Mary Shea: amore e nuova vita toscana

L’amore, il vino, il coraggio: la nuova vita di Mary Shea fra le colline del Chianti Classico

IL SENSO DELLA VITE: STORIE DI PERSONAGGI


Arrivare a Querceto di Castellina, in mezzo alle colline del Chianti Classico, significa entrare in una dimensione sospesa tra vigne, luce e silenzio. È qui che ho incontrato Mary Shea, lo sguardo chiaro di Long Island e il passo sicuro ma rispettoso di chi ha già attraversato mezzo mondo per trovare la propria casa.


[si legge, più o meno, in: 4 minuti]

Mary è la moglie di Jacopo Di Battista e oggi con lui lavora nell’azienda di famiglia. Vederli insieme, in cantina o fra i filari, aiuta a capire quanto questo luogo sia, per entrambi, non solo un lavoro ma una scelta di vita. Con Mary abbiamo parlato di Stati Uniti, di vino, di coraggio e di amore.

Anche stavolta, ho preferito modulare il racconto completamente sull’intervista Q&A: serviva il virgolettato, il diretto, la comprensione anche del singolo sostantivo scelto dalla protagonista.

Mary Shea e Jacopo di Battista - foto: Querceto di Castellina ©
courtesy: Querceto di Castellina ©

Mary, la prima domanda è d’obbligo per capirti meglio: il tuo percorso professionale e ciò che oggi ti ha portato fra queste colline. Di cosa ti occupavi negli States, nei tuoi primi anni di carriera, prima di arrivare nel nostro Paese?

Durante la mia formazione alla New York University ho studiato giornalismo e lingua tedesca, fu quasi istintivo decidere di vivermi un’esperienza in Germania per fare pratica e, proprio lì, conobbi poi una produttrice di vino che lavorava a Soave, in Veneto. Avevo soltanto una ventina d’anni, ma tanto entusiasmo: diventammo subito amiche e fu questo l’episodio che mi introdusse per la prima nel mondo del vino.

Il mio primo contatto con il vino nasce quindi così, da un incontro fortuito. Un primo incontro al quale, dopo alcuni anni, se ne aggiungerà un secondo ancora più importante che cambierà la mia vita per sempre.

Rientrata negli USA, ho proseguito la mia specializzazione nei settori del marketing e della comunicazione. Ho vissuto per qualche anno a Boston collaborando con alcune agenzie, vivendo poi nuove esperienze sia nel Rhode Island che a Napa. È stato un ritorno “a casa” che però, di fatto, non mi ha mai veramente allontanato da quel mondo scoperto in Italia.

Quello veneto è stato il tuo primo approccio con l’Italia?

Fin da giovane ho sempre desiderato vivere in Italia e quella è stata la mia occasione, almeno per una primissima esperienza: Chiara, la mia amica veneta, ha avuto la bellissima idea di chiedermi di raggiungerla a Soave per darle una mano e vivere un’avventura italiana.

Sono stati due anni bellissimi: la aiutavo con le degustazioni, lavoravo in enoteca, imparavo ogni giorno qualcosa di nuovo e sono rimasta lì per due anni, tra cantine, calici e nuovi amici.

Querceto di Castellina
Credits: SF ©

L’Italia, il vino… quante aspettative riponevi su questa esperienza?

Non avevo un’idea davvero chiara. Volevo fare un’esperienza italiana nel vino, capire come fosse, cosa potesse insegnarmi. Dopo Soave sono rientrata a Boston, perché era più semplice per me trovare un lavoro legato ai miei studi e alla mia preparazione, anche se quella parentesi italiana aveva già lasciato un segno profondo.

Un mondo che, quindi, ti aveva già anche un po’ sedotta?

Sì, assolutamente, ne sentivo una profonda mancanza e per questo sono stata attratta da Napa, dalla California, per conoscere e capire meglio anche il vino americano. Ho lavorato come client strategist in un’agenzia locale e lì è successo qualcosa che non avevo programmato: ho conosciuto Jacopo.

