Un moderno Vermouth di Torino

Il Vermouth di Torino cresce sui mercati e prosegue a innovarsi sulla base enologica. Uno stretto legame con qualità e territori.


Vorrei iniziare con una domanda: è possibile innovare la tradizione quando si tratta di un prodotto profondamente radicato nella cultura e nel costume sociale?


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Molti di voi avranno annuito, ma la risposta non è così banale quando pensiamo a un’espressione storica della tradizione piemontese come il Vermouth di Torino. Un prodotto che non è solo identità, ma anche disciplinare, indicazioni produttive precise e un riconoscimento IGP che ne tutela origine e autenticità.

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courtesy: Uff stampa Consorzio Vermouth di Torino

Partecipando all’edizione 2026 di “Il Vermouth di Torino… a Torino”, la risposta che però mi sono dato è stata chiara e inequivocabile: sì, l’innovazione è possibile. Questa non passa necessariamente dalla rottura con il passato, ma soprattutto da due elementi fondamentali: quello enoviticolo e quello comunicativo.

Se per anni il vermouth è stato percepito principalmente come un prodotto della miscelazione classica, o come un vino aromatizzato, oggi, invece, l’attenzione si sta spostando sempre di più sulla base vino, vero elemento strutturale su cui viene costruito il profilo aromatico finale.

Quello della base enologica è un aspetto interessantissimo da trattare ed è emerso con forza come i produttori stiano sperimentando e valorizzando vini profondamente legati al territorio. Dai grandi capisaldi della viticoltura piemontese come il vitigno Nebbiolo, fino a varietà meno note ma estremamente identitarie come l’Erbaluce.

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foto: NB ©

Il filo conduttore è quasi sempre lo stesso: partire da un vino locale, per costruire un vermouth che sia espressione autentica del proprio territorio di origine. Questo approccio ha contribuito anche a superare una tradizione molto rigida: quella che vedeva il vino bianco come base quasi esclusiva, persino per i vermouth rossi.

Oggi non è più una regola assoluta: le basi cambiano, si diversificano, raccontano nuove storie senza snaturare il prodotto e non vengono più relegate al ruolo di “elemento neutro”. L’Artemisia absinthium rimane l’ingrediente cardine e distintivo, ma dialoga con vini sempre più caratterizzati e riconoscibili, dando vita a vermouth con identità nette e contemporanee.

A tal proposito, è stato davvero interessante seguire il seminario su “Le botaniche piemontesi impiegate per il Vermouth di Torino” con la presentazione della filiera delle erbe piemontesi. Assaggiare gli estratti puri delle diverse Artemisie utilizzate nella produzione è stato essenziale per comprendere come la materia prima stia diventando il vero ago della bilancia qualitativa, ben oltre il marketing.

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foto: NB ©

Le strategie commerciali rimangono comunque di primaria importanza e, nell’innovazione, coinvolgono anche la stessa comunicazione visiva: le etichette dei Vermouth di Torino IGP stanno vivendo una loro nuova stagione proponendo grafiche e impliciti racconti che rinnovano il passato senza dimenticarlo.

Etichette colorate, curate, mai pacchiane e che guardano alle origini, alla Torino ottocentesca, ma con prospettiva rivolta al futuro e alle nuove generazioni. Forme che funzionano esteticamente, che colpiscono, attraggono e raccontano una storia prima ancora dell’assaggio. Un linguaggio visivo che rende il vermouth più accessibile, senza banalizzarlo.

In più c’è la collaborazione con Insuperlabel che coinvolgerà decine di studi grafici professionali di tutta Italia per un contest innovativo: la creazione di una speciale etichetta istituzionale del Vermouth di Torino.  

Che l’approccio stia cambiando l’abbiamo percepito anche nell’area dedicata al food pairing, rimasta in overbooking per tutto il pomeriggio. Molto appaganti i test sulle varie tipologie Dry, Bianco e Rosso in abbinamenti variegati: dalla tartare di pesce spada ai formaggi erborinati, fino all’intensità dei macaron al cioccolato fondente.

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foto: NB ©
I numeri della crescita

Durante la conferenza stampa sono stati presentati i dati reali del comparto. La produzione nel 2025 ha raggiunto 6.948.000 bottiglie (da 0,75 l), con una crescita media annua del 16,4% dal 2018.

Dati alla mano, è significativo il balzo del valore: il prezzo medio al consumo è passato dai 17,92 euro del 2018 agli attuali 24,15 euro. Non è solo una questione di volumi: il Consorzio, che oggi rappresenta il 96% della produzione totale, sta portando il prodotto con decisione verso la fascia premium, con un export che supera ormai il 60%.

Nuovi assetti e visioni future

L’evento è stato anche l’occasione per ascoltare da vicino la nuova squadra operativa. Alla presidenza siede ora Bruno Malavasi, affiancato dal vice Giorgio Castagnotti, mentre rimane alla direzione del Consorzio il dott. Pier Stefano Berta, garantendo continuità progettuale e strategica.

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courtesy: Uff stampa Consorzio Vermouth di Torino

Ascoltando le dichiarazioni di Malavasi, emerge la volontà di “blindare” la filiera: la priorità del nuovo CdA è la valorizzazione della denominazione attraverso uno sviluppo sostenibile e un controllo tecnico più serrato. Per dare impulso a questa visione, la struttura è stata potenziata con l’ingresso di Sara Sacco Botto (promozione territoriale) e con un ruolo più operativo delle commissioni interne tecnico-legale e marketing. «Vogliamo spiegare i prossimi passi per valorizzare non solo il prodotto, ma la cultura e il territorio che stanno alla base dell’indicazione geografica» ha dichiarato il Presidente durante l’incontro.

Quello del Consorzio è un percorso strutturato che affonda le sue radici nel 2017 con la nascita dell’Istituto del Vermouth e trova una svolta decisiva nel 2019, anno della sua nascita ufficiale. I soci sono oggi 41, tra produttori, proprietari di marchi e realtà legate alle erbe e alle botaniche.

Per quanto sopra, diventa un passaggio chiave l’ingresso nel consorzio della Cooperativa Erbe Aromatiche Pancalieri, realtà storica che si occupa della coltivazione di 25 piante officinali fondamentali per la liquoristica italiana. Un’integrazione che rafforza ulteriormente il legame tra vermouth, territorio e materia prima, rendendo la filiera non solo più solida, ma anche più coerente con i valori di qualità e identità che identificano la bevanda.

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courtesy: Uff stampa Consorzio Vermouth di Torino
Tradizione locale, visione globale

Con 540 calici consegnati e un’affluenza costante di operatori Horeca e professionisti, la giornata ha confermato la vitalità dell’unica IGP al mondo dedicata al vermouth. La sensazione, lasciando i banchi d’assaggio, è quella di un comparto che ha smesso di essere nostalgico per diventare strategico: la strada per il 2026, tra Stati Generali e tracciabilità delle erbe, sembra già molto chiara.

ll Vermouth di Torino IGP oggi è questo: un prodotto con radici profondamente locali, ma con uno sviluppo e una visione globale. Un esempio virtuoso di come la tradizione non sia un limite, ma una base solida da cui partire per innovare, sperimentare e comunicare in modo efficace.

A giudicare da quanto emerso durante questa nostra giornata torinese, ci sarà ancora molto da raccontare.

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