma di una presa d’atto culturale: gli spirits, e la Grappa tra questi, fanno parte a pieno titolo dell’economia vitivinicola e ne consentono una circolare e virtuosa.

Un altro fronte decisivo è quello della mixology. Per anni la Grappa è stata percepita come un distillato “da meditazione”, poco incline alla miscelazione. Oggi qualcosa sta finalmente cambiando. Su Spirito Italiano ci lavoriamo da anni e raccontiamo (anche autonomamente) di quanto bartender e locali di qualità inizino a sperimentare con signature e twist on classic. È un terreno ancora in evoluzione, ma rappresenta un’opportunità concreta per intercettare un pubblico più giovane e internazionale.

Tuttavia, non si possono ignorare le criticità. I piccoli distillatori artigianali, spesso realtà familiari radicate nei territori, vivono una fase delicata. L’aumento dei costi energetici pesa in modo significativo su un processo produttivo energivoro come la distillazione. A questo si aggiungono le difficoltà burocratiche, una pressione fiscale rilevante, una concorrenza globale sempre più strutturata e la disinformazione.

Il rischio è che proprio quelle aziende che incarnano la dimensione più autentica e territoriale della Grappa facciano fatica a reggere. E sarebbe una perdita non solo economica, ma culturale. La Grappa è figlia della vinaccia fresca, del legame diretto con le cantine, del sapere tramandato. Senza questa rete diffusa, il prodotto perderebbe parte della sua anima (forse quella più sincera) e la resistenza dei piccoli a non cedere completamente al lavoro per terzi.

Grappa - photo: Messe Düsseldorf/CTillmann © - courtesy Prowein ProSpirits
photo: Messe Düsseldorf/CTillmann © – courtesy Prowein ProSpirits
Gli scenari

Sul fronte internazionale, le incognite non mancano. Gli Stati Uniti restano un mercato chiave, ma i dazi rappresentano un elemento di instabilità. Le tensioni commerciali e le politiche protezionistiche possono incidere in modo significativo su un comparto che non dispone delle stesse risorse promozionali dei grandi gruppi internazionali. Un eventuale ulteriore irrigidimento delle condizioni di accesso al mercato americano avrebbe effetti immediati sulle esportazioni.

Allo stesso tempo, si aprono nuovi scenari. Le prospettive di rafforzamento dei rapporti con i Paesi del Mercosur potrebbero facilitare l’ingresso in mercati sudamericani con un forte legame culturale con l’Italia. Ancora più interessante appare il dossier India. Il mercato indiano dei distillati, dopo anni di barriere e complessità normative, mostra segnali di riapertura. Per la Grappa si tratta di una sfida ambiziosa: entrare in un contesto dominato da whisky e spirits locali richiede investimenti, educazione del consumatore e una strategia di lungo periodo.

La Giornata nazionale della Grappa, quindi, non può essere solo un momento celebrativo. È un’occasione per interrogarsi su quale futuro si voglia costruire. La strada tracciata negli ultimi anni – tutela dell’identità, rafforzamento dell’IG, promozione internazionale, dialogo con la mixology – è quella giusta. Ma serve continuità, serve sistema e serve una maggiore capacità di comunicare la complessità del prodotto.

La Grappa non è un distillato qualunque. È un prodotto che nasce dalla valorizzazione di uno scarto, trasformato in eccellenza. In un’epoca che parla tanto di sostenibilità, questo aspetto dovrebbe essere centrale nella narrazione. Così come centrale dovrebbe restare il legame con il territorio e con la filiera vitivinicola.

Il 5 marzo, dunque, non è solo una data in calendario. È un promemoria: la Grappa ha saputo attraversare secoli di storia, adattarsi ai cambiamenti e ritagliarsi uno spazio nei mercati internazionali. Oggi è chiamata a un nuovo passaggio: consolidare quanto costruito in questi ultimi anni e saper affrontare con lucidità le sfide che verranno. La “torta” nazionale non è più grande come quella di un tempo, ma i piccoli e buoni sorsi di distillato italiano sono molto più apprezzati di allora.

Grappa - foto: Paolo Bini © Spirito Italiano
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Possiamo farcela salvando la nostra identità, sostenendo gli artigiani più piccoli e periferici, aprendoci al mondo e promuovendo il bere di qualità, moderato e consapevole.

Buon 5 marzo, buona Grappa a tutti da Spirito Italiano.

[PB]


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foto: Paolo Bini ©, Messe Düsseldorf/CTillmann ©
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