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Credits: SF ©

Jacopo: l’incontro con l’uomo che sarebbe diventato tuo marito. Che idea avevi della Toscana e del suo vino, prima di trasferirti qui?

Non avevo tantissime aspettative. Ero stata una volta a Greve, durante il mio soggiorno a Soave, per un incontro di lavoro con un’azienda agricola ma avevo avuto solo un assaggio di questo territorio.

Quando ho sposato Jacopo e mi sono trasferita qui, a Querceto di Castellina, ho sentito subito che questo posto era casa: è una sensazione particolare, arrivi e, all’improvviso, tutto trova il proprio posto.
Ho iniziato a lavorare in azienda anche grazie alla famiglia di Jacopo, con la quale ho un bellissimo rapporto: mi hanno accolta a braccia aperte e questo ha reso più naturale ogni cambiamento.

Qual è oggi il tuo ruolo principale in azienda?

Curo la parte marketing e social e, in più, mi occupo dell’accoglienza: seguo eventi come i matrimoni e le nostre ormai famose cene in vigna che in pochi anni sono diventate molto richieste e apprezzate.
Questa parte è cresciuta tantissimo negli ultimi anni e di questo sono davvero felice e orgogliosa.

Ovviamente è stato un lavoro di squadra: i vini di Jacopo, l’identità dell’azienda e questo luogo, che merita davvero una menzione speciale, hanno creato quello che oggi siamo. Credo che ogni evento sia un piccolo mondo a parte: persone diverse, storie nuove, lingue e curiosità, e sembra che Querceto abbia sempre qualcosa da raccontare, attraverso chi viene a visitarlo.

Querceto di Castellina
Credits: SF ©

Che messaggio porti dell’Italia e della “toscanità” quando torni negli Stati Uniti?

Le amiche e i miei familiari mi ammirano molto per questa scelta di vita, per il coraggio di cambiare e per il fatto di riuscire a lavorare in armonia con mio marito, anche se, ovviamente, non è sempre facile.
L’Italia ormai me la porto addosso: nei racconti della mia vita qui, nelle piccole abitudini che ho fatto mie.

L’incontro con Jacopo e questo lavoro hanno cambiato completamente la mia vita in questi dieci anni e mi rendo conto di essere stata molto fortunata. Devo dire che anche la mia visione della creatività è cambiata: si è trasformata e sviluppata secondo i canoni di un’azienda vitivinicola che fa anche accoglienza, passando da un’etichetta, da un post, da un tavolo apparecchiato fra i filari.

Quanto realmente ti mancano gli Stati Uniti?

Devo dire non più di tanto. Sarà che mi sono ambientata benissimo e forse è anche complice il fatto che con Jacopo ci andiamo almeno tre o quattro volte l’anno. Ho quindi modo di tornarci spesso, rivedere la famiglia, gli amici, respirare ancora un po’ di aria americana.

Ti vedo e ti percepisco felice, vero?

Sì, sono felice. La cosa bella è che non mi annoio mai: ci sono sempre nuove persone da incontrare, nuove idee da sviluppare, nuove cose belle e interessanti da fare, e ogni giorno è diverso dall’altro.
Ho una vita piena, fatta di relazioni, di un lavoro che senti tuo, di un posto meraviglioso e di una nuova famiglia.

Mary Shea Querceto di Castellina
courtesy: Querceto di Castellina ©

Oggi, guardando Mary a Querceto di Castellina, è facile leggere la sua storia come una traiettoria precisa: Long Island, New York, Boston, Soave, Napa, fino alle colline del Chianti Classico. Una somma di incontri: con un’amica veneta, con il vino, con Jacopo, con un pezzo di Toscana che è diventato casa.

Il risultato è una vita nuova, costruita passo dopo passo tra vigneti, eventi e calici condivisi, guidata da una storia d’amore per un uomo, per un territorio, per un lavoro che, alla fine di ogni giornata, sembra appena cominciata.


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foto: Stefania Fava
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