La nuova mappa Enogea è il passaporto per una Montespertoli ambiziosa e pronta a raccontare la sua tradizione al mondo.
Il velo si è alzato il 1° dicembre nel suo Museo del Territorio e a firmare l’opera non poteva essere che “map man” Alessandro Masnaghetti, editore di Enogea, e la cui esperienza e fama hanno ormai oltrepassato i confini nazionali.
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Dopo altri progetti esclusivi (fra cui Barolo, Chianti Classico, Barbaresco e Brunello di Montalcino), l’uomo delle mappature scientifiche e rigorose dei vigneti e del vino ha presentato il progetto commissionato dall’Associazione Viticoltori di Montespertoli.

Un momento di svolta, un atto di responsabilità, di grande visione e di autodeterminazione da parte di una comunità giovane, piena di idee e iniziative, decisa a superare l’etichetta generica per affermarsi con dati, rigore storico e una base solida e credibile per un rilancio vero e significativo.
Un territorio che, nonostante la sua tradizione e la sua centralità produttiva in regione, necessitava di una messa a fuoco così precisa per emergere nel complesso panorama moderno.
I numeri sono il primo elemento di pura sostanza e parlano chiaro: Montespertoli è un attore protagonista e con oltre 2200 ettari vitati complessivi, emerge come la sottozona più densamente vitata del Chianti DOCG, superando in superficie intere aree comunali del Chianti Classico.
Un’area storicamente vocata, ma che solo adesso sta costruendo il suo lasciapassare con la consacrazione all’esclusività. Concetti che, affiancati alla complessità pedoclimatica, ci fanno ipotizzare che la ricchezza espressiva (sempre più elegante) di questi vini è appena all’inizio del proprio racconto.

Una “fotografia” completa
L’approccio di Masnaghetti è stato totalizzante: una “fotografia completa” del Comune. La mappa, infatti, va oltre la semplice delimitazione dei filari. Per comprendere Montespertoli a fondo, come ha sottolineato il curatore, bisogna leggere anche il ruolo del Chianti DOCG e delle sue sottozone in un quadro più ampio.
Il raffinato dettaglio con cui è stata tracciata l’identità del suolo è la peculiarità aggiunta della mappa. Non ci si è fermati al rilevamento attuale ma lo si è integrato con gli archivi del Catasto Ferdinandeo Leopoldino, riuscendo ad ancorare il presente alla storia individuando 18 diverse Unità Geografiche.
Le Unità Geografiche sono uno strumento pratico che consentirà ai produttori di comunicare il proprio vino con una precisione finora inedita, fondamentale per distinguere le sfumature e le diverse concentrazioni di frutto tra un versante e l’altro. Masnaghetti lo ha messo in chiaro, sottolineando il valore proiettivo dell’opera, una sorta di DNA visibile del vino, un documento che trascende la promozione immediata:

«Questa mappa deve essere una fotografia dell’attuale. Quando giro per l’Italia e per il mondo, mi capita spesso e volentieri di avere un produttore con una bella mappa alle spalle del 1400, del 1500, del 1600, poi gli dici: “beh, sarebbe bello fare una mappa del territorio, no? Sarebbe bello che un giorno, fra 200 anni, ci fosse qualcuno che avesse sul muro la mappa, la fotografia di quello che era dentro le radici, no?»
Non soltanto vigne: nel lavoro è poi stata evidenziata l’importanza strategica dell’olivo e del bosco, elementi imprescindibili del paesaggio toscano e sono stati identificati numerosi geositi, quei luoghi specifici dove la geologia complessa di queste colline può essere toccata, verificata e compresa. L’inserimento di elementi paesaggistici e geologici, come per analoghe opere passate, va a rafforzare il legame indissolubile tra il vino e il suo ambiente di origine: un concetto cardine non solo per l’interpretazione in assaggio, ma anche per la quella narrazione sempre più “valore vero” in epoca moderna.

Per Masnaghetti, quindi, non si tratta solo di vino: è un modo per far capire che arrivando qui si può conoscere anche la geologia, la storia e l’importanza dei confini e della toponomastica locale, anche sganciandosi da una visione eccessivamente eno-centrica:
«Dobbiamo sganciarci da questa visione che abbiamo, troppo eno-centrica dei territori, delle zone. Dobbiamo capire che il vino è una delle componenti di un territorio. In questa mappa Enogea ci sono indicati dei geositi. Una cosa tutt’altro che nuova, ma essenziale. Il Comune di Montespertoli ha già delle bellissime mappe dove sono indicati dei luoghi che sono importanti dal punto di vista naturalistico e storico con geositi.
Ecco, ho pensato che si debba lavorare in modo tale che una persona possa venire a Montespertoli non solo per il vino ma anche perché ci sono i calanchi di Coeli Aula che sono tipici e sono uno spettacolo»

Nata nel 2022, l’Associazione Viticoltori di Montespertoli ha mostrato, nei suoi pochi anni di vita, un importante dinamismo difficile da registrare altrove. La presentazione della mappa è un traguardo essenziale per lanciarsi verso il successo. Non un punto d’arrivo, dunque, ma un’essenziale base d’appoggio per affrontare le sfide del mercato, spingendo anche sull’acceleratore dell’enoturismo.
Essere in Toscana e avere una cartografia così precisa, permetterà di offrire ai visitatori un’esperienza non generica, ma cucita sul micro-territorio, un valore inestimabile in un’epoca in cui il viaggiatore cerca l’autenticità e il dettaglio.
Chi c’era alla presentazione (e non eravamo pochi) ha percepito bene l’entusiasmo e la soddisfazione espressa, per tutti, dal Presidente Giulio Tinacci: «Questo progetto è un altro passo importante per la nostra giovane Associazione, che non ha alcuna intenzione di fermarsi ma di proseguire con decisione nel proprio percorso».
L’appoggio istituzionale del Sindaco Alessio Mugnaini, che ha definito la mappa: «un lavoro di ricerca e di promozione fondamentale» ne certifica l’importanza pubblica, garantendo che lo strumento sarà valorizzato anche al recentemente ristrutturato Museo del Territorio MuTer di Montespertoli.

Sommato tutto…
Location che ha poi dato spazio a una degustazione con un paio di etichette selezionate per cantina alla presenza dei produttori. Viaggio sensoriale molto interessante ed esplicativo di come Montespertoli stia ritrovando pure un’identità produttiva comune.
La massima attenzione alla selezione in vigna, il lavoro accurato in cantina e il confronto fra i viticoltori, oggi porta nel calice un vino estremamente bilanciato, condizionato certamente dagli andamenti stagionali, ma molto meno irruente e ben più signorile del passato.

Dove potremmo arrivare non possiamo saperlo adesso, perché il percorso rimane lungo e complesso. L’atto di fondare la propria comunicazione sulle rocce, sulla storia e sul dettaglio geografico innalza però Montespertoli verso una posizione da cui poter spiccare il volo.
La mappa di Enogea è la consapevolezza di una vocazione antica che oggi si fa strumento moderno, una condizione non sufficiente per il successo, ma necessaria. Ad maiora.
fonte: Ass. Viticoltori di Montespertoli – foto: Paolo Bini
